Archivio | marzo 2022

germogli di grano

germogli di grano e lenticchie

Continuando la bella e cara tradizione dei germogli di grano e lenticchie

anche quest’anno ho messo a bagno i semi in diverse ciotoline.

Devo però valutare bene i tempi,

perché i germogli sono già pronti e la Pasqua è ancora lontana.

Mi ha stupito molto la forza di questi fragili steli, i quali, con la forza dell’Unione

sono riusciti a sollevare il coperchio di una zuccheriera d’argento,

che avevo pensato di mettere sulla tavola di Pasqua

sperando di fare un figurone con i miei ospiti.

germogli e violette
i germogli nella zuccheriera

caffè letterario in tempo di covid

Sere fa ho chiamato alcuni amici per far loro dono

del mio piccolo libretto di parole di carta.

Confezionato con garbo con nastrino blu,

vi avevo inserito una piuma blu. Eravamo in sette

nell’ampia sala adornata come si conviene ad un evento singolare

e tanto atteso, dopo due anni di restrizione della libertà individuale e collettiva.

Musica Pittura e Poesia si sono fuse, si sono guardate negli occhi

e si sono riconosciute come Sorelle.

Le parole di carta
Piuma
Il Maestro Giuseppe Curci
Dottoressa Nunzia Piccinni
Elena
Ida e Nunzia
Il Maestro Cosimo Vizzarro e signora Lina

Recensione

RECENSIONE “LE PAROLE DI CARTA” (ANNA MARINELLI)

Anna Marinelli, poetessa dal talento straordinario e persona dal cuore nobile e generoso, affida a questa sua nuova opera letteraria riflessioni ed emozioni raccolte dall’estate all’autunno del 2021. Baciata dal calore del sole, inebriata dal “richiamo del mare”, rallegrata dal canto di cicale, accarezzata da un vento a volte “ostile”, Anna affida a queste preziose pagine versi dalle differenti sfumature, passando dalla gioia alla malinconia ed esprimendo “il senso di solitudine e abbandono” che attanaglia l’umanità a seguito della pandemia e dei più recenti fatti di guerra che dimostrano quanto il virus della cattiveria sia ancora difficile da debellare. L’autrice ama “le parole di carta fruscianti di ricordi” e riesce a tessere “trame lucenti” così da poter portare a ognuno di noi “nuove energie” dopo le “fatiche quotidiane”. “Nei solchi irrigiditi dai giorni” Anna ci regala “anelli di poesia” e “fiori di vetro” che come “scie luccicanti” indicano la strada per “non cadere nel vuoto delle abitudini”. A tutti può capitare di restare imprigionati in un “oscuro silenzio” in cui “la nebbia appesantisce le ali”, impedendo di spiccare il volo e oltrepassare una “fitta sassaiola di nuvole”. Ma “la luce del mattino”  risveglia sempre i nostri sogni da innaffiare “a grandi sorsi”. Ogni istante è un dono da custodire e apprezzare. La poetessa ci fa ascoltare “voci di vita” che come un “unguento miracoloso” leniscono ferite e fragilità. Con la sua “anima contadina” pianta semi di speranza da coltivare “nei prati del cielo” tra “schegge di stelle”, senza avere paura del “tempo tiranno” ma invitandoci ad essere coraggiosi e a condividere sorrisi e lacrime perché solo stando insieme possiamo affrontare le avversità. “Fuggite pensieri tristi! Venite pensieri belli”!

L’arte ci salverà dallo sconforto e ci aiuterà a crescere e a spalancare le finestre del futuro!

Grazie Anna per essere così attenta e premurosa! Grazie per essere rimasta “ebbra di libertà”, per non essere scesa a compromessi, per non essere mai salita su nessun piedistallo, restando sempre vicina alla gente e ai problemi reali.

Sei un’amica speciale, una donna eccezionale, una scrittrice bravissima, un esempio da seguire!!!!!!!!!!!

Nunzia Piccinni

25/03/2022

Primavera

LA PRIMAVERA NEI VERSI E  NELLE  NOTE

Relazione di Anna Marinelli

“Nella Primavera di quell’ anno meraviglioso, mi trovavo a Beirut. I giardini erano pieni di fiori di Nisan, e la Terra era ricoperta da un verde tappeto d’erba: tutto era simile ad un segreto della terra rivelato al cielo. Gli aranci e i meli simili alle Uri, o spose mandate  dalla Natura ad ispirare i poeti e ad eccitare l’immaginazione, indossavano bianche vesti di fiori profumati.

