Archivio | dicembre 2013

Buon Anno 2014

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Nel Febbraio del 2012 ho avuto la felice idea di aprirmi un Blog su Word Press. Ne avevo da anni uno sulla Piattaforma di Splinder ma per cause a me ignote, dopo aver speso tempo e amore nel curarlo, Splinder ha avvisato i suoi Utenti di salvare il salvabile perché da quel momento in poi avrebbe chiuso i suoi SPAZI sul Web. Molti amici che avevano un loro personale Blog corsero ai ripari aprendo altri blog su Word Press, su Twitter, su Facebook ecc.

Io, dopo aver girovagato di qua e di là in cerca di Spazi altri su cui pubblicare le mie cose, non senza difficoltà iniziale, mi sono aperta questo Blog, reduce della recente pubblicazione del “Quaderno degli antichi sapori” .
Ho iniziato a pubblicare le “Ricette raccontate” come dice amabilmente il mio amico Gino Bisignano…
inesperta nel postare le immagini, nel gestire questo nuovo blog aspettavo commenti e approvazioni, che non sono poi mancati, né gli uni né le altre… in fondo se si apre un blog lo si fa anche per relazionarsi con l’infinito pubblico dei Navigatori del web, Google, il più usato motore di ricerca avrebbe indirizzato, tramite i TAG, molti utenti verso le mie pagine… e così è stato. Dalla mia bacheca verifico il transito quotidiano di circa un centinaio di “Visite”. Posso ritenermi soddisfatta. Anche se i commenti sono rari la “qualità” degli stessi mi è oltremodo gratificante.
Io cerco di fare del mio meglio. Anche quest’anno ci ho messo l’anima nella speranza di non avervi delusi.

Dal mio piccolo, Auguro a tutti voi un Anno che sappia realizzare tutte le vostre migliori aspettative, e colmarvi di ogni bene che il vostro cuore desidera.

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 31, 2013, in varie. 5 commenti

Un Pensiero per Tutti

Buon Natale da anna

Un pensiero per gli ultimi, per gli invisibili.

Per i clochards che trascorreranno il Natale sotto i ponti,

per chi lo vivrà nelle corsie degli ospedali, in cerca di ricovero

sulle strade… in servizio… di turno al 118..

Un pensiero ai vigili del fuoco,

agli stambecchi affamati,

ai bimbi abbandonati nei cassonetti

alle madri che hanno deciso di abortire…

a chi ha deciso di trascorrerlo in sobrietà..

a chi lo trascorrerà da solo

a quanti hanno perduto da poco una persona cara

a quanti aspettavano un invito che non è arrivato

a quanti lavorano nelle mense caritative

agli immigrati ai carcerati ai separati

che non potranno abbracciare i figli

a chi non crede, a chi non spera più…

a chi non ha mai cominciato a sperare

ai vecchi abbandonati come fardelli inutili

nelle case di riposo..

alle mamme che stanno partorendo

a quanti stanno morendo..

a chi comincia solo oggi a vivere…

a chi vorrebbe morire proprio oggi,

a me a te poeta coltivatore di sogni,

inguaribile Pierrot con lo sguardo rivolto alla luna

cercatore di stelle sui prati del cielo…

seminatore di briciole ai passeri affamati…

tessitore di emozioni col filo lucente della parola

spoletta di luce che mira a raggiungere il cuore

dell’uomo abbagliandolo di stupore semplice…

col fiore d’amore che sboccia in tutte le stagioni

quasi fosse primavera sempre e non solo a natale…

buon natale magnifico amico

ecco qualche parola..

prendila, è tua..

A chi aspetta un tramonto,

forse l’ultimo

a chi invece abbraccia l’alba di un vagito

a chi voleva ancora volare

pur avendo ali bruciate,

a chi, come noi,

vive immerso nei sogni

e guarda il cielo

anche se è grigio

anche se piove

e sa ancora sorridere davanti all’azzurro

di uno sguardo bambino

e sa ancora commuoversi

davanti ad un dono inatteso.

A te, dolce amica, compagno speciale,

a quanti ho dimenticato,

non se ne abbiano a male,

e a te emigrante che vorresti tornare,

auguro a tutti un Sereno Natale!

