Archivio | gennaio 2017

I taralli di Gemma

i-taralli-di-gemma

Amici, ho un gruppo su facebook  frequentatissimo , intitolato alla buona cucina di una volta, infatti si chiama “Comu si mangiava nna vota” Non manca giorno che gli iscritti non

pubblichino ricette gustosissime. Ieri la cara Gemma ha pubblicato la ricetta dei taralli con cipolla e pepe, naturalmente ci siamo precipitati a chiederla la ricetta. La ricetta è facile facile ed io con il permesso di Gemma la voglio condividere con voi.

Eccola qui:

500g di farina ( metà farina integrale e metà semola) , 120 di olio, sale pepe e cipolla disidratata a piacere. Mezzo cubetto di lievito sciolto in mezzo bicchiere di acqua tiepida e mezzo cucchiaino di zucchero. Si impasta con vino bianco fermo. L’impasto deve essere sodo. Si fanno i taralli e si mettono su carta da forno. Si fanno lievitare per due ore e si infornano a 200. forno statico fino a doratura. Nel mio forno 20 minuti.

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 31, 2017, in varie. 2 commenti

Palazzo Barion

IMG_0002.JPGMattinata immersa nell’Arte stamani, al seguito della prestigiosa associazione culturale Precis Arte di Lucia la Sorsa. La location assolutamente straordinaria è stato il Palazzo Barion con annesso ipogeo delle cui vestigia troverete delle immagini nel link che con orgoglio vi ho segnalato. Pittori e poeti si sono alternati nel ritirare i loro premi e nel declamare le loro poesie.

Io ho portato la mia poesia intitolata Canzoni controvento che avevo scritto per Noel Gazzano, un’artista fiorentina cresciuta in America ma con sangue pugliese nelle vene e brevemente ho accennato alla sua campagna di sensibilizzazione contro l’inquinamento della nostra bella Taranto. Mi ha molto emozionato l’intervento del giornalista Leo Spalluto che brevemente ha sintetizzato le gloriose origini della nostra amata Città Bimare.

baia

http://www.bajadellesirene.it/ipogeo-di-palazzo-barion/

pannaIMG_0013.JPGIMG_0015.JPG

Ed è quasi ieri

lam

 

Il vento accarezzava dolcemente

fianchi alle campane,

complice il campanile

fingeva di non vedere.

Il cielo stendeva sulle case

veli azzurri

e rimuoveva le ultime ombre

attardate nei vicoli.

 

Un canto di madre

in lontananza

sferzava la pigrizia

indugiante

nel tepore notturno

delle membra.

 

I bimbi a malincuore

si svegliavano,

abbandonando i familiari luoghi

dell’inconscio,

dove esorcizzavano

le giovani paure.

 

I vecchi depennavano

ancora un giorno al calendario

quasi a sfidare il tempo

temuto.

 

Si annunciava

un giorno come tanti.

 

Era oggi,

ed è quasi ieri.

 

Presepe addio

20170116_103050.jpg20170116_103456.jpg20170116_103532.jpg20170116_103516.jpg

Oggi mi è toccato andare presso la Nostra Caritas e disfare il presepe che avevo fatto con tanta gioia insieme alla signora Lucia Quaranta.E’ stata la prima volta che lo vedevo fare con le colline, la grotta, fatte con la carta roccia. Solo oggi ho avuto l’esatta misura di quanta carta di giornale era servita.  Non sapevo che mi sarebbero volute due ore e più, lì al freddo, nelle ampie sale con la volta a stella, senza riscaldamento centralizzato. Ma questi sono dettagli inutili e superflui.