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La primavera è bella dovunque, ma in Libano è ancora più bella…

E’ uno spirito che vaga intorno alla Terra ma si libra sul Libano e conversa con Re e Profeti,

canta con i fiumi i canti di Salomone, commemora con i sacri Cedri il ricordo dell’antica gloria….

La mia città, libera dal fango dell’Inverno e dalla polvere dell’Estate è simile ad una sposa in primavera o ad una sirena seduta lungo la riva di un ruscello ad asciugarsela pelle levigata sotto i raggi del sole…”

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Forse fu questa la pagina galeotta che mi ha fatto assegnare all’argomento “Primavera” la tematica di questo incontro. Una Primavera che fu galeotta anche al poeta Gibran  perché in questa magnifica stagione descritta con accenni altamente lirici e in questa pagina,  tratta dal suo Romanzo

“ Le ali spezzate”, l’autore descrive la stagione nella quale conobbe Selma, la donna amata.

Ecco con quanta liricità si può parlare di primavera, quella primavera che è tema tanto amato da

Artisti di tutte le epoche: Mito e stagione di bellezza e di rinnovamento, stagione antica e sempre diversa, soprattutto per chi sa guardare il mondo con occhi sempre nuovi.

Gli aspetti della primavera in campagna vengono descritti da John Steinbeck nell’opera “ Il Cavallino rosso” quasi con accenti pittorici e cromatici che srotolano davanti agli occhi del lettore quadri policromi usando i colori del linguaggio.

“ …il pomeriggio primaverile era tutto verde e oro. Sotto i grandi rami delle querce le piante crescevano pallide e alte, e su per i colli i pascoli erano densi e lucidi. I cespugli di salvia splendevano con le nuove foglioline d’argento e le querce parevano incappucciate da un verde dorato. Dalle colline spirava un così intenso profumo d’erba che i cavalli nei piani galoppavano pazzamente e poi… si arrestavano, come presi da meraviglia…”

La poetessa russa Anna Achmàtova descrive la primavera in una parte del mondo dove la primavera è impensabile, quella della steppa, in quel clima gelido delle zone nordiche eppure anche lì gli occhi sensibili della poetessa paiono penetrare come con l’aiuto di un laser le profondità della terra, dove ,il prato è come un figlio pronto per venire alla luce:

Prima di primavera

 Prima di primavera c’è dei giorni

che alita già sotto la neve il prato

che sussurrano i rami disadorni,

e c’è un vento tenero e alato.

Il tuo corpo si muove senza pena,

la tua casa non ti pare più quella,

tu ricanti una vecchia cantilena

e ti sembra ancora tanto bella…

E’ sorprendente come la poesia riesca a dipingere col solo strumento della parola poetica, ella ha un’unica vocazione, cioè quella di trasmettere il proprio messaggio, tanto il significato semantico delle parole quanto il suono e il ritmo che queste imprimono alla frasi.

La poesia quindi ha in sé alcune qualità della Musica e riesce a trasmettere emozioni e stati d’animo in modo più efficace della prosa. La poesia non è tenuta ad avere un significato necessariamente

Compiuto, o meglio, il significato è solo una parte della comunicazione che avviene quando si legge o si ascolta una poesia. L’altra parte non è verbale ma emotiva. Quando invece di leggere una poesia l’ascoltiamo dalla voce di un attore la poesia subisce il fenomeno della dimensione teatrale. Il lettore interpreta il testo dandogli una nuova dimensione: la dimensione teatrale, con il suo modo di leggere, con il linguaggio del corpo ( gestualità, vocalità, ecc.)

La Poesia, la Pittura, la Musica sono i linguaggi più adatti a parlarci della primavera

per descriverci “visivamente” la primavera.

Nella pittura, celeberrimo è l’opera di Sandro Botticelli, il quale rappresenta questa lieta stagione dandole le sembianze di una leggiadra e bellissima fanciulla. Le stagioni, infatti, erano concepite

come creature divine, protettrici della vegetazione e custodi dei fenomeni metereologici. Portatrici di influenze benefiche per i mortali, soprattutto nel campo della fecondità e della salute e simboleggiano la bellezza femminile.

