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Leggende di paese

Amici, buonasera, da diversi anni sto raccogliendo parole antiche della parlata sangiorgese e sono arrivata a superare le 4000 parole. Si tratta di un lavoro impegnativo che mi sta appassionando tanto. Ogni tanto me ne esco con una parola nuova e mi rallegro con me stessa.

Me la appunto da qualche parte per poi inserirla il prima possibile. Ma poi, quando finalmente mi siedo un minuto davanti al mio computer il fantastico programma che mi fatto mio figlio Alessandro mi dice… “vocabolo inserito il 23 settembre del 2001… “

Questa sera mentre volevo inserire il vocabolo, o il lemma, come direbbe il Preside Altamura, mi sono imbattuta nella parola AFFASCINU… cose d’altri tempi, è vero, ma che sono accadute realmente e qualcuno, come me, ne conserva memoria per tramandarla ai posteri.

Affàscinu – sortilegio – vedi mašcia

Con questo termine si indicava una condizione di malessere, che si riteneva causata da una forza occulta, derivante da invidia e malocchio, che privava il malcapitato della sua volontà causandogli disturbi fisici quali cefalea, sonnolenza, e apatia. A causa di tale credenza, nei paesi del sud sorgevano individui i quali si ritenevano capaci di operare il rimedio alla persona affetta da affascino, praticando formule di scongiuro e di annullamento, dietro un piccolo compenso. In ogni caso però si trattava di espedienti per arrotondare il magro salario approfittando della credulità delle persone semplici. Molti casi della depressione odierna venivano attribuiti alla “mašcia” e all’”affascinu”.

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 24, 2022, in varie. 2 commenti

Recensione alle mie parole di carta

Cara Anna,

rieccoci. Sono estremamente lusingata dal fatto che tu mi abbia chiesto di scrivere due righe sulla tua nuova raccolta di “Le parole di Carta”, queste brevissime rime raccolte dal vento e dal mare a ridosso tra l’estate e l’autunno di un anno terribilis, il 2021.

In un momento in cui tutto il mondo è paralizzato dalla minaccia di un cataclisma sanitario, i pensieri delicati della poetessa alimentano fogli di sogni, creano pizzini che, come unguenti medicamentosi, risanino lentamente le ferite del cuore, scosso dalla paura della Morte che incombe sulla fragile umanità.

Ed ecco che in questa raccolta la “parola” si ripresenta con forza nel significato etimologico delle origini e ritorna “parabola”, “paraula”, quasi a voler richiamare alla mente che nulla esiste senza la volontà di Dio.

E la dimensione intima della poetessa nel raccontare la bellezza del creato che esiste, malgrado le brutture, si fa così preghiera collettiva, diventando, in questo modo, balsamo di speranza per chi si accosta alla lettura.

E la parola, sebbene di carta, non si esaurisce nella trasmissione di significato. La parola, come ogni metafora o allegoria, non si ferma a semplice descrizione ma diventa entità creativa. Con lo sceglierla, la poetessa sceglie di generare una realtà. “Come un soffione disperso dal vento, così le sillabe della mia poesia si spandono leggere, per l’aria e ricadono nei solchi irrigiditi dei giorni, mutandosi in Musica.”  

La Poesia, dunque,  ricade sul mondo e riempie di sé quei solchi irrigiditi dei giorni, trasformando tutto ciò che è pesantezza, timore, paura in un canto leggero. Questo spartito di parole di carta “frusciante di ricordi” porta scritto in sé il segreto della vita che scorre e richiama tutti all’ordine: la felicità dell’anima sta nel comprendere il senso della propria esistenza. Ed ecco che “Su muri calcinati  stendo lembi di tempo, anelli di poesia trattengono i giorni chè  un vento ostile non li spazzi via”.  

Qualunque sia il destino del mondo, la Poesia lega il tempo di un’esistenza che passa, lo fa con anelli forti, quasi d’acciaio, perché il vento ostile della minaccia di una morte universale non riesca a spazzare via il senso del meraviglioso dono della vita.

Grazie Anna per ogni tua piccola “Parola di carta”.

Emanuela  D’Arpa

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 18, 2022, in varie. 2 commenti

IL CIELO IN UNA STANZA

IL CIELO IN UNA STANZA

Dal tuo lettuccio

di un alloggio sconosciuto

risuonante di voci

senza antenne,

leggi sul biancore del soffitto

le pagine di una storia

che ti appartenne.

Dove siete, Maria, Antonio e Agnese,

chi vi porterà oggi le sorprese tanto attese?

Dove sono le rincorse a nascondino,

nel corridoio di casa, complice e malandrino?

Dove sono le tabelline da studiare

E i temi impegnativi da fare insieme?

