Archivio | novembre 2014

Il liquore di melograno è fatto…

liquore di melograno

rosolio di melagrane

Il mese scorso avevo messo in infusione, per la prima volta in vita mia, mezzo kg di chicchi di melograne mature in infusione nell’alcool per farne un liquorino consigliato dall’amica Beatrice. Mi sembrava un’assurdità che si potesse fare il liquore anche con i chicchi rubino di questo favoloso frutto autunnale.
Ieri sera finalmente mi sono ritagliata un po di tempo e sono passata alla fase finale della preparazione di questa deliziosa bevanda che tanto mi aveva incuriosita.

Intanto eccovi la ricetta di Beatrice, ve la riporto integralmente:

Liquore di melograno

Ingredienti e preparazione;
In una bottiglia mettere a macerare ml.600 di alcool, puro a 90 gradi, con gr.450 di chicchi di melograno per 15 giorni, scuotendoli di tanto in tanto …
Trascorsi i 15 giorni preparare uno sciroppo.. In una pentola versare 450 gr di zucchero semolato aggiungere 750 di acqua e far sobbollire dolcemente..
Spegnere e far freddare completamente. Prendere una ciotola, versare lo sciroppo (completamente freddo) poi adagiare un colino ( dove abbiamo messo una garza a maglie strette) versare l’alcool con i chicchi di melograno e filtrare, dopo di che buttare i chicchi , cambiare la garza e filtrare la seconda volta..
Mescolare, poi imbottigliare e chiudere, riporlo in un luogo asciutto..
Si può gustare dopo circa 20 giorni!

Grazie Bea!

Calendario sangiorgese

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AMICI, IL CENTRO CULTURALE “SAN GIORGIO” HA REALIZZATO, GRAZIE AL CONTRIBUTO DI ALCUNI AMICI SPONSOR, N.150 CALENDARI 2015 “SAN GIORGIO: UN SANTO, UN PAESE, UNA STORIA”

SI POTRA’ RICEVERE OFFRENDO UN CONTRIBUTO VOLONTARIO IL CUI RICAVATO SARA’ INTERAMENTE DEVOLUTO ALLA CARITAS PARROCCHIALE “ SANTA MARIA DEL POPOLO” PER L’ACQUISTO DI GIOCATTOLI E GENERI ALIMENTARI, DA DONARE AI BAMBINI DI FAMIGLIE BISOGNOSE IN OCCASIONE DEL SANTO NATALE!

SARA’ CERTAMENTE UNA BELLA STRENNA NATALIZIA PER NOI E PER I NOSTRI AMICI LONTANI.

GRAZIE SIN DA ORA PER LA VOSTRA DISPONIBILITA’ !!!

UN SENTITO RINGRAZIAMENTO AGLI SPONSOR:
GLI AMICI SPONSOR DI QUESTA INIZIATIVA BENEFICA SONO: PANIFICIO SAN GIORGIO – AL VECCHIO CORSO – SPEEDY GONZALES – ARREDAMENTI CAIAZZO – VOGLIA DI PANE – PARAFARMACIA SAN FRANCESCO – VILLAGGIO SAN GIOVANNI – MONTECO – RICEVITORIA BETTER – L’ANGOLO DELLA FRUTTA – “UN FIORE PER” DI PARABITA CRISTINA – PIACERE DI VINO

I miei appunti, i miei ricordi

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Oggi le tine (in dialetto i TINI si pronunciano al femminile) sono di plastica ma in passato erano di legno molto pesanti successivamente lasciarono il posto a quelle di ferro non meno leggere. Un piccolo cuscino imbottito detto “muschiera” serviva ad attutire il peso della tina portata a spalla.
In quei tempi, l’uva veniva depositata in contenitori fatti di giunchi e canne “Le Cofane”,
Ogni “cofanu” conteneva circa 50 chili di uva e ogni botte circa 10 quintali.

La figura del “cufanatore” era mitica. Sollevava pesi impensabili e prendeva due giornate per la mole di lavoro svolto.
Lu cuf’natore aveva anche il compito di svuotare i secchi delle vendemmiatrici.

La mula o il cavallo, che sostavano quasi a livello della strada, intrattenuti abilmente dal traviniere con la Bisaccia attaccata ai guarnamenti che si mettevano davanti al muso dell’animale..in questa capiente sacca c’era del foraggio e così la mula o il cavallo ruminando e assaporando la biada intratteneva senza problemi.

Le donne si alzavano la mattina prima dell’alba… si giungeva nella vigna (partita) che le foglie erano ancora roride di brina… si bagnavano ai primi filari… poi man mano il sole riscaldava sempre di più e le donne si “alleggerivano” dei loro indumenti… di tutto quello che le aveva riparate dall’umidità della mattina.

