Archivio | aprile 2021

Qui non giace mia madre

Qui non giace mia Madre,
cercatela quando il vento
fa udire la sua voce possente
tra le colline, a raccogliere malva
dai petali d’ametista,
per distillare analgesici d’Amore.

Qui non giace mia Madre,
la troverete in quel piccolo giardino
recintato di tufo,
quando con mani tenere e forti
sorregge pergolati di glicine
e sconfiggere brigate di muffe bianche
con ventate di amorevoli attenzioni.

Qui non giace mia Madre,
lei risiede negli albori dei mattini,
nella goccia che s’imperla sul fogliame.

La troverai nella cangiante iride
di una bolla di sapone,
o sulla vetta più bianca di neve,
bianca come spuma marina,
bianca come ala di gabbiano,
bianca come l’altissima Luna
che brilla nella notte…

L’impressionante Solitudine

Sembra vestita di un viola quaresimale

la nostra Piazza stasera,

come se  piangesse tutti i suoi figli

morti, in questo tempo da dimenticare.

E queste chianche, memori di voci argentine,

ora splendono di una luce abbagliante

come le lacrime pietose delle madri,

come mariti che piangono le spose.

Album di ricordi

Desidero pubblicare sul mio blog questo straordinario album di fotografie del mio amico Vito Fabbiano, sulla Festa patronale affinché restino nei miei Documenti visivi più cari e più a lungo possibile. Causa Covid, “del Doman non c’è certezza.”

Paese immutevole

PAESE IMMUTEVOLE

Esiste un paese immutevole

la cui storia fu scritta su pagine di pietra

irrorate col sudore dei padri

levigate come lastre di selce

risuonanti dell’eco dei carrettieri.

Qui tutto resta al suo posto

senza che l’affanno del mutamento

assilli il discorrere dei vecchi.

In questo luogo si possono scorgere

le anime dei trapassati

rivisitare le proprie abitazioni,

quando i balconi sono serrati

come le pupille dei dormienti.

C’è un paese immutevole

dove la rondine torna a fare il nido,

respingendo l’ebbrezza domiciliare

dei grattacieli metropolitani.

C’è un paese il cui nome appartiene

al Santo Cavaliere,

che vigila in ronde silenziose

quando i figli più giovani

si attardano negli angoli bui,

cercando le ragioni della vita.

Egli veglia sul grano e sul vigneto

coprendoli col suo mantello purpureo…

C’è un paese immutevole

dove è facile scambiarsi le opinioni

parlando a bassa voce sui poggioli,

quando  i bimbi dormono

immemori di giochi e di paure.

Qui c’è ancora un contadino

che parla come un padre al piccolo frumento,

alto quanto la barba di un operaio dell’Acciaieria,

al termine del turno della notte.

Le aiuole sono sì senza erba

ma i gerani dei balconi

suppliscono l’indifferenza

dei potestà comunali.

Esiste un Paese immutevole

dove il giallo degli ottoni

sulle porte antiche

risplende come un input di sole

sul silenzio che soffoca le risa.

Qui c’è ancora una casa

che dilata le sue pareti quando abbraccia,

c’è un cuore che palpita, inviso

alle porte blindate

delle case cittadine.

Pepite d’oro

Scavando, scavando si trovano le pepite d’oro delle nostre nonne.

La recita della Leggenda di San Giorgio con preghiere finali, dalla viva e”nazzicante” voce della signora Rosaria Gigantiello.

Perle

Perle di pianto

La poesia

ha il potere

di rendere luccicanti come perle

anche le lacrime più amare.