Sotto le montagne c’erano montagne di fogli di giornale appallottolati con grande maestria dalla signora Lucia. C’è stato da togliere scatole di carta, puntine, nastro adesivo, filo argentato,  erba sintetica, fogli di prato, ciottolini, paglia, sì paglia, quella che ha ospitato il bambinello appena nato. Pensavo fra me e me, che ne farlo  ci ardeva nel petto la gioia del Natale, ora c’era un po di tristezza nel cuore nel riporre in uno scatolone il guardastelle, il pastore con le sue pecorelle, l’acquaiola, gli angioletti bianchi che avevamo disposto ai lati della grotta a guisa di sentinelle. E la santa famiglia, e il bambino ed i tre magi bisognava riporli con cura per ritrovarli integri al prossimo natale.Addio pastorelli, addio guardastelle, addio Benino addormentato… anche per quest’anno avete avuto qualche settimana di celebrità. Ora non resta che attendere l’arrivo di un Nuovo Natale, col suo carico di santa attesa  in un mondo migliore, che per quest’anno passato non si è verificato.

Statistiche

statistiche

Amici, è ormai da anni che sto alimentando giorno dopo giorno, mesi dopo mesi, manifestazione dopo manifestazione questo mio Blog, Saporidelsalento. Oggi ho registrato un certo numero di visite provenienti da molto lontano. Voglio sperare che siano nostri connazionali, nostri concittadini che per attutire  la nostalgia della lontananza da questa terra del Sole, sulla quale qualche volta nevica, cercando, qualcosa la trovino nel mio blog, in questo caleidoscopio di ricordi, sapori e personaggi perduti ma custoditi gelosamente nei meandri della memoria.

anna ca acchi dice un vecchio proverbio, e mai proverbio fu  più azzeccato, perchè, se “annare” vuol dire cercare, Anna, vi aiuterà a “trovare”. Grazie.

Heim

invito

 

Heim, il naufrago senza passato, di Annalisa Rizzi – Arpeggio Libero Editore, 2016

 

Questa sera mi onoro di tenere a battesimo una giovane scrittrice di sicuro talento.

Si tratta di Annalisa Rizzi che ha scritto e pubblicato per i tipi della Casa editrice “Arpeggio Libero” questo romanzo affascinante dal titolo:

Heim – il naufrago senza passato.

La sede prestigiosa in cui ci troviamo mi incute un certo sacro timore e rispetto, infatti in questa sede si prendono molte decisioni a favore della cittadinanza sangiorgese, si discutono proposte, si approvano Bilanci, si dispongono stanziamenti a favore di questa o di quella iniziativa. Questa sera ci troviamo qui riuniti per parlare del Romanzo di Annalisa Rizzi.

Sin dai tempi di Omero, il mare è stato fonte d’ispirazione letteraria. A volte cupo, minaccioso, castigatore, a volte rassicurante e soccorritore grazie alle sue azzurre correnti amiche. Quanti Ulisse e Robinson Crusoe puniti e allo stesso tempo salvati dal mare nella storia della letteratura universale. Quante figure entrate di diritto nell’immaginario collettivo grazie al mare, dai vascelli fantasma ai pirati di Salgari, da Sinbad agli ammutinati del Bounty.

E noi a navigare tra le pagine cercando la nostra isola del tesoro, a remare con il vecchio pescatore di Hemingway, a esplorare le profondità con Giulio Verne, a filosofare con il vecchio marinaio di Coleridge, a perderci nella corrente con il capitano Acab inseguendo la nostra personale Balena Bianca.

Il mare è quell’elemento che affascina e allo stesso momento impaùra. Fonte di vita che contiene al suo interno miriadi di altre vite e allo stesso tempo è tomba d’acque violente per lo stesso numero esorbitante di creature.

 

 

Io personalmente vivo un rapporto d’amore con il mare. Ho scritto pagine e lettere d’amore al mio amato mare. Ho dedicato poesie al mare, a quei velieri che solcano l’orizzonte sconfinato del mare.

 

Il Mare per me è un elemento VIVO.

Ed è stato sorprendente per me ricevere la richiesta da parte dell’Amico Angelo Quaranta di presentare questo libro.

Un libro che parla del Mare.

 

Non conoscevo l’autrice, Annalisa Rizzi.

È stata una presentazione veloce quella sera nei locali dell’associazione Agorà che non ho avuto modo di approfondire subito.

Ho preso questo libro in mano come un’incognita, infatti non sapevo di cosa trattasse. Un bel giorno ho deciso di prenderlo in mano e, la prima cosa che ho fatto è stata quella di annusarlo, soppesarlo, sentire sotto le dita il peso e lo spessore della carta, il colore avorio che amo.  Ho ammirato la sua veste tipografica che definisco “Austera”.

