Archivio | gennaio 2013

Preghiera del mattino e della sera

Al Mattino, QUANDO SI APRE LA PORTA DI CASA:

Bon giorno alberi chiari mia/vi saluta la Madre Maria/
Vi saluta la Madre e lu Figliu/cu mi porta salute e cunsigliu.

Alla sera, QUANDO SI CHIUDE LA PORTA DI CASA:

Bona sera alberi scuri mia/ vi saluta la Madre Maria/
Vi saluta la Madre e lu Figliu/ cu mi porta riposo e cunsigliu!

Nelle case basse imbiancate a calcina, la sera si chiudeva la porta di casa con alcune mandate di chiave o mettendo il ferro, ovvero una serratura suppletiva per proteggersi da eventuali incursioni notturne di malviventi, ladri o briganti.

Non si apriva la porta a nessuno che non desse Voce,anche perchè i citofoni e i videocitofoni ancora non erano stati inventati.

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Questa voce è stata pubblicata il gennaio 31, 2013, in varie. 1 Commento

Il diario di Angelina

diario di angelina

Cari amici, stamani mi ha chiamata la vicepreside della scuola media per chiedermi un intervento sulla shoah, giovedi,infatti si svolgerà una giornata di riflessione sulla giornata della memoria presso l’Auditorium “Vincenzo Crisigiovanni” annesso alla scuola media Giovanni Pascoli, in San Giorgio Jonico.

Ho accettato con gioia di leggere una pagina tratta dal Diario di Anna Frank ed ho promesso una chicca di grande valore, anche se è rimasta inedita per tantissimi anni. Il Diario di Angelina.
A seguito della risonanza suscitata dal mio libro sulle nostre amate Tagghjate, qualche anno fa sono stata contattata da una anziana signora che abita nel mio paese.

Quale è stata la mia sorpresa nell’apprendere che questa donna è stata nei campi di concentramento per un certo periodo…e durante la prigionia ha scritto alcuni suoi pensieri.
Tornata libera ha ricopiato quei suoi appunti e ne ha fatto un quadernetto che ha donato ai suoi parenti più stretti… il manoscritto sdrucito e sporco lo aveva buttato, non conoscendone la sua valenza storica e documentale….
Questo diario, non è certo importante come IL SILENZIO DEI VIVI di Elisa Springer… o come il Diario di Anna Frank, ma ha valore proprio perchè questa giovane donna pur essendo molto meno colta della famosissima Elisa… ha sentito la necessità di raccogliere alcuni frammenti di esperienze da tramandare ai posteri.
Farò uscire dalla bruma della dimenticanza la storia di questa donna, parlerò di lei!E di Anna e della pazienza della pagina scritta che sa attendere secoli, ma vuole uscire dagli abissi del Silenzio!

I giorni della merla

nevicata copia

Dunque, come detta il proverbio ” Ci Scinnaru no scinnaréscia
Fibbraru mali la pensa/ e ci Fibbraru l’aveva tutti, faceva quagghja’ lu mieru ‘ntra li vutti”
Non è una novità, e il calendario di Frate Indovino lo predice con un anno di anticipo, che negli ultimi giorni di Gennaio faccia freddo.
Lo dice anche una vecchia leggenda popolare secondo la quale gli ultimi tre giorni di gennaio 29/30/31 coincidono con i tre giorni più freddi dell’inverno.
Tanto che perfino la Merla, che un tempo aveva il piumaggio bianco, per riscaldarsi andò a ripararsi in un camino con i suoi figlioletti. Si stava così bene al calduccio che non si accorgevano nemmeno dei giorni che passavano. I primi di Febbraio, quando videro un raggio di sole attraversare la canna fumaria del camino, dove avevano trovato riparo, decisero di uscire a godersi un po’ di sole e allora, grande fu il loro stupore quando si accorsero che il loro piumaggio era diventato grigio per la fuliggine e da allora rimase di tale colore.
La campagna ha nostalgia di neve e un po’ di freddo giova alla piantine di rapa che con lo scirocco vengono invase dal vermetto, (cannedda), rendendo bacate le piante germogliate sul fusto già privato dei germogli dei 40 giorni!

