Archivio | ottobre 2015

“Una serata indimenticabile”

Il tavolo della relatrice

Il tavolo della relatrice

Firmare dediche può far andare in brodo di giuggiole

Firmare dediche può far andare in brodo di giuggiole

anche l'occhio vuole la sua parte

anche l’occhio vuole la sua parte

le meline...antiche

le meline…antiche

giuggiole

I vincitori del gioco olfattivo

I vincitori del gioco olfattivo

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Liquore di giuggiole, Ricetta mia!

Liquore di giuggiole, Ricetta mia!

Liquore di giuggiole, ricetta mia.

Scegliete delle giuggiole mature e raggrinzite

Lavatele per tempo e lasciatele asciugare.

Ingredienti: 1 litro di alcool a 90°

1 kg di giuggiole, meglio se mature

Mezzo litro di acqua

Mezzo kg di zucchero

La scorza di un limone, non trattato e ben lavato, tagliata a striscioline.

Un Baccello di vaniglia tagliato per il senso della lunghezza.

In un vaso a chiusura ermetica, inserite le giuggiole ben asciugate, alle quali avrete praticato dei tagli nel senso della lunghezza.. Versateci sopra l’alcool, la buccia del limone  e la bacca di vaniglia, tagliata per favorire la fuoriuscita del suo profumo..

Chiudete il vaso  e ponetelo al sole per 20 giorni; vi dirò, al sole o al fresco di un mobile è uguale.

ricordandovi di dare una mescolata ogni tanto.

Trascorso il tempo necessario, scolate le giuggiole e riponetele in un altro vasetto di vetro a chiusura ermetica, le consumerete come se fosse uva all’anice, durante l’inverno.

Sciogliete lo zucchero nell’acqua intiepidita. Girate con un cucchiaio di legno per facilitare lo scioglimento dello zucchero.

Una volta che il composto si è ben raffreddato unitelo all’alcool aromatizzato.

filtrate il liquore  con un passino a rete fitta e travasatelo in una bella bottiglia.

Lasciatelo invecchiare fino a quando non schiarisce perfettamente,

e all’occorrenza, rifiltrare.

Le fave bianche/ le fave nere

Donna che sbuccia le fave sulla lastra di selce

Donna che sbuccia le fave sulla lastra di selce

Foto Vito Fabbiano

Foto Vito Fabbiano

le fave bianche e nere

le fave bianche e nere

Foto E. Pace

Foto E. Pace

FAVE BIANCHE E FAVE NERE

Transitando per le strade dei nostri paesi del Sud, in tempo d’estate, non è raro vedere sia donne che uomini intenti a sbucciare le fave. Un antico mestiere tramandato da madre in figlia, ma che non è disdegnato anche dagli uomini, quelli anziani però!

Le donne le sbucciavano sedute, con davanti all’altezza delle ginocchia un’altra sedia con  sopra una lastra di selce, detta “chianca” e con un piccolo pezzo di mattone spezzato con il quale con pochi colpi ben assestati staccavano prima il nasello della fava e poi rigirandola con grande maestria, le facevano saltare la parte della buccia rimasta, un altro colpo per staccare le due parti che compongono la fava stessa, per favorirne la cottura.

Negli anni 60 le fave si cuocevano nei forni pubblici, nelle pignatte di terracotta, ogni “pignata” aveva un segno di riconoscimento e le fornaie per consegnarle, all’ora convenuta per essere sfornate, chiamavano i rispettivi proprietari e loro clienti del forno con i loro nomi ma soprattutto con i loro soprannomi! Oggi, ai nostri tempi, è impensabile sentire un appello del tipo: Maria ti Vicci vicci, Rusulia, Ssunta la scutata, Ndulurata ti paddone…etc etc.

