Archivio | ottobre 2021

Di te, Novembre, amo

Di te novembre amo il sole timido

che a stento sgambetta

tra i filari denudati

e grondanti nostalgie

di festeggiate vendemmie.

Di te amo il tiepido sole

che filtra tra le fronde degli agrumeti,

intriganti e complici ad ingrossare spicchi

come turiboli di liquido sorriso

della dea Cerere.

Amo la zolla rorida di brina

che al mattino s’imbeve

come biscotto dorato nel tiepido

raggio affacciato

tra le balaustre del giorno.

Di te amo il profumo del castagneto

Il suono dei passi sul tappeto

di foglie porporine

che ridono scricchiolando

come fossero fanciulle sbarazzine.

Di te talvolta amo

quel sole gagliardo, vetusto e generoso

quasi fosse un vegliardo

che ama sostare pensoso

sul suo affabulante limitare,

e rimirarsi intorno

in cerca di qualcosa da stupire,

in cerca di qualcuno da scaldare.

Noi che lasciammo il sole

Amici, domani sarò intervistata da Sal Palmeri dalla lontana America, sono in fibrillazione per l’eccezionalità del fatto… io, nel frattempo, ho rispolverato questa poesia scritta negli anni ’70, per dedicarla a tutti gli emigranti italiani in ascolto. Chissà se avrò il tempo di leggerla. Intanto la pubblico qui, sul mio profilo.

Noi che lasciammo il sole.

Noi che lasciammo il sole
per garantirci il pane ed un futuro meno pieno d’incertezze;
noi che non conoscemmo altro sangue
se non quello dei grappoli maturi; altra carne
se non quella delle spighe ridenti;
che non conoscemmo altra terra se non quella dei padri:
noi ora siamo qui, sradicati come l’ulivo dalle zolle.

Noi che lasciammo il sole e le case imbiancate
per servire una patria senza connotati
se non quello dello “stivale” che ci impressero nella fanciullezza;
noi, ora, guardiamo senza vedere
le cime di questi monti ammantati di neve,
mentre laggiù ancora si vendemmia, cantando.

Noi che lasciammo il sole
e l’abbraccio materno
senza più avere per mano la valigia di cartone,
noi, con gli occhi abbagliati
di mandorli in fiore,
guardiamo con sgomento questa neve,
mentre laggiù
qualcuno sta essiccando i fichi al sole,

al caldo sole del profondo Sud.

Le Parole di Carta

1

Lo sai che amo le parole

di carta fruscianti di ricordi

che accendono lumi

di memorie e balzano

sull’abbagliante bagliore di una lettera…

Dalla poesia “Le parole di Carta” che da il titolo a questa Raccolta

2

Come novella Penelope

ho tessuto trame lucenti,

quando il tempo

divenne tiranno.

Avrò scorte di lampade

da prestare

alle stolte cicale.

3

Ho raccolto margherite

nei prati del cielo

di notte brillavano

come schegge di stelle.

4

Su muri calcinati

stendo lembi di tempo,

anelli di poesia

trattengono i giorni

chè  un vento ostile

non li spazzi via.

5

La vite americana

arrossiva di timidezza

all’udire il richiamo

del mare…

E si affacciava curiosa,

dall’austero muro

per udirne il canto.

6

La mia anima contadina

emerge di un intrico di rami

e mi incornicia il volto

accartocciato dagli anni.

7

Come un soffione

disperso dal vento,

così le sillabe della mia poesia

si spandono leggere

per l’aria

e ricadono nel solchi

irrigiditi dei giorni

e si mutano in Musica. 

8

Tra sistole e diastole

il sogno si avvicina.

E ti senti più grande

E ti senti piccina

9

Ho bevuto la luce del mattino

 a grandi sorsi,

fino a sentirmi ebbra

di Libertà.

10

Ardo d’amore  per il piccolo fiore

che di caldo si muore.

Ardo d’amore per la rosa di giugno

che  si sfalda nel pugno.

