Cosa nascondi,Luna?

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Cosa nascondi, Luna?

 

Cosa  nascondi dietro le stelle

Luna malandrina?

La tua refurtiva di sogni refrattari

all’usura di giorni

sempre uguali?

 

Cosa nascondi dietro le stelle

Luna appassionata?

 

Stalattiti di lacrime

e sospiri, di ogni donna

che non si sente amata?

 

Cosa nascondi Luna

Stupefatta ?

 

I viaggi ed i naufragi

di anime di latta…?

 

I fremiti di pelle della notte

quando, non vista, fiorisce

 

la rosa scarlatta  ???

 

 

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Confesso che ho vissuto

E va bene, confesso d’averne fatte delle belle. Saluti dalla vostra Anna

 

A Vittorio Agnini, l’ultimo zzuccatore

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A VITTORIO, l’ultimo zzuccatore

Eri tu quel bambino
dallo sguardo sperduto
e le spalle incurvate
sotto un peso di tufo.
Eri tu, vergognoso, nel vedere
i compagni, nelle loro divise,
e tu sfidavi le albe.
Quelle cave pietrose
sempre erette, al tuo fianco,
t’inviavano allodole
per consolare il tuo pianto.
I tuoi occhi celanti
visioni di paradiso,
si colmavano di pianto
ti solcavano il viso.
Ma una fiamma cocente
cresceva piano in te,
saresti stato un artista
come altri non c’è.
Le tue mani incallite
stemperavano stelle,
le tue tele più belle
le “pittavi” con quelle.

Calamari ripieni

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Foto di Giusy Miccoli

Pulire i calamari dalle interiora, staccate  le teste ed eliminate gli occhi  e l’ossicino, intanto preparate il ripieno fatto con pane grattugiato bagnato e strizzato, al quale aggiungerete dei pezzettini piccoli di aglio e del prezzemolo tritato, fettine di olive denocciolate, filetti di acciughe, pepe, formaggio e un uovo o due, a seconda della quantità dei calamari. Riempire i calamari spingendo sul fondo della loro sacca un po’ di impasto. Chiudeteli di volta in volta con uno o due stuzzicadenti.

Intanto in un tegame soffriggete in olio extra vergine d’oliva  i ciuffetti dei calamari che avete pulito, aggiungetevi alcuni pomodori pelati, schiacciateli ben bene con una forchetta, fate cuocere il pomodoro  (che può essere anche fresco) e dopo qualche momento di cottura aggiungetevi i calamari ripieni, aggiungete delle foglie di prezzemolo tritato una spolverata di pepe, un pizzico di sale e lasciate cuocere un quarto d’ora. Con il sughetto si possono condire due spaghetti e consumare i calamari come secondo. Si consiglia un vino bianco locale. Provare per credere.

 

Nevica (in morte dell’amico poeta)

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Evento Straordinario.
Rarissima visione.
Nevica, sono briciole di un pane di nuvole,
bianchissime, di panna,
dove,  se fossi vivo, affonderesti le tue labbra di bambino.

Nevica gocce di sangue di cielo, sangue niveo
sgorgato dal petto di un gabbiano

ferito da una fiocina d’argento.

Neve, soffio e immagine,
neve, goccia di miele innevato, intatto, cocente.

Fiocchi densi cadono, camminano, carezzano
il tuo corpo di terra rappresa
da letargo invernale,
plasma insapore di angeli,visione, passaggio, ritorno,
girotondo, mulinello, danza.

Algido valzer non danzato.

Organismo di liquide scaglie.
Orgasmo respinto, morbida organza di gemme precluse.
Orologio di zucchero e sale che ingabbiò i sogni refrattari.

Petali di luna sbocciati
sul ramo spezzato del mandorlo in fiore,

su infiorescenze di zagare precoci,
sui gerani filiformi, nelle corsie degli ospedali.

Amore assoluto, dolore non- unico

compagno di silenzi errabondi,
di mondi consueti, eppure inesplorati,

di abisso profondo che ti ha divorato.

Neve, fiore di stella bambina, intangibile solitudine,
scelta, necessità, coazione.
Lunghe braccia per amori invisibili,
giocattoli di raro cristallo.

Nevica sul mattino, sul giorno, sul crepuscolo, sulla sera,

sull’Orsa maggiore, sulla baia degli dei,

sulle barchette di luna,

sul campo di grano dormiente.

Nevica su stormi affamati di pane d’ulivi,

sull’Eden perduto, groviglio di luce

sfuggita da fragile rete a trama larga.

Nevica sull’antica amicizia, sulla comune poesia,

su ogni cosa vivente, cortile, scale, attico, ballatoio,

e poi ancora ballatoio, attico, scale, cortile,

sul caro gelsomino che promette petali “altri” d’inebrianti profumi:

d’infanzia, di mamme, di racconti eterni.

Nevicano petali di luna, cristalli/ mutazioni di lacrime.

Dolore di fosforo sulla terra di ferro ,

sulle algheamare dello Jonico Mare.

Sul muschio di bramme delle tue nevrosi.

