Archivio | ottobre 2016

Il genio musicale di Francesco Greco

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Foto Cinzia Amorosino

 

Ieri sera mi sono sentita privare del mio peso corporeo e trasportare su mondi ideali, dove il potere della Musica regna sovrano, sovvertendo le nostre miserie quotidiane e sublimando il Tempo in un Unguento lenitivo per fasciare le ferite dello spirito. Il magnetismo del violinista, il suo virtuosismo, la sua bravura direi quasi “Mostruosa” conquistava tutti…

Nessuno avrebbe voluto andare a casa…nessuno avrebbe voluto interrompere quella magia.  Io, personalmente ho vissuto il Concerto come una specie di sortilegio. Sono stata attraversata da una gamma infinita di emozioni. Ho rasentato le lacrime per sconfinare nelle volute di melodie che evocavano “scampoli” della mia vita, subito dopo, il dinamismo della musica mi faceva tamburellare le dita sulle ginocchia il refrain di colonne sonore che fanno parte del vissuto di molti.

Tornata a casa ho scritto queste poche righe a tarda sera, quando le emozioni premevano contro le pareti dell’anima…lo sentivo come un’ urgenza interiore.

Avevo sentito parlare di lui, ma solo il sabato precedente sull’Associazione Agnini, avevo fatto la conoscenza col suo genio Musicale.

Fin dalle prime note è stato facile riconoscere i famosissimi brani tratti da: Il Gladiatore, Colazione da Tiffany, Il Padrino, Nuovo Cinema Paradiso, Shindler’s List, il Postino, il Mago di Oz, per citarne soltanto una parte, concludere la sua “Antologia” di virtuosismi con la trascinante La Vita è bella.

La scelta del repertorio, e alcuni brani delle più belle canzoni napoletane e religiose (uno per tutti “La vergine degli angeli” tratto da La forza del destino di G. Verdi ) eseguite magistralmente dal Soprano Carmen D’Andria, hanno rapito e conquistato il pubblico presente che ha tributato al violinista e alla sua Francesco Greco Ensemble un tributo di applausi calorosissimi ed entusiasti.

 

 

 

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 31, 2016, in varie. 1 Commento

il Linguaggio pluripotente

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Una serata “Dinamica” come mi assicurava il mio amico Adriano D’Altri, così è stato. Dopo il saluto d’accoglienza da parte del Presidente dell’Associazione Solidale “Agorà”, Angelo Sinisi, che ci ha ospitato nella loro sede, i saluti degli illustri ospiti Andrea Indellicati e Cosimo Vitti, (Volontari Amici di Manaus) hanno impreziosito la serata con le loro testimonianze di vita spesa per la solidarietà. Gli inserimenti video, l’alternanza tra il parlato e il recitato, l’attenzione del folto pubblico hanno reso questa serata culturale davvero unica. Grazie a tutti…vorrei citarvi ad uno ad uno ma, temendo di dimenticare qualcuno, mi astengo.

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 29, 2016, in varie. 1 Commento

Pere calaprice, frutti dimenticati

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Le pere calaprice sono dei piccoli frutti tondeggianti  e  per questo vengono chiamate anche pere mandolino.

Crescono nelle soleggiate terre di Puglia, specie nel nostro Salento, in Sardegna e persino nel sud della Francia.

I rami secchi e pungenti vengono utilizzati per farne siepi di recinzione, il fusto si usava anche per colorare i tessuti.

Le infiorescenze bianche, sono connotate  da sfumature rossastre più evidenti nei boccioli.

Il frutto, aspro e ricco di tannino richiede tempo e cura per sviluppare tutta la sua dolcezza.

Un vecchio proverbio infatti detta proprio così “col tempo e con la paglia maturano le nespole” e in questo caso, tempo, paglia e luoghi areati e bui compiono il miracolo della trasformazione del tannino in fruttosio.

Io ne avevo sempre sentito parlare sia da mio padre che da mia madre, la quale nei suoi lunghi anni, ha conosciuto i disagi della guerra e i sacrifici per crescere noi, le sue tre bimbe.

Poi, quando il benessere è arrivato, pur avendo la possibilità di gustare la frutta migliore, lei se ne usciva sempre con queste sue reminiscenze gustative.

Ieri ho avuto la gradita sorpresa di ricevere in dono un panierino di pere calaprice. Tonde, dalla buccia ruvida eppure lucente, e non vedevo l’ora di sentirne quel gusto tanto rimpianto da mia madre.

Nel ricomporle in un altro cestino e immortalarle con qualche foto mi sono capitate alcune perine mollicce. Quelle erano già pronte per la degustazione.