Come fogli accartocciati di carta straccia,

ora giacciono nel cestino della dimenticanza,

mentre il tuo sguardo si aggrappa ad un soffitto

Immaginando il cielo in una stanza.

Sorpresaaaa

E poi succede che in una giornata uggiosa per via del tempo nuvoloso, o perché la pandemia scorazza di qua e di là, perché il prezzo dei tamponi è andato alle stelle, perchè tutti i teatri stanno chiudendo, perchè sono sospesi tutti gli eventi culturali…

Sarà perché le mie occasioni di uscita sono sempre più rare, sarà perchè la mia mente è sempre in fermento e perché la Parole di Carta mi hanno sedotta, sarà perchè sto realizzando libretti tutti scritti a mano, a tarda sera perché la scrittura riesca a conciliarmi il sonno, sarà per tutte queste cose e per tante storie…

ecco che oggi ho trovato un Omaggio del mio carissimo amico Vito Bologna, ovvero l’Alcamese, che segue le mie vicende poetiche da una eternità, ecco che Vito mi omaggia di una sua poesia visiva…sarà perchè basta poco per tramutare la malinconia in Felicità. Grazie Vito, grazie Emigrante, grazie Alcamese.

Poesia di Alcamese, Grafica di Daniele Mugnai.

oggi usciamo un po?

Oggi usciamo un po’?

Ho già pronto uno zainetto colorato,

l’ho riempito di sogni

e sono pronta per un giretto con te.

Metterò un abito lungo e scarpe comode

per un lungo percorso tra le nuvole,

raccoglieremo trifoglio colorato

e forse qualche coccinella 🐞

che nel fogliame ha trovato riparo.🐞🐞🐞

POLLICINA

Pollicina

Con questo profumo

di mare nelle tasche,

percorro i viali

disertati dai vacanzieri.

Un vento amico

gioca a rimpiattino

tra i miei capelli

e li sfoglia come pagine

di una storia a lieto fine.

Il sole mi spalma

spatolate d’oro dentro gli occhi,

e io, prudente, lo affastello

in un angolo segreto,

per ritrovare la strada,

con una scorta di luce.

28/dicembre/2021

Amici, penso che questa poesia sia davvero l’ultima di questo anno 2021. ve la dedico con vivo ringraziamento per aver avuto la pazienza e l’attenzione di seguirmi per tutto questo tempo.

Oggi sono andata a vedere il mio amato mare e lui, mi ha ricambiato ispirandomi questi versi.

Auguri a tutti, Buon anno. Buona Luce. Buona Speranza a Tutti.

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 28, 2021, in varie. 2 commenti

Hanno rubato Gesù Bambino

Oggi in una chiesa del mio paese hanno rubato la statuina di Gesù Bambino, l’altro ieri avevano sottratto una pecorella, elementi rappresentativi e indispensabili per ogni Presepe che si rispetti. E mentre ci indignavamo per l’insolito e irriverente gesto, mi sono venuti alla mente gli accorati versi letti anni addietro, proprio riguardanti il furto del Bambinello.

Qualcuno in uno sferzante commento ha detto di piangere invece sui tanti bambini che muoiono ai confini della libertà, dietro filo di ferro pungente, senza il conforto di una culla, e che forse il Bambino Gesù se n’è andato da solo a raggiungere quelle creature abbandonate ai quattro venti dell’Umanità.

Certamente la mia coscienza piange sulla sorte di quei bambini, in ciò che si può definire la strage degli innocenti, in questa nostra società senza più coscienza. Che il Buon Dio Bambino giunga davvero a portare la Pace lì dove i Governatori della Terra falliscono miseramente.

Laura De Luca, Bingo Davvero, ed. Paoline

Gli altri ci sono tutti.
I pastori, le pecore.
L’acquaiola, il pescatore,
l’angelo sopra la grotta.
Ma hanno rubato Gesù bambino.
C’è la stalla, tutta in ordine,
ci sono l’asino e il bue,
c’è Maria e naturalmente Giuseppe.
Ci sono le case, le palme,
la fontanella e il cielo stellato.
Ma hanno rubato Gesù bambino.

Guardate meglio,
guardate dentro la grotta,
la mangiatoia è vuota,
dove sarà scivolato?
Se l’hanno rubato
forse gli avranno fatto male.
Maria sorride. Ma a chi,
se sulla paglia non c’è nessuno?
E Giuseppe è chinato.
Ma su cosa? lo sa soltanto lui.
Hanno rubato Gesù bambino.
A chi rivolgono l’asino e il bue
i loro fiati di gesso?
Non c’è nessuno lì dentro,
da riscaldare.
Magi, avete fatto un viaggio inutile,
tornatevene a casa,
perché Gesù Bambino lo hanno rubato.
La stella non ha nessuna strada da indicare,
la grotta nessun segreto da proteggere,
e l’angelo
nessuna buona notizia da annunciare.

