Archivio | agosto 2016

Intimità

20160730_075715volevo20160729_101243

Il primo profumo di caffè che si espandeva tra le case addormentate

era quello proveniente dal mio cucinino.

Mi alzavo sempre all’alba per sorprendere

con un sorriso la prima luce e berne a sazietà

prima che fosse giorno.

La prima Luce rosata era avvolta in una placenta di brina:

io la riavvolgevo, con mani tremanti,

per riporta in cassetto segreto.

Volevo precedere tutti e trovarti da solo.

Volevo sussurrare e gridare mille volte il tuo nome

senza che orecchi indiscreti mi udissero

senza che occhi invidiosi mi vedessero.

Era gradevole quella carezza leggera

che mi inviavi col tuo messaggero

a lambirmi la pelle,

per scacciare il calore della notte

che morbosamente indugiava sulle mie

spalle.

 

Annunci

Ed è quasi ieri

campanile della chiesa madre

 

Il vento accarezzava dolcemente
i fianchi alle campane,

(complice il campanile
fingeva di non vedere.)

Il cielo stendeva sulle case
veli azzurri
e rimuoveva le ultime ombre
attardate nei vicoli.

Un canto di donna,
in lontananza,
sferzava la pigrizia
indugiante
nel tepore notturno
delle membra.

I bimbi a malincuore
si svegliavano,
abbandonando i familiari luoghi
dell’inconscio,
dove esorcizzavano
le giovani paure.

I vecchi depennavano
ancora un giorno al calendario
quasi a sfidare il tempo
temuto.

Si annunciava
un giorno come tanti.

Era oggi,
ed è quasi ieri.