Archivio | aprile 2014

La Cucagna

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Cucagna- ovvero- lu palu ti lu sapone.

Si tratta di un’antica gara che si teneva nelle feste patronali, ma se ben ricordo si faceva soprattutto per la festa del Primo Maggio, giorno della festa del lavoro.
Un lungo palo intriso di sapone ammorbidito, quello che usavano le nostre nonne, con in cima ogni ben di Dio, vedeva misurarsi in indimenticabili sfide tanti uomini armati di…coraggio e buona volontà. Lo spettacolo, al quale assistevano grandi e piccini, era davvero divertente, perché l’impresa era alquanto ardua. La sfida era una sfida soprattutto alla miseria, perché il vincitore, cioè colui il quale arrivava in cima al palo senza essere trascinato via dal sapone, portava a casa un ricco monte premi, costituito da salami, prosciutti, provoloni, pasta e quant’altro si metteva in palio.
Assistere allo spettacolo della Cuccagna, costituiva un momento tanto atteso dalla popolazione intesa nella sua più ampia accezione; giovani, vecchi, uomini e donne, ma soprattutto per i bambini questo era un momento di puro divertimento, un divertimento gratuito, ilare e soprattutto raro.
Io ricordo come in un sogno “lu palu ti lu sapone” nei pressi del vecchio Municipio, all’angolo della Piazza dove insiste la Lapide dei Caduti… ricordo le risate del pubblico e la mia disperazione nel vedere quanta fatica occorreva per arrivare in cima e portarsi via tutto quel ben di Dio.

@ foto reperita sul web

Si schiuderà stanotte la Pietra Inamovibile

fotopoesia di pasqua
PLENILUNIO DI PASQUA

Antifona di Risurrezione
annunzia la luna
in tutta la sua forma
e il suo volume.

Occorre che tu sappia,
o morte,
che questa luce dilatata
effonde sul creato
una pioggia di Alleluia.

Si schiuderà stanotte
la pietra inamovibile.

Dal vuoto sepolcro
si leveranno voli di colombe .

E Angeli, Angeli, annunzieranno
che il soave Cristo è Risorto.

A. Marinelli

le palomme

La scarcella di Rosa

La scarcella di Rosa

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La Pasqua non è come il Natale, che preceduto dalla Festa dell’Immacolata e di Santa Cecilia inizia a spandere la sua aria di festa fin da un mese prima.
La Pasqua è preceduta da un periodo di tenebra, di riflessione, di compassione per le sofferenze, i dolori di Gesù e di Maria, sua Madre… La via Crucis, la condanna, la crocifissione, la morte…
Nella pia pratica della Via Crucis non era contemplata la RESUREZIONE!

Nelle famiglie l’attesa della festa la si viveva quasi in sordina… non si accendeva la Radio, non si accendeva la televisione… sottovoce si ripeteva il ritornello: “La Settimana Santa non si canta/ ch’è la Passione di Nostro Signore!”

In famiglia la madre, per stemperare l’atmosfera, preparava i dolcetti, prima che i bambini avessero le vacanze Pasquali, che duravano pochi giorni. primi tra tutti Le “palomme”, i canestrini, l’agnellini di pasta dolce con l’uovo incorporato e ricoperto di anisette variopinte. Mentre nei paesi anglosassoni il simbolo della Pasqua è il coniglio, da noi è la colomba a riprendere una leggenda addirittura biblica…

La colomba come simbolo della Pace, l’uovo come simbolo della Vita che risorge.. era lontana allora, per i bambini, la possibilità di avere l’uovo di cioccolata, magari con le “sorprese” contenute all’interno, avvolto nei fruscianti fogli di carta argentata… qualche famiglia abbiente se lo poteva permettere… non era arrivata ancora l’epoca del consumismo che impera nei nostri giorni…

Poche cose semplici, fatte con le amorevoli mani della mamma, erano le piccole gioie e le grandi sorprese della lieta stagione delle nostra lontana infanzia!

LA CANNUCCIA TI FINUCCHJU

cannuccia ti finucchju - Copia copia

Cè bedda invenzione era la cannuccia di finucchju.
Quann’era piccenna iu nonci stava totta sta plaștica, ca mo la tinimu puru ‘ntra gli uecchj!
Quannu pulizzava lu finucchju, mama tagghjava nnu stuezzu di cota ca era comu nna canna tènnera e giacchè era bucata li passava puru lu fierru ti la pasta, lu fricieddu, oppure nnu fierru ca si facevunu li cazietti, e la furava bbona, ti nna vanna all’otra, po’ ni mittévunu nnu sursu ti vinu cu ll’acqua ntr’allu bicchiere e ni lu bbivémmu cu lla cannuccia di finucchju!