Sul Parco di Marika dalle erbe sempreverdi

Nevica sulla tua anima di argilla e poesia,

nevica dolore di porpora antica, nevica

sul soffio e l’immagine dell’anima tua,

ferita, tramortita da un sogno che fu anche utopia.

Nevica sugli arenili dimenticati , sul faro dormiente

sull’inesatta equazione, sul gufo della notte,

sulla foglia accartocciata, sul carteggio di anime impregnato di fumo.

Sui racconti delle veglie, sulle sere dei termosifoni spenti,

Sui silenzi di quarzo e sudari di illusioni

Nevica sull’anima imperlata da gelidi rifiuti

schiaffi, graffi, carezze gelate di critici invidiosi.

Indifferenze, dimenticanze, coriandoli di bugie stratificate.

Ambrosia distillata la parola poetica

che altri scrivani analizzavano al vetrino/vetriolo.

Musica di flauto traverso, incenso

melodioso per divinità soppresse dai calendari.

Medea addormentata, poesia dalla chioma fluente .

luna d’ovatta di silenzi ovattati,

ingannevoli quarti, microcosmici embrioni di sogni bambini.

Neve di rovi ingemmati di brina di luce,

verso parallelo al filo di rasoio

sangue azzurro di dioscuri jonici

lembi di anime, involucro di stelle precipitate da liquido cielo.

gorgonie trapiantate sulle colline del pianto,

strappate alle braccia materne del mare .

Nevica sulla prima sirenetta addormentata.

Nevica sul mare che luccica lucciole d’oro,

nevica sull’ultimo volo dell’ultimo gabbiano,

sulle nasse immemori di pesche miracolose,

sui banconi delle farmacie, avari di elisir

miracolosi, nevica sui portoni sempre chiusi,

sulle porte  serrate agli innamorati respinti,

sulle lotte ingaggiate dai perdenti.

Nevica sui gatti acciambellati,

sui simulacri degli eroi dimenticati,

sulle foto dei figli  soldati,

sullo sguardo chi non rivelò l’amore all’amato.

Nevica  sulle parole amare che graffiano il cuore.

Sui silenzi mancati macigni di rimpianto

Nevica sul mio corpo rinato a nuova primavera,

sulle acacie fiorite anzitempo, sui veli rosati

sull’inutile viale della rimembranza,

sul limbo della dimenticanza, sugli ombrelli smarriti,

sugli angeli di marmo genuflessi sulle tombe dei bambini.

sul tempo e lo spazio,

sull’essere e l’apparire,

sul soffio e l’immagine dell’anima tua

sul verde tappeto della tua poesia.

Neve di pianto sull’anima mia.

 

Ninna nanna al Bambinello

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Gesù bambino è nato da soli 5 giorni, la vergine madre lo culla con amore. L’iconografia ci mostra questi momenti in una miriade di dipinti sublimi raffiguranti il Bambinello quasi sempre avvolto in poveri panni che lo coprono a mala pena. Lontani ormai i pastori con l’alito caldo delle loro pecorelle, forse anche il bue e l’asinello hanno raggiunto pascoli vicini per brucare qualche filo d’erba e sfamare la loro fame. Il bimbo piange, come ogni comune mortale quando ha fame, quando ha sete, e quando ha freddo. Maria lo stringe a se per trasmettergli il suo calore corporeo e come ogni mamma umana sussurra parole d’amore, inventa vezzeggiativi inediti e soavi, abbozza una ninna nanna inventata. Lei, appena adolescente, non ha mai cantato ninne nanne prima di allora, aveva da poco abbandonato le sue bambole di pezza, le sue orazioni, le sue faccende di ragazzina. ma lei, l’Eletta, può già formulare profezie. Lei ha Sguardi che vedono Oltre! E stringendo al cuore quel Figlio “che veniva da Dio”, prefigura già la sua Crocifissione

 

 

NINNA NANNA AL BAMBINELLO

Ninna-nanna, ninna- nanna
bimbo bello, non tremare,
se non hai una culla calda,
forse un bue e un asinello
scaldano più che un fuocherello.

Ninna- nanna, ninna nanna
dormi figlio, non pensare,
che un giorno le tue braccia
sulla croce stenderai,
pensa solo che tua mamma
più ti stringe e più s’infiamma.

Ninna- nanna, ninna nanna
dormi dormi, bambinello,
tu, il re dell’universo,
non hai latte, non hai ori,
solo l’oro dei re magi,
solo il latte dei pastori.

Ninna-nanna, ninna nanna
su sorridi e non pensare
che la fronte tua bella
un giorno sangue dovrà grondare,
pensa solo ai caldi baci
che la mamma ti sa dare.

Ninna nanna- ninna nanna
dormi bimbo, non temere
nella notte così buia
s’ode un canto d’Alleluja

E’ un canto che si espande
sopra tutto l’Universo,
dormi figlio, non pensare
il tuo sangue non è perso.

Ninna-nanna, ninna nanna
dormi bimbo, non temere,
in quest’ora tutto tace,
tu hai portato tanta Pace.

 

A.Marinelli