Lu cuntatinu ‘ntra’all’acciaieria

Per la Giornata del Dialetto vi ripropongo la mia prima e più nota poesia scritta in vernacolo.

LU CUNTATINU ‘NTRA L’ACCIAIERIA

Era na cosa sola cu la terra

comu n’arlu, na chjanca, nu cippone…

Poi si sàpunu li cosi ti la vita

la terra vose fa’ cuntestazione.

Si rifiutavunu l’arli ti minare,

li vigni purtavunu crappicedde rachitiche,

e ‘ntra lu cranu

era chjù la cramegna ca li spiche.

Passa nu mese, n’annu, doje

e la mugghjere ti lu cuntatinu priticava

ruzzulava sempre na cosa:

-Va fatìa all’Italsitre-

-Va fatìa all’Italsitre-

Fu custrettu, povuru villanu

a fa’ domanda pì l’accettazzione.

Fu pigghjatu,

e ‘ntra quattr’e quattr‘ottu

lassò la zappa e pigghjò lu giubbottu.

Ma po’ pigghjare n’arlu t’alìa

ci lu scappi ti qua e lu chianti a Milanu?

Accussì lu povuru villanu

si ni mureva ti malincunia

pinsannu alla vigna, all’arli, allu cranu.

Puru lu sole era persu la via

‘ntra li reparti ti l’acciaierìa.

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Anna Marinelli 1977

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto

le mani delle donne

Le mani delle donne è il titolo di una mia famosa poesia,

ma non è delle festa delle donne che vi voglio parlare,

vi voglio parlare e raccontare.

Sì perché per il mio incarico di Ministro straordinario dell’Eucarestia, che svolgo da 20 anni

sono in contatto con molti anziani, ammalati, invalidi.

In questo periodo ho assistito ad una vera e propria strage di anziani.

Giusto oggi pomeriggio è mancata Sarina, aveva compiuto da qualche mese 89 anni.

Superato il dolore immenso della morte di una sua figlia, un paio di anni fa,

ha dovuto sopravviverle mentre era morta dentro.

Sarina è un diminutivo del nome Rosaria, qui al Sud abbiamo in uso una infinità di derivati, dei nomi originali.

Rosaria si può modificare per esempio in Sasara, Sarina, Sarodda, Reretta Rosarietta.

Sono divisa tra una perdita dolorosa, a una gioia inaspettata.

Divisa tra uno spavento e da un sollievo.

Una gioia e un dolore.

La Vita però sa sempre come far pareggiare le cose.

Giorni fa, Mina, la figlia di Rosa, avvicinandosi a me al termite della Messa, mi ha riferito che sua madre voleva incontrarmi.

Volentieri, le ho risposto.

Arrivato il giorno stabilito per la mia visita, Rosa era raggiante, è inutile dirvi che me la sono abbracciata stretta stretta.

Aveva un sorriso biricchino nello sguardo, doveva farmi una Sorpresa!!!

Aveva realizzato per me un centrino a filet, in una ventina di giorni. Che spettacolo!

Come saprete il ricamo a filet si realizza su di una tela sulla quale risaltano motivi floreali, e geometrici di grande pregio.

Insomma, il filet è ormai un ricamo così raro ed è appannaggio di ricamatrici sempre più rare. La frenetica vita di oggigiorno

rende questa antica arte così difficile da intraprendere alle donne di oggigiorno.

Oggi voglio rendere omaggio a queste donne straordinarie, alle loro mani agili, ai loro occhi attenti, alla loro competenza, alla loro pazienza.

Oggi Rosa mi ha fatto dono di una cosa preziosa, del suo bellissimo centrotavola, sì, ma soprattutto del suo tempo speso per me, per lasciarmi un Ricordo.

Grazie Rosa, ti bacio le mani.

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 13, 2023, in varie. 3 commenti

Albaverde

Albaverde

Quella mattina

una luce strana filtrava dalle persiane.

