Archivio | febbraio 2016

Racconti intorno al braciere

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La piccenna intr’allu puzzu neru

 Negli anni 50/60 del XX secolo le case si costruivano con i tufi che si ricavavano scavando ampie cantine o cisterne di palmenti in cui si faceva il vino. Dovete sapere che in molte famiglie si “entrava” un certo quantitativo di uva per la provvista annuale di vino fatto con le proprie mani, per non dire fatto con i propri piedi.

Si chiamavano Li zzuccaturi e intagliavano il sottosuolo, altri lavoratori con gli àrgani (le macènnele) risalivano i tufi in superfice e li ammassavano in altri spazi… Nelle cantine, andando ancora in profondità, si scavavano i pozzi neri, grandi vasche che poi venivano impermeabilizzate fino ad una certa altezza nelle quali defluivano sia le acque bianche che i liquami dei gabinetti.

In ogni cantina c’era la pozzetta coperta con un pesante coperchio che si sollevava solo allorquando si rendeva necessario svuotare il pozzo nero! E qui vi voglio, il fetore era tale che i pozzi neri si svuotavano nel cuore della notte, mentre tutti dormivano e non potevano sentire l’insopportabile odore.

Accadde una volta che, in una casa, dopo aver svuotato il pozzo nero, gli abitanti di quella famiglia dimenticarono di rimettere a posto il pesante coperchio. Una delle bimbe di quella casa, inseguendo un gattino che si era rifugiato in cantina, disgraziatamente vi cadde dentro!

Quando si accorsero della sua assenza i genitori la cercarono per mari e per monti, ma non pensarono minimamente che la piccola fosse andata in cantina…

Quando, avendo perso tutte le speranze di ritrovarla, cercarono anche il cantina, udirono la vocina della loro bambina che piangeva e rideva e sembrava che parlasse con una persona. Naturalmente diedero voce, la tranquillizzarono e prontamente si calò il padre con una lunga scala all’interno del pozzo per trarla in salvo.

La bimba comprensibilmente imbrattata di sporcizia era serena.

Quando la riportarono su la mamma e il padre premurosi le chiesero, “ma dimmi, non hai avuto paura, amore mio, bedda ti la mamma tova???”

La bimba rispose prontamente “ No, non ho avuto paura, era solo la puzza che mi dava fastidio, con me c’era una Signora vestita di nero che mi teneva in braccio”!!!

Si gridò, naturalmente, al miracolo. Si pensò che la misteriosa Signora fosse la Madonna del popolo o la vergine Addolorata, entrambe venerate nella Chiesa Madre di San Giorgio Ionico.

E di questa storia si raccontò per moltissimo tempo, specialmente durante le sere d’inverno, attorno al braciere.


 

 

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I ponti di Taranto

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Taranto è anche questo…queste meraviglie questi giochi di luce che veste di porpora e oro i suoi tre ponti: Il ponte di pietra, il ponte girevole, il ponte Punta Penna… e le vestigia di antiche egemonie di di una civiltà che sfida la corrosione dello smog!

Foto reperite su facebook…ma se volete approfondire e ampliare la conoscenza della bella Città dei due mari… non vi resta che digitare http://www.ressa.it  e http://www.passionerossoblu.com ,cui spetta la proprietà di alcune di queste foto pubblicate nel mio blog.

Questa voce è stata pubblicata il febbraio 22, 2016, in varie. 2 commenti

Commiato

sciu3

 

Siamo nudi di fronte

alla morte, spogliati di tutto ed inermi,

nessuna finzione,

nessuna vanità ti è complice.

Non puoi difenderti più da nessuno,

sei solo con la tua anima

a fare il resoconto della tua vita.

Giaciglio di spine e rose e

guanciali scomodi,

che più non potrai accomodarti

ti inducono a riflettere.

Passi alla moviola la tua vicenda umana,

che come un video ti scorre dinanzi;

ti sovviene di quando non soccorresti tuo fratello,

di quanto era pesante quel fardello.

Di quando, scegliesti la via più semplice

dinanzi al primo ostacolo,

di quando giudicasti

senza pensare,

che il tuo giudizio pesava come un macigno.