Dentro vi ho trovato una polpa, poca in verità, piuttosto granulosa e dolcissima e scura come la buccia di una castagna, ma se devo dirla tutta è stato il suo profumo che mi ha inebriata, conducendomi sulle ali della memoria ai vecchi ricordi di un tempo passato che mi incatena appassionatamente e non vuole lasciarmi mai più.

 

 

 

 

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 23, 2016, in varie. 5 commenti

sulle tracce dei sapori antichi

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Anche quest’anno la festa delle giuggiole è stata un successo.

Una festa privata, aperta a tutti gli amici di Facebook che avessero voluto partecipare.

Io, come al solito, avevo allestito la tavola alla grande, esponendo in bella mostra le bottiglie del liquore di giuggiole, quello di finocchietto selvatico e quello di mirto.

Ho tirato fuori i vecchi bicchierini superstiti di antichi servizi di cristallo, piccoli come ditali augurandomi che non se ne rompesse nessuno.

Ho disposto le giuggiole nelle ciotoline più preziose che avevo nella cristalliera.Ho  lucidato l’argenteria per offrire agli amici e graditi ospiti, le melograne sgranate e lasciate a marinare una mezza giornata nel succo di limone e zucchero di canna. ho disposto fasci di finocchietto selvatico dai lungi e odorosi rami come fossero pregiate orchidee , ho riempito panierini di mele cotogne e sparsi per la sala…come fossero opere d’arte.

Ho chiesto e ottenuto da mio cugino Antonio un rametto con i frutti del Corbezzolo, 5 frutti in tutto, ma sufficienti a far riempire di stupore gli occhi dei miei amici. Come se non bastasse tutto ciò, un ospite e signora che ancora non conoscevo di persona, mi hanno portato un paniere di sapori/odori pieno di menta, rosmarino, salvia, rametti con melograni, e…udite udite…. rametti di calaprici… con i frutti vicino, frutti che conoscevo di nome ma che non avevo mai visto prima e che saranno oggetto del mio prossimo post!

Poi, richiamando gli ospiti che si scambiavano le loro considerazioni  gioiosamente fra di loro, ho esordito:” Cari amici, benvenuti nella mia casa, e grazie per aver accolto il mio invito, desidero dedicare questa serata alla memoria di mio padre.”20161021_10484320161021_10445314732214_202857020150221_2525323223054429453_n

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 22, 2016, in varie. 6 commenti

Crostata di frutta di stagione

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Ebbene, lo confesso, non sono brava a fare i dolci, mi metto a farli solo raramente e se ho una visita alla quale mi fa piacere offrire qualcosa preparata da me.

Sono così imbranata che questa sera sono partita con l’idea di fare una torta di mele e invece mi sono ritrovata a fare una Crostata di mele cotogne.

Il risultato non è male. Se vi interessa vi butto giù qualche dose e qualche ingrediente.

 

300 gr. di farina OO

2 tuorli d’uovo

150 gr. di burro

150 gr. di zucchero.

mezzo bicchiere di plastica di vermout

buccia di limone grattugiata

mele cotogne cotte nel forno,

chicchi d’uva senza noccioli.

qualche cucchiaiata di confettura

anch’essa di mele cotogne.

Ah! io ci ho aggiunto una spolveratina di Lievito Bartolini.

Dopo aver preparato la frolla e tirata una sfoglia ho rivestito il fondo della teglia

dopo averla spalmata di olio prima e di farina dopo.

Ho sistemato la pasta nella teglia e ci ho aggiunto delle fettine di mela cotogna,

arrostita e spellata. Ci ho messo qualche cucchiaiata di confettura

ma, siccome era molto densa mi riusciva difficile “spalmarla”.

Ho decorato con acini d’uva senza noccioli…una malvasia mi dicono che sia.

sistemate le solite striscioline  per la decorazione di ogni crostata che si rispetti

ed ho infornato per una mezz’ora alla temperatura di 180°.

Io la assaggerò domani, in occasione della “Scèscila day”

poi saprò dirvi!

 

Sorprese mancate

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semidicachi

 foto di Angela Lacava

 

Quando ero bambina non mi piaceva mangiare i cachi…

perché erano molli molli e nell’addentarli mi sfuggivano da tutte le parti.

Mia madre mi pregava dicendo: mangiali che fanno bene..

Mangiali che sono buoni…e io niente!

Ma poi quando mi diceva mangiali perché dentro ci sono dei noccioli belli belli…

sono del colore della cioccolata e poi…e poi se li tagliamo

dentro ci sono delle sorprese!

Ma ora ci hanno tolto tutta la fantasia…

Ora ci sono i cachi senza noccioli e senza sorprese!

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 19, 2016, in varie. 3 commenti