Archivio | luglio 2015

Grazie

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Amici, devo ringraziare tutti di cuore per l’immenso abbraccio di cui mi sono sentita circondata ieri, giorno della mia festa onomastica.

E’ stata come una pioggia benefica e rigeneratrice della quale mi sono lasciata bagnare fino alle ossa… anche se le mie ossa sono bucate come una fetta di gruviera…

Mi sono pervenuti Auguri cono ogni mezzo di comunicazione, per posta, per E-mail, tramite Facebook, tramite telefono, tramite cellulare. fino alle due telefonate ricevute a tarda sera, una più dolce dell’altra di due amiche tanto care al mio cuore.

Avevo fatto rifornimento di gelati…ma non ho avuto nessuna visita…solo una gradita ospite invitata a pranzo da me, perchè infortunata.

Insieme ai miei familiari anche Marcella si è sentita di famiglia in un giorno di festa rovente. Sotto tutti i punti di vista. A volte però è bello “forzare” un pò la mia riservatezza, la mia autoreclusione e portarmi un po’ della vostra sana allegria.

Vorrei ogni tanto nella vita sedermi tutta “impernacchiata” come disse una volta una conoscente..ad un tavolino

di un chiosco, in una pineta… o ” a ripa di mare” o in un parco con voi, come in queste simpatiche immagini che ho scelto per rendere anche visivamente il mio pensiero. Grazie a tutti. Un bacio a ciascuno dalla vostra Anna

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Il Regno dei nonni

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IL REGNO DEI NONNI

Il regno dei nonni
è un regno di antiche memorie
dove rivivono, come per incanto,
voci e volti del passato
e le persone hanno arcane fisionomie.

I figli sono sempre bambini
e le storie sono sempre le stesse storie,
come se il tempo non mutasse nessuno
e i calendari sostassero
sugli anni più felici.

Il regno dei nonni
è un regno di verdi ricordi,
edere tenaci che si aggrappano
alle muraglie avìte.

Si nutrono di piccole cose,
i nonni,
a volte soltanto di un sorriso,
di una carezza sul viso
del nipotino amato.

Un regno, dove il tempo è sovrano
e gestisce gratifiche di affetti,
ricordi che assumono valenza di energia
che condisca il pane quotidiano.

I nonni, hanno tanto da raccontare
e non chiedono che occhi innocenti,
orecchi pazienti di bimbo
che li sappia ascoltare.

Come alberi fecondi
recano frutti di saggezza antica,
sulle pieghe dei loro volti
si può leggere, tutta intera,
la trama variegata della Vita.

Il mio nome è Anna

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                          Nome: anna
il mio nome è Anna, intreccio rafia di parole per farne liane per i sogni… catene di versi che mi trattengano al ramo della vita… ma qualunque nome io abbia sono un fiato tra mille ad alimentare il calore di un sole sfigurato. Il mio nome è “amore” per chi ne voglia raccogliere con mani di tristezza, e farne sorrisi per i nuovi giorni. Io sono la Luna inafferrabile, sono la marea che sciaborda nelle tue insonnie, sono la folata di vento che ti sfiora senza toccare la tua pelle sudata di lacrime. Io sono la chiarità delle stelle agostane, la conchiglia che riconduce echi lontani.. io sono IO !

Un fiato leggero che soffia sulle nubi della lontananza e accorcia distanze planetarie, io sono il sapore dei cibi genuini,delle risate innocenti.  Sono Una,Nessuna e Centomila volte Anna, e assommo tutte le qualità e i vizi e le virtù di tutte le Anne che hanno abitato l’emisfero abitabile. In me trovano spazio le distese d’Irlanda le savane e i deserti di tutti i continenti;con la paura di vivere io vivo e la voglia inappagata di volare, vivo intrecciando cordame di licheni e con lame di ricordi affetto fichi e li dispongo come bimbi alla carezza dorata del sole. Io sono l’uva dei vigneti che ammicca dalle spalliere disposte come vetrine sui tratturi che costeggiano i mattini. Sono la sirena sentinella che attende il ritorno a riva dell’ultimo marinaio con le nasse degli occhi colmi di pesca miracolosa; sono Anna dal ventre di terra e tu?

Santa Brigida, postina di Dio

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Santa Brigida, postina di Dio

Rosarietta, la mia vicina, quella mattina venne a suonarmi alla porta e con un tono che non ammetteva repliche mi disse: “onu purtatu cummà Mimina

Era un annuncio abbastanza serio e comportava una visita da non procrastinare. Lasciai tutte le faccende e mi recai presso la casa della suddetta Mimina.