Ora sei inerme dinanzi al dolore,

e rimpiangi gli abbracci non dati

chiami all’appello tutti quanti i tuoi affetti

donandoti, così come sei

senza più veli e senza ipocrisia.

 

E ritorni bambino,

quando eri come un candido lenzuolo

profumato con le essenze dell’amore.

Si incrociano le pagine del tuo tempo,

sono immagini di felicità e di abbracci,

di colpevoli silenzi e di abbandoni,

la tua lotta impàri tra il bene e il male

è giunta al suo finale.

 

Alza il tuo sguardo, nel buio della notte,

non sentirti solo in questo viaggio

il Padre tuo è lì a infonderti coraggio

a rendere meno amaro il tuo trapasso.

 

Il Padre tuo non è un Padre di vendetta

Assiso sul suo trono è Lì che aspetta,

è cessata ormai ogni discordia

Egli è il Dio della Misericordia.

 

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*Poesia di Mina Cipriano e Anna Marinelli

non so più quali siano state le mie parti, nè quali quelle di Mina,

ma credo che sia un unico fiore sbocciato ai piedi del capezzale di un amico!

 

 

 

 

I Bambini di Taranto vogliono vivere

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I bambini di Taranto volevano vivere!

Ma fermarono quei piccoli respiri,

intasando i loro polmoni di veleno.

 

I bambini di Taranto volevano giocare!

Ma versarono polvere di ferro

nelle aiuole dei loro piccoli giardini.

 

Gli azzurri aquiloni non hanno più ali,

i loro  fili restavano impigliati

sulle altezzose  colline artificiali.

 

Lorenzino voleva viaggiare,

a cavalcioni, sull’arcobaleno,

ma il suo volo si infranse a sei anni

tra quelle nubi di fumo e veleno.

 

I bambini di Taranto non hanno più prati!

Un brutto giorno affissero un cartello

dov’era scritta una brutta decisione:

“I Giochi in questo posto son vietati,

nessuno osi giocare col pallone”.

 

Ma è un cartello che fa piangere e ridere,

Perché i bimbi di Taranto vogliono Vivere.

***

Dedicata al piccolo Lorenzo Zaratta, detto “lollo”

 

 

 

Quando l’Amore diventa Poesia

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Quando l’Amore diventa Poesia
L’Amore è il motore trainante dell’Universo intero. L’universo, infatti, fatto di cielo, terra, mari, monti, natura, è governato dall’Amore inestinguibile di Dio il quale “E’ ” L’Amore per antonomasia, l’Amore che san Paolo chiama anche Carità.

Carità in quanto dono, dono di ogni tenerezza, di ogni premura, di ogni Bene di Dio nei confronti delle sue creature.
Stabilito questo punto, secondo il quale l’amore per eccellenza è Dio e precisato che l’amore, per essere definito tale deve essere corrisposto dall’amato e dall’amata, ma anche quando non fosse corrisposto e non fosse mai stato rivelato è sempre Amore, come canta il nostro conterraneo Albano
quando dice”
L’amore non corrisposto
E’ sempre amore
Anche se non ha “quando”
E non ha “dove”

vediamo un po’ come questo sentimento si esprime negli uomini, verso quale oggetto amato può dirigersi ed estrinsecarsi poi in Poesia.
Consideriamo quattro direzioni verso le quali l’Amore può dirigersi e ispirare poesia ovvero il canto del cuore e dell’anima.
L’Amore verso Dio
L’Amore verso la Natura
L’Amore verso la donna o l’uomo amato
L’Amore verso il padre, la madre, i figli, i fratelli ( sfera familiare) verso gli amici ( sfera sociale)
L’Amore verso Dio è stato espresso da milioni e milioni di creature in secoli e secoli, per millenni e millenni, poiché troviamo le prime mirabili tracce nelle preghiere dei Salmi. I salmi di Davide sono vere e proprie poesie, con la loro carica espressiva e di fede. La Madonna era così imbevuta di salmi e di sacra Scrittura che al momento della visita a sua cugina Elisabetta, col cuore gonfio e traboccante d’Amore per Dio esplode in un meraviglioso componimento poetico e profetico quale è il Magnificat.
La giovane Miriam aveva talmente interiorizzato le preghiere dei salmi che le aveva fatte proprie con l’esito stupendo che di generazione in generazione le riconosciamo.
E cosa dire della bellissima composizione di Sant’Agostino, quando viene folgorato dall’amore di Dio ed esplode in quel meraviglioso Canto ”tardi ti ho amato, Bellezza tanto antica e tanto nuova…” e San Francesco d’Assisi nel suo “ altissimo, onnipotente,bon signore tue son le laude, la gloria et l’onore, et onne benedizione…..” e questo accadeva nel 1220 circa e più in là, verso il 1500 Teresa d’Avila scriveva” più in me non vivo e giubilo/ vivo nel mio Signore/per sé mi volle e brucio per lui/d’intenso ardore…..” e ancora quell’immortale passo “ vivo ma in me non vivo/ è tanto il ben che dopo morte imploro/ che mi sento morir/ perché non môro”

