Archivio | dicembre 2018

Ninna nanna al Bambinello

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Gesù bambino è nato da soli 5 giorni, la vergine madre lo culla con amore. L’iconografia ci mostra questi momenti in una miriade di dipinti sublimi raffiguranti il Bambinello quasi sempre avvolto in poveri panni che lo coprono a mala pena. Lontani ormai i pastori con l’alito caldo delle loro pecorelle, forse anche il bue e l’asinello hanno raggiunto pascoli vicini per brucare qualche filo d’erba e sfamare la loro fame. Il bimbo piange, come ogni comune mortale quando ha fame, quando ha sete, e quando ha freddo. Maria lo stringe a se per trasmettergli il suo calore corporeo e come ogni mamma umana sussurra parole d’amore, inventa vezzeggiativi inediti e soavi, abbozza una ninna nanna inventata. Lei, appena adolescente, non ha mai cantato ninne nanne prima di allora, aveva da poco abbandonato le sue bambole di pezza, le sue orazioni, le sue faccende di ragazzina. ma lei, l’Eletta, può già formulare profezie. Lei ha Sguardi che vedono Oltre! E stringendo al cuore quel Figlio “che veniva da Dio”, prefigura già la sua Crocifissione

 

 

NINNA NANNA AL BAMBINELLO

Ninna-nanna, ninna- nanna
bimbo bello, non tremare,
se non hai una culla calda,
forse un bue e un asinello
scaldano più che un fuocherello.

Ninna- nanna, ninna nanna
dormi figlio, non pensare,
che un giorno le tue braccia
sulla croce stenderai,
pensa solo che tua mamma
più ti stringe e più s’infiamma.

Ninna- nanna, ninna nanna
dormi dormi, bambinello,
tu, il re dell’universo,
non hai latte, non hai ori,
solo l’oro dei re magi,
solo il latte dei pastori.

Ninna-nanna, ninna nanna
su sorridi e non pensare
che la fronte tua bella
un giorno sangue dovrà grondare,
pensa solo ai caldi baci
che la mamma ti sa dare.

Ninna nanna- ninna nanna
dormi bimbo, non temere
nella notte così buia
s’ode un canto d’Alleluja

E’ un canto che si espande
sopra tutto l’Universo,
dormi figlio, non pensare
il tuo sangue non è perso.

Ninna-nanna, ninna nanna
dormi bimbo, non temere,
in quest’ora tutto tace,
tu hai portato tanta Pace.

 

A.Marinelli

 

 

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Il corvo intelligente

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I corvi  unritaglioalgiorno@yahoogroups.com

Svolazzando fra le case in cerca di cibo, un corvo trovò un bel pezzo di carne nel bidone della spazzatura di un ristorante. Lo afferrò con il becco e poi si alzò in volo con l’intenzione di cercare un angolo tranquillo per fare il suo pasto.

Con un frenetico gracchiare decine di corvi, intenzionati a portargli via la preda, gli piombarono addosso colpendolo con i becchi e le zampe.

Ne nacque un furibondo parapiglia volante. Ma il corvo non vi partecipò.

Aprì il becco e abbandonò il pezzo di carne alla voracità dei suoi compagni.

Poi si alzò in volo e disse: “Ora finalmente il cielo è tutto mio”.

 

P.S. Anche i famigerati corvi possono darci una lezione edificante. (Anna)

 

 

 

 

 

La leggenda di Santo Stefano

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Il bambino di pietra

La leggenda di Santo Stefano

Sobbra lu magazzinu, ieri agghju ‘cchjatu,
nu scatulone vecchju e ‘mpolveratu,
stàvunu pasturi, angili e qualche picuredda
ti allora tannu, quann’era piccinnodda.

Intra la mente mea s’onu ‘ffacciatu
tanta ricuerdi belli ti lu passatu.

Com’ernu belli li pupazzi allora
parèvunu sculture veramente,
po’ pi tant’anni l’amu ‘bbandunatu
e n’usanza americana amu cupiatu.

E scarufannu ‘ntra stu scatulone
quant’anni arretu agghju riturnatu,
quannu ‘ttànima era ancora nu vagnone
e lu presepiu si faceva pi divuzione.

Comu nu lampu m’agghju ricurdatu
na storia ca scurdare ete piccatu,
ete na storia bella di Natale
e ìu stasera vi l’agghj’a cuntare.

