Archivio | maggio 2020

Appello

2006-11-21 SOLO IMMAGINI TAGGHJATE-a perenne memoria 1APPELLO:

Aiutiamo, tutti insieme accoratamente, le TAGGHJATE di San Giorgio Jonico (TA)

a scalare la classifica FAI (Fondo Ambiente Italiano) 2020, iniziativa “I luoghi del cuore“.

Vota, e invita a farlo, con un semplice click.

https://fondoambiente.it/luoghi/le-tagghjate-di-san-giorgio-jonico?ldc

Grazie.

*****

Prof. Giovanni CARAFA

(promotore)

Grazie Amici,  per votare serve la registrazione al FAI, ma non sarà questo a trattenerci! Non deve essere un deterrente!

La prima Ricetta

comu ritagliata

Cari Amici, mi hanno regalato questo bellissimo Quaderno per scriverci le mie belle ricette e sapete con quale ricetta inizierò? Con la prima ricetta in assoluto di una giovane sposina!

La prima ricetta che voglio trascrivere su questo bel Quaderno è legata ad una storia vera che non mancherà di farvi sorridere.
La pasta ai quattro formaggi.
Una volta fui invitata ad un matrimonio. Dopo la santa messa dove fu celebrato il santo sacramento, ci recammo in un noto ristorante del mio paese, famoso per i suoi prelibati e abbondanti Menù, la classe con la quale si veniva serviti a tavola, la prestigiosa location, superba e ricca di storia locale, il paesaggio mozzafiato e quant’altro serviva per rendere il pranzo di Nozze Indimenticabile.
Dopo qualche mese gli sposi, come era solito fare dalle nostre parti, vennero a farmi visita, di ritorno dal loro breve ma soddisfacente viaggio di nozze. Io fui davvero felice di rivedere i freschissimi sposi, i quali erano la felicità in persona: ridenti, felici, innamorati.
Ad un certo punto lo sposo mi dice a bruciapelo” Anna vuoi suggerire a Lia (così si chiamava la sposina), una buona ricetta di quelle che sai fare tu?”. “Molto volentieri risposi io. Riprese lui “Una ricetta facile facile, sai, che Lia deve ancora imparare a cucinare”.Una ricetta facile facile”, risposi io!
“Allora, Lia, prendi il formato di pasta che più ti piace, cuòcine 100 gr. a testa. Poi prendi tutti i ritagli di formaggi da tavola che hai nel frigo, ad esempio, una mozzarella del giorno prima,dell’emmental che sta diventando secco, un po’ di scamorza, se ne hai, dell’ Asiago, insomma trova almeno 4 o 5 tipi di formaggi, sminuzzali e mettili nella pentola nella quale hai cucinato la pasta, dopo che l’hai scolata. Anzi, se ti vuoi proprio superare metti anche una noce di burro. Col calore della pasta appena scolata tutti i formaggi si ammorbidiranno. Tu gira e volta, gira e volta e quando vedi che si sono quasi sciolti servi pure nei piatti… e buon appetito.”
Mai ricetta fu mai più facile di questa, pensai tra me e me.
Dopo poco gli sposi andarono via ed io ero molto soddisfatta di essere stata utile soprattutto al caro sposino, il quale mi pose la domanda proprio come se si trovasse in cattive acque, per quanto riguardava la sposina tra i fornelli.
Dopo sette mesi, ebbi occasione di rivedere questi giovani amici.
Ci salutammo con immensa gioia, fui lieta di vedere già l’accenno di un piccolo pancino in lei, segno che la cicogna non sarebbe tardata a portare un bebè in quella famigliola, ed insieme al bebè anche la benedizione del Signore, che la venuta di un figlio reca nella famiglia.
Fin qui, tutto bene. Ma poco prima di salutarci, a tradimento, mi giunse una richiesta dal marito di Lia.” Anna daresti velocemente una nuova ricetta di pasta a mia moglie? Che da allora mangio solo pasta ai quattro formaggi!!!
Beh! Fu la fine del mondo per me!!!😂🤣😁😂🤣

 

