Archivio | luglio 2013

La seggiola rossa

la seggiola rossa

L’altra notte, non potendo dormire,
mi sono alzata e mi sono seduta sulla seggiola rossa impagliata,
eredità di mia madre e delle cose preziose del mio passato.
La sedia è sempre lì,
sulla veranda all’aperto,
perché spesso mi alzo quasi all’alba
per catturare il rosa dei mattini col mio obiettivo fotografico.
Dentro la stanza l’aria era insopportabile,
dovevo fare qualcosa per mettermi in salvo.
Potevo morire in quella temperatura da alto forno.
Mi sedetti priva di vita…
Mi sedetti come solo una statua può sedersi.
Ma fu stupore per le mie membra.
Percepii una sensazione inimmaginabile,
la percepivo e volevo scriverla..
la parlavo, la raccontavo a me stessa per imprimere
quella esperienza nelle pieghe della mia anima
come se la vergassi su un accartocciato foglio di papiro…

Fu come se le mille braccia della notte mi attendessero, mi cullassero.
Fu come se mille aliti di vite invisibili mi soffiassero frescura,
fu come invisibili ali di farfalle e di volatili altri
mi facessero da ventaglio.
Sentivo le mille creature della notte
e che popolano quello stadio di tempo che precede l’aurora,
fare capannello intorno a me, e mi facessero la respirazione artificiale.
Fu come se mille amanti mi baciassero con aliti di zefiro e di favonio.
Fu come se mi restituissero alla mia vita ordinaria,
con una nuova fiaccola tra le mani,
per vivere ancora, ancora, domani…

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Il mio nome è Anna

vigneti

Nome: Anna

il mio nome è Anna, intreccio rafia di parole per farne liane per i sogni.. catene di versi che mi trattengano al ramo della vita.. ma qualunque nome io abbia sono un fiato tra mille ad alimentare il calore di un sole sfigurato.
Il mio nome è amore per chi ne voglia raccogliere con mani di tristezza, e farne sorrisi per i nuovi giorni..
Io sono la Luna inafferrabile, sono la marea che sciaborda nelle tue insonnie, sono la folata di vento che ti sfiora senza toccare la tua pelle sudata di lacrime.
Io sono la chiarità delle stelle agostane, la conchiglia che riconduce echi lontani.. io sono IO !!!
Un fiato leggero che soffia sulle nubi della lontananza e accorcia distanze planetarie, io sono il sapore dei cibi genuini, delle risate innocenti … sono Una, Nessuna e Centomila volte Anna,
e assommo tutte le qualità e i vizi e le virtù di tutte le Anne che hanno abitato l’emisfero abitabile. In me trovano spazio le distese d’Irlanda,
i pianori di Puglia, le savane e i deserti di tutti i continenti;
con la paura di vivere io vivo e la voglia inappagata di volare,
vivo intrecciando cordame di licheni e con lame di ricordi affetto fichi
e li dispongo come bimbi alla carezza dorata del sole.

Sono l’uva dei vigneti che ammicca dalle spalliere disposte come vetrine sui tratturi che costeggiano i mattini.
Sono la sirena sentinella che attende il ritorno a riva dell’ultimo marinaio con le nasse degli occhi colmi di pesca miracolosa;
sono Anna dal ventre di terra, e tu?

Il regno dei nonni

nonni-e-nipoti[1]

IL REGNO DEI NONNI

Il regno dei nonni
è un regno di antiche memorie
dove rivivono, come per incanto,
voci e volti del passato
e le persone hanno arcane fisionomie.

I figli sono sempre bambini
e le storie sono sempre le stesse storie,
come se il tempo non mutasse nessuno
e i calendari sostassero
sugli anni più felici.

Il regno dei nonni
è un regno di verdi ricordi,
edere tenaci che si aggrappano
alle muraglie avìte.

Si nutrono di piccole cose,
i nonni,
a volte soltanto di un sorriso,
di una carezza sul viso
del nipotino amato.

Un regno, dove il tempo è sovrano
e gestisce gratifiche di affetti,
ricordi che assumono valenza di energia
che condisca il pane quotidiano.

I nonni, hanno tanto da raccontare
e non chiedono che occhi innocenti,
orecchi pazienti di bimbo
che li sappia ascoltare.

Come alberi fecondi
recano frutti di saggezza antica,
sulle pieghe dei loro volti
si può leggere, tutta intera,
la trama variegata della Vita.

le fave bianche e le fave nere

le fave neredonna che sbuccia le fave 2donna che sbuccia le fave

Transitando per le strade dei nostri paesi del Sud non è raro vedere sia donne che uomini intenti a sbucciare le fave. Un antico mestiere tramandato da madre a figlia, ma che non è disdegnato anche dagli uomini, quelli anziani però!

Ho avuto la fortuna di scattare qualche foto e con gioia le pubblico per voi! Una nota che certamente vi sorprenderà è quella secondo la quale le fave nere erano conosciute anche nell’antichità :in Grecia, le fave venivano usate in politica nelle votazioni per confermare un “progetto di legge”: le fave bianche indicavano consenso positivo, quelle nere, negativo.
Pratica che continuò nel Medioevo e fino all’Ottocento in Toscana dove si votava con fave nere e bianche.

