Lu tuppu e Il Cappello

Corteo nuziale al NordLu tuppu!

Amici, ho ricevuto dal Nostro Ferruccio Gemmellaro, a proposito di cortei nuziali, un suggestivo corteo nuziale della zona del veneziano: Un bel corteo ordinato dove le donne portano il Cappello come lo portava Anna Magnani. La foto è certamente del periodo anni 20/30 e/o qualche decennio più in là!

Ne sono scaturite delle considerazioni sul fatto che da noi al Sud “portare il cappello” significava l’appartenenza ad uno stato sociale di classe elevata.
Pochi lo portavano anche se solo per l’occasione festosa. Mi ha fatto venire alla mente quei film straordinari di Rossellini e De Sica, e di Pietro Germi…bello e emozionante il ricordo della grande Anna Magnani.
Non solo al Sud, prima della rivoluzione etica sorta a seguito del Sessantotto, sussisteva una specifica regola per cui agli ufficiali delle Forze Armate, in certa misura anche ai sottufficiali, era inibito accompagnarsi con “signore senza cappello”.

Quando poi il militare intendeva andare a nozze, occorreva che ne chiedesse l’autorizzazione al ministero che inviava i carabinieri a indagare sulla donna. Tra le tante informazioni, finanche sulla moralità e tendenza politica dei parenti, che ricavavano dal parroco e dai vicini, c’era pure se indossassero il cappello o no fuori casa.
Ma è con grande piacere che oltre alla foto del corteo che gentilmente mi ha passato l’amico Ferruccio desidero deliziare i vostri occhi con un meraviglioso Tuppo, ovvero quella antica pettinatura che ancora portano alcune donne del sud, intrecciando i capelli prima a due trecce e poi arrotolandole intorno alla nuca e fermato da alcune forcine di ferro essendo in disuso quelle di osso di tartaruga che usavano le nostre mamme!

15 thoughts on “Lu tuppu e Il Cappello

  1. Nonna Rata ne aveva uno bello e dei lunghissimi capelli. Quando si pettinava impiegava parecchio tempo a ricomporlo a dovere e poi lo fermava con pettinìno di osso.
    Come si fa a dimenticare?

  2. Amici, se vi è gradito, faccio voi partecipi di una ricerca, giusto per un mio modesto completamento del pezzo sul “tuppo”, tratta dal dizionario etimologico pubblicato online, che curo e aggiorno annualmente.

    L’inglese conta il globalizzato Top “sommità” già antico francone-francese TOP cima.
    Dall’antico francese TOP, il suo diminutivo globalizzato Toupet si è svolto semanticamente in “ciuffo anche posticcio” e figurativamente “spavalderia” donde l’omologismo (adeguamento linguistico) Toppé o Tuppè o ancora Tupè e il volgare meridionale Tùppo, termine questo in via d’espansione in lingua.
    Il percorso sviluppatosi in italiano dal francese TOP aveva subito uno sdoppiamento nel latino medievale TOPPUS donde l’italiano Tòppo con valore di “ceppo” e al femminile Tòppa con valore di “grosso bastone”.
    Nel tedesco, l’adeguamento linguistico ha mutato la voce in ZOPF che vale appunto “nodo della treccia”, corrispondente al meridionale Tuppo.

  3. Amica cara, lungi da me a pormi in cattedra, anzi, sono i tuoi blog che insegnano al mio cuore i commenti. La mia è una appassionata ricerca storico-linguistica che svolgo da tanti anni e che chiunque può consultare e magari informarmi di inesattezze o di scuola diversa su un esame etimologico; quando questo accade ne sono felicissimo poiché intendo, anche a nome del movimento culturale “La Copertina” che presiedo, curare un’impresa socio-linguistica (oggi ha raggiunto 1365 pagine in A5), almeno sino a quando lo potrò, mente e intelletto permettendo, che sia veramente contributo di tutti noi innamorati della storia e delle avventure umane.

  4. A proposito di cappelli.
    Mio papà ero solito portare in testa il suo caratteristico “BASCO” di colore nero e con un pirulino al centro.
    Ricordo quando doveva sistemarlo in testa, prendeva questo pirulino e girandolo lo poneva in testa. Mentre invece quando usciva di casa ben vestito indossava il classico “BORSALINO” che ancora conservo io nel mio armadio in sua memoria.
    Qualche volta lo indosso anch’io e ……vi giuro che è una grande emozione. Sento ancora il suo odore.

  5. Ho cominciato una storia dove parlo del ‘tupo’ di mia nonna. Poi, non sicura dell’ortografo ho cercato su internet e cosi sono caduta su di voi. Veramente grazie al Signor Ferruccio per l’etimologia di questa parola magica ‘ il tuppo’ !
    Per me è piu facile scrivere in francese anche se sono italiana di origine. Ero troppo piccola. Ma certe parole sono obligata di scriverle in italiano perchè non c’é la traduzione.
    Dunque il tuppo era il cappello delle donne povere ???

    • No, gentile Mariantonia, lu tuppo era una pettinatura, prima si formavano le trecce, una oppure due, e poi si arrotolavano intorno alla nuca e si fermavano con le forcine di ferro o di osso.
      Grazie della visita.

      • Grazie per la risposta. So benissimo cos’è un ‘tùppo’ ma mi sono chiesto se non aveva la stessa funzione che una specia di cappello invisibile, senza cappello, per una categoria sociale piu o meno “povera”. In tutti modi che non poteva comprare o che non voleva portare un cappello.

      • No, era solo un modo di pettinare i capelli e sentirsi sempre in ordine, non era pensabile per le donne dell’estremo Sud portare cappelli di nessun genere, magari portavano un “Fazzoletto” legato sotto la nuca.

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