Era stata per tanti anni la mia vicina di casa. Poi con l’avanzare della vecchiaia e non essendo più in grado di attendere alle sue faccende quotidiane era stata accolta e assistita amorevolmente dalla figlia, che risiedeva nel vicino paese di Roccaforzata.

“onu purtatu nunna Mimina” riprese a dirmi l’altra vicina” pare che questa notte ha avuto la visita di santa Brigida, e lei era devota di questa santa, lo sai, no? -Diceva accorata Rosarietta,-  quando ricevono la visita di santa Brigida vuol dire che non c’è più nulla da fare e così è stato, ha chiuso gli occhi e s’è messa in agonia

Accostai la porta e andai subito a vedere l’agonizzante. Sì, era davvero così. Non era più in grado di conoscere e di parlare con nessuno, eppure fino a ieri ha cantato “finchè la barca va” diceva rassegnata la figliola di Mimina.

Il mio sguardo si posò su quel piccolo fardello di ossa, il respiro era spesso interrotto, a causa di alcuni momenti di apnea, cosa che dava a tutti i presenti l’impressione che quello fosse il suo ultimo respiro: i nostri sguardi erano come catturati da quel ritmo incostante.

Era silenzioso, questo si, lo devo ammettere, non emetteva rantoli. Mi sentivo coinvolta in un grande mistero. Come quella volta che assistetti alla morte della mamma di suor Romilda, di suor Lucia Rosa, la mamma di Mario.

Vedi , Anna, mi disse suor Romilda, mostrandomi i polpastrelli delle mani di sua madre divenuti bluastri, è gia iniziato il processo di necrosi. Parole e realtà a me fino ad allora sconosciute.

Fu da allora, forse, che cominciai ad interessarmi alla morte, a chiedere notizie “dell’ultimo respiro” . di come si annuncia la morte. Non tutti mi hanno sempre saputo rispondere. Molti di coloro ai quali ho chiesto notizie  e testimonianze più attendibili e di prima persona, non erano presenti alla morte dei loro congiunti. Forse tutti fanno di tutto per sfuggire quell’atroce momento. Cercano alibi plausibili per allontanarsi un attimo, sperando che in quel preciso momento “accada l’irreparabile”. Mentre ci trattenevamo accanto al capezzale della morente una delle anziane ha detto ancora qualcosa sulla devozione a santa Brigida. Anche sua nonna era devota a questa santa la quale annuncia, a coloro che la pregano, che in termine di pochi giorni dovranno morire. “ Io non farei mai una cosa del genere” disse un’altra signora del vicinato accorsa anche lei,  chiamata da un invisibile tam-tam che da lì a poco avrebbe fatto convergere quasi tutti gli abitanti della strada presso la casa della moribonda. E continuando”una volta mi è capitata tra le mani la “novena” a santa Brigida e l’ho subito strappata, non farei mai una cosa del genere”. Da questa affermazione che sapeva di sacrilegio si scatenò subito una ridda di interventi tra i presenti. “Mia nonna fu avvisata da santa Brigida e subito dopo cadde in coma e non si riprese più.Dopo quanti giorni morì ? ” Le chiesi più che mai interessata. “ Dopo tre giorni”mi rispose la signora.

Tre giorni dunque, Mimina poteva durare almeno altri tre giorni. L’agonia di Mimina però durò qualche giorno in più. Fu costante l’andirivieni dei parenti, figli, nuore,nipoti, figliocci e commari  e vicini di casa. Per tutti questi giorni non fu lasciata sola un momento, sia di notte che di giorno. Tutti lì, vicino a lei ad “assistere l’anima” , quell’anima che, forse a malincuore lasciava quel piccolo involucro di carne, che in gioventù era stato animato da laboriosità instancabile.

A tutti i vicini, gli amici, i parenti accorsi, la figlia di Mimina raccontava, sempre con lo stesso tono, sempre con la stessa rassegnata convinzione, sempre con le stesse parole che la sera precedente sua madre le aveva detto d’aver visto una bella signora. Le aveva preso la mano e gliela aveva stretto forte forte.

Da quel momento era caduta in coma e non aveva detto niente più. Lei però aveva subito pensato che fosse santa Brigida, perché sua madre era tanto devota di questa santa, la quale a quanti la pregano, annuncia il momento della morte per mettersi in regola con Dio, confessarsi e comunicarsi ed andare in Paradiso:

Bella questa santa. Postina di Dio.

In Morte di Paolo Borsellino

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In morte di Paolo Borsellino

19 Luglio 1992

CRONACA

 

Ore 17,16 –

“Il primo dispaccio di Agenzia”

si abbatte come la sciabolata di un lampo:

  “attentato.”