Fin dalle prime pagine il romanzo mi ha preso come una forza sconosciuta. I personaggi si dispongono come su una scacchiera narrativa, prendono il loro posto nella propria casella. La figura di Eleanor, suo marito il Prefetto imperfetto che mal si accoppia alla seducente figura femminile della “forestiera” dal cuore buono. Il naufrago, vero unico protagonista a pieno titolo, ci seduce con la sua tormentata vicenda umana. L’isola, luogo di solitudini abitate, dentro le quali nessuno sfugge al censimento e all’attenzione sospetta degli isolani che conoscono tutti e sanno tutto di tutti. Suor Novella, anima pura che si dedica alla cura dei bambini orfani di condannati a morte.

I capitoli snelli, asciutti, brevi, consentono una lettura guidata, facilitata, come se si stesse facendo una corsa su un tapis roulant.

Il romanzo di Annalisa Rizzi si allinea, si inserisce, si classifica a pieno titolo come un romanzo del mare e non sfigura se lo poniamo affianco a quelli di Melville, di Hemingway e di Conrad. Non è da meno, a mio modesto avviso, la trama che questa giovane autrice snoda nel suo romanzo, che ho trovato appassionante. Se fosse sceneggiato adeguatamente ne verrebbe fuori certamente un film per la televisione di sicuro successo.

Il linguaggio è permeato da citazioni che lasciano trapelare una conoscenza approfondita dei termini marinari e che mi hanno lasciata ammirata.

Successivamente, leggendo le note della terza di copertina, ho appreso che la nostra scrittrice è una Donna del Mare, come quegli uomini che sanno di salino, che solcano mari sconosciuti, dormono cullati dal dondolio delle loro navi, dei loro vascelli e soffrono il mal di mare, qualche volta.

Ed io, dopo aver pubblicato tempo addietro un poemetto intitolato “L’Uomo del Mare” non potevo che sentire una fortissima simpatia per questa nostra Donna di mare. E questa non è la sola affinità elettiva che mi unisce ad Annalisa, ma con gioia ho scoperto che negli anni 90 (1995 per l’esattezza) abbiamo partecipato allo stesso concorso di poesia intitolato  IL CHIOSTRO e organizzato dall’ Associazione socio-culturale Jus di Pulsano.

Annalisa partecipava nella Sezione Giovanissimi. Io che amo conservare tutto sono andata a cercarmi questa Antologia e l’ho trovata! Annalisa partecipò con una poesia dal titolo Solitudine. La vorrei leggere per farne un omaggio singolare a lei, visto che siamo tutti qui per dimostrarle la nostra simpatia ed il nostro affetto. Premetto che quella SOLITUDINE di cui ella parla efficacemente nella sua lirica è stata abbondantemente sconfitta con il suo felice matrimonio e con la nascita delle sue adorabile bambine.   POESIA!

Da qualche tempo la Marina Italiana si avvale del “genio femminile”, per dirla con Giovanni Paolo II nella sua famosa “Lettera alle Donne” in cui esalta una moltitudine di sfaccettature proprie dell’essere donna e che non sempre il Mondo condivide e accetta.

Grazie a te, donna-lavoratrice, impegnata in tutti gli ambiti della vita sociale, economica, culturale, artistica, politica, per l’indispensabile contributo che dai all’elaborazione di una cultura capace di coniugare ragione e sentimento, ad una concezione della vita sempre aperta al senso del “mistero”, alla edificazione di strutture economiche e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani.

(Da “Alle donne”, lettera di Giovanni Paolo II, 1996)

 Il genio di essere donna, un genio che pur essendo ancora tormentato, vessato, abusato e finanche ucciso rimane un genio che può e sa modificare il corso degli eventi con la sua sensibilità sempre attenta, sempre creativa, sempre piena di risorse umane, affettive e critiche.

Annalisa è stata una delle prime Donne che hanno indossato la divisa della marina Italiana e con orgoglio il grado di Maresciallo.