Il cielo stellato, la luna, le stelle, i prati, i paesaggi innevati, i fiori, e persino un solitario filo d’erba possono ingentilire l’anima, suscitare poesia , ammirazione, commozione.
Nel secolo XVIII la corrente letteraria chiamata l’Arcadia comprendeva al suo interno poeti che inneggiavano alla natura, alle scene campestri, ai pascoli. Più in là negli anni Giacomo Leopardi nella sua immortale poesia “ L’Infinito” descrive se stesso seduto su una collinetta e, vagando con lo sguardo sul paesaggio sottostante e mirando l’orizzonte lontano, col suo sensibilissimo cuore cattura tutti i silenzi e tutte le voci, anche le più impercettibili, sentendosi immerso nell’Infinito,unito a quel Dio di cui si professa non credente.
Per l’amor profano mi sembra doveroso citare almeno un nome,
quello di Saffo.
Per chi ama la poesia e l’amore, il nome di Saffo rappresenta ormai un mito senza tempo. Anche se la sua voce, così straordinariamente limpida ed intensa, ci giunge dalle remote lontananze della Grecia arcaica, un mondo legato a peculiari tradizioni etiche e di costume.
La poetessa nacque infatti nell’isola di Lesbo intorno al 650 a.C. ed è una data assolutamente straordinaria che si perde nella notte dei tempi:
Intatta è rimasta a noi la struggente bellezza dei suoi Frammenti, piccole , brevi schegge di poesia che suscitano stupore e ammirazione.

A me pare uguale agli dei /
chi a te vicino così dolce
suono ascolta/ mentre tu parli
e ridi amorosamente./ Subito a me
il cuore si agita nel petto/
solo che appena ti veda, e la voce
si perde sulla lingua inerte.

Saffo nel 600 avanti Cristo è in grado di descrivere con mirabile efficacia
Gli effetti devastanti che prova l’innamorato dinanzi alla persona dell’amata
Con versi appassionati , freschi, eterni, immortali ed attualissimi.
Fu l’antesignana della Poesia d’amore al femminile. Altre figure titaniche sorsero nello svolgersi dei secoli. La grande Emily Dickinson, che non uscì mai dalla sua stanza, Isabella di Morra, perseguitata e uccisa dai suoi stessi fratelli, Gaspara Stampa.e via via fino ai nostri giorni per citare e omaggiare la nostra italianissima Alda Merini che ha parlato dell’amore con accenni folli, passionali, e suadenti. E mi fermo qui anche se sarebbe bello un approfondimento in tal senso.

L’Amore verso le persone può ispirare poesia quando si dirige verso l’amato o l’amata, oppure verso i genitori. In verità sono state scritte più poesie per la madre che per il padre. Con accorati accenti hanno verseggiato sulla figura materna autori di tutte le epoche e correnti letterarie; da Trilussa a Pasolini da Cardarelli a Bertolucci : da De Amicis a Ungaretti .
Ci sono stati poeti che hanno scritto poesie per la morte di un figlio o di un fratello, come ad esempio” L’albero a cui tendevi la pargoletta mano” di Giosuè Carducci, o quella scritta dal Foscolo “ In morte del fratello Giovanni”. perdita fa scaturire sentimenti così forti da essere sublimati nella poesia. Ma quando l’amore si dirige verso la persona amata vivente, il “ lui” o la “lei” ovvero l’uomo o la donna del “sogno” vediamo allora che si sono fatti scorrere fiumi d’inchiostro,si sono vergate tonnellate di carta, ma soprattutto si sono scritte poesie che sfidano il tempo ed emozionato milioni di animi sensibili e sentimentali.