Sono spesso raffigurate in gruppo, vestite con abiti leggeri, al seguito di Afrodite. Sono sempre danzanti, e qui è giocoforza pensare e richiamare alla mente la straordinaria Musica di Vivaldi nei suoi quattro movimenti , uno per ogni stagione.

L’iconografia delle Stagioni rimane costante fino al Rinascimento, periodo nel quale questo tema  è molto utilizzato per decorare interni di case patrizie, decorazioni pavimentali, o addirittura sarcofagi, fino a quando non si cominciò a descrivere le stagioni abbinandole a seconda della mutevolezza della campagna e dei lavori agricoli.

Poi  venne il “rivoluzionario” Giuseppe Arcimboldo, il quale inventò una particolare iconografia in cui i “ritratti” delle personificazioni stagionali, Primavera, Estate, Autunno, Inverno sono composti con i prodotti e i frutti della terra. Composizioni grottesche che ebbero una grande fortuna tra il 16° e il 17° secolo. 

Nella Letteratura troneggia l’opera di Lucrezio “ De rerum natura”

Consistente in un trattato di ben 6 libri nei quali il filosofo parla della Primavera e la descrive come Venere  dea della bellezza e dell’amore, che tutto ridesta al suo passaggio. Con l’avvicinarsi della primavera il cuore dell’uomo è pervaso da un senso di ansia e di attesa:un’attesa che prelude alla gioia e alla felicità.

L’aria è calda e tiepida, c’è voglia di uscire dal periodo buio e freddo dell’inverno:. “ perché Tu da sola, o Primavera, governi la natura delle cose. E nulla senza di Te può sorgere alle divine regioni della Luce: nulla senza di Te può prodursi di così lieto e amabile…”

E’ evidente che nell’animo dell’autore c’è trepidazione: c’è attesa per il carico di aspettative che la bella stagione porta con sé.

Tutta la Natura partecipa ed è protagonista di questo Risveglio. Lucrezio fa smuovere tutti: i fiumi, gli uccelli, gli alberi. Tutte le creature viventi si ridestano e persino gli dei gioiscono per questo evento magnifico.

La descrizione di Lucrezio in questa imponente opera è molto forte, appare come un quadro in movimento, un risvegliarsi dal letargo invernale con i sogni ancora intatti, quasi ibernati in attesa di tornare alla luce. Alla vita.

Quasi si percepisce il movimento del Bosco magico di Shakespear, descritto nel “sogno di una notte di mezza estate”: quasi si coglie quel prato che respira sotto una coltre di neve, descritto da Anna Achmàtova .

Mi piace riportarvi quanto scrive una poetessa indiana sulla festa della primavera:il giorno in cui la gioia deve prevalere su tutti gli altri sentimenti.

Dovremmo oggi ricordare i dolori?

Oggi che c’invita la bella stagione

Benedetta dei fiori?

Chiediamo in prestito il canto degli uccelli

e la danza dell’onda leggera.

Verranno i giorni di tristezza e di pianto:

ma oggi no, oggi è Primavera!

 Non è tempo per ricordare le cose passate, c’è voglia di nuovo, il pesco fiorito, il mandorlo che lascia cadere i suoi candidi petali ispirano il poeta che li immagina come stelle cadute sulla terra e, nottetempo, il poeta vorrebbe andare a raccogliere quelle stelle cadute insieme alla sua amata. In una lirica Giapponese invece il poeta esprime un sentimento di ammirazione che sconfina nel sacro:

“ spezzarti per portarti via,

 sarebbe troppo doloroso

o fior di ciliegio: piuttosto sotto i tuoi petali rosa

starò ad  ammirarti

fino al tuo appassire”…

 Vita e morte lottano in un prodigioso duello… nell’indimenticabile poesia del Carducci, Pianto antico, laddove il melograno in fiore, le sue foglie lucenti, rinnovano il dolore della prematura perdita del figlioletto… il quale, a quell’albero in fiore, quando era in vita” tendeva la pargoletta mano”.

E qui non ci resta che inchinarci davanti a questo sublime contrasto fra l’esplosione della Vita vegetale che si ridesta e il suo “Virgulto” il suo pargoletto che non potrà mai più tornare alla vita a godere dei tiepidi raggi del sole.