Anna

Le frittelle di Natale

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Dice lu Pruvèrbiu: Lu riccu quannu vo’ e lu pòviru quannu po’! osci l’agghju putùtu fa ìu nna francatatedda di pèttili.

E, visto che non passa giorno che dalla mia bacheca non giungano visitatori alla ricerca delle “Frittelle di Natale, vi do la mia ricetta facile facile.

Mezzo kg. di farina per pane e focacce
1 lievito di birra
due cucchiaini di sale fino
olio extravergine d’oliva.
acqua tiepida per impastare.
Non serve la spianatoia, perché si farà l’impasto in una ciotola di plastica abbastanza larga.
Versarci la farina, il lievito sbriciolato, e i due cucchiaini di sale.
Aggiungere acqua tiepida e impastare, sciogliendo bene il lievito, cercatelo nell’impasto e schiacciatelo tra le dita…
Deve venire un impasto molle; quando lavorate gli ingredienti devono apparire le bolle. Ci vuole un po’ di energia per lavorare la pasta che si fa rigorosamente a mano, come lo facevano le nostre mamme.
Io per accelerare i tempi della lievitazione ho acceso un po’ il forno e l’ho fatto riscaldare qualche minuto. Ho spento e vi ho messo a riposo l’impasto. Dopo un paio d’ore la mole della pasta si sarà duplicata.
Mettete l’olio quello buono di frantoio di fresca molitura sul fornello a riscaldare e quando è abbastanza caldo ma non Fumante, vi immergo la prima cucchiaiata di pasta e “assaggio” di sale, se occorre aggiungete ancora qualche pizzico di sale fino nell’impasto. Proseguite la frittura abbassando un po’ la fiamma del fornello altrimenti le frittelle si “Avvampano” da fuori ma restano crude di dentro. Scolare di volta in volta disponendo le frittelle sulla carta del panettiere e lasciate scolare i residui di olio. Ultimata la cottura togliete quella carta e mettete sul fondo della coppa dei tovaglioli di carta pulita e servite o al naturale o spolverando le frittelle con abbondante zucchero. Non zucchero a velo, quello lo utilizzerete per i sofisticati Pandori tanto reclamati dalla televisione.

Ah! dimenticavo, da noi le frittelle di Natale si chiamano Pettole!

Domani sarò a Radio Puglia

http://www.direttaradiopuglia.it/

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Amici, dopo essere stata presso L’istituto comprensivo di Monteparano/Roccaforzata/Faggiano
nei giorni scorsi, sono stata invitata dalle Classi 3^ C e 3^ D Dell’Istituto Maria Pia di Savoia.

Oggi, su invito della Maestra Maria Polito mi sono recata all’Edificio De Gasperi, nella zona “Serro” perché i suoi bambini hanno recitato il racconto a più mani L’Angelo con l’ala spezzata” e la poesia “Lu presepiu cchjù bellu”. Io ho declamato LU NATALE TI NNA VOTA…ma il momento che mi ha impegnata di più è stato quando i ragazzi mi hanno sottoposta ad una sassaiola di domande, tutte pertinenti, tutte interessanti e per niente “scontate”. Qualcuno mi ha chiesto . “ma la Poesia è come la MUSICA?”
Ho cercato di rispondere a tutti i loro interrogativi, certa di trovarmi dinanzi ad un uditorio preparato ma soprattutto affamato di notizie che riguardano la Poesia, quella con la P maiuscola, facendo tesoro del fatto che si trovavano dinanzi una “poetessa”, in carne e ossa…non quei nomi altisonanti che incutono loro timore, ma dinanzi a una persona che scrive nel loro idioma materno, nel dialetto dei loro amati nonni e di averla davanti a loro “In carne e ossa”… Questi incontri si chiudono tutti allo stesso modo, con baci, abbracci e sorrisi e promesse di tornare ancora.. Grazie Bambini, Grazie Maestre! Questo Natale del 2013 sarà per me un Natale indimenticabile.