Dante ha cantato la sua Beatrice, Leopardi la sua Silvia; Petrarca la sua Laura e persino gli uomini kurdi, quelli dal rude aspetto che ci tramanda la televisione,
clandestini, sulle zattere della salvezza, hanno avuto tra di loro poeti dai delicatissimi accenti lirici “ Il tuo fazzoletto, il tuo fazzoletto/
Notte e giorno sospiro ed esalo il cuore,
essere il tuo fazzoletto, questo è il mio desìo,
essere il tuo fazzoletto, quando lo porti alle labbra
e ai tuoi begli occhi.

Nazim Hikmet, poeta turco, è tra questi il poeta più amato e considerato oggi tra i più grandi lirici moderni. Con la sua “Ti amo come” è l’autore più letto e visitato dai navigatori di internet i quali quotidianamente leggono le sue appassionate poesie per nutrire le loro anime assetate di bellezza di sentimento e d’amore

Anna Marinelli.

Guaritori

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Stefano Maria Legnani, c. 1680–1715

Sant’Agata Stefano Maria Legnani, c. 1680–1715

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Santi Guaritori

 

Nella tradizione popolare c’era una ricchezza inestimabile di rimedi contro ogni sorta di malanni. Qualche volta questi rimedi si rivelavano efficaci, altre volte davano un blando beneficio, altre volte ancora si rivelavano “Acqua santa ‘nfacci alli muèrti” nel senso che non potevano procurare nessun beneficio o miglioramento, quindi inutili come è inutile versare ed aspergere con l’acqua benedetta coloro che erano morti in disgrazia di Dio.

Quando tutti i tentativi per guarire qualche malanno senza l’aiuto e la competenza del medico si rivelavano un fallimento si ricorreva all’aiuto dei santi.

Molti santi, infatti, avevano delle loro “specializzazioni” e poteri taumaturgici riguardo alcune malattie.

Dico, avevano, ma per chi crede, questi poteri li posseggono ancora.

La devozione popolare attribuisce ad alcuni santi il potere di ottenere Guarigioni, in realtà Essi non sono “Guaritori”  ma Mediatori,  intercedono presso Dio, datore di tutti i doni, per ottenere la grazia richiesta dai loro devoti.

Ve ne elenco qualcuno:

Sant’Anna aiuta le gestanti e le donne che devono partorire.

San Biagio, patrono di Carosino, libera e guarisce le malattie della gola.

San Lazzaro protegge dalla peste

San Vito protegge e guarisce dal morso del cane

Sant’Agata viene pregata per le malattie della mammella

San Paolo guarisce dal morso delle vipere e ragni velenosi

San Rocco protegge dalla peste

San Ciro e i santi fratelli Cosma e Damiano, martiri e medici, sono pregati e invocati per guarire ogni sorta di malattia.

Santa Apollonia libera dal mal di denti

Santa Annunziata guarisce le ernie

Santa Lucia è la protettrice degli occhi

***

San Francesco De Geronimo moltiplicava il pane nella madia dei poveri

Sant’Antonio è invocato per far ritrovare le cose perdute… ma di questi

ultimi e di altri santi ne parleremo in un altro capitolo.

 

Mi piace di lei…

via Corsica

 

MI PIACE DI LEI

 

Di lei  solo il candore

io ammiro,

non il gelido abbraccio

come morsa di ghiaccio.

 

Di lei  amo

la caduta lieve

e silenziosa,

non il manto greve

che nel giardino

fa gelar la rosa.

 

Di lei mi piace l’attesa,

che giunge

col passo silente:

negli orti assopiti

più nessun ala si sente.

 

Di Lei mi piace la meraviglia,

che semina negli occhi

dei bimbi;

quel fiocco di bambagia che ogni cosa bacia.

 

 

Per la straordinaria nevicata

dell’8 marzo  1987.