Archivio | settembre 2014

Mostarda: Antica Ricetta

rami di vitemosto

torchio copia

Mostarda di Annino

Mostarda

“La MUSTARDA” Antica ricetta dell’Amico Annino D’Amore

Preparazione:

Vi scrivo la preparazione per uso familiare, la mia ricetta personale…..

Prendere 3 LT di mosto di prima torchiatura e metterlo a bollire fino a farlo ridurre del 50% cioè’ 1lt 1/2 e lasciarlo riposare fino a che non si raffredda, può’ rimanere anche 1 giorno.( NB. se si vuole una mostarda aspretta bollire solo il mosto, se si gradisce una mostarda dolce durante la bollitura aggiungere un pugno di cenere di rami di vite( magghiola) preparata e passata prima al piccolo cernitore di casa(colino)..in mancanza di quel tipo di cenere usare cenere normale di legna. ma sempre cernita .la cenere ha la funzione di assorbirsi l,aspro del mosto. Una volta freddo il mosto colare cosi residui di acini ,cenere e buccia di uva vengono eliminati. Quando decidete di preparare la mostarda preparare le mandorle tostate e tritarle non finemente e metterle in disparte, mettete il mosto a bollire aggiungendo 100 GR di amido per LT di mosto e mescolare aggiungendo secondo il proprio gusto noce moscata e chiodi di garofano oppure a chi piace cannella( c’è’ chi aggiunge anche cioccolata e mescolare fino a quando non diventa densa ed aggiungete mandorle tostate…..girare un po’ spegnere fuoco e versare in piccoli recipienti o piatti ,guarnire sopra con mandorle o cosa si gradisce lasciare freddare e mangiare…..(si può anche mettere secondo gusti anche noci o pistacchio al posto delle mandorle),per chi volesse essiccare la mostarda deve essere più densa per cui aumentare i GR di amido di 20 o 30 GR……( NB per chi non vuole usare l’amido può’ usare la stessa quantità’ di farina bianca che e’ sempre ottima e molto più usata per la mostarda da essiccare……..Provate………

Il bisso tarantino

presepe nella conchigliail bisso

bisso

Questa sera sul Facebook un amico ha pubblicato una foto straordinaria che ha suscitato la curiosità di molti…Lui sornione come un gatto ha formulato un indovinello…alla fine abbiamo sciolto l’arcano e abbiamo scoperto che si trattava di Bisso, La Seta Marina che si produceva a Taranto, la mia Città Bimare. Nel Golfo di Taranto cresce tutt’ora sui fondali marini la “pinna nobilis “ o “ a parricedda una conchiglia bivalve a foggia di scudo che in latino dicesi perna. La voce deriva dal latino pàri-cella pel doppio guscio che serve di ricovero al mollusco ed al guardapinna, il granchietto che vive dentro.Nel mollusco si rinvengono sovente perle finissime, ed ha un bisso di lana grezza detto lanapenna o lanapesce o lana d’oro secondo San Basilio di cui , purificata con succo di limone e filata si fanno lavori mirabili ed il modo di prepararla e lavorarla è sola Arte ed industria privata delle signore tarantine. Il polipo ghiotto del mollusco si leva su stringendo nelle sue branche, una pietra per gettarla nello scudo per impedirle di richiudersi e così potersene cibare. Ma il guardapinna che nell’aprirsi lo scudo esce fuori a mo’ di sentinella scorgendo il pericolo rientra, la conchiglia con movimenti abili si richiude .La pinna si pesca dal fondo del mare con un particolare strumento di ferro  (dal vocabolario del dialetto tarantino di Domenico L De Vincentis). Grazie Pino, d’avermi fatto ritrovare questa vecchia ricerca e dotarla della tua foto straordinaria… la cosa assolutamente preziosa per me è che l’anno scorso ho ambientato il mio piccolo presepe, con le statuine regalatemi dal mio Amico Lino Agnini, artista di fama mondiale, proprio in questa “Pinna Nobilis”, credo che sia privilegio di pochi fortunati.