 

A Palermo, le pareti murarie

tremano, l’asfalto si liquefa,

gli oleandri s’impiccano

alle guglie dei cancelli.

 

Ore 17,40 –

Sul luogo dell’attentato

le ambulanze hanno raccolto

decine di feriti”

 

Uno, mille, centomila uomini

i vivi e i morti accorrono

a vedere il terrore bellico,

le rovine improvvise

di una nuova Gerico,

sotto il sole di un luglio tramortito.

Ore 17,50 –

 

“Nell’attentato è rimasto ferito

un magistrato: una mano

è stata raccolta da terra”

quella mano che prima attendeva

l’abbraccio materno (anche i martiri, sai

hanno una madre)

recisa dal corpo, come foglia volata

chissà dove, tra le ultime rose

addormentate, tra le dalie

col capo reclinato dalla sete,

tra i campanelli dei gelsomini

silenziosi per la consegna del silenzio

post-prandiale.

Ore 18,01

“Periti 4 agenti della scorta

nelle loro auto blindate”

Eufemismo di:

“bruciati come topi

nelle loro trappole”.

I loro cuori sono inceneriti,

i loro corpi aderiscono

alla finta pelle dei sedili.

Ardono.

Non fu permesso loro

di gridare all’appello

improvviso: – Mio Dio, Eccoci! –

 

 

“ORE  18,15: LA CONFERMA DELL’UCCISIONE”

 

E’ “certamente lui”,

il Giudice Borsellino.

Il suo corpo carbonizzato,

con il braccio destro

troncato di netto è nel cortile

del palazzo”

Come un improvviso nubifragio

che ci coglie ignudi,

ecco il tempo della nuova

Apocalisse.

Come una rapida sassaiola

di granate i media

ce ne inviano

le immagini.

“I morti sono 5. Tra di essi

una giovane donna.”

Una donna

con la sua storia,

il suo paese,

il suo amore,

il suo nome,

EMANUELA  LOI.

La prima vittima

di quel sesso gentile

che volle fare l’agente di scorta,

imparando a contenere

il cespuglio di capelli

nella guardina di un berretto

militare,

per diventare scudo

di un uomo,

la sua guardia,

la sua inconsapevole vittima.

 

Ore 18,22 –

“Il corpo di Emanuela  Loi

è stato ritrovato in un giardino”

Tra le bocche di clorofilla

ci furono grida concitate:

Accorrete! Venite a vedere

anche voi; Qui nel giardino

è nato un nuovo fiore!

Senza seme né trapianto.

Un fiore di carne

che un attimo prima

palpitava, respirava,

spargeva il profumo

delle sue risa.

Ora,

ha un cespuglio di capelli

per corolla,

e un ibiscus di sangue

sulla bocca.

Anna Marinelli

Alla Vergine del Carmelo

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ALLA VERGINE DEL CARMELO

A sciroccu, punente e tramuntana
tuttu lu munnu circundar vulìa,
pi sce’ truva’ Maria Carmelitana
quera c’aiuta e salva ogni cristiana.

Biatu quir’omu ca l’adora e l’ama,
no nni scurdamu mai ti l’abbitinu (1)
veni lu giurnu sua la sittimana
lu mirculitìa no lu ‘ncammaramu.

Sette Patri nostri e sette Avemmarie
e sette Gloria Patri recitamu
e ci pi sorta in purgatoriu sciamu
lucesce lu prima sabbutu matina.

Ci cu core nuje amu tittu la divuzione
Maria ni ‘saudisce e ni caccia fore.

TRADUZIONE

A Scirocco, ponente e a tramontana/ tutto il mondo circumnavigare vorrei/
per andare a trovare Maria del Carmelo/ Colei che aiuta e salva ogni cristiana

Beato quell’uomo che l’adora e l’ama/ non dimentichiamo mai lo scapolare/
viene il suo giorno della settimana / il mercoledì non mangiamo carne.

Sette Pater, sette Ave Maria / e sette Gloria al Padre recitiamo /
e se per sorte in purgatorio andiamo / farà luce il primo sabato mattina.

Se con cuore abbiamo recitato la devozione / Maria ci esaudisce e ci fa uscire
dal Purgatorio.

Ori di Taranto

Orecchino

Orecchino a navicella

A TARANTO NON SOLO ILVA!


Orecchino a navicella in oro

Eccezionale per dimensioni e per la complessa decorazione fitomorfa, ottenuta con la tecnica della filigrana, della granulazione e attraverso l’uso di fili godronati e lisci, la navicella è arricchita da pendenti ed elementi intagliati nella lama aurea, come le Nikai (figure femminili alate) poste alle due estremità.

MARTA – Museo Nazionale Archeologico di Taranto
www.museotaranto.org