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Vale la pena vivere

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Sì, davvero vale la pena vivere,

fosse solo per quei cespugli di capperi abbarbicati alle pareti antiche di qualche casa abbandonata…come succede a me, quando passo da quella strada e mi sento chiamare da quelle mura,,e alzo gli occhi per rispondere a quel richiamo seducente…e mi risponde un fiore abbagliante di semplicità…e sento che vale ancora la pena vivere fosse solo per un fiore che mi chiama…

Ho innaffiato muretti a secco di musica e parole, vi ho riversato sguardi rugiadosi per abbeverare il ramarro ubriaco di sole, ho sparso sulle mia amate colline le mia parole a brandelli, come mantelli per riparare le spalle della luna dagli improvvisi sbuffi di libeccio…

ma resto qui, a vivere i giorni senza partire mai per nessun luogo

nutrendo l’anima mia contadina,

morsicando il ramo dolce della nostalgia

stringendo nei miei pugni l’ultimo grano da lasciare in eredità

all’ultimo contadino che lo vorra’

per seminarlo in terre di cui non conosco il nome

quando sarà irrimediabile l’avanzata di una pagnotta di plastica…

quando il mare sarà orfano di delfini

e le terre di zolle dissodate.

Quando il rosa dei peschi si aggrapperà esule

ai cespugli di gemme e di aspettative future

Io testarda inalando dimenticati profumi

ancora transito da queste amate strade,

da questi campi passo di notte

a sorvegliare il campo di mio padre…

il pozzo e sempre là..

la carrucola e il secchio dondolano ancora,

stancamente,

ma se ascolti

si odono ancora le risate cristalline delle mie sorelle..

le mie arrivavano sempre in differita…

come se vivessi in un altro luogo,

come vivessi una diversa vita.

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Strana Luce

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Strana Luce

Questa sera, alle 20,20 c’è una strana luce azzurrina

che si sfalda ad oriente, dietro il palazzo altezzoso

che si erge sui terrazzi. Dalla mia veranda un venticello monello

mi veste di brividi le braccia desnude…

mi solleva l’orlo della veste leggera

mentre mi ubriaco di quel cielo

che domina e colora il tetto della casa di Elisa.

La mia Kenzia superba esibisce orgogliosa

un tripudio di foglie neonate,

per darmi conferma dell’inarrestabile passo della Vita.

Dopo giorni di oscuro silenzio, la poesia, pietosa,

come una madre, mi spalma sull’anima

il suo nettare di luce vespertina

che lenisce il dolore di un’assenza.

Taglieri d’Autore

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Devo ringraziare la gentilissima Lucia La Sorsa, titolare dell’Associazione Artistica Precis Arte per avermi nuovamente invitata a partecipare ad una delle sue innumerevoli Rassegne d’Arte contemporanea, dal singolare tema, TAGLIERI D’AUTORE. La prestigiosa Sede è CASA VESTITA, in Grottaglie, di cui allego due straordinarie fotografie. Con gioia ho accettato e mi sono data da fare per presentare delle mie foto che si prestassero al supporto richiesto. Avevo fotografato anni fa questo magnifico e secolare ulivo, ritratto presso la Masseria Il Feudo, di San Giorgio jonico, mio paese natale in cui vivo fin dalla nascita, e giorni fa avevo fotografato un umilissimo fiore di rovo, riverso sull’asfalto, che non era sfuggito all’amorevole terzo occhio dell’artista.

Voglio mostrare ai miei estimatori sia le foto che i taglieri realizzati, prima ancora della serata inaugurale. Ve lo meritate per l’attenzione con la quale mi seguite. Naturalmente mi aspetto in cambio un vostro gentile commento.

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Al poeta dei fiori di cactus

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Al poeta dei fiori di cactus

 

Amico,

non sei vissuto invano,

se un tuo verso sopravvissuto

mi arde nel petto;

se il tuo verso

risuona

nei padiglioni dell’anima;

se, talora, mi strappa

un sorriso amaro

dallo sguardo,

occultato nelle pagine dei tuoi Poemas.

 

Ora Parigi, srotola tappeti

nelle corsie degli ospedali

in tua memoria

e si percuote il petto

per gli artisti che morirono

con le pulci sotto le ascelle.

 

A nulla vale l’alloro

tardivo

deposto sulla fronte

del tuo simulacro.

 

Solo l’amore di un altro

oscuro poeta

può accarezzarti il cuore,

fin dentro il marmo;

il tuo cuore di poeta

che il tempo non ha osato

transustanziare in cenere.

 

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A Cesar Vallejo

Poeta andaluso

Suènnu suènnu

SUENNU SUENNU
O suènnu, suènnu
suènnu ngannatore
ddurmìscimilu tu
nnu pàru t’ore
ddurmìscimilu tu nnu paru t’ore
O suènnu, suènnu
ca vè pi lli màcchi
ddurmìscimilu tu
durmennu l’àcchi
ddurmiscimilu tu, durmennu l’àcchi
O sonno, sonno, sonno ingannatore
addormentamelo tu un paio di ore,
addormentamelo tu un paio di ore.
O sonno sonno che vai per i rovi
addormentamelo tu , addormentato lo trovi

restauri

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E quando non mi vedete molto presente sul blog è perchè sto facendo altro, quando inizia il caldo mi rifugio nel mio fresco scantinato e mi diletto nell’arte del restauro, del decoupage, nel far tornare in vita cose abbandonate.