Profumi di Natale

Chiesa Madre

PROFUMI E SAPORI DEL NATALE
Se transiterai da una stradina di periferia immersa in un bagno di nebbia, in un mattino di dicembre, non sorprenderti se udrai un canto di donna. Sarà certo una madre che si è levata di buon’ora, quando il giorno non si è ancora svezzato dalle ombre della notte. Sarà certo una madre che canta.
Se siamo sotto Natale, poi, è doppiamente vero.
Le madri, anche le più giovani, rimaste fedeli ad alcune tradizioni succhiate col latte materno, si recano di buon mattino in chiesa, in alcune chiese, dove vige ancora un atteggiamento cattolico dei più conservatori, per assistere alla messa mattutina per la Novena di Natale.
La prima campana suona alle 4,30 ; la seconda alle 4,45; la terza alle 5 in punto. A quell’ora, è certo che la chiesa sarà già gremita di fedeli.
E’ straordinario il fascino che questa novena esercita sulla gente; Le donne, ma anche molti uomini, si avviano verso chiesa alla spicciolata o in piccole frotte. Talvolta in un isolato, le donne concordano di recarvisi insieme, perciò si sollecitano l’un l’altra, battendo piccoli tocchi alle porte delle vicine. C’è un movimento insolito, quasi di congiura, per non svegliare gli altri membri della famiglia che dormono.
E’ ancora buio per strada. Vicina alla luna di dicembre brilla Sirio, una stella bellissima, che le fa da sentinella fino all’alba.
All’uscita della Messa le donne ritornano a casa, vociando come cinciallegre programmando e consigliandosi a vicenda su cosa preparare per il pranzo di mezzodì.
Le più anziane, intanto, levatesi ancora più presto, usano impastare la bianca farina di grano con lievito , sale ed acqua tiepida, perché al ritorno dalla messa, siano già pronte per essere fritte le semplici ma gustose “pettole”, ovvero quelle croccanti frittelle che di lì a poco serviranno per colazione a tutti i membri della famiglia.
Se passerai da qualche stradina del mio paese, in un mattino di dicembre e udrai un canto di donna, non sorprenderti. Sarà certo una mamma che canta, preparando le frittelle di Natale.

tratta dal libro” La panchina delle Muse” anna marinelli 1995- Schena editore- Fasano di Puglia

L’angelo con l’ala spezzata (Racconto a più mani)