Ritenendo interessante anche queste notizie trovate sul web che riguardano le fave nere mi sembra opportuno aggiungerle alle mie semplici e povere noticine!

“Le fave sono originarie dell’area del mediterraneo ed erano già conosciute nella prima parte dell’età del bronzo, già utilizzate per l’alimentazione nell’antico Egitto ed in Grecia.
Durante il periodo dell’antica Roma il tempo dedicato al ricordo ed alla commemorazione dei morti non era, come oggi, il primo giorno di novembre ma durava un’intera settimana nel mese di febbraio, che era l’ultimo mese del calendario romano ed era il mese della purificazione.
Una delle convinzioni tradizionali era che le fave nere contenessero le lacrime dei trapassati ed erano quindi l’alimento più emblematico di questa tradizione. Secondo Pitagora le fave nere celavano al loro interno le anime dei defunti, dobbiamo quindi interpretare il cibarsi di fave come un’ingestione dello spirito dei cari estinti.
Le fave nere erano anche utilizzate per diversi rituali: per implorare la pace ai defunti consisteva nello spargere questi legumi sulle tombe; erano anche considerate “scaramantiche” si usava gettarsele alle spalle pronunciando le seguenti parole: “con queste fave, redimo me stesso ed i miei cari”.
Durante i rituali dedicati alla Dea Flora, intere cascate di fave venivano gettate sulla folla in segno beneaugurante, ma al termine dei festeggiamenti il sommo sacerdote di Giove non poteva toccarle per la loro impurità.
Durante il periodo dedicato ai defunti si organizzavano veri e propri banchetti che comprendevano le fave nere, esse venivano anche date ai poveri, che le consumavano crude, mentre i nobili le cuocevano con diverse e tradizionali ricette con salumi e formaggi.
Successivamente all’avvento del cristianesimo e nonostante i cambiamenti apportati alle usanze le fave rimasero il simbolo delle commemorazioni ai defunti anzi divennero il cibo di precetto venivano consumate prevalentemente in minestre. ”
(note prese dal web)

Cuscini di lana e materasso di crine

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Ieri ho dismesso alcuni cuscini di lana. Mi è dispiaciuto, ma non sono più in grado di lavare la lana, e poi aprirla per poi reinserirla nei guanciali. Le mani fanno male, specie i pollici e gli indici che sostengono la maggior parte della fatica in questo antico mestiere ormai desueto.

E così è stato facile tornare indietro nel tempo e pensare alla mia infanzia, quando con le mie due sorelle dormivamo sul materasso di crine, alto, che talune volte mi serviva lo sgabello per salirci su! Ci si dormiva bene, scricchiolava un po’ come quello di foglie di granturco, ma poi col sopravvenire del sonno, non ci si badava più.
L’indomani la mamma lo riassettava introducendo le braccia “nel saccone” tramite due aperture a mo’ di tasche e rimestava il crine, e lo rendeva soffice per altre dormite e altri sogni.

Frittata di zucchina, cipolla e fiori

frittata di zucchina e fiori

Amici, giacché i fiori della zucchina e la zucchina e che mi perviene in questi giorni è davvero tanta, oggi ho pensato di fare una gustosa e saporitissima frittata di zucchina. Vi assicuro che come per tutte le frittate la casa era inondata da questo graditissimo odore tanto che lo hanno sentito anche le mie vicine! Avevo un pugnetto di fiori che si erano ormai chiusi e rischiavano di avvizzire, li ho fatti appassire leggermente nella padella per friggere appena unta di olio buono, di quello che noi tutti qui chiamiamo “olio di frantoio”, li ho messi da parte, nella stessa padella ho fatto ammorbidire una cipolla tagliata a rondelle, poi l’ho messa da parte, ed infine ho fritto, sempre velocemente, senza tanto olio una zucchina tagliata a fettine sottilissime. In una terrina ho aperto due uova, ho messo una grossa manciata di formaggio, un po’ di pangrattato, e vi ho unito i tre ingredienti preparati poco prima, I fiori, la cipolla e la zucchina. Ho amalgamato il tutto, ho regolato di sale e via! in padella…a dorare.. per la gioia di mio marito e soprattutto mia!

Fiori di zucca ripieni

fiori di zucca ripieni

Sono grata all’amico Pino Pantile per avermi richiesto la ricetta dei fiori di zucca ripieni. Ho anche delle belle foto fatte tempo addietro e la ricetta è di quelle facili facili, e di grande effetto!

Sorvolando sul trattamento dei fiori, che devono essere lavati velocemente altrimenti si “sciupano”, e tenuto conto della quantità degli stessi, preparare un ripieno a base di tonno, pangrattato, uovo, capperi e aglio tritato finissimo. Riempire i fiori e sistemarli nella teglia, dove è stato sparso precedentemente qualche cucchiaio di sugo di pomodoro.
Dopo aver farcito tutti i fiori cospargerli di sugo e formaggio grattugiato. Infornare appena un quarto d’ora in forno caldo. Spegnete e tenete nel forno fino al momento di servire.