Archivio | settembre 2017

Red Globe, che passione

Sto seguendo inevitabilmente le orme di mia madre, la quale quando vedeva dell’uva dagli acini grossi e sodi, tendeva a sottrarci qualche grappolo per conservare i chicchi più belli sotto anice.

E così oggi è successo a me. Ho desiderato tanto farne un paio di vasetti per degustare queste deliziose leccornie durante le sere d’inverno.

Ho tagliato i chicchi avendo cura di lasciare una piccola parte di gambo. Dopo averne tagliati abbastanza, li ho asciugati e ripuliti con un tovagliolo pulito, man mano li deponevo nel vasetto di vetro. Senza pigiare, nel timore che qualche acino si potesse rompere. Riempito il vasetto l’ho colmato di anice forte chiudendolo bene. Nel frattempo, seguendo un suggerimento datomi dalla cara Luciana,  ho conservato alcuni sacchetti di acini nel freezer per poterli utilizzare come “cubetti di ghiaccio golosi” per refrigerare un aperitivo, un vermouth, un amaro o altro.

Provare per credere.

 

chicchi

acino

anice

uva

cubetti speciali

Questa voce è stata pubblicata il settembre 30, 2017, in varie. 1 Commento

melanzane sott’olio

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Scegliete delle melanzane di quelle con la corteccia bianca, la quantità che desiderate, asportatene la buccia con un coltello ben affilato e non dentellato. Preparate intanto i vasetti di vetro ben puliti e asciutti.Tagliate le melanzane a fettine sottili e disponetele nel fondo del vasetto dove avrete già messo un giro di sale grosso,

disponete le fettine e di volta in volta metteteci il sale.

Fino a riempire il vaso.

sull’ultimo strato delle melanzane metteteci una tazza capovolta, un bicchiere di jogurt vuoto, insomma qualcosa che facendo contrasto con il tappo, spinga le melanzane e le faccia schiacciare.

Dopo qualche ora vedrete già che si inizia a vedere il liquido delle melanzane, che, misto al sale produce un prodotto che si chiama volgarmente salamoia.

L’indomani capovolgete il vaso di vetro, pressando con il pugno o con qualche altro arnese da cucina per favorire la fuoriuscita del liquido. Cercate di fare del vostro meglio, abbiate pazienza. Quando credete che il risultato ottenuto sia discreto versateci dell’aceto bianco fino a coprire lo strato superiore delle melanzane.

Lasciatele così fino al mattino seguente.

Io non le ho mai uscite dal vasetto di vetro, in tal modo non prendono aria e non si scuriscono.

Spremete bene fino a far uscire l’ultima goccia di aceto e coprite con olio extra vergine d’oliva, disponete delle fettine di aglio e delle foglioline di menta e attendete qualche giorno prima di consumarle.

Peperoni in salamoia

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La ricetta si può fare anche con tutti i tipi di peperoni. Si lavano. Si toglie il picciuolo e i semi. Si dispongono nel vaso di vetro e uno strato alla volta si sparge il sale grosso sui peperoni. Completata l’operazione si tengono sotto salamoia per un mese almeno. dopo se ne prende la quantità desiderata…si lavano alcune volte e si condiscono con l’olio crudo. Ottimi se misti alle normali insalate.

Racemi d’anima

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Vengo da te, di notte

come una ladra dal passo felpato,

vengo alle tue vigne di nuvole e rondini…

Passo da  te di notte

nel dormiveglia della città.

Aggrappata all’areopago della luna di Ottobre.

Quella sempre gravida di luce e follia

Quella pagnotta di luce e sogni.

Vengo da te di giorno

quando le meridiane sonnecchiano

d’intonaco e rose.

Vengo da te. Furtiva!

A spigolare acini di uvaspina, a rubarti…

racemi d’anima…

Confettura di uva Red Globe e uva Italia

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Come trascorrere il lungo pomeriggio di un sabato settembrino? Ma facendo marmellate e confetture, con tutta la favolosa Uva che abbonda nelle nostre terre!

