Archivio | dicembre 2016

I racconti del braciere

frace

Ringrazio vivamente Mino Occhinegro, Presidente dell’Associazione culturale “Lino Agnini” che opera attivamente sul territorio sangiorgese e non solo, d’avermi dato l’opportunità di presentare nei suoi prestigiosi locali il mio ultimo libretto, intitolato

“RACCONTI INTORNO AL BRACIERE”.

Un’occasione lusinghiera per me in quanto la serata, molto leggera e sobria, si inserisce nell’ambito della 20^ Edizione della Mostra concorso sui presepi, inaugurata la sera di santa Cecilia.

Mi presenterà il regista, scrittore, attore Antonio Fanelli che mi ha già presentata presso l’Associazione Solidale Agorà,qualche mese fa.In molti mi hanno chiesto una o più copie della pubblicazione, sarà un’ occasione buona per acquistarne una copia da leggere agilmente in questo tempo di Natale che ci riconcilia con la Vita.

L’incontro avverrà il 4 Gennaio alle ore 18,30 nei locali espositivi dell’Associazione Agnini in Piazza San Giorgio, già Piazza Margherita. ❤ ❤ ❤

Siete tutti invitati.

 

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 29, 2016, in varie. 2 commenti

Una bella Notizia

ruota

 

Una encomiabile iniziativa umanitaria che ci fa ben sperare che ancora nel cuore degli uomini alberga uno spiraglio di Giustizia e di umanità, in mezzo a tanta barbarie che insanguinano il nostro Tempo.💗
Vale davvero la pena che ve ne parli. Che vi parli di
quei neonati indesiderati i quali, tempo addietro, venivano abbandonati alla carità degli orfanotrofi e depositati nella Ruota degli esposti.
💗
A Taranto, presso l’ospedale SS. Annunziata, è stata inaugurata “La Culla per la vita”, con accesso dalla discreta via Crispi. Il progetto è stato voluto e realizzato dal dr. Oronzo Forleo, direttore della Struttura Complessa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale.
💗
Da oggi, anche nel nostro sud, le mamme e i genitori che non vogliono/possono occuparsi del nascituro potranno “donarlo”, in modo anonimo e garantendo la massima sicurezza al neonato, a coloro che sapranno amarlo, rispettarlo e garantirgli un futuro.

💗
La Culla infatti altro non è che una incubatrice confortevole e con sensoristica ultra moderna, collegata con delle videocamere al reparto di terapia intensiva neonatale. In caso di presenza neonato, il personale medico e infermieristico verrebbe immediatamente allertato per consentire l’immediato recupero del bimbo. Chiedo il vostro aiuto per diffondere la notizia, affinché ci sia più informazione e si evitino gli abbandoni e le tragedie legate a questi atti. 💗

Grazie a nome di tutti i bambini “rifiutati” dalla madre naturale e a nome di quei genitori che potranno stringere tra le loro braccia una creatura da amare. 💗

Questo è un bel messaggio di Natale.💗

 

AUGURI, BUON NATALE!

 

Un pensiero per gli ultimi

clochard

 

Un pensiero per gli ultimi

Un pensiero per gli ultimi, per gli invisibili.
Per i barboni che lo trascorreranno sotto i ponti,
per chi lo vivrà nelle corsie degli ospedali in cerca di ricovero
sulle strade… in servizio… di turno al 118…
ai vigili del fuoco,
agli stambecchi affamati,
ai bimbi abbandonati nei cassonetti
alle madri che hanno deciso di abortire…
a chi ha deciso di trascorrerlo in sobrietà..
a chi lo trascorrerà da solo
a quanti hanno perduto da poco una persona cara
a quanti aspettavano un invito che non è arrivato
a quanti lavorano nelle mense caritative
agli immigrati, ai carcerati, ai separati
che non potranno abbracciare i figli
a chi non crede, a chi non spera più…
a chi non ha mai cominciato a sperare
ai vecchi abbandonati come fardelli inutili
nelle case di riposo..
alle mamme che stanno partorendo
a quanti stanno morendo..
a chi comincia solo oggi a vivere…
a chi vorrebbe morire proprio oggi,
a me a te poeta coltivatore di sogni,
inguaribile Pierrot con lo sguardo rivolto alla luna
cercatore di stelle sui prati del cielo…
seminatore di briciole ai passeri affamati…
tessitore di emozioni col filo lucente della parola
spoletta di luce che mira a raggiungere il cuore
dell’uomo abbagliandolo di stupore semplice…
col fiore d’amore che sboccia in tutte le stagioni
quasi fosse primavera sempre e non solo a natale…
buon natale magnifico amico
ecco qualche parola,
prendila, è tua.
A chi aspetta un tramonto, forse l’ultimo,
a chi invece abbraccia l’alba di un vagito,
a chi voleva ancora volare
pur avendo ali bruciate,
a chi, come noi,
vive immerso nei sogni
e guarda il cielo
anche se è grigio
anche se piove
e sa ancora sorridere davanti all’azzurro
di uno sguardo bambino
e sa ancora commuoversi
davanti ad un dono inatteso.
A te, dolce amica, compagno speciale,
a quanti ho dimenticato,
non se ne abbiano a male,
e a te Emigrante che vorresti tornare,
auguro a tutti un Sereno Natale!