‘ntra sti pirsunaggi dissusati
stava puru na vagnedda vacantìa,
ca di nome si chiamava “Anastasìa”,
quera ca tineva strittu ‘ntra lu core
lu spilu di vite’ nostru Signore..

Pigghiò na petra liscia di torrente,
ca nu piccinnu pareva veramente,
lu ‘nturtigghiò ‘ntra pezze fatte a fassi,
e cu l’otri fèmmene si ‘ccucchjò pi la via
pi sce’ truva’ Gesù Cristu e Maria.

Stava n’usanza tannu ca no si sce’ truvava parturente
ci mamma tu nonc’iri veramente.
E Anastasìa puru ca nonc’era mamma
cu l’otri si ‘mmiòju alla capanna.

Quannu arrivoju cu sta bedda petra ‘mbrazzi
questa cosa fece nu starnutu,
“Salute, Stefanuddu!“ disse la Matonna
ieri ha natu Gesù e osci è natu tu”

Miràculu! esclamò Anastasia,
nonc’é chju petra lu piccinnu mia!

Fra quanti ‘nci ni stavunu fu nu parapiglia
e si n’asséra tutti carichi di meraviglia.

Pi li cristiani semplici di cori
tuttu è possibbile a nostru Signore!
Piccè a Diu ogni cosa po’ succètere
puru cu nasce nu criaturu dalli pètre .

 

La leggenda di Santo Stefano

Sul magazzino ieri ho trovato

Uno scatolone vecchio e impolverato

Dentro c’erano pastori angeli e qualche pecorina

di quando io ero piccolina.

Nella mia mente si sono affacciati

 tanti ricordi belli che son passati.

Come erano belli le statuine allora

Sembravano veramente sculture

E poi per tanti anni le abbiamo abbandonate

E una usanza americana abbiamo copiato.

Rovistando in questo scatolone,

Sono ritornata indietro di tanti anni,

quando mio padre era ancora un giovanotto

e il presepe si faceva per devozione.

In un lampo mi sono ricordata una storia bella del passato

Che dimenticare è un vero peccato

Ed io questa sera ve la voglio raccontare.

Tra questi personaggi in disuso

C’era anche una ragazza nubile

Che si chiamava Anastasìa

Quella che custodiva nel suo cuore

il desiderio di far visita a Nostro Signore.

Allora prese una grossa pietra, liscia, di torrente

Che aveva la forma di un neonato.

Lo avvolse in fasce e tenendolo stretto a sè si avviò

con le altre donne per andare a trovare

 Gesù  e  Maria.

Dovete sapere che allora c’era una usanza

che vietava alle donne nubili di far visita alle partorienti.

Ma Anastasìa, anche se non era mamma,

si avviò con le altre donne alla capanna.

Quando arrivò con la bella pietra in braccio

questa “cosa” fece uno starnuto!

“Salute, Stefanino” -disse la Madonna-

Ieri è nato Gesù e oggi sei nato Tu.

“Miracolo, esclamò Anastasìa,

non è più di pietra la creatura mia”!

Fra tutti quanti ci fu un parapiglia

e se ne uscirono tutti carichi di meraviglia.

Per le persone semplici di cuore

tutto è possibile a nostro Signore.

Perché a Dio tutto può succedere

anche di far nascere un bambino da una pietra.

 

 

Un pensiero per tutti

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Un pensiero per gli ultimi, per gli invisibili.

Per i barboni che lo trascorreranno sotto i ponti,

per chi lo vivrà nelle corsie degli ospedali in cerca di ricovero

sulle strade… in servizio… di turno al 118…

ai vigili del fuoco,

agli stambecchi affamati,

ai bimbi abbandonati nei cassonetti

alle madri che hanno deciso di abortire…

a chi ha deciso di trascorrerlo in sobrietà..

a chi lo trascorrerà da solo

a quanti hanno perduto da poco una persona cara

a quanti aspettavano un invito che non è arrivato

a quanti lavorano nelle mense caritative

agli immigrati, ai carcerati, ai separati

che non potranno abbracciare i figli

a chi non crede, a chi non spera più…

a chi non ha mai cominciato a sperare

ai vecchi abbandonati come fardelli inutili

nelle case di riposo…

alle mamme che stanno partorendo

a quanti stanno morendo…

a chi comincia solo oggi a vivere…

a chi vorrebbe morire proprio oggi,

a me a te poeta coltivatore di sogni,

inguaribile Pierrot con lo sguardo rivolto alla luna

cercatore di stelle sui prati del cielo…

seminatore di briciole ai passeri affamati…

tessitore di emozioni col filo lucente della parola

spoletta di luce che mira a raggiungere il cuore

dell’uomo abbagliandolo di stupore semplice…

col fiore d’amore che sboccia in tutte le stagioni

quasi fosse primavera sempre e non solo a natale…

Buon natale magnifico amico

ecco qualche parola,

prendila, è tua.