Ardo per la giovane cicala

che ,impazzita d’amore,

il suo canto ogni sera

regala.

11

Baciami,

baciami mare,

per tutte le volte

che non mi hai baciato.

12

Il mio pareo

ogni anno più stinto,

mi ricorda il colorito

delle mie guance,

ogni anno più opaco.

13

Mi dispiace per voi

che non saprete mai

come siano ciarliere

le rondini

alle cinque del mattino.

14

Le gazze

giungevano sempre in ritardo

al rendez-vous del mattino,

indugiando vezzose,

spazzolando il loro piumaggio

corvino.

15

Sono qui impigliata

nella tua rete d’oro,

mai prigionia

mi fu più dolce.

16

Dopo giorni di oscuro silenzio,

la poesia, pietosa,come una madre,

mi spalma sull’anima

il suo unguento miracoloso,

che lenisce il dolore

di un’assenza.

17

Ti aggiri come una mal’ombra,

tra le pagine dei miei sogni,

e porti pioggia dove c’è sole

e porti sole dove c’è neve.

18

Quando il brusio di questa estate

si sarà placato

udrò ancora il crepitio

dello schiudersi

dei fiori di vetro

sul far del tramonto.

19

Come giovani delfini

i miei sogni giocano col mare,

lasciando scie luccicanti,

perle d’acqua

che si librano in verticale, leggere,

sul palcoscenico azzurro del cielo,

per poi ricadere ridendo,

nella conca ospitale dei mio occhi.

20

Questa mattina, vedendomi, là sola,

una bambina con gli occhi

straordinariamente chiari,

mi ha chiesto a bruciapelo,

quale fosse il mio nome;

“ Anna, -le ho detto- il mio nome è Anna”.

Poi, come appagata da un’esigenza interiore,

mi ha sorriso lungamente

con i suoi dentini da latte.

21

Dal mio angolo serale

così remoto dal mondo

sorveglio con la brace dei miei occhi

il cielo del crepuscolo,

che cangia il suo sembiante.

Voci di vita mi giungono

da lontano, senza sfiorarmi

di un tanto…

21

Hanno ali per volare

le parole di carta,

si posano sulla tua spalla

quando sei solo,

si appuntano sul risvolto del tuo cuore,

quando sei triste,

si accendono come candele

nelle notti senza luce.

22

Vorrei avere

la pigrizia astuta

del gatto

quando confida,

sonnecchiando,

nella sortita ingenua

del topo.

23

Questa mattina,

una luce rosata, frastagliata,

sventagliata, mi ha bussato

alla porta e mi ha consegnato

un miracolo impareggiabile di Luce.

I suoi colori li porterò con me

come coccarde appese sul cuore.

24

Prima che ti assalga

una fitta sassaiola

di nuvole,mi hai donato

l’ultimo fiore di ottobre,

come un bacio di addio

aggrappato ai cancelli del mio cuore.

25

Viene sempre verso sera,
senza annunciarsi,
viene sempre, io l’aspetto con certezza.
Si ferma all’angolo e mi fa l’occhiolino,

poi, senza peso,
spicca il volo e va lontano,
ma mi lascia una piuma sulla mano.

26

Hanno ali per volare

le parole di carta,

si posano sulla tua spalla

quando sei solo,

si appuntano sul risvolto del tuo cuore,

quando sei triste,

si accendono come candele

nelle notti senza luna e  senza stelle.

27

Orme lucenti mi abbagliano
quando il sonno tarda a venire
e conto ad uno ad uno i tuoi versi d’amore,
sospesi come diamanti,
tagliati
con una lama lucente e mutevole
come taglia la lontananza.

Il giardino delle rose

Tempo di improvvise malinconie, tempo di lutti e di nascite, tempo di nuove creazioni, di nuove poesie, da distribuire ai passanti, gratis, senza aspettarmi neanche un un sorriso.

Questo video ne è intriso. La mia sicumera si sgretola come un muro corroso dal tempo, e non ci crescono edere tenaci che la sorreggano.