Una felice esperienza di Scrittura Creativa la porta ad affinare e perfezionare una passione, quella della scrittura appunto, segnalandola in Concorsi di successo classificandosi al primo posto. Ha scritto due racconti inseriti poi in Antologie letterarie.

Il romanzo denuncia e palesa tutte le problematiche a cui mi riferivo poco prima. Ci presenta situazioni, stati d’animo, segreti, amori che si tratteggiano poco per volta, come se l’autrice stesse usando il pennello e non la penna, stesse usando una tela e non un foglio di carta, non la videata di un computer. Perché io mi chiedo cos’è un romanzo se non un quadro fatto di parole, cos’è una poesia se non un dipinto fatto di versi.

Se poi vogliamo considerare il Romanzo di Annalisa come un Arazzo, io lo vedo, lo percepisco, come un arazzo a tinte forti

“Quell’isola, che all’inizio le era sembrata così speciale, calda, radiosa, immersa in un mare scintillante baciato dal sole. Con quegli alberi profumati di resina e quelle spiagge bianche e soffici. La stessa isola che adesso la confinava in una realtà stretta ed aliena.”

Ma la prima impressione che la bella Eleanor aveva percepito in un primo momento era totalmente ribaltata.       Ora era un’infelice abitante di quell’isola.

Infelice perché accanto ad un uomo come suo marito le era vietato assolutamente lo svolgimento di qualunque azione Volontaria. Lui decideva quando uscire e quando entrare.

Lei succube del dominio psicologico di suo marito e, diciamolo pure, economico, accettava tutto con passività, come se fosse reclusa consenzientemente.

La sua vita era come un fiume di acqua stagnante, fissamente immobile e priva di allegria.

 

Lui sceglieva e comprava gli abiti, lui le comprava la biancheria e persino quella vestaglia lussuosa che Ella, la Notte del Naufragio, lasciò sulle spalle dello Sconosciuto appena tratto in salvo, quale unico superstite di un misterioso vascello.

Nel destino della bella e infelice protagonista del Romanzo della Nostra Annalisa, trovo moltissimi spunti che mi fanno pensare all’ attualissima Panchina Rossa.

La tematica della sopraffazione femminile emerge nelle pagine del romanzo in maniera inequivocabile. E si conclude con l’inatteso, sorprendente e violento femminicidio da parte di un uomo borioso che non sopporta l’Onta di essere lasciato dalla sua moglie schiava.

Ma entriamo nella trama, senza tuttavia togliere a nessuno la sorpresa della lettura, che come sapete è un fatto puramente e squisitamente personale.

Eleanor, pareva uscita da una fiaba, la sua avvenenza, mai sminuita, ma esibita, la faceva additare da tutti gli isolani e non poteva assolutamente passare inosservata. La sua lunga chioma era come un vessillo, uno stendardo che la precedeva annunciando il suo passaggio per quelle vie intrise dalla salsedine. Ella aspirava alla maternità e anche questa sua intima e legittima aspirazione era vessata e rinnegata da suo marito, il Prefetto,

il quale non avrebbe mai e poi mai sopportato la presenza di un “marmocchio” nella sua casa.

Eppure, quella donna pavida e terribilmente bella, una notte, scossa da un insolito vociare, ebbe il coraggio di avventurarsi verso il porto, indossando una preziosa vestaglia, per sapere cosa di straordinario stesse accadendo.

Lei, timida, impaurita, fragile e debole trovò la forza di mettere in salvo, da sola, l’unico superstite di quel naufragio che aveva turbato il sonno di molti isolani.

 

 

 

L’inserimento, tra la trama e l’ordito di questa tessitura affascinante, di personaggi di secondo piano si rivelano altresì figure dinamiche le quali hanno un loro preciso compito.

Biagio ed Estella tra questi, sono una coppia ben affiatata che si rivela di un certo spessore umano.

Si deve alla loro generosità se il Naufrago senza passato ritrova un nome, una vita, un lavoro, e persino una casupola per casa.

Iago, fu il suo nuovo nome, parente di Estella venuto dal Continente e questo passa-parola gli bastò come se avesse avuto, nuova di zecca, una carta di identità.