Confettura di uva Red Globe e uva Italia,

 

INGREDIENTI

1 kg di uva

1 mela matura

Mezzo limone

300 gr di zucchero (facoltativo)

PREPARAZIONE

– Lavate accuratamente i grappoli d’uva, privateli del raspo e separate gli acini.

– Dividete gli acini a metà e togliete i semi lasciando però la buccia che darà alla marmellata una consistenza e un gusto più ricco e rotondo.

– Sbucciate la mela e tagliatela in pezzetti piccoli

– Spremete il succo del limone e pesate lo zucchero in una ciotolina.

– Mettete tutti gli ingredienti in una pentola e fate sobbollire a fuoco dolce per circa un’ora girando con un cucchiaio di legno di tanto in tanto.

– Trascorsa un’ora, controllate la consistenza della marmellata: dovrà risultare densa e corposa.

– Conservate la marmellata negli appositi barattoli di vetro con chiusura ermetica.

Se ne avanza una parte, dopo aver riempito i vasetti, fatene un vasetto più piccolo, magari, e regalatelo all’amica del cuore. La farete felice

Red Globe

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Red Globe

La Red Globe è una delle uve da tavola più diffuse e presenti nei banchi dei supermercati e dell’ortofrutta per la sua capacità di resistere bene ai lunghi trasporti ed alla conservazione. La vite è molto vigorosa, produttiva e necessita di notevole attenzione in fase di sviluppo ed allevamento. La maturazione è tardiva.

 

Ma la notizia più importante per me è stata quella d’aver scoperto che la Red Globe è a scarso contenuto di zucchero, quindi può essere consumata anche da soggetti diabetici.

Se ne può avere la disponibilità da Settembre – Ottobre – Novembre – e persino a Dicembre da gustarne qualche racemo sotto il vischio.

I nostri coltivatori hanno appreso da qualche decennio il segreto di ricoprire con teli resistenti i vigneti contenenti queste meravigliose cultivar, affinchè troppa pioggia non faccia marcire i grappoli, il vento non la sciupi, ed il sole continui a fare e a compiere il suo prodigio mestiere. Ho vaghi ricordi di un mediatore, un certo Raimondo Stella, il quale conosceva tutti i poderi, tutti i vigneti di uva da tavola, e valutando la bontà del prodotto faceva da “mediatore” appunto fra i compratori che venivano da altre regioni e il coltivatore. Erano necessarie pacifiche trattative affinché il coltivatore godesse di un onesto guadagno, a coronamento di un anno intero di duro lavoro.

L’indomani si “Tagliava” di buon mattino; le donne arrivavano nel vigneto bardate di tutto punto, coperte a più strati. Poco più tardi, il sole si sarebbe rivelato quell’astro infuocato che tutti conosciamo, mentre di primo mattino si dovevano riparare dalla brina notturna, che adornava i pampini e i grappoli, come schegge di freddi diamanti.

 

 

Negramaro

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NEGRAMARO

Echi di voci
valicano distanze.
Arabeschi di luce
filtrano tra  i pampini
porpora e oro.

Finita  è la vendemmia.

Le donne si avviano
nella luce violenta
dell’acceso tramonto
odorose di mosto e di sudore.

Recano sulle loro labbra
il grappolo di negramaro
sfuggito alle cesoie,
le loro mani a conca
il calice più ambito dagli dei,

Feritoie azzurre i loro sguardi
rivelano al cacciatore
il cielo del fagiano e della rondine.

Impazienti,
con gesti appresi da antica pedagogia,
liberano il sartiame di capelli
ristretto in prigionie di ruvido cotone.

– stendardo femminino-
a catturare desideri.