Bussava, dapprima dolcemente,

poi sempre più insistentemente,

mi chiamava con voce suadente

abbandonando il giaciglio della notte.

Srotolava le fasce che le cingevano la vita,

si librava leggiadra

vestita di un raso luccicante,

mai l’avevo vista così elegante.

Aveva scelto una gamma di tessuti inusuali.

Erano verdi, poi arancio, porpora e giada…

Fluttuava e si addensava.

Erano spatolate verdi come fronde sottratte agli uliveti,

accatastate, distese, spalmate. Si sovrapponevano

strato su strato mutando repentinamente nell’aspetto.

Erano alghe emerse dallo Jonio?

rosse come bramme  roventi di altoforni?

Smeraldine come acqua

alla foce del Chidro rubata?

Erano nuvole o era sabbia dorata?

Da quella visione fui rapita,

prima di abbandonare questa vita.

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 11, 2023, in varie. 4 commenti

Angeli di carta

(poesia di Anna Marinelli e Mina Cipriano)

Uno stuolo di angeli

scende dal cielo,

sono leggeri, di carta,

lieve il loro volo,

bianche le loro ali

come di neve.

Angeli di carta,

sento il loro fruscìo

e le loro voci sussurrare

“Siamo di carta, non ci lasciar bruciare

nell’inferno di una vita dissennata.

Di fiamme, come Icaro,

ci bruceremmo le ali e le vesti,

non resterebbe nulla di noi.

Di noi resterebbe solo cenere

che il vento spazzerebbe via!

Noi, siamo nel mondo

per proteggerti,

ascolta la nostra presenza, e

se non farai troppo rumore,

la sentirai e non sarai mai solo.

Anche se siamo di carta,

nella nostra filigrana

c’è lo spirito dell’Amore

e l’amore è il vento che spinge

verso la casa del Signore.”

Uno stuolo di angeli

scende dal cielo,

sono leggeri, di carta,

lieve il loro volo,

pare una danza,

bianche le loro ali

come di neve.

Angelo di carta, Creazioni di Mina Cipriano

Lu Natale ti nna vota

Amici, questa sera sarò presso l’Associazione Artistico-Culturale Lino Agnini,

in San Giorgio Ionico, in occasione della 25esima Rassegna Concorso del

“Presepe nell’ Arte e nella Tradizione”

per declamare la mia poesia LU NATALE TI NNA VOTA.

             lu  natali  ti  nna  vota

 

Ci si lu po’ scurda’

lu Natali ti tant’anni fa

quann’ermu tutti piccinni ‘nnucienti

e ti malizia ni sapemmu picca e nienti.

Lu Natali, a quiri tiempi ‘dà,

era nu tiempu ti felicità,

si faceva lu presepiu ‘ntra ogni casa

cu do’ cippuni farina e cartapesta,

na picuredda cu la jamma spizzata

cu tant’amore vineva riparata.

No si scittava niente, era piccatu

ci ‘nqualche pasturieddu era scittatu:

ci stava n’arulicchiu era ti pinu

pigghjatu alla pineta ti Ciminu

o a quera ti Faggianu, chju vicinu,

e l’erba fresca, di muschio già fioritu,

tuttu trapuntatu ti belle margherite.

Alla visciglia ti l’Ammaculata

totta la famiglia era mubilitata,

a ci ti tava na centra, a ci la colla

a ci circava nu stuezzu ti spicchiettu

cu pareva veramente nu laghettu.

Cu tant’amore si faceva la capanna

cu San Giseppu, Gesù Cristu e la sua mamma,

e sobbra na strata ti farina ti cappellu,

li tre Re Maggi sobbra lu cammellu.

Pi li piccini era festa granne

girare ‘nturnu ‘nturnu allu mamminu,

e puru li vjecchi, cu li manti ‘ncueddu,

s’innammuravunu ti lu mamminieddu.

Do’ taradduzzi e quattru mandarini

‘nqualche mènnela e do’ fichi ‘ccucchiati

erunu cosi veramente prelibbati.

