Archivio | giugno 2013

sobbratàvula o spincitùri ?

cimette di verdurasobbratavolaSOBBRATÁVULA E SPINCITURI

Quannu si sceva alla zita e si era invitati allu pranzu, era na cosa ca faceva canna a tutti.
Ti na cosa sola si dispiacèvunu l’invitati: ti li soldi ca erna a mettere intr’alla busta!
L’invitati ca nonci facévunu lu ricalu, tipo serviziu ti piatti, serviziu ti bicchieri, orologgi e lavatrici mittèvunu l’equivalente ti li soldi ca erna spènnere intr’alla busta; po’, mentre sta mangiàvunu, si azava unu e li purtava la busta alli ziti. Cussì a unu a unu s’azàvunu e comu nu signale tutti purtavunu li soldi alli ziti.
Eh!!! Li vineva caru pajatu lu pranzu ti lu spusalizziu!
A nu certu puntu, quannu s’ernu manciatu già la pasta al forno, li brasciole, l’agnellu intr’alla spasa… pi fa scénnere megghju l’otri cose ca ancoras’ern’a mancia’ ‘nci vuleva lu spincituru!!!
Allora quiri ca sirvèvunu ‘ntàvula purtàvunu nu piattu ti accia, finucchju, rafanièddi, pagghjotti, citruli…..
Quiri cose si chiamàvunu “spincituru” e sirvèvunu a mètter’a moto la diggestione, pi fa spaziu intr’allu stommucu, pi l’otre pietanze ca s’erna sirve’ ancora.
Lu fattu stranu era ca quannu si manciàvunu a casa propia ‘sti cose si chiamàvunu “sobbratàvula” Insomma, scuscigghj pi anchie’ lu stòmmucu, quannu si manciàvunu alli spusalizzi si chiamàvunu “spincitùru”.
No sacciu ci m’agghju spiegatu bona!

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Le Mie Tagghjate

la tana della volpe1gola1la parete crivellatafossile. foto G.Carafa1sentinelle1scolo di ocre1verde ad oltranzaGrotta bianca G.Carafala grande golaa perenne memoria 1

cappero

Le Tagghjate sorgono alle pendici del Monte Belvedere, all’ingresso di San Giorgio Jonico,
sulla strada provinciale che da Taranto si dirige verso la cittadina di Pulsano.
Il Monte, intagliato dai cavamonti, fino agli anni 50/60, ha subìto una notevole trasformazione
che ha conferito al paesaggio una struttura caratteristica singolare e di grande fascino.
Da sempre soggetto privilegiato di artisti, di scrittori e poeti che ne hanno amorevolmente narrato le origini, ripercorrendone la storia, come anche le vicende umane di coloro i quali, con il sudore della fronte, hanno saputo imprimere alla pietra un’ architettura di indiscussa suggestività e bellezza.

Anna Marinelli

Un ottimo liquore: Il Nocino

foto dal web

foto dal web

La tradizione vuole che, per la preparazione di questo ottimo liquore digestivo, le noci si debbano raccogliere il giorno di San Giovanni. In questo periodo infatti le noci sono ancora tenere e il guscio si può facilmente tagliare.
Lavate bene le noci e munitevi di un paio di guanti, poiché le noci contengono una sostanza che a contatto con l’aria si scurisce… era infatti utilizzata dai nostri nonni per una tintura di capelli molto ma molto primitiva.

Ma non desidero disquisire più di tanto…

Prepariamo il liquore… badate che, le noci fresche emanano un odore penetrante, molto ma molto piacevole e vi indurrebbe in tentazione . Vorreste perciò mangiarvi strada facendo metà del loro frutto tenero e ancora lattiginoso. Io vi ho avvisato!

Ingredienti:

Alcool 1 litro
Noci 15
Acqua 250g.
Zucchero 600g.