i meloni invernali

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L’estate scorsa ho comprato alcuni meloncini gialletti, uno zuccherino dalla buccia bianca, uno zuccherino dalla buccia verde, uno zuccherino dalla buccia retinata…e tutto questo per portare a tavola un frutto che ci ricordi la bella e calda stagione estiva.
Io li sto covando con gli occhi come se fossero delle Uova giganti!!
Non so se avete mai sentito parlare dei meloni invernali
In realtà non ci sono meloni che maturano in inverno, ma si chiamano erroneamente “Invernali” perché hanno nel loro DNA una lenta maturazione, tale da potersi consumare in periodi freddi, come il Tempo di Natale.Ricordo che mia madre raccoglieva anche i semi, li lavava, li lasciava asciugare al sole in un piccolo cestino di vimini e poi li consumavamo come passatempi… ovvero, quelle “scuscigghie” di cui ho parlato più volte.
Questa mattina li ho passati in rassegna e li ho trovati in ottimo stato, così come quel grappolo d’uva riposto nel vano più freddo del frigo. Chissà, quest’anno, visto che si dice porti bene assaporare qualche chicco d’uva a Natale o a Capodanno la fortuna non giri per il verso giusto.20160904_173652

La notte chjù biata

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La notte chjù biata

Ste dorme nu piccinnu ‘ntra la naca/ la mamma lu ste nazzica amorosa /luntanu si ste sente na zampogna/ Li pasturi ston’a àvinu visiùni.

Mo si ni veni nu stuelu di angiulicchi/ cu l’ali bianchi bianchi sbattisciannu/ e Giseppu, ca nonc’è l’attane veru/ si ste dummanna “ce éte stu misteru“?

“Uè Marì, ma ce cosa è stu misteru,/ ti stu figghju ca ha vinutu ti lu cielu,/ stu piccinnu ch’è lu Dìu nuestru biatu/, ca lu cielu e la terra Iddu ha criatu./

Ca nu Re ste ‘nfassatu ‘ntra na crotta,/ cosa granne ha successu qua stanotte!”/

Mo si sèntunu l’àncili cantare/ “Questa notte è la notte chjù biata/ questa notte è na notte ti priscezza/ e pi vuje ha vinùtu la salvezza!”

Si scinocchia Maria la Furtunata/ si ricorda ca fu chiamata ti l’àncilu “Beata”/ e fu chiamata puru “Benedetta”/ ti la cuggina sova Elisabetta./

Po’ assìu na stella luminosa/ comu no s’era vistu maje a quistu munnu,/ comu no s’era vistu maje a quiri vienti/ e lluminò Bettelemme e puru l’Oriente.

La levatrice incredula

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Una delle tante prove per dimostrare la verginità di Maria,  è un episodio  legato a fonti apocrife, dettagliatamente narrato nel Protovangelo di Giacomo e ripreso nella Leggenda Aurea: quello della levatrice incredula.

Siamo a Betlemme, Maria è in procinto di partorire. Per farla aiutare nel parto, Giuseppe si muove alla ricerca di una levatrice, che, però, arriva quando Gesù è ormai nato.

La levatrice si accorge della verginità di Maria e, stupita, leva un inno alla nascita prodigiosa del Salvatore, poi corre a chiamare un’amica, pure levatrice, Salomè, e le narra dell’evento miracoloso, ma la donna si rifiuta di credere che una vergine possa aver generato un figlio, e vuole constatare di persona.

Anticipando San Tommaso, la donna incredula afferma:

(Come è vero che) vive il Signore, se non ci metto il dito e non esamino la sua natura, non crederò mai che una vergine abbia partorito.

Insieme si recano alla grotta della Natività, Salomè protende la mano verso Maria per constatare di persona, ma la mano immediatamente le si brucia.; subito Salomè implora perdono a Dio, allora accorre un angelo, che le suggerisce di avvicinarsi al Bambin Gesù e di prenderlo in braccio. L’incredula, pentita, compie l’amorevole gesto suggeritole dall’angelo e subito viene risanata.

Fra le interpretazioni più significative dell’episodio, si ricorda la “Natività” del 1425 del pittore fiammingo Robert Campin (1375-1444), noto anche come “Maestro di Flémalle” o “Maestro di Mérode”.

La scena della Natività illustrata da Campin si articola attraverso tre momenti diversi: la Natività vera e propria, l’Adorazione dei pastori e la vicenda della levatrice incredula.

Le scritte sui tre cartigli ricordano i vari momenti dell’episodio. Lo stupore per l’evento miracoloso della prima levatrice accorsa è ricordato dalla scritta: Una vergine ha partorito un figlio; l’incredulità di Salomè, che vorrebbe verificare la verginità di Maria, dalla scritta: Crederò solo a quello che avrò toccato; il suggerimento dall’angelo per essere risanata dalla scritta: Prendi in braccio il bambino e sarai guarita.

Sul sacro evento, seminascosto sullo sfondo, tuttavia ben visibile, caratteristica tipica della pittura fiamminga quattrocentesca, che qui ben traduce la complessa simbologia della luce del Protovangelo di Giacomo, s’affaccia il sole nascente, emblema di Cristo, il “nuovo Sole” della Giustizia e della Verità.