Le famiglie povere che non si potevano permettere il lusso di rompere la pignata, la proteggevano con una rete di ferro, la qualcosa impediva che nel forno stesso potesse rompersi, urtando contro le altre pignate, al momento in cui la fornaia, uscendole ad una ad una, aggiungeva alle fave o agli altri eventuali legumi, un altro poco di acqua, perché si portasse a compimento la cottura degli alimenti che si stavano cuocendo in queste pregiate e utili pentole di terracotta.

Una nota che certamente vi sorprenderà è quella secondo la quale le fave nere erano conosciute anche nell’antichità :in Grecia, le fave venivano usate in politica nelle votazioni per confermare un “progetto di legge”: le fave bianche indicavano consenso positivo, quelle nere, negativo.

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 28, 2015, in varie. 3 commenti

Alla ricerca dei frutti dimenticati

Sembra che io mi stia fissando sui frutti dimenticati, fatto sta che se fino a ieri le giuggiole non erano conosciute da nessuno di questa generazione, ora con la passione che mi contraddistingue questo numero di “Ignoranti” si va assottigliando.

A casa mia c’è un vero pellegrinaggio… tante amiche che hanno saputo dell’albero delle giuggiole che cresce nel mio giardino..lussureggiante più che mai… coperto di frutti più che mai… mi suonano alla porta chiedendomi gentilmente di poter dare uno sguardo a questo albero antico che produce queste giuggiole meravigliose.

E così, con Francesca, la titolare di un bel negozietto di prodotti Biologici ” Bottega Italiana A Tavola” abbiamo pensato di replicare l’evento che io organizzai nel Salotto buono di casa, una serata di informazione, di degustazione conoscenza di questo frutto che ha dello straordinario… Che sia chiamato frutto della passione io non ci credo tanto..sta di fatto che raccolti un po acerbi sono verdi e croccanti all’interno..la buccia lucida come una castagna… ma quando maturano e presentano la buccia aggrinzita all’interno del frutto è avvenuto il miracolo: la polpa verde ha assunto un colore marroncino, si è completamente trasformata in polpa dolce e zuccherina, tanto da scambiarla per un dattero.

Oggi ho preparato il liquore di giuggiole, non il famoso brodo di giuggiole la cui preparazione è complicata..ma un liquorino da far degustare agli ospiti di casa e a quanti interverranno alla seconda edizione dell’evento “Scèscila day” Seconda Edizione.!

Ah! Naturalmente parlerò di Tonino Guerra e il suo Orto dei Frutti dimenticati…sì sì…

fu proprio Lui a scatenare questa passione.

liquore di giuggiole

liquore di giuggiole

Giuggiole sotto spirito

Giuggiole sotto spirito

catenare questa passione.

Il “capocanale”

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Capucanale – dal latino baccanalia: Pranzo offerto dall’imprenditore  agli operai al termine di una fase importante del lavoro:come per la fine della raccolta del grano, vendemmia o gettata del solaio nel caso della costruzione di una casa. Giorno atteso dagli operai perché il pranzo offerto dal datore di lavoro era da considerarsi luculliano: ed era costituito da orecchiette cu la ricotta asckuante o con ragù di pecora, involtini e polpette. Per stimolare l’appetito erano indispensabili le verdure crude: quali sedano (accia), finocchio, (finucchiu) e peperoncino piccante (chiavulichiu asckuante), il tutto annaffiato abbondantemente di primitivo o di moscato, qualità tipiche della colture vitivinicole del tarantino.

Olio, l’Oro di Puglia e non solo..

http://www.olioofficina.it/saperi/economia/olivagione-2015-nel-basso-lazio.htm

Amici, con piacere condivido un interessante articolo del Dott. Donato Galeone riguardante le olive e l’olio a noi tanto caro.

Agrotecnico,  nato a Leporano,  in provincia di Taranto, Donato Galeone è residente nel Lazio. Ha ricoperto diversi incarichi dirigenziali nel mondo sindacale, agricolo e del lavoro, ricoprendo anche incarichi presso diversi enti pubblici. Attualmente è coordinatore tecnico dell’Organizzazione Produttori Le Badie – Lazio. Vi invito alla lettura cliccando il link posto in alto.