La loro sorprendente e prudente umanità si contrappone al perfido profilo del Maresciallo Staffi, arrampicatore sociale che rimpiange la sua mancata nomina alla carica di Prefetto.

Staffi gongolava di intima gioia interiore ogni qualvolta poteva rendere difficile la Vita del suo diretto superiore il Prefetto… Sì, il Prefetto, marito aguzzino della dolce Forestiera ospite su quell’isola.

 

 

Alla pagina 114 e capitolo 51 troviamo un episodio molto esplicativo sull’intimo godimento che il Maresciallo Staffi provava, allorquando, senza colpo infierire, procurava un visibile malessere nel suo Superiore.

“Abbiamo visto qualcosa che dovrebbe metterti in pensiero, prefetto” l’uomo strinse gli occhi. Si voltò all’indirizzo del giovane.

“Di cosa stiamo parlando?”

Durante la ronda abbiamo visto la sua signora avventurarsi con la vostra domestica verso la casa del fanciullo.

Il maresciallo riteneva opportuno avvisarvi…

Ecco, di questa genia era fatto il maresciallo Staffi. Gongolava nel rigirare il pugnale del dubbio nella mente del suo Superiore.

E questo stillicidio di dubbi e di sospetti lo condurranno poi al gesto estremo di cui non vorremmo mai leggere.

Mentre leggevo mi chiedevo sempre più spesso…ma quando arriviamo, ma quando arriviamo all’innamoramento, alla scintilla d’amore tra Iago ed Eleanor?

Non poteva essere diversamente. Doveva accadere qualcosa di speciale tra di loro.

Leggevo avidamente i capitoli aspettando che il miracolo accadesse.

La mia attesa non era destinata ad essere delusa.

 

Accade nel capitolo 66 che adesso ascolteremo dalla voce di Mina Cipriano.

 

Mina Cipriano è una nostra concittadina trapiantata a Pulsano; si interessa di teatro e di poesia; è sceneggiatrice di tutti gli spettacoli teatrali che mette in scena

l’Associazione Affinità Elettive, lettrice appassionata e capace, sfodera tutta la sua bravura e conquista gli ascoltatori con la sua voce vellutata.

 

 

LETTURA

 

Lei non osava guardarlo in volto. Alzò appena una spalla. «Una donna non dovrebbe disubbidire al proprio marito. Lui me l’ha ripetuto tante volte. Io l’ho esasperato, e adesso quello che è accaduto è sulla bocca di tutti, qui. Ma avevo un debito verso Novella, perché quando ti ho aiutato, ho abbandonato tutto nelle sue mani. Era il mio “debito morale” con lei. Non potevo restarne indifferente, neanche a costo di essere scoperta da Filippo, come è successo.»

Lui la vide tormentarsi le mani. «Non aveva il diritto di colpirti.»

Lei alzò il viso. «È mio marito. Può farlo.»

Iago strinse nuovamente la mascella. «Ti ha ripudiato. Non è più tuo marito.»

Eleanor lo guardò, forse realizzando davvero per la prima volta il significato di quelle parole. «Già.» Disse. «È vero.»

Lui non seppe come interpretare quella risposta. «Ti rende triste questa cosa?» Chiese, più a se stesso che a lei. Come poteva esserlo davvero, dopo il modo in cui era stata trattata?

Lei scosse il capo. «In questi giorni ho sperato solo che lui non tornasse mai a cercarmi.»

Iago la fissò a lungo. «Eleanor.» Le disse, finalmente. «Allora, per favore, lasciami fare qualcosa per te. Hai parlato del debito che non potevi fare a meno di risolvere nei confronti di Novella. È così che io mi sento verso di te. Ho bisogno io stesso di aiutarti in qualche modo. Sei l’unica che non me lo permette.»

Lei alzò di nuovo lo sguardo. Lui si avvicinò a lei, chinandosi per mettere il volto al livello del suo. «Se mai lui verrà a cercarti, se mai lui dovesse farti ancora del male, lascia che io possa difenderti. Dammene la possibilità.»