Chiodi di garofano una decina
Buccia di limone
Cannella mezza bacchetta

Esecuzione: tagliare le noci ancora verdi a spicchi.
Metterle in un contenitore a chiusura ermetica con l’alcool
e gli altri ingredienti per 40 giorni (agitando spesso).
Passati questi giorni filtrare accuratamente e far invecchiare qualche mese

Le mie giare

stefaniale mie giare particolarele mie giare2giara in fiore2le mie giare 1
Quando eravamo poveri ci bastava ereditare dai nostri genitori il loro bel comò, il bel quadro di Gesù con i bambini che avevano “‘ncapitale allu liettu”, una delle belle giare che c’erano in cantina… ed era come se avessimo ereditato una fortuna…

Nelle cantine delle case bianche del mio paese vi si trovavano almento cinque sei giare, (che da noi si chiamano “capasoni”) perchè essendo quasi tutti contadini avevano un piccolo campo dove si coltivava la vigna, o il grano, oppure qualche albero di ulivo.
Tutti quelli che avevano la vigna avevano anche tutto l’occorrente per fare il vino; una piccola cantinola dotata di torchio, ( la furata) di vasche, di tini…
Talvolta l’odore aspro delle uve in fermentazione arrivava fino alle stanze dell’abitazione e i moscerini aggredivano le vetrate. Oggi li considereremmo “fastidi” ma solo il ricordo di quei profumi, salendo dagli ingorghi della nostra anima civilizzata, ci paiono luoghi incantati di cui abbiamo perso le mappe.

Estasi d’estate

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OLYMPUS DIGITAL CAMERAper pochi fortunati jpgil canneto jpggranchietto

Estasi d’Estate

Ci eravamo dati appuntamento per le 10… sì, l’aria sarebbe stata ancora fresca. La calura si sarebbe riversata da quel momento in poi sul mio borsone di tela rossa, capiente quel tanto che basta, per metterci tutto ciò che mi sarebbe potuto servire.
Un alito di vento leggero e sornione mi sollevava l’orlo dell’abitino leggero sui toni dell’azzurro e del fucsia… che armonizzavano con un velo di fard che avevo messo sulle palpebre…
Avevo scelto un paio di sandaletti bianchi infradito, che lasciavano quasi nudo il mio piede dove brillavano come rubini le unghie ben laccate.
Mi sono idratata ben bene le gambe e le braccia. Mi sono passata abbondantemente lo spray al bergamotto che mi aveva regalato recentemente Franca, romana e cegliese di adozione, avevo inforcato i miei occhiali da sole graduati, raccolto i capelli in una stretta crocchia e viaaaaaaaaa!
Avevo la possibilità d’incontrarlo e non volevo mancare al convegno d’amore tanto agognato, desiderato con tutta la forza della mia passione. Con tutto il mio ardente desiderio accresciuto dal forzato distacco…la lontananza sai è come il ventooooo, così cantava il vecchio e glorioso Mimmo Modugno… e fa dimenticare che non si amaaaaaa!!! Ma io lo amavo invece. Lo idolatravo e la lontananza invece aumentava, accresceva, moltiplicava il desiderio di lui… del suo avvolgente abbraccio… del suo sguardo totalizzante della sua bocca saporita e azzurra.
Il luogo era appartato, un angolo di paradiso sconosciuto a molti e godibile da pochi fortunati amanti..
Dovevo attraversare uno stretto sentiero…ai bordi del quale cespugli di more in fiore davano il benvenuto a quanti si davano convegno in quella zona solitaria a soleggiante, come se fossero dei festoni colorati issati da un balcone intarsiato di pietra di carparo… Sotto l’abitino avevo indossato un costume da bagno di rose rosse su fondo nero… scollato abbastanza per sedurre il mio compagno… poi l’ho intravisto dietro una cortina verde di canneti adolescenti… dal fusto sottile e le foglie che si agitavano sotto il solleticante gioco di Zefiro…
Il suo sguardo s’incatenò la mio… sentivo brividi percorrermi la schiena…mi inoltrai per andargli incontro…m’immersi nella sua massa di cobalto… mentre lo sentivo perfettamente invadermi fin dentro la mia anima più segreta… e fu l’Estasi d’Estate.