Tarallini al vino bianco

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Talvolta trascorrere un pomeriggio domenicale in casa può essere snervante, specialmente si fa presto buio, specialmente se pioviggina e ti toglie tutte le voglie di uscire, specialmente se nel tuo paese, nella tua strada hanno cambiato le lampadine dei lampioni e le hanno sostituite con quelle a Led… che danno una luce da cimitero, specialmente se tuo marito è incollato alla TV e tu non hai avuto un minuto per sederti un po’ e rispondere ai numerosi messaggi di WhatsApp. che ti fischiano ogni momento…

Bisogna far qualcosa di creativo, qualcosa che dia un po di dolcezza alle interminabili ore di un pomeriggio novembrino…e allora! Allora pasticciamo con zucchero, latte e fior di farina per fare dei gustosissimi tarallini.

INGREDIENTI
500 g. di farina doppio zero
un bicchiere di plastica di zucchero
un bicchiere di plastica di vino bianco
un bicchiere di olio di semi di girasole
una bustina di lievito per dolci
Impastare bene, formare i tarallini,
passarli nello zucchero dalla parte superiore,
infornare a fuoco moderato.

Appena dorati sfornare.
Tempo consigliato 15 minuti

E’ inutile dirvi che subito dal soggiorno il maritino chiama” Amò, che cos’è questo profumino???

 

 

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Zucchina marinata

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Zucchina marinata:
Sono troppo cannaruta, non ho voluto aspettare la ricetta di Michelina… mi sono inventata io questa zucchina marinata, che non è la solita zucchina fritta in agrodolce, ma è una zucchina light, cruda, tagliata sottilissima, nel senso della lunghezza. Ciò non toglie che voi potete tagliarla anche a rondelle, potete tagliarla come più vi aggrada.
Disponete le fettine di zucchina lavata e tagliata sottilmente in una terrina fonda, dove si potrà raccogliere la marinatura ed agire più facilmente nella preparazione della pietanza.

Disporre a strati le zucchine, versarvi sopra del succo di limone, pepe bianco macinato al momento, sale fino, olio e qualche goccia di aceto bianco! Completare il condimento e lasciare in frigo per un paio di ore… decorare con qualche fettina di aglio e mentuccia fresca. L’avevo gustata una sera presso Piacere divino e mi era piaciuta tantissimo! Io, essendo la prima volta che la preparavo.. credo di essermi meritata una medaglia!!!!

 

 

 

 

ricordi in soffitta

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RICORDI IN SOFFITTA

 

Non ci sono fantasmi nella soffitta del cuore

ma Ricordi vivi e palpitanti

che da tempo abbiamo riposto

come dietro una lapide di marmo.

Essi bussano con le loro nocche stanche,

forse ti chiamano per nome,

ma tu fingi di non udire.

Essi ti chiamano dolcemente

ma tu volgi il capo da un’altrove.

Sono creature senza materia, i ricordi,

ma la materia sei tu che a volte

te li porti dentro come un fardello pesante.

Socchiudi la porta della soffitta del cuore,

vi sono anche gioie che troppo in fretta hai dissolto

nel vortice frenetico dei giorni.

Essi si affastellano

come mattoni di un muro invalicabile,

come un muro di Berlino

che hai innalzato nella tua memoria

per paura di cadere sotto il sisma

delle tue stesse emozioni.

Tendi la mano verso la soffitta dei ricordi,

spingila, socchiudila,

ne uscirà una luce che inonderà i tuoi giorni

e non ti abbandonerà mai più.

Perché i tuoi Ricordi sei Tu.

l’UOMO CHE NON C’ERA

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L’UOMO CHE NON C’ERA

(splendida terra di mezzo)

 

Amici che viaggiate

in questa splendida terra di mezzo

e avete occhi per guardare altrove

a avete mani per prendere il vento

io sono l’uomo che non c’era

proprio quando ce n’era bisogno

 

amore amore amore

di tanta ben delineata incertezza

hai niente da dire alla notte

stanotte che il cielo non basta

io sono l’uomo che non c’era

quando tu mi cercavi per strada

 

e madre, oh madre

smarrita tra i fogli e le foglie d’autunno

che vennero antichi poeti

ad accendere questa candela nel vento

io sono l’uomo che non c’era

proprio quando ti stavi spegnendo

 

e figlia figlia

che non hai ereditato il ricordo

e hai imparato a contare guardando le stelle

ed a camminare cadendo

io sono l’uomo che non c’era

quando c’era da prenderti in braccio

 

e dove cammina il tuo passo

diventa uno splendido pezzo di mondo

quel metro quadrato di vento

che chiudo nei sordi recinti che ho dentro

io sono l’uomo che non c’era

quella notte che stavi cadendo

 

amici che viaggiate

in questa splendida terra di mezzo

che avete occhi per guardare oltre

a avete chiavi per chiudere il vento

io sono l’uomo che non c’era

proprio quando ce n’era bisogno

 

Testo di Fabio Pignatelli, MIO FIGLIO

Questa voce è stata pubblicata il novembre 3, 2018, in varie. 2 commenti

Qui non giace mia Madre

 

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Qui non giace mia Madre,

cercatela, quando il vento

fa udire la sua voce possente

tra le colline, a raccogliere malva

dai petali d’ametista,

per distillare analgesici d’Amore.

Qui non giace mia Madre,

la troverete in quel piccolo giardino

recintato di tufo,

quando con mani tenere e forti

sorregge pergolati di  bougainvillea

e sconfiggere brigate di muffe bianche

con ventate di amorevoli attenzioni.

Qui non giace mia Madre,

lei risiede negli albori dei mattini,

nella goccia che s’imperla sul fogliame.

La troverai

nella cangiante iride di una bolla di sapone,

o sulla vetta più bianca di neve,

bianca come spuma marina,

bianca come ala di gabbiano,

bianca come l’altissima Luna

che brilla nella notte…

Lu brotu chinu

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LU BROTU CHINU

 

Quannu unu ti la famiglia cateva malatu, si deperiva e si mazzissceva!

Appena ziccava a guari’ o pi lu fa’ guari’ apprima si tava lu brotu chinu!

A Tàrantu sta minestra si chiama “suscielle”, addo nuje invece si chiamava brotu chinu.

Mo vi spiegu!

Intr’a tutti li case stava “lu uertu” ca era nu spaziu lastricatu, cu n’otru picca ti terra addo si chiantava lu vasinicola e lu putrisinu, li garofani e ‘nqualche otru fioru.

Retu retu stava quasi a tutti li case na gabbia cu doi tre jaddini ca si criscèvunu propia pi lu uevu friscu alli piccinni, alli viecchi e alli malati.

Quannu ‘ntr’allu puddaru stava ‘nqualche jaddina ca era scuvatu, e no faceva chju uevi, allora si puteva ‘ccitere o pi Natale o pi Pasca o ci ‘ncuarched’unu stava malatu!

Si priparava lu brotu di jaddina e si ni mitteva nu picca ‘ntra na patelluzza. Mentre ca sta bulliva si minava intra a stu brotu nu uevu prima sbattutu cu lu furmaggiu e na puzatedda di muddica ti pane spriculata ‘ntra li mani, cu na figghjazza ti putrisinu.

Si faceva còcere na ticina ti minuti, si mitteva ‘ntr’alla pastina cucinata a parte e si tava a mancia’ allu malatu.

Puru ca lu malatu no nni vuleva, bastàvunu toi, tre cucchiari pi fa’ risuscità puru li muerti!