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L’angelo con l’ala spezzata

La domenica si presentava uggiosa per via del tempo che non si voleva mettere nella giusta traiettoria invernale. Non faceva freddo, non avevamo ancora acceso i termosifoni, non avevamo tirato fuori i cappotti, e di neve non se ne parlava nemmeno!
Insomma del clima che favoriva l’instaurarsi dell’attesa del Natale, neppure l’ombra.
Comunque per riempire le ore interminabili del pomeriggio, mia madre ebbe la bella idea di metterci tutti a fare il presepe e l’alberello di fibre ottiche che, udite udite, non ha bisogno di candeline e lucine perché le luci le porta incorporate nei suoi aghi di finto pino.
Non credo ancora ai miei occhi per quante cose mia madre è riuscita a tirar fuori dallo stanzino che fa da ripostiglio!
Una scatola di cartone argentata con dentro palline di polistirolo iniziate a decorare con la tecnica del patchwork e mai finite; palline di vetro senza l’apposito gancio per essere appese e quindi inutili al nostro scopo; fili argentati, dorati, rossi e azzurri da far spavento per quanto erano ormai spelacchiati, e fuori moda.
Un vecchio copri-albero di velluto blu sotto il quale si nascondeva il vaso dell’albero non certo bello a vedersi dopo tanta fatica spesa per addobbare la parte alta dello stesso!
Vecchie calze di babbo natale che servivano ad essere riempite di dolci e di cioccolate e che dovevano mantenersi piene fino alla festa dell’Epifania, che a guardarle si ricordavano le guerre puniche!
Ghirlande fatte a mano dalla mamma e dalle zie che sembravano rami spogli e che forse quest’anno sarebbe ottima cosa cacciare tutti nel camino e farle fare una fine finalmente gloriosa e scoppiettante.
Una borsina di plastica annodata stretta stretta con una ventina di pecore e pastorelli.
Vecchi carillon che una volta, da bambina, mi mandavano in visibilio e per i quali ora provavo soltanto una sconfinata voglia di metterli finalmente in pensione, perché se l’erano pienamente meritata!
E finalmente, in fondo a tutto questo ciarpame, ecco una scatola quadrata, bella grande, argentata, che pareva contenesse qualcosa di valore!
Infatti il mio intuito non si sbagliava! Quella scatola conteneva Angeli! Solo Angeli!
Sappiamo tutti quanto siano importanti gli Angeli per rendere completo un albero di Natale!
Dovevano essere stati acquistati di recente, da cinque o sei anni almeno. Erano nuovissimi in confronto a tutto il resto da me catalogato con gli occhi fino a quel momento.
Ah! che meraviglia! Questi angeli erano graziosissimi nelle loro faccine, elegantissimi nei loro abitini rossi con finiture dorate, con volant, con merletti sull’orlo delle loro vestine rosse! A ben guardare si direbbero Angeli Musicanti. Non quelli immortalati da Raffaello, ma musicanti lo erano indubbiamente in quanto sembravano far parte di una piccola orchestrina angelica! Chi suonava il violino, chi l’arpa, altri ancora il flauto e la fisarmonica ed un altro suonava, infine, una piccola tromba!
Io li guardavo ammirata, sorpresa, stupita!
Belli, erano davvero belli!
Ma, ma, cosa c’è ancora lì, in fondo alla scatola?
Eh sì ho davvero l’occhio lungo, io!
Scorgo subito capovolto, lo acciuffo per i piedi che sembrano avere scarpe da pagliaccio e lo tiro su dal fondo della scatola!!!!
Ahahahahah!,mi sfugge incontrollata e incontrollabile una sonora risata!
Era l’angelo più buffo che avessi mai visto in vita mia!
Toh! Anche lui è un angelo musicante! Imbraccia un violino come se fosse un mitra e l’asta che serve per sollecitare le corde dello strumento pare quasi…sì, sì quasi un bastone da pastorello!
Lo osservo con sguardo critico e al contempo interessato: Abbigliamento ormai demodè, un abitino corto che arriva sul ginocchio,calzamaglia a righe, naso a patatina, sorriso largo a mezzaluna, le guance colorate di rosso che arrivava ad arrossare pure le orecchie, capigliatura biondo scuro , naturalmente ondulata, come si addice agli angeli che si rispettino. Ah, dimenticavo! Sull’abitino, ormai bianco- sporco, erano sparse alcune stelle che in giorni molto lontani dovevano essere state dorate!
Se gli angeli somigliano ai bambini che proteggono, come affermava con solennità la mia mamma, mi chiedevo chi fosse il protetto di quella buffa creatura. Non ricordavo tra i bambini qualcuno con il naso rosso a patatina, guance colorate di rosso e sorriso a mezzaluna. Un lampo attraversò i miei pensieri. Mi sciolsi in un sorriso e svelai l’arcano, quell’angelo con l’ala spezzata accudiva tutti quei bimbi mai nati per non aver trovato una madre che li avesse voluti.
Subito dopo aver avuto questo folgorante pensiero mi accorsi che mia madre aveva sistemato quella mirabile orchestrina sulla vecchia credenza…Eh! Sì, l’angelo con l’ala spezzata sembrava una nota stonata… gli altri angeli avevano abiti di broccato rosso con bordure dorate, la boccuccia a forma di cuore nell’atto di cantare l’Alleluia al Bambinello,e lui, poverino, sembrava quasi un clown. Doveva sentirsi terribilmente a disagio.
Quel miserello mi suscitò una tale compassione che fui costretta a pensare e a fare riferimento anche a noi, comuni mortali, non siamo un po’ tutti angeli con l’ ala spezzata ? Anche io sogno ogni tanto di volare da sola,sorvolare questa umanità sofferente, sorvegliare i bambini abbandonati e per ogni bimbo che soffre mi chiedo se la sua ala sia spezzata. E desiderare fortemente con tutto il mio amore di curare quella ferita con il farmaco della musica .
Allora dal mio povero cuore si levò un canto, un canto semplice come una filastrocca: ”
Angioletto non devi tremare/
angioletto fai tutti cantare/
dormi dormi mio angioletto/
dammi una piuma delle tue ali/
e dolcemente fammi sognare”.
Cantavo con i lucciconi, cantavo e ridevo, cantavo senza staccare il mio sguardo dal buffo angelo dall’ala spezzata. Guardavo ora lui, ora gli altri angeli , e pareva che il luccichio delle loro sfarzose vesti potesse trovare offesa dalla vicinanza di un abitino pallido il cui colore sembrava aver attraversato malamente il tempo. Mentre scendevano le prime ombre della sera, i rumori provenienti dalla casa, immersa nella sua routine domenicale mi riportarono alla realtà, mi allontanai dall’orchestrina così conciata e, senza mai voltar le spalle, mi sforzavo di trovare una più idonea sistemazione a quell’angelo sgraziato. Fu un miracolo o forse un sogno, non so bene, ma a tre passi da loro l’unico sfavillio che si percepiva proveniva dagli occhi dell’angelo mutilato. Aveva ragione la mamma: la bellezza che viene dal cuore è la più vera perché può vedersi da lontano.
Fu allora che mi venne un’ idea strepitosa!!! Impastai veloce veloce un po’ di farina con acqua e con l’aiuto della mia mamma creammo un’ ala bellissima e la incollammo all’angelo nella migliore maniera.
Ora mi pareva persino che Lui avesse due ali immense, sfavillanti, grandi quanto due scampoli di cielo, trapuntato di stelle.
Tra qualche giorno sarebbe stato Natale, le stelle dorate avrebbero brillato, gli angeli avrebbero cantato e suonato per davvero.
Nel piccolo presepe sarebbe nato Gesù, con l’ angelo guarito a fargli da sentinella. Ma quanti angeli ancora hanno bisogno di essere guariti? Quanti sono ancora in cerca di bende? Quanti in cerca di pane? Quanti in cerca di sorrisi?
In quella notte miracolosa le stelle brilleranno senza posa, e se farai tacere ogni rumore potrai udire anche tu cosa dice il Bambino Gesù:

