Archivio | aprile 2, 2013

Ciccillo di Diatòra

Ciccillo di Diatòra

Io lo ricordo con questo appellativo, Ciccillo di Diatòra, perché quest’uomo aveva una moglie, dall’altisonante nome Teodora, poi storpiato in quello che era da tutti ritenuto il suo nome di battesimo. In paese però gli altri lo chiamavano “ Mestu Cicci ti li cani”.
Originario di Ceglie messapica, il suo nome era Francesco D’Andrea, Ciccillo era stato zuccatòre quando era ancora giovane e aveva abitato nei pressi di Via Bellinzona, vicino alla trattoria Imperio, vicino alla “funtana ti l’acciprèvete”. ( Don Giuseppe Tocci).
La cosa che caratterizzava Ciccillo e Diatòra era il numero esorbitante di cani che vivevano con loro poiché non avevano avuto figli.
Durante la celebrazione della Giornata delle Forze Armate, Ciccillo, insieme a Oronzo Damiani, indossava una palandrana militare, e l’elmetto ed era chiamato a rispondere “ Presente!”, quando, il Presidente dell’Associazione dei combattenti, Gaetano Romano, con voce imperiosa e solenne, chiamava all’appello tutti i concittadini caduti in guerra, i cui nomi sono incisi sulla lapide marmorea che si trova in Piazza San Giorgio.
Ciccillo era chiamato anche a guidare la banda per le vie del paese nei giorni di festa patronale.
Più il là negli anni, sfrattati, si stabilirono “sobbr’allu monte”vicino all’acquedotto, condividendo la loro misera condizione economica con i cani, mangiavano e dormivano insieme condividendo tutto con i loro amati cani, il tetto, il letto, la scarsa pagnotta di pane.
Quando furono espropriate alcune case per costruire delle strade per esigenze imposte dal piano regolatore, Ciccillo fu costretto ad abbandonare anche quel domicilio. Gli fu assegnato un locale all’interno del campo sportivo, con l’incarico di aprire e chiudere lo stadio qualora ci fossero degli allenamenti o le partite di calcio.
Il “trasloco” fu segnato da un episodio che è rimasto vivo ancora oggi in quanti hanno assistito o hanno sentito dire quanto avvenne.
Quando giunse il momento di trasportare le povere masserizie su un furgoncino, dalla casa “Sobbra allu monte” allo stadio, la ciurma dei cani restò immobile e silenziosa, sorvegliando tutte le mosse di coloro i quali si dovevano occupare del trasloco. Per fare ciò era intervenuto un Vigile urbano e due netturbini del Comune.
Naturalmente gli fu vietato di portarsi dietro la ciurma dei suoi cani, gli fu concesso di portarne solo uno, di piccola taglia, come cane di compagnia, per consolarlo dal dolore che gli procurava un simile distacco.
Poi successe il finimondo.
Ciccillo prima di salire sul furgone si voltò a salutare i suoi adorati cani e disse ” Vi saluto figli miei, è finita l’America per voi e per me”
A quel punto i cani, come ad un segnale convenuto, si scatenarono abbaiando furiosamente e aggredendo i malcapitati
e si rese necessario sparare qualche colpo di pistola d’ordinanza per allontanarsi da quel luogo senza riportare danni.
Ciccillo però non fu abbandonato a se stesso, gente generosa lo assistette fino alla fine dei suoi giorni.