Archivio | marzo 2014

la mia primavera per voi!

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Germogli per il “Sepolcro”

Avendo avuto in questi ultimi giorni circa 700 visite, di persone giunte al mio blog seguendo la chiave di ricerca “Germogli per il sepolcro” ed avendo avuto anche UN COMMENTO( wwow)sull’argomento, ho pensato di pubblicare altre foto le quali, da sole possono venire in aiuto a quanti si stanno adoperando per la realizzazione di questi tipici piatti di germogli, di orzo, grano, lenticchie ed altro…con i quali nel passato si adornavano gli altari della REPOSIZIONE.

Si noti la differenza di colore, tra i germogli cresciuti alla Luce e quelli cresciuti al buio!
Buon Lavoro!

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Focaccia quaresimale

focaccia

spinaci e ricotta

Amici, per i venerdì di quaresima ma anche per tutti gli altri giorni dell’anno, desidero condividere con voi una favolosa ricetta, quella cioè della “Focaccia di ricotta e spinaci”.
Ammetto di non essere molto brava in cucina e sono pochi i piatti che mi riescono bene, ma questa focaccia è risultata “la fine del mondo” come si è espresso entusiasticamente quel ghiottone di mio marito.

Ho impastato 1/2 kg. di farina di semola, con mezzo lievito di birra, un pizzico di sale, acqua tiepida e qualche cucchiaiata di olio extra vergine di oliva.
L’ho lasciata lievitare due ore o poco più, ben coperta.

Ho bollito in pochissima acqua e passati al setaccio due cubetti di spinaci surgelati, ho unito un bicchiere di ricotta caprina, due uova intere, formaggio Rodez grattugiato, e una cucchiaiata di pangrattato finissimo, per addensare.

Ho amalgamato tutti gli ingredienti e farcito la focaccia.
Ho irrorato di olio sia il fondo della teglia che la superficie della pasta, ho praticato qualche buco con la forchetta, l’ho messa nel forno già caldo a 250* per una buona mezz’ora …. e via!!

Giudicate voi stessi.

Le belle tradizioni pugliesi

Amici, si è appena conclusa la bellissima Festa in Onore di San Giuseppe di cui vi ho parlato l’anno scorso, con un articolo intitolato Le Mattre.
Quest’anno vi regalo una serie di fotografie scattate nei paesi vicini a San Giorgio Jonico, mio paese di residenza, che risulteranno senz’altro molto interessanti e suggestive, per coloro che giornalmente transitano, navigando a vela libera, sulle pagine del mio Blog.

Alla Tradizione delle “Tavole di San Giuseppe” la tradizione vuole che in questo giorno benedetto si mangi la pasta riccia e/o la “Tria con i ceci” come si usa in altre città del Salento.
Ospito con gioia a tal fine la ricetta che il nostro amico Mimmo Modarelli, un po’ latitante da tempo, la sua bellissima ricetta che troverete cliccando il seguente Link:
http://blog.giallozafferano.it/suditaliaincucina/pasta-e-ceci02/

Intanto eccovi queste foto straordinarie.
Altarini votivi di san giuseppe.

Altarini di San Giuseppe

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_Le mattre

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Altari votivi di San Giuseppe

La Tavola dei Santi

PER LE FOTO RINGRAZIO IL MIO AMICO COSIMO BALDARO!

LA FORNAIA

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Una volta si faceva il pane in casa e si portava al forno pubblico, anzi, veniva una collaboratrice della fornaia a prelevarlo, adagiato su lunghe tavole infarinate e coperto con coperte di lana.

Ai piccoli di casa la mamma (o la nonna) soleva fare un pupazzo di pane detto lu monicu. (il fraticello)

In estate si utilizzava l’uva passita raccolta pazientemente dalle donne durante la vendemmia, per confezionare un prelibato pane cu lli passili o cu ll’alìe nere

La fornaia conosceva le forme del pane di tutte le sue clienti. Ogni pane, infatti aveva un segno di riconoscimento; il segno di un pizzicotto, di un cerchio fatto col bicchiere, la cifra iniziale del nome e del cognome, e talvolta anche del soprannome col quale si era conosciuti e così, meglio identificati.

Il Lavoro della fornaia era duro e consumava la vita. Davanti alla bocca del forno sempre acceso e alimentato con le fascine delle vigne potate (saramiénti) e delle ramaglie degli ulivi (stroma) si spendevano molte energie.

Molte donne vedove esercitavano questo antico mestiere che permetteva loro di vivere dignitosamente e allevare i figli con il sudore delle loro fronti e la fatica delle loro laboriose braccia.

Crema di limone

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CREMA DI LIMONE
In questo periodo i nostri orti, fecondi di alberi di limoni,inducono alla raccolta di questi meravigliosi frutti,che luccicano al sole come scrigni d’oro.
Tra poco inizierà la fioritura di primavera e si dovrà alleggerire l’albero del suo prezioso carico per poter portare avanti la gravidanza di fiori di zagare.
Anche nel mio giardinetto, grande quanto una lingua di elefante, stretto e lungo, cioè, per non dare false nozioni circa il significato di “Lingua di elefante”, l’albero aspetta pazientemente da tempo di essere alleggerito del suo prezioso prodotto.
Finalmente oggi mio marito, munito di un aggeggio che torce il picciuòlo al limone, ne ha raccolto una bella cesta, arrivando a prendere anche i frutti più alti.
Gialli, puliti, lucenti, una meraviglia! Pronti per fare una buona scorta di…

Crema di Limoncello
1 litro di alcool a 90 gradi, 2 litri di latte intero a lunga conservazione, 6 limoni, 1, 400 kg di zucchero, 2 bustine di vanillina.

PROCEDIMENTO : lavare e asciugare le bucce dei limoni, freschi e non trattati. Con un coltellino affilato pelare la parte superiore delle bucce avendo cura di non asportare la parte bianca della stessa! Mettere nell’ alcool le bucce dei limoni per 6 giorni. Trascorso questo tempo, in una pentola riscaldare il latte con lo zucchero e la vanillina. Sciogliere il tutto! Quando il latte è TIEPIDO … versare l’ alcool aromatizzato e filtrato. Mescolare il tutto per amalgamare l’alcool e il latte. Imbottigliare e servire freddo nelle calde serate d’estate.

*Avvertenze,
Il latte va bollito alcune volte prima di essere incorporato all’alcool e scremato ogni volta…
deve essere assolutamente quasi freddo, altrimenti a contatto con l’ alcool… coaugula !!!