Lu uevu ‘rrustutu

lu uèvu rrustutu

Alli tiempi ti prima no si n’assèva tanta ‘mmunnezza quanta si n’esse mò!
Mò addirittura ste tanta ti quera ‘mmunnezza ca sa ta spàrtre:
qua la carta, qua la plastica, qua li figghjazzi ti li fogghje, li scuercili ti lu mulone, ti li miledde…
Alli tiempi ti prima tutti tinèvunu nu stuezzu di uertu e a n’angulu tinèvunu nu paru ti jaddine.
Alli jaddine si faceva la canigghja ma si tava puru tutti quiri cose ca mo si scèttunu. Canusceva na cristiana ca tava alli jaddine puru li scuèrcili ti li patane!
E quiri criscevunu e facevunu l’ove.
Lu russu ti l’ove ti prima era veramente russu!
Mò lu russu ete come sia ca li jaddine tènunu l’anemia!
E alli tiempi mia quannu stavunu l’ove friscki li mamme ni lu facevunu ‘rrustutu.
Nonci lu mittèvunu sobbra allu fuecu comu la fettina ti la carne o la sazizza, ma si faceva bulli’ doi tre minuti intra na patellozza piccenna, ca lu uevu era stà picca picca di fore. Appena ‘zziccava a spingula’ la fiamma si stutava e si lassava pi n’otru paru ti minuti, taccussì lu biancu quagghjava n’otru picca.
Po’ si mitteva intr’a na tazza, si livava lo skuèrciulu ti sobbra e si ‘ssuppàvunu li fedde ti lu pane tagghjate a striscioline. Si mitteva puru nu picca ti sale finu e si ggirava intr’allu uevu stessu cu lu cucchiarinu.
Ci no, lu primu vuccone ca ti manciavi era salatu na raggia!!!

Santi e metereologia (proverbi salentini)

Ti san Sibbastianu, (20 gennaio) nn’ora ti cchju abbiamu

Ti san Valentinu, (14 febbraio) la primavera éte vicinu

Ti san Frangiscu, li séte allu canistru

Ti sant’Antonio (13 giugno) lu culummu pi tistimonio

Ti sant’Antoniu abbate,( 17 gennaio) maschere e serenate

Ti santa Croce, (14 settembre) mancia lu pane cu llu noce

Ti santa Rita,(22 maggio) ogni rosa è fiorita
Ti sant’ Anna,(26 luglio) trasi l’anima alla castagna

Ti santa Catarina, s’imbianca la pàmpina e puru la spina

Ti santa Catarina,(25 novembre) o acqua o neve o brina

Ti santa Catarina, (25 novembre) la neve ogni matina

Ti san Simone,(28 ottobre) lu jaddu si faci cappone

Ti santa Lucia, (13 dicembre) tanta la notte quantu la dìa

Ti santu Grazianu, semina a piena manu

Ti santa Matalena, ( 22 luglio) lu noce è chinu e si tagghja l’avena

Ti santa Cristina,(24 luglio) la matina l’aria è fina

Quannu chiove ti santu Vitu la raccolta ti l’ùa ha fallitu

Ti tutti li santi, ( 1 novembre) cappottu e uànti
Ti tutti li santi, ogni érva chianti

Ti santa Filumena,(5 luglio) la mennela è chiena

Ti sant’Anna, l’acqua è panna

Ti santu Bbiase, (3 febbraio ) quantu sièmmini tantu face

Ti la Candelora (2 febbraio) ti lu ‘nviernu simu fora,
ma ci li sé cuntà nnotr’ e ttanta nci ni sta.