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Questa sera Arte e Cultura al Castello De Falconibus di Pulsano dalle ore 19.00.
Serata dedicata alla Poesia
“Dolce color d’oriental zaffiro” Sentieri e percorsi verso l’orizzonte.
Interverranno: Il Vice Sindaco Dott.ssa Alessandra D’Alfonso, il Prof. Francesco Urso,
Il dott. Giovanni Galeandro, la poetessa Sara Leo, il Curatore Lucia La Sorsa.
I poeti che declameranno i loro versi sono: AngelaD’Amone, Anna Elvira Cuomo,
Anna Marinelli, Antonello Vozza, Emiliano Fraccica, Diego Martino, Isabella Di Turi,
Pasquina Filomena, Sara Leo e Vincenzo Rossi.

Purgatorio
Canto primo

….Dolce color d’oriental zaffiro,
che s’accoglieva nel sereno aspetto
del mezzo, puro infino al primo giro,
a li occhi miei ricominciò diletto,
tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta
che m’avea contristati li occhi e ‘l petto.
Lo bel pianeto che d’amar conforta
faceva tutto rider l’oriente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta.
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.
Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle:
oh settentrional vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle!….

Uva Dorata

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Amici, siccome mi stò arrovellando nella ricerca dell’etimologia del nome ùa TI VRACA…la mia amica Ada Guarini ci ha dato una dritta di tutto rispetto, Vraca è una storpiatura di DURACA… Facendo ulteriore ricerca ne ho potuto accertare la veridicità …

è inutile dirvi che leggendo queste notizie prese dal web posso finalmente mettermi l’anima in pace. FINALMENTE!!!

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Uva Baresana

L’uva Baresana si produce in provincia di Bari da tempi remoti; le prime citazioni bibliografiche risalgono al 1700, ma si presume fosse già presente in zona. Il nome ‘Baresana’ è stato introdotto dai piccoli agricoltori per unificare commercialmente la miriade di nomi locali (ad Adelfia Duraca, ad Acquaviva delle Fonti Lattuario, altrove Sacra, Roscio, Imperatore, Turca, ecc.). Il vitigno è attualmente presente in vecchi vigneti promiscui dell’entroterra barese.

Questa uva ha acini croccanti, di colore bianco-giallo perlato trasparente, dalla buccia sottilissima e di grandezza variabile, tra 1 cm ed 1,5 cm di diametro. Dolce e molto fruttata, se ne riconosce la giusta maturazione solo quando il chicco, diventando trasparente, lascia intravedere chiaramente i semini al suo interno. Il vitigno presenta un vigore molto elevato e talora eccessivo; precoce nelle fasi fenologiche di germogliamento (25-30 marzo) e fioritura (20-25 maggio), matura solitamente a inizio settembre in controspalliera, a fine settembre nei tendoni. Il vitigno è capace di buone produzioni ma è consolidata la tecnica di diradamento dei grappoli per ottenere produzioni qualitativamente apprezzabili. Al raggiungimento di un elevato grado zuccherino sugli acini esposti al sole tende a comparire una caratteristica punteggiatura o rugginosità. L’uva è particolarmente apprezzata e ricercata per le peculiari caratteristiche organolettiche quali dolcezza, eccezionale croccantezza dell’acino e colore della buccia. Presenta una ridotta conservabilità (rapido disseccamento del rachide e perdita di turgore delle bacche) e conseguentemente scarsa attitudine al trasporto su lunghe tratte.

Allevati ad alberello classico o modificato a controspalliera, in cui si mescolano ceppi di diverse varietà da uva da vino e da tavola, e talvolta anche alberi di olivo e da frutto. In tempi non molto lontani l’uva baresana, per la sua dolcezza, veniva lasciata essiccare sulla pianta (ormai spoglia di foglie), per poi essere raccolta e cotta insieme ai fichi secchi per ricavare il noto e antico vincotto barese.

Questa uva rischia di scomparire in quanto il rischio che vengano espiantati i vitigni è molto alto. Infatti si sta abbandonando questa coltura per far posto a nuove varietà ibride e apirene più produttive.