Hanno rubato Gesù Bambino.
Forse lo ha preso un profugo
prima di lasciare casa sua,
prima di salire su una di quelle navi
cariche di tanti profughi come lui.
Forse è finito nella tasca del giubbotto
di un condannato a morte,
e ora dorme beato accanto a quel cuore
che tra poco non batterà più.
Dormi, bimbo rubato,
dormi nella sacca del povero monaco perseguitato.
È lui che ti ha portato via?
Oppure sei finito nella capanna di paglia
del povero missionario?
Cosa ci fai, così bianco e rosa
in un paese dove i bambini sono tutti neri?
Hanno rubato Gesù Bambino.
Forse l’ha preso il bimbo soldato
per farsi passare la paura,
quando imbraccia il fucile,
e t’ha confuso per giocattolo.
Gioca, Gesù bambino,
tu e il fucile, due giocattoli come altri,
nelle mani del bimbo soldato.

Hanno rubato Gesù Bambino.
nessuno sa dove è finito.
Forse sul comodino
di quel vecchio signore solo,
accanto alle medicine,
e alle foto dei figli,
che lo hanno abbandonato.
Forse lo stringe nel pugno un torturato,
per aggrapparsi a una cosa qualunque,
una cosa che lo leghi alla vita.

Hanno rubato Gesù Bambino.
Cercatelo attentamente:
nei ripostigli, nei cuori,
tra le carte degli uomini d’affari
che andavano quella mattina
dentro le Twin Towers,
nelle tasche dei vigili del fuoco,
tra le pieghe dei caffettani, dei beduini,
nelle sacche degli extracomunitari,
e fra le pagine dei libri di scuola…

Cercate,
cercate attentamente,
perché hanno rubato Gesù bambino
perché Gesù bambino
appartiene al mondo
perché il mondo è davvero
il suo presepe più grande.

Poesia collettiva

Amici e amiche della poesia, posso dirmi davvero soddisfatta della vostra partecipazione alla proposta di poesia collettiva che vi ho rivolto appena qualche giorno fa. Ho raccolto tutte le vostre Parole e le ho messe in bell’ordine, sfogliate e troverete anche il vostro nome e la vostra Poesia, breve o lunga che sia. Se ho tralasciato qualcosa o qualcuno, avvertitemi e facendomi perdonare riparerò alla dimenticanza. Sono le 23: 23 e potrei sbagliare sicuramente.

Anna Marinelli
Lo sai che amo le parole
di carta fruscianti di ricordi
che accendono lumi
di memorie e balzano
sull’abbagliante bagliore di una lettera…

Graziella Geraci
Si amo le parole di carta
che restano indelebili nei secoli del cuore
che non ti fanno respirare
al sol pensiero …

Grazia Maria Corallo
Le parole di carta, petali sottili di rose mai sbocciate,
di timidi sorrisi intrisi di dolcezza, brezza del mattino,
carezza di un bambino, vento che sussurra
ancora un pensiero prima di addormentarsi
come un passerotto nel suo nido
che sogna il suo canto libero nell’aria

Annamaria Fina
le parole di carta…
nascono dal cuore
e arrivano giù
in fonda all’anima
per risalire
e farci sognare
la vita che verrà.

Giovanna Venneri
Che passione segreta i mie fogli bianchi.
Ho scritto di tutto, tantissimo.
Ho scritto parole azzurre sul mare
con le sirene e le sue lampare.
Ho scritto dei fiori,
parole vivaci di sublime magia.
Ancora parole rosa per descrivere l’amicizia,
la musica e tanta semplicità.
Pennarelli , matite colorate,
scarabocchi con manine delicate.
Ancora oggi decanto l’amore
su carta innamorata e profumata.
Poi c’è la mia poesia
umile e silenziosa,
chiusa in un cassetto,
scritta su fogli di carta candida ,
pura come il mio cuore.

Emanuela D’Arpa
Scrivo parole su carta,
parole di carta dal sapore di zucchero,
di vaniglia e cioccolato.
La loro dolcezza io la sento sotto il palato.
Le gusto ad una ad una senza badare al tempo.
Ogni parola ha il suo sapore, è lento.
Mentre le mangio anche la tristezza sa di miele;
mentre le mangio anche la solitudine
sì scopre piena di gusto di sciroppo d’acero.
La gioia dei ricordi diventa un fiume di cioccolato e tu,
di vaniglia un gelato.
Scrivo parole su carta,
dolci parole di carta.

Mina Cipriano
Il vento soffia sulle parole di carta .
Volano qua e là
planando nelle mani protese
di cercatori di storie.
Leggendole partono per viaggi lontani
pur stando seduti sul divano.
Non sono mute le parole di carta
ma si raccontano senza misteri.
Così, nude d’avanti al lettore,
il silenzio della stanza,
si interrompe solo,
girando le semplici pagine
di parole di carta.