L’ultimo ulivo

l'ultimo ulivo

Cari amici, vicino ad una fontana del mio paese, in via Immacolata, anni fa esisteva un maestoso albero di ulivo. Poi un brutto giorno a causa del sollevamento del manto stradale, qualcuno decise di recidere la chioma e parte del tronco dell’ulivo credendo di risolvere il problema. Io piansi quando lo seppi e andai a trovarlo, per consolarlo dell’enorme violenza che gli era stata fatta. Poi scrissi questa poesia, che è davvero datata, credetemi! Ed è anche inedita! Giorni fa passando da quella via ho notato che la chioma dell’ulivo si era riformata, era adesso, un giovane ulivo con un’aspettativa di vita lunghissima. Se lo lasciano vivere!
Ed è per i miei cari amici del blog che oggi ho pensato di pubblicare quella mia vecchia poesia e di offrire loro la foto della fontanella, ormai secca, e l’albero, ormai rinato!

L’ultimo ulivo lo pianterò nel mio cuore,
nel suo solco più profondo
per salvarlo dall’estinzione
e lasciarlo in eredità a mio figlio
e ai figli di mio figlio.
Pianterò l’ulivo
nel solco delle mie vene contadine
e lo innaffierò con le acque della memoria
che non si prosciugano ancora
a dispetto delle mode,
delle tendenze,
a dispetto di questo progresso
dalle mille fauci
che richiede ogni giorno
un tributo di alberi,
siano essi gli ulivi della mia terra
o i millenari alberi d’Amazzonia
o il vecchio caro salice
che dava ombra a una vecchia fontana di paese.
Potesse il mio cuore ospitare
tutte le radici sfrattate,
tutti i tronchi decapitati,
tutte le fronde violentate
da membri metallici,
da artigli rapaci.
Potesse il mio cuore ospitare l’ultimo ulivo
nel suo solco più profondo,
abbracciare le sue radici impaurite,
e consolarlo d’essere rimasto così solo
in questa mia terra di Puglia.

La sporta ti lu cùnsulu

sporta ti lu cùnsulu

Chi non è del territorio tarantino non può nemmeno lontanamente sapere cosa sia questa cosa!
“La sporta ti lu cùnsulu”!
Ebbene, amici e lettori di passaggio, la sporta era una cesta di vimini molto ampia e molto alta nella quale si disponevano tutte le vivande che si portavano presso una famiglia colpita da grave lutto, durante tutta una intera settimana, e anche oltre.

Intorno all’evento terminale della morte c’era tutta una serie di usanze e tradizioni che vanno inesorabilmente scomparendo. Ma che mi piace qui ricordare, cioè quella della veglia fatta attorno al catafalco del defunto da tutti i membri della famiglia, dagli amici più stetti, dai vicini di casa, i quali si preoccupavano di portare con molta discrezione ogni genere di conforto soprattutto latte, caffè d’orzo, biscotti ed altro ai parenti del defunto e l’indomani, dopo la sepoltura all’imbrunire, si portava il cosiddetto cùnsulu. Si disponeva tutto in grandi cesti di vimini, usati esclusivamente per questo motivo, si portava di tutto dalla pastasciutta al brodo, dalla carne alle verdure crude, formaggio grattugiato e frutta. Per sette giorni, infatti, nella famiglia colpita da un lutto non si poteva né si doveva cucinare, non si poteva spazzare la casa: era come scacciare l’anima del defunto che si aggirava ancora tra le pareti domestiche.

I parenti non attendevano a nessun dovere familiare se non quello di stare seduti ad attendere le persone che andavano allu visitu. Si osservava un lutto stretto, intendo con questo parlarvi del lutto inteso come abiti neri, nero totale, dalla testa ai piedi, per circa tre anni. La morte come la nascita era regolata da ferree regole osservate coscienziosamente senza ribellarsi, senza opporre resistenza, faceva parte della vita, di quella parabola umana che oggi ci siamo fermati a rivedere come alla moviola sperando di avervi fatto riflettere e ricordare di come eravamo più ricchi quando eravamo più poveri.

Stralcio della mia Relazione tenuta il 28 marzo 2008 nel Castello d’Ayala Valva di Carosino nell’ambito del progetto culturale “Carosino letterario” dal titolo:-I giochi e gli intrecci della memoria-a cura dell’assessore alla cultura Maria Teresa Laneve

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 20, 2013, in varie. 6 commenti