Le donne potevano scegliersi qualche acino appassito, per fare, l’indomani, le pucce con l’uva passa… si mettevavo il grembiule con tasche capienti. E lì si metteva anche qualche cosa da mettere sotto i denti quando le assaliva il morso della fame. Non potevano farsi vedere dal Padrone, perchè l’operazione di togliere i chicchi appassiti distraeva dal lavoro retribuito… e le donne non avanzavano col gruppo…si “rrinnèvunu rètu”…e il padrone brontolava… e se le segnalava quelle che non Rendevano… per una successiva vendemmia non le avrebbe più prese a giornata.
Avevano però diritto a riempirsi il secchio di uva per portarla a casa. Loro sapevano bene che potevano farlo e si lasciavano dietro qualche grappolo speciale… poi a termine della vendemmia andavano a ritroso, con grande capacità di ricerca andavano a trovare quei due o tre grappoli che avevano riservato per sé.
Non era possibile fare uno spuntino a metà giornata…ma quasi sempre durante la vendemmia si incontrava qualche albero di fichi, di pere, di prunelle… e li, pur avendo le mani appiccicose del succo d’uva, strofinando i frutti nei loro grembiuli, se ne cibavano avidamente.

Mio padre aveva una piccola costruzione di pochi metri quadrati, comunemente chiamate Torri, le quali sono molto diffuse nelle nostre campagne e servivano a dare riparo al contadino e alle bestie, qualora venissero colti da un temporale improvviso, oppure per dare riparo alla calura insopportabile dei mesi estivi…
Molte terre dei nostri paesi sono dotati di pozzi, sono pozzi di acqua sorgiva che si scavavano con appositi escavatori, si andava in profondità fino a trovare una falda acquifera… ora come si costruivano i pozzi non lo so, ma so che mio padre aveva questo favoloso pozzo dove si attingeva dell’acqua sempre fresca a pulita…
Ora è impensabile bere l’acqua di un pozzo…tutte le proibizioni di questo mondo lo vietano… ora serva solo a innaffiare alcune particolari piantagioni che richiedono acqua, come legumi, ortaggi, fave, zucchina, peperoni ed altre colture, lavarsi le mani… dissetare il cane… e neanche più cavalli, che non se ne trovano più, né cavalli, né mule e nè asini…
Finita la vendemmia le donne si toglievano gli ampi fazzoletti che custodivano le loro trecce, si ravvivavano un po’ i capelli, si lavavano con l’acqua del pozzo e stanche, felici, sorridenti, tornavano alle loro famiglie, soddisfatte del loro sudato guadagno… scambiandosi battute tra di loro, raccontandosi storie, cantando e facendo previsioni per un domani carico di sogni ancora in divenire….

Questa voce è stata pubblicata il novembre 10, 2014, in varie. 3 commenti

San Martino, festa del vino

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pane e vino

Fioccano le manifestazioni dedicate al vino novello, forti del detto che recita “A San Martino/ogni mosto diventa vino”. L’11 Novembre giorno in cui ricorre la Festa di san Martino, il vino è certamente maturo per essere degustato, centellinato, accostato a tante prelibatezze che ne esaltano il sapore robusto, delicato, fruttato, a seconda delle uve che lo hanno prodotto, dal Sud al Nord, si FESTEGGIA il nettare degli Dei, ovvero: Sua maestà il Vino!

Anche il clima si fa mite e dona l’illusione di un altro scampolo d’Estate. Illusione! Illudiamoci ancora un po’, perché il Generale Inverno è alle porte col suo carico di “freddo e gelo”, e..alluvioni, Dio ce ne scampi e liberi.

io per quel giorno sarò ospite del mio amico, Prof. Lino Carone presso l’emittente locale Radio Puglia stereo a declamare le poesie che ho dedicato all’Oro rosso della Nostra terra di Puglia. Se l’olio è l’Oro giallo, il vino può essere definito, senza tema di smentita l’Oro Rosso… prodotto sia rosso che bianco o rosato, prodotto dai vigneti della Nostra Terra sanguigna.

I miei sempre più vaghi ricordi di me bambina che attraversavo i filari del vigneto di mio padre si fanno sempre più labili..me bambina scalza. Me bambina che regge grappoli immensi..me bambina che tende la mano all’acino più bello,

E mia madre, mia madre è una figura titanica, Immensa.