No ni stavunu, a quiri tiempi, panettoni

tantu reclamati alla televisioni.

Lu Natali ti nna vota era bellu veramente

sapeva cancia’ lu core ti la gente,

li granni, li piccinni e tutti quanti

ni sintemmu ‘ntra lu core ca ermu santi.

Iu pensu sempre, cu tanta nustalgia,

allu Natali ti l’infanzia mia,

li carni ni sintemmu rizzicari

ci vitemmu doi tre zampugnari

ca sunavunu cu tant’armunia

li pasturali ti la terra mia.

Mo vo’ circannu cu lu lanterninu

quiri pèttili sapuriti e quiru vinu,

quiri messi matinati e la novena

e quera chiesa ca era chjena chjena.

Ci stava fodda, stava Giuvanni lu sacristanu

ca ti ‘spittava cu la seggia ‘mmanu

però vuleva in cambiu deci liri,

ma no faceva nienti, almenu ti ‘ssittivi.

Mo stonu li ricali assai custusi

passa lu tiempu e pàssunu li usi,

sintiti a me, ci si lu po’ scurda’

lu Natali ti tant’anni fa!

                                    anna marinelli          s. natale 1999

https://www.facebook.com/1558689896/videos/1182188402702745/

San Giuseppe

Com’è bello San Giuseppe

mentre nazzica il Bambino,

tre angioletti gli fan coro,

uno suona anche il violino.

Che dolcezza, che armonia,

si addormenta anche Maria,

ma Giuseppe non riposa,

ma Giuseppe, uomo pio,

veglia e adora il Dio Bambino.

Presepe 2022

Amici del blog SAPORIDELSALENTO

Vi presento il mio presepe di quest’anno, l’ho posizionato nell’acquario che da luce al vano scala. Da anni l’acquario non ospita più i variopinti pesci tropicali dopo che si è rotto per ben due volte. Mi sembra tanto bello, voi cosa ne dite?

La sacra famiglia è di pregevole porcellana, qualche fascina l’ho fatta in estate eliminando le foglie pungenti del rosmarino e legando gli steli angora teneri. Riprendendo questi teneri legnetti dopo averli riposti in una scatola ad essiccare, ho avuto la sorpresa di percepirne l’odore intenso che avevano conservato. Le pecorelle, elemento immancabile nel presepe, sono rivestite di pura lana vergine, quella, per intenderci, con cui si riempivano i cuscini al tempo di mia madre, qualche sasso sparso e persino un sigaro di mio padre spezzettato.

Intanto abbiatevi i miei auguri più fervidi per un Santo Natale colmo di tanta Pace e Gioia, in tutte le vostre famiglie.

Nvièrnu

Che freddo si respira in questa serata,

che calma che si sente per la strada.

Sono tutti vicini vicini nelle case

soddisfatti intorno intorno al braciere,

nella speranza che si possa riscaldare il sangue

 che è ghiacciato nelle vene.

E il nonno ( tatacòre) vuole ancora raccontare

la storia di quando egli partì per il soldato

ma i bambini chissà quante volte l’ hanno ascoltata

e la sanno a memoria.

Due gatti nei cortili stanno litigando (scamànnu)

per la miseria quanto baccano fanno

e l’orologio della piazza suona le undici di sera.

“E ora andiamo a letto dice mia madre”, avvolta nel suo scialletto,

perché domani ci dovremo alzare per tempo,

la vita và di fretta, e non aspetta”.

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 7, 2022, in varie. 1 Commento

Natale a Kiev

C’è tanto silenzio
in tutto questo clamore,
tendo l’orecchio e non lo sento arrivare,
annuso l’aria e non c’è alcun odore,
se guardo lontano solo un cupo dolore.

Le case dilaniate, le vite spezzate,
i bimbi piangenti, le madri dolenti.
nell’aria ammorbata
giace priva di gioia
la città bombardata.

Annuso nell’aria
se vi è qualche odore
ma c’è solo sgomento
nel Natale che muore.

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 5, 2022, in varie. 1 Commento