Marinella Capellini
Nell’aria che scolora, vagano i miei “perche’,
falene che cercano bagliori nella notte.
Ma tu, per me, intingi la penna nel cobalto del cielo
e su carta di riso verghi parole simili a preghiere,
come coriandoli di carta colorata si posano, a dar pace,
sulla fragilità di questi giorni, fan riposare l’anima
su fiorite rive, ed io torno a cogliere stelle
credendoli fiori….

Ada Coppola
Il tempo non ha spento e mai riuscirà a cancellare le parole di carta
sono l’ amore che trionfa in ogni cuore, è vita per questa umanità smarrita.
Spandi con immensa gioia parole di carta che volano,
sono le più care ad ogni cuore
Gioisce il povero, ricordi scritti con uno splendido sorriso ha infranto il mio cuore il pensiero di te.
Era il tempo delle rose sbocciava il nostro grande amore
con tanti fiorellini attorno, accarezzano la faccia, piangere mai , un cuore caldo d ‘amor
son tutti i fiori
più belli del mondo,
dove c’è discordia le parole di carta
portano l’ amore e la speranza.

Carmela Luzzi
Avrei voluto che fossero state di carta,
le parole che lanciasti per ferirmi.
Armi affilate, che nella pelle penetrarono
e uccisero il cuore.
C’è voluto tanto, per curarlo questo cuore.
Giorno per giorno..
ora per ora.
Ho dedicato tempo,
tanto tempo per curarlo il mio cuore.
Ho ricucito i pezzi
ridandogli vita: se lo meritava.
Ora, le ho strappate tutte
quelle parole di carta.
Al vento le ho donate e….
le ha portate via con se.

Valeria Radicchio
Ci si può scrivere di tutto
su un pezzo di carta,
ma ciò che il tuo
cuore trasmette,
non puoi scriverlo
ma solo provarlo.

Versi Di Vento (Nunzia Piccinni )
Gocce d’inchiostro
bagnano parole di carta
su fogli sparsi qua e là
come attimi
di una fragile felicità.

Mario Menin
Affido ad un refolo
di tramonto
lusingato dall’amicizia
le segrete cure
dell’anima.
Volate parole di carta,
sei tu lettore
lo scultore
dei miei sogni.

Caterina Massaiu
Ferma il nostro tremore odierno
che confonde i lombi
e dacci ancora una mano ferma
per datare su fogli erranti
quelle parole che bruciano in tanta gola .
Urge in noi il desiderio
di una replicante danza
che fermi di nuovo le parole di vento su carta,
solo un tracciato in armoniche Sillabe.

Anna Rochira
Non piangono, non urlano, non stridono.
Emozionano, persuadono, ammoniscono.
Le mie parole sono leggere e intense,
audaci e soavi,
frivole e delicate,
Sono per te,
Sono ricordi indelebili nella mia mente,
Sono rintocchi di cuore,
Sono parole di carta.

Valeria Radicchio
Lasciò il timbro delle sue labbra
sul tovagliolo di carta.
Volevo prenderlo,
ma volò via come il vento
insieme a lei.

Anna Marinelli
La pioggia non può fermare
le nostre parole di carta,
esse sfidano le avversità del tempo,
sono custodite da involucri gelosi e tenaci.
Sono tatuate sulla pelle del cuore.

Cosimo Vizzarro
Palori
Puezzi scittà lu s…u vacili vacili
Palori . . .palori
Cantava na canzoni
Ma li palori ponu esseri
Petri minati
Addò catunu e ddò zzoppunu
Sempri danni facinu
Lu malangu eti comu ci ‘ncielu sputi
Ca ‘nfacci ti cati.
Ccé sçtè griti!
Ccè sçtè mieni sintenzi e saetti ;
Ssiettiti e rraggiona cu tte
Ca fuersi fuersi . . .
tuertu puè avè.
Pigghja na scjummedda ti pacenzia
Nu muezzicu ti crianza
N’ardori ti spiranza
Mmeschjli . .. nnu ticottu
Pi li cori . . .
Na ‘ nfurnata pi l’amori
Guditi. . . ‘Ncarizziti li palori
Ti quannu iddu ti suspirava:
-Sisì . . . Sisì . . .
Lu cori mia . . . tu sì.

Mario Menin
Sono magiche le parole di carta,
possono volare.
Leggile e lasciale andare.

Anna Marinelli

Hanno ali per volare
le parole di carta,
si posano sulla tua spalla quando sei solo,
si appuntano sul risvolto del tuo cuore,
quando sei triste,
si accendono come candele
nelle notti senza stelle