Dott. Donato Galeone

Dott. Donato Galeone

Corbezzoli!!!!

Corbezzoli: foto dal web

Corbezzoli: foto dal web

Russili: corbezzoli

Russili: corbezzoli

Amici cannaruti, sto preparando una conversazione radiofonica sugli antichi sapori e i frutti perduti, sarò ospite della trasmissione di Anna Stella Ventruti, sulle frequenze di Radio Puglia, mercoledi prossimo….

Un piccolo assaggino per voi in esclusiva!

Li Rùssili
In realtà questi frutti antichi e in via di estinzione si chiamano CORBEZZOLI, sono frutti prodotti da un albero o arbusto sempreverde originario dell’Irlanda e dei paesi che si affacciano sul mediterraneo, che può raggiungere i 9-10 metri di altezza, ma che più comunemente rimane di dimensioni intorno ai 4-5 metri. Ha corteccia grigio-marrone, che si sfoglia; le foglie sono oblunghe-lanceolate, dentate, verde scuro e lucide, simili a quelle dell’oleandro. A fine estate produce innumerevoli fiorellini bianchi, in alcune varietà soffusi di rosso o di verde, a forma di campana; nello stesso periodo maturano i frutti, che quindi impiegano quasi un anno intero per maturare, la particolarità del corbezzolo consiste nel fatto che sulla stessa pianta si possono trovare frutti maturi e fiori contemporaneamente. I frutti sono tondeggianti, giallo-rossi, dolci, con scorza leggermente rugosa, quando sono maturi tendono a cadere dall’albero.
( Libero adattamento dal Web)
Questo frutto che è diventato assai raro, cresceva e forse cresce ancora nella zona selvosa di Martina Franca… a volte, quando ci si recava nella bella cittadina dalle belle chiese barocche, per la fiera di San Martino, per un invito a nozze essendoci in quella zone molti Resort dove si tengono i ricevimenti nuziali… oppure perché in quella città all’occorrenza si andava da un famoso oculista… o per altre innumerevoli occasioni, al ritorno, mio padre pregato e supplicato caldamente da noi, si fermava ai bordi della strada e noi ci addentravamo quel tanto per raccogliere qualche fiorellino o nella speranza, di trovare Li Russili… sì sì, perché questo era il nome dialettale con il quale si chiamavano questi frutti…
Mio padre ci sollecitava ad uscire subito perché nella sua mente gli risuonava quel vecchi detto”A ci passa ti lu boscu ti Martina e no’ è pigghjatu, Musulinu o è malatu o è carcerato”… Musulino era un brigante che viveva imboscato….sì sì…si dice imboscato perché chi non voleva essere trovato si nascondeva nel folto di un bosco… così come facevano i briganti nostrani. (Giuseppe Musolino era un brigante nato in Aspromonte ma che si spingeva fino nelle nostre zone per sfuggire alla cattura).
Io conservo un vago ricordo di questi meravigliosi frutti un po’ asprigni… e lo stupore di trovarvi qualche albero a portata di mano e saccheggiare
“ qualche francata” di questi meravigliosi frutti, non mi abbandona ancora.

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 12, 2015, in varie. 7 commenti

I doni della terra madre

Zucca

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Foto dal Web

Foto dal Web

foto dal web

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I miei vicini generosissimi e gentili mi omaggiano spesso dei prodotti della loro generosa terra…oggi ho avuto una zucca grandissima..ancora non l’ho pesata..ma ne basta per cuocere un’ottima pasta o un favoloso risotto per un intero esercito. Giorni fa morivo dalla voglia di zucca perchè avevo visto delle meravigliose zucche a forma di bottiglia…quella che ho avuto io non ha una forma perfetta… ma deve appartenere a quella varietà! Che fa che non è bella, l’importante è che sia buona!