Ma oggi è Maggio

la ragazza

MA OGGI E’MAGGIO

Da giovane avevo negli occhi la misteriosa ragazza con l’orecchino di perla. Le mie le avevo rubate alle conchiglie dischiuse in giovanissime albe. Poi venne un tempo senza sorrisi e senza parole, le labbra non germinavano sorrisi, le bocche erano anemiche di baci. I capelli crescevano come mangrovie asiatiche e si aggrovigliavano a neologismi mai uditi, ormai commensali dei pasti quotidiani. Ci buttammo a capofitto sui nostri profili Facebook. Ci ergevamo come totem imbalsamati. Componemmo aforismi a proclamare le nostre verità, ad imporre il nostro pensiero, a raccogliere like, tanti love ed altri smiles. Le persiane incrociarono le braccia, i gerani impallidirono nei giardini; rispolverammo l’inno nazionale,  lo cantammo da balconi frastornati. I morti si assommavano alle morti. Si seppellivano i morti senza un nome. I costi dei loculi andarono alle stelle. Erano i giorni della pandemia, parola mai sentita e inusitata, imparammo il linguaggio degli sguardi, ci abbracciammo con gli occhi per il segno della pace. Ma un giorno di maggio, finalmente, l’orecchino mi è caduto sul lobo, si è appuntato come una stella sullo spigolo più aguzzo della sera. Illumina il mio viso che ha navigato nel mare delle ombre, decora la guancia aggredita dalla ruga. Risplende come luce in un cielo senza luna.

Ma oggi è maggio, rifioriscono le rose, rinascono i sorrisi sulle labbra delle spose.-

 

——- Poesia a 4 mani di Mina Cipriano e Anna Marinelli

l’orecchino

orecchino

 

Finalmente l’orecchino
mi è caduto sul lobo,
si è appuntato come una stella
sullo spigolo più aguzzo della sera.
Illumina il mio viso
che ha navigato
nel mare delle ombre,
decora la guancia
aggredita dalla ruga.
Risplende come luce
in un cielo senza luna.

L’orma sul prato

uccellino

 

L’ORMA SUL PRATO ( a mia madre, Gesualda)

Ti perderò, quando l’ultimo velo d’ombra
scenderà sulle spalliere delle tue rose gialle.
Io, impaurita da tanto silenzio,
guarderò dalle vetrate
dove cospirarono di briciole i tuoi passeri.

Se sfoglierò le pagine del tempo
la piena dei ricordi
affluirà di nenie antiche
e di favole che un giorno mi narrasti
con fare di teatrante.

Ti perderò,
quando il fiore dei tuoi anni
smarrirà l’ultimo petalo
e a me resterà solo il profumo
del pane mattutino.
Un’ansia irragionevole
frugherà tra le cose passate
per caparre di reliquie.

Quel giorno,
un vento di libeccio
spazzerà l’eco di un canto,
e a guardia del tuo bucato
si leverà il cipresso del tedio.

Crescerà un lenzuolo di muschio
sull’orma che lasciasti nel giardino
e gli amorosi sguardi,
che un giorno germinarono bagliori,
saranno fiaccole spente.

Allora mi perderò,
come chi teme il buio,
come quando bambina ti lasciai la mano,

mi perderò, inciampando nella trama oscura
della tua epigrafe se non risponderai al mio richiamo,
Madre.

Mamma, parola d’amore

io e i figli miei

                              

 
Mamma, il tempo chiede asilo
 
allo stupore delle tue pupille
 
e l’alfabeto attinge
 
alla ricchezza dei tuoi vezzeggiativi.
 
 
 
 
Mamma, tu detieni le chiavi
 
del sole inesauribile,
 
anche quando, nuvole di pianto solcano il tuo viso
 
e la casa sprofonda in una nebbia di silenzio.
 
 
 
 
Mamma, mi donasti un’ infanzia
 
di pane fragrante, di acqua di fonte,
 
di uve passite al sole del sud.
 
Serbo ancora, intatta, l’innocenza
 
che in giorni lontani plasmasti con le tue mani
 
avvezze a scalare montagne di fatica.
 
 
 
 
Mani abili a cucire cieli
 
per i nostri aquiloni di fanciulle,
 
per i nostri saltelli alla campana,
 
nei meriggi assolati, di controra.
 
 
 
 
Mamma, riaffiora dal video dei ricordi,
 
il profumo di mirto dei tuoi bucati,
 
quel candore di percalle e di vigogna
 
di cui il mio Dash ultrabianco si vergogna.
 
 
 
 
Tu sai di ninne-nanne e di carezze
 
di inverni col braciere e di certezze,
 
di camiciole di tiepida flanella
 
per rendermi l’infanzia ancor più bella.
 
 
 
 
Mamma, sei quell’albero frondoso
 
che agli affanni della vita dà riposo,
 
e nulla chiede, nulla per sé spera,
 
solo un sorriso, solo una preghiera.
 
 
 
 
Mamma, parola d’amore,
 
sia se detta dal labbro di un bimbo,
 
sia se detta da un vecchio che muore.
 
 
 
 
Quale meravigliosa alchimia il cuore infiamma
 
ogni volta che un figlio chiama, MAMMA.