Eleanor lo fissò senza riuscire a dire nulla. Il cuore prese a batterle furioso nel petto, incontrollabile, cogliendola di sorpresa. Ebbe quasi paura che lui potesse sentirlo.

Iago la guardò, affondando nei suoi occhi spalancati. Sembrava così sperduta. Il suo viso era così vicino, eppure non si stava allontanando. Avrebbe voluto allungare una mano, spostare una ciocca di capelli che le ricadeva proprio sulla ferita alla fronte. Più guardava quel segno, più sentiva il suo cuore esplodere di rabbia. Lasciò correre lo sguardo sulla sua pelle, cercando di parlarle con dolcezza. «Una volta mi hai detto che non era con il denaro che potevo aiutarti. Tutt’ora non so di cosa senti di avere bisogno davvero. Ma so che non ti negherò nulla di tutto quello che possa servirti adesso»

Sentì le lacrime pungerle gli occhi. Nessuno le aveva mai parlato in quella maniera, prima di allora. Meno che mai avrebbe creduto che quell’uomo avrebbe potuto farla sentire in quel modo. Si azzardò a toccargli una mano, timidamente. Deglutì, e poi si fece coraggio. «Adesso che rifletto su tutto quello che è accaduto, quella notte, sulla spiaggia, ho salvato anche me stessa. Hai ragione: ho dato il principio a tutto questo, ma non immaginavo a cosa mi avrebbe portato. Credevo che sarei stata relegata per sempre in quella casa, nella solitudine, nella freddezza. Adesso forse posso essere libera. Tu… potresti aiutarmi ad esserlo.»

Iago la osservò. Gli occhi di lei avevano un’espressione così diversa. Sembravano quasi chiedergli disperatamente quell’aiuto che lui aveva così faticato ad offrirle. Strinse le dita che gli avevano sfiorato la mano, decidendosi finalmente ad allungare l’altra verso quella ciocca di capelli.

 

La guardò, annegando nell’azzurro dei suoi occhi. Quegli occhi che, per qualche motivo, aveva l’impressione di conoscere a fondo, da sempre, quasi fossero l’unico punto stabile nel mare dei ricordi che aveva perduto.

Lei non si ritrasse. Lo guardava a sua volta, con un velo di stupore negli occhi.

Non sapeva se poteva permettersi di osare. Tuttavia, l’espressione di quello sguardo lo richiamava, spingendolo a credere che forse sì, forse lei sentiva quello che provava anch’egli a sua volta.

Il suo respiro si fece lentamente più vicino. Sempre, sempre più vicino, mentre il cuore cominciava a battere all’impazzata.

Eleanor non riusciva a credere a quello che stava accadendo. La cosa che la lasciava più sorpresa in assoluto era il fatto stesso di essere stata proprio lei ad aver pronunciato quelle parole, quella richiesta d’aiuto. Mentre si diceva che era ancora in tempo ad andarsene, un’altra parte di sé le gridava che non sarebbe voluta essere altrove per tutto l’oro del mondo, che quello era il solo posto in cui sarebbe voluta essere in quel momento: lì, nella vecchia casupola arrabattata. Con le labbra di Iago che cominciavano a sfiorare esitanti le sue.

A quel tocco smise di combattere con se stessa, aggrappandosi disperatamente alla braccia di lui. Quel bacio fu di una dolcezza che lei non aveva mai conosciuto prima di allora. Sentì il calore delle mani di Iago posarlesi dolcemente sulle guance, accarezzandole lievemente.

Lui si scostò appena, per guardarla dritto negli occhi. Aveva il respiro corto, come il suo.

«Eleanor…» Sussurrò, incerto e stupito, quasi senza sapere bene cosa dire. Quasi come se con quegli occhi così penetranti le stesse chiedendo il permesso di baciarla ancora.

Lei non rispose. Non era abituata a concedere permessi di sorta. Quella richiesta muta e struggente ebbe il potere di incendiarle l’anima, di assetarla come mai si era sentita in vita sua.

Portò le mani ai riccioli neri di lui, e avvicinò di nuovo la bocca alla sua. Finalmente, libera di scegliere. Finalmente, senza la necessità di difendersi da altri… o da se stessa.