A chi aspetta un tramonto, forse l’ultimo,

a chi invece abbraccia l’alba di un vagito,

a chi voleva ancora volare

pur avendo ali bruciate,

a chi, come noi,

vive immerso nei sogni

e guarda il cielo

anche se è grigio

anche se piove

e sa ancora sorridere davanti all’azzurro

di uno sguardo bambino

e sa ancora commuoversi

davanti ad un dono inatteso.

A te, dolce amica, compagna speciale,

a quanti ho dimenticato,

non se ne abbiano a male,

e a te, Emigrante, che vorresti tornare,

auguro a tutti un Sereno Natale!

 

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 23, 2018, in varie. 2 commenti

Auguri agli amici del blog

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Amici, ieri sera passando dal blog Saporidelsalento ho trovato due bellissimi commenti, uno del prezioso amico Ferruccio e uno lasciato da una persona che non mi ha mai scritto prima. Una mia conoscenza, una mia compaesana.

Sono queste cose le cose che mi gratificano e che mi fanno andare avanti nella dedizione dei blog che vuole essere accudito, amato, aggiornato come una creatura vivente.Una pianta se non la innaffi, se non la concimi, se la dimentichi in una stanza buia ben presto perderà il suo fulgore, le foglie cadranno, lo stelo si ripiegherà su se stesso…le radici soffriranno la sete e la fame.

Sono orgogliosa di voi per l’assiduità con la quale seguite le mie pagine, un pò variegate, in verità, ma sempre scritte con amore per un pubblico che diventa sempre più folto. Le visualizzazioni provenienti dall’America da paesi stranieri impensati e persino dalla Cina mi sorprendono e mi fanno sorridere di gioia.

Oggi voglio pubblicare una mia foto perchè vediate che non sono una ragazza, una Diva dalle lunghe gambe e dal viso di porcellana, sono una piccola Donna del Sud che ama trasmettere le tradizioni,  le specialità gastronomiche, gli usi e i costumi della mia generazione, della mia terra di Puglia.

Grazie Grazie Grazie a tutti voi, con amore, Anna

 

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 20, 2018, in varie. 2 commenti

Lu ssucapanni ( l’asciugapanni)

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Dopo la pubblicazione di un piccolo libretto dal titolo Racconti intorno al braciere ho avuto la gioia e la fortuna di essere invitata da Circoli culturali, da scuole e persino in case private, con la complicità di amiche, e portare in giro il mio bel braciere di ottone fiammante, col suo piede di legno e relativo palettino, e parlare delle cose belle del nostro passato. Mi riferisco a quelli della mia età, sulla settantina e giù di lì. Si sollecitano facilmente le corde del cuore quando si solleva la coltre della dimenticanza e si lasciano intravvedere spezzoni di vita passata, di tempi felici, di atmosfere mai più ritrovate. Alcuni mesi fa la mia amica del cuore, sempre lei, la mia cara Palma Savino, mi chiese se mi poteva interessare un vecchio asciugapanni e un vecchio ” stricaturo”. io naturalmente ho risposto che mi interessavano, eccome!!

E oggi eccolo qua, restaurato e addobbato a dovere di candide camiciole di bambini, con un fuoco creato artificialmente, e posizionato sul vecchio braciere. Sul vecchio asciugapanni, nelle sere d’inverno, si asciugavano i panni del bambini, perchè a motivo di giornate piovigginose, i panni non si asciugavano velocemente e i bambini esigevano di essere cambiati lavati e incipriati ogni qualvolta se ne presentava la necessità.

Ah! ma lo sapete che il programma di scrittura mi segna di rosso la parola ASCIUGAPANNI, quasi fosse una parola sconosciuta? Che peccato aver perso VOCABOLI oltre che i nostri cari oggetti del passato e ancor più la nostra MEMORIA.

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