Archivio | luglio 2022

A mare col travìno

AL MARE COL TRAVINO

Come si andava al mare negli anni ‘50/’60.? Ma col travino, naturalmente! Col traino si andava a meraviglia. Si potevano caricare a bordo più passeggeri, specie se componenti di famiglie numerose. Si appendeva la “cataredda” sotto il traino, stipata di pasta, salsa, pelati, pezzi di formaggio, melloni da mettere in fresco nelle freschissime acque dello Jonio!

Si partiva da casa già col costume da bagno sotto un pudico “prendisole”, abitino leggero e smanicato che poi si sarebbe dovuto indossare subito dopo il bagno, vuoi per non esibire troppo le nudità, vuoi per non prendere delle brutte scottature, data l’assenza assoluta di ombrelloni sotto cui ripararsi nelle ore di sole cocente. Non esistevano le creme abbronzanti o i “doposole”… il doposole o il rimedio universale per tutti gli inconvenienti era nientedimeno che il ” Borotalco”

Ad una certa ora del giorno il padre familias faceva fare un veloce bagno anche al cavallo, il quale trovava refrigerio alla calura insopportabile di quei giorni dominati da un sole leonino. E nessuno osava reclamare! L’attenzione alla salute del cavallo era una cosa che mi affascinava, mi commuoveva. Se c’erano degli alberi, l’ombra era riservata ai bambini e al cavallo.

Gli veniva lasciata la “Capezza” (Cavezza) con la “Visazza” (Bisaccia) fornita di biada… e lui, il cavallo, passava tutto quel tempo con la testa ficcata lì dentro… a ruminare, a non pensare ad altro. A non distrarsi alle gride festose di bambini.

Al mare si andava anche col trattore, a bordo di veicoli e motocicli a tre ruote dai simpatici nomi tipo “Ape” o a due ruote come la Vespa o la bicicletta. Erano in pochi coloro che possedevano una Cinquecento.

Le località marine erano chiamate con strani nomi. Io ne ricordo alcune che prendevano denominazione dalle terre circostanti: Cimino, li Vattinieri, Saimbò, Patruvale, lu Cumentu.

Poi finalmente Taranto e la sua provincia operosa cominciarono a scoprire la loro vocazione turistica. Iniziarono a sorgere stabilimenti balneari… Si invitò persino la famosa attrice Silvana Pampanini a tenere a battesimo uno stabilimento che prese il nome di LIDO SILVANA… Poi Montedarena, Le Canne, Saturo, Baia d’Argento…

Io…col prendisole
Nunzia Spagnulo, anni 60
Lido Silvana anni 70
Famiglia del prof. Radicchio

belle di notte

Sto curando una carriola arrugginita
interrandovi piccoli fiori rosa fuxia.
“fiori di vetro”, li chiamava mia madre,
che aveva il pollice verde
come le ninfe dei boschi.

laboriosi insetti ne spostano il nettare
di fiore in fiore
per produrre nuove policromie
a quattro petali.

mentre tutti, fiori e insetti,
si apprestano al commiato con la Luce
per il riposo notturno
“le belle di notte” si accingono a schiudersi
in mille promesse d’amore.