A questo testo assocerei la straordinaria esecuzione pianistica di Ludovico Einaudi “Primavera”

Un’esecuzione mirabile che riesce a turbarmi profondamente ogni volta che l’ascolto.

Per la Primavera non sono tutte rose e viole, dunque; nella Musica leggera c’è anche chi la maledice, e la chiama maledetto imbroglio, oppure maledetta primavera… come cantava una incavolatissima Loretta Goggi.

“arriva all’improvviso e non sai mai da dove/ e ti sorprende come una malattia” Così cantavano  quelli del Complesso “Banco del Mutuo soccorso” nel loro indimenticabile brano Canto di Primavera…

Lei Non bussa, lei entra come il fumo/ lei penetra in ogni fessura/Le labbra di carne/ i capelli di grano/ che paura/ che voglia che ti prenda per mano” Così canta il grande De Andrè nella sua canzone Il Chimico.

Hai paura che ti prenda per mano…Sì..la Primavera può fare paura alle anime fragili, alle persone depresse perché lei ti può rubare il cuore, ti stordisce coi suoi profumi, ti abbaglia con i colori dei suoi prati, ti scrolla dal tuo torpore.

Questa divina stagione può essere  davvero galeotta, ti seduce, ti illude… sbottonando bottoni di clorofilla, fa deporre camiciole di flanella, in chi si illude ancor d’esser fanciulla… ( e qui, cito me stessa)

neve di luna

Ti dirò che il tempo

sfoglia pagine inquiete,

ore come macigni,

pomeriggi di prigionie,

silenzi sepolcrali.

Stabilirono signorìe

tutt’ intorno

le pause, i silenzi, le amnesie.

Non infrangono, come ieri,

la vetrata del silenzio

l’ eco frondoso dei pensieri,

 le melodie, le voci, le parole.

La trascinante danza dei tuoi versi

e sonagli  di bracciali,

più non riecheggiano, festosi,

tra le  stanze,

una neve  di luna

ricopre ogni  memoria.

 I postini, da tempo,

 serrano con pesanti ferraglie

 i loro forzieri di cuoio,

 ed ora,

 sono a corto di fermagli d’oro,

 per i capelli.

Disertato dai sogni

e dalle rondini

il crocicchio della sera.

Pare stranamente inverno,

       a Primavera.

Guernica

Udisti/udimmo
il grido degli oppressi.

Ti raggiunse/ci raggiunse
l’odore della morte,

che in fiumi di sangue si dissetava,
scorrevano torrenti di caos ad inghiottire la Vita,
l’ordine, la convivenza tra gli umani.

Nell’ora del mercato,
quando pullulava la frenesia del vivere,
il pane si intinse nel sangue del fanciullo,
la madre colpita d’inatteso sgomento,
fauci di fuoco, cavalli imbizzarriti.

Grida, grida si levavano al cielo
come colonne di fumo intriso di carne arroventata,
dinanzi alla pioggia di proiettili,
inermi mani si levavano al cielo quasi a fermare imprevista mattanza
…teste di uomini e bestie rotolavano tra le macerie,
urla di vecchi e bambini stridevano con le voci stridule,
strozzate nella faringe,
solo una madre leva un nitrito d’altissimo suono infuocato,
un fiume lavico di dolore incompreso,
tutto fu fatto per sterminare le mura della tua Città di pace e silenzi sonori,
attraversata fino ad all’ora da un torrente quieto.

Ti descrisse l’artista facendo appello
all’eco d’inchiostro che pervenne
fino al padiglione del suo orecchio/cuore.

Fin laggiù giunsero le voci dei disperati,
il fumo della falce
che si abbattè furiosa di odio,
immensa falce, che non falciò grano
di speranza ma ti condannò alla fine senz’appello.
Poi venne un uomo con strumenti policromi,
venne a te come pellegrino d’amore,
altra falce sguainò, altra arma e
senza colpo ferire
ti riedificò su fondamenta azzurre,
ti alitò un velo di colore che ti ridiede la vita
in pochi metri di tela, e nessuno da allora
potrà scalfire
la tua identità immortale
che altri vanamente gettarono
nel baratro di caos senza fine.

Guernica vive in un perimetro d’Amore.

*incantata e suggestionata da una tela di Picasso nota anche col titolo “Il Caos”