E mentre lui l’avvolse nella passione di un abbraccio al tempo stesso urgente e delicato, lei dimenticò ogni cosa. Non ci fu che lui, e le sue labbra, e le sue mani, ei suoi occhi.

E seppe che sì, quello era davvero il suo posto. L’unico dove sarebbe mai potuta essere.

 

Fuori i lampi squarciavano il cielo, il vento sconvolgeva le fronde.

Fuori, la pioggia e le onde sferzavano i fianchi della Heim, solitaria sulla battigia.

 

 

In questo capitolo, forse il più corposo di tutto il romanzo,

accade che Eleanor, sempre scostante diffidente e riottosa nei confronti del Naufrago da lei salvato in una notte turbolenta, su quell’isola stagnante… accade che le loro due anime si incontrino, finalmente…

Qui mi devo complimentare con L’autrice per la delicatezza con la quale non lascia trapelare nulla che fosse avvenuto di carnale e di fisico tra queste due anime tormentate. Nelle pagine dei ringraziamenti, infatti Annalisa ringrazia Francesca, perché le ha fatto capire una cosa importante e cioè che nella scrittura alcune situazioni non devono essere per forza esplicitate, ma possono essere sussurrate tra le righe.

Trent’anni fa e oltre, anche il mio mentore mi disse che nella scrittura non sempre si deve dire “pane al pane” ma lasciare un margine di stupore che deve rivelarsi in fase di lettura e lo stupore è sempre diverso… è diverso come sono diversi i vissuti di coloro che leggono e i rimandi emozionali che ne traggono.

 

 

 

 

L’incontro di un’anima afferma lo scrittore messicano Octavio Paz, l’incontro di un’anima ti riscatta dalla morte.

 

Quando due anime naufraghe si incontrano operano il sortilegio dello svuotamento, del riversamento della loro spiritualità l’uno nell’anima dell’altra… come avviene per i vasi comunicanti che finalmente possono completarsi vicendevolmente in una sublime osmosi.

Osmosi anelata inconsapevolmente solo da parte di Eleanor però, in quanto, il naufrago senza passato, fin dal primo momento ha riconosciuto in lei la donna del suo destino.        Di quel destino immerso, mimetizzato, direi imbragato in una tela misteriosa che troverà il suo bandolo definitivo nell’ultimo capitolo del Romanzo.

Prima di giungere al capitolo definitivo che lascio alla vostra scoperta, desidero ritornare al primo capitolo, al capitolo intitolato l’Alchimista.

Questo capitolo mi riporta all’Alchimista di Paulo Coelho, la cui prima edizione risale al 1988 e che certamente Annalisa ha letto e la cui lettura l’avrà certamente suggestionata.

Questo capitolo inizialmente mi è sembrato avulso dalla Storia che Annalisa abilmente ha intrecciato con grande maestria.

Mi sembrava avvolto da una nebbia…anzi da un fumo che irritava gli occhi e non lasciava vedere bene dove si stesse andando.

Solo col senno di poi, solo dopo esserci compenetrati dalla trama dalla storia, solo dopo esserci innamorati di Eleanor, solo dopo aver preso anche noi il naufrago senza passato nelle nostre simpatie, solo dopo aver letto della Casa del Fanciullo, della dolce suor Novella. Solo dopo aver fatto il tifo per la piccola Matilde. Solo dopo aver sentito nella nostra mente quel refrain martellante, … “Il corpo nudo di lei” La testa che cade. “Il corpo nudo di lei” La testa che cade.

Solo dopo aver assistito imperterriti ai concitati momenti dell’interrogatorio di Iago nel carcere della Gendarmeria, e il successivo incontro con Eleanor, che riapre definitivamente la ragione di Iago sul suo terribile passato, e soprattutto quando avremo letto il 92esimo Capitolo, sorprendente e misterioso come una felicissima alchimia, solo allora, possiamo deporre il nostro libro sul comodino e addormentarci felici e contenti.

 

 

Anna Marinelli *  13 Gennaio 2017 *  San Giorgio Jonico.