“Vesti l’ignudo,
e lava del fratello le ferite,
spezza il pane con chi ha fame,
solo così potrai celebrare,
coi miei angeli,
davvero un Buon Natale”.

Lu presepiu chiù bellu

il presepe di una volta

Ce é vistu pi la casa, ier matina,
stava n’agitazione, na muìna,
amu spustatu puru nu cascittone
cu facimu lu prisepiu a nu cantone.

Sobbra a do’ tripieti amu zinpatu
nu cannizzu vecchju e gnuricatu.
“Tanta l’am’a cucciare- ha dittu mama,-
no stè chjù tiempu, l’am’a fa’ sta sittimana”

Cu do’ cippuni, beddi sistimati,
si faceva la crotta, li casoddi e puru li strati,
cu do’ pupazzi ca mo chiàmunu “statuine”
e cu na serie di deci lampatine.

Lu cielu stillatu di carta ‘nargentata
e la stella cometa sobbra sobbra ‘ppizzutata.
A postu d’onore stava lu pastore
cu doi, tre, quattru, cincu picuredde,
la fèmmena cu la minzana vicinu allu puzzu
e lu firraru cu lu martidduzzu.

Li tre Re Maggi sobbr’allu cammellu
si facèvunu caminare bellu bellu,
pi sce’ ‘rrivare ti la Bifania
quera ca tutti li feste si porta via.

La Mirra, L’Argentu e l’Oru finu
purtàvunu in regalu allu Mamminu
e vineva puru lu massaru cu l’agnellu ‘mbrazzi
e lu villanu cu do’ favarazzi.

E ti l’Ancilu cu li vrazzi apierti
mo mi ni scurdava,
quiru ca purtava na striscia alli mani
‘ddò stava scrittu cu lettere d’argentu:
“Sia pace in terra e allu firmamentu”:

‘ddò stava scrittu cu lettere di oru
“sia pace in terra a tutti li cristiani,
ma sulu a quiri ti bona volontà”
ca tènunu ‘ntra llu core la bontà,
ca tènunu ‘ntra lu piettu tant’amore
ca quiru é lu Prisepiu ti nostru Signore,

Ca ete lu core ti l’omu lu liettu predilettu
di lu Mamminu Santu e Benedettu

Anna Marinelli