Mia madre si attardava a raccogliere acini appassiti/

che l’indomani avrebbe imprigionato in una pagnotta fragrante/

dal vago sapore delle felicità”

E mio padre, sovrano incontrastato in quel fazzoletto di terra che irrorava col sudore della sua fronte.

Ti prego, narrami ancora “li cunti” della mia infanzia dorata/

donami ancora/grappoli rossi,

lucenti come rubini/ai miei occhi di bambina” 

Appuntamento dunque a martedì 11 Novembre dalle ore 10,30 alle 12, sulle frequenze on air di Radio Puglia per   distillar versi  nei lieti calici dei nostri cuori.

 http://www.direttaradiopuglia.it/

ECCO LA SCALETTA DELLE POESIE:

San Martino di Carducci (Letta dal Prof.Carone)
Il colore dei ricordi
Di te Novembre amo
Negramaro
Oltre le vetrate
Passato /presente
Autunno abbracciami
Vedi la sera si attarda
Ricordo divino
Anche gli dei cercano osterie
Vigneti del Sud
Donne il cui viso
Odore di mosto nell’aria
La vigna abbattuta
Lu cuntatinu ‘ntr’all’acciaieria

Buon Ascolto!

Paese mio

tramonto sul campanile copia

Paese

Come il salmista voglio cantarti il canto dell’emigrante che torna;

alzerò le mani, come il muezzin, verso le tue colline,

scenderò scalza verso le tue pianure di timo;

intingerò pennini in neri calamai di occhi;

verrò a vendemmiare grappoli nell’oro delle tue estati.

Paese mio, il tempo è maturato, le stagioni sono mutate,

ma la stella che mi dimora dentro è ancora lì,

ancorata ad un uncino di luna.

Voglio ricordarti negli inverni

avari di neve,

pensarti come un vecchio ricurvo,

intento a fondere rimpianti alle memorie

col rosso attizzatoio del camino.

Sono venuta nell’ora del vespro

a raccogliere inviti di campane,

quando suonano gioiose come un’agitarsi di ali,

quando espandono suoni di porpora e d’oro,

e paiono accarezzare le pieghe dell’anima.

Voglio cantarti,  nelle feste d’autunno,

quando sciami di ragazze srotolano arcobaleni di sguardi

per catturare perle di sorrisi.

Labbra di zafferano. Sorrisi di cannella.

Occhi che ammiccano alla vita

avvolta ancora tra sogno e incantamento.

Ti canterò nell’ora del tramonto, quando il secchio solare

s’immerge nel  pozzo delle tue acque azzurre,

si perde oltre gl’inarrivabili monti della Sila,

si adagia sotto la verde trapunta dei vigneti.

In quell’ora, ti sarò  vicino come si fa con un padre,

ti dirò dell’aratro e della zolla, della falce e del grano,

della cesoia che s’abbevera alla mano.

Ti  parrà di sentire una preghiera,

mentre s’incendia l’orizzonte nella sera.

Il Campanile

Il vento accarezzava dolcemente
i fianchi alle campane,
complice il campanile
fingeva di non vedere.
Il cielo stendeva sulle case
veli azzurri
e rimuoveva le ultime ombre
attardate nei vicoli.

Un canto di madre
in lontananza
sferzava la pigrizia
indugiante
nel tepore notturno
di percalle.

I bimbi a malincuore
si svegliavano,
abbandonando i familiari luoghi
dell’inconscio,
dove esorcizzavano
le giovani paure.

I vecchi depennavano
ancora un giorno al calendario
quasi a sfidare il tempo
temuto.

Si annunciava
un giorno come tanti.
Era oggi,
ed è quasi ieri.

 campanile

Questa voce è stata pubblicata il novembre 5, 2014, in varie. 1 Commento

I vecchi del mio paese

vecchi

I Vecchi del mio paese

I vecchi del mio paese

sostano su panchine sverniciate

dipanando gomitoli di memorie

che risuonano come carte di caramelle

ripiegate nel taschino.

I vecchi del mio paese raccontano storie infinite

all’ultimo raggio del giorno

che ascolta con stupore di bimbo.

Sanno mutare i loro volti di pergamena

in fisarmoniche sognanti

che si accendono ad un cenno di saluto.

Amano

narrare di tesori nascosti

sotto le “chianche” dell’antica piazza,

levigate da puledri in disuso.

E a sera,

recitando giaculatorie sconnesse,

si affidano ad uno scampolo di tempo

ormai liso come il loro bastone.

Come scolari li conto ad uno ad uno:

che non se ne perda nessuno

inseguendo il residuo di un sogno!

20/10/1987

Questa voce è stata pubblicata il novembre 4, 2014, in varie. 1 Commento