Coriandoli

coriandoli

CORIANDOLI

 

Intreccio origami

di pensieri e ne faccio

ceste leggere,

ove custodire parole

di organza,

quando escono, vivaci,

dall’anima mia,

che a me paiono quasi

coriandoli di poesia.

Questa voce è stata pubblicata il febbraio 19, 2020, in varie. 1 Commento

Ministro

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Sono passati 17 anni da quando ho ricevuto il mandato del Vescovo che mi chiamava ad essere “Ministro Straordinario della Comunione” e ogni volta che esercito questo servizio alle sorelle e ai fratelli infermi mi rendo sempre più consapevole di essere un povero strumento della “Misericordia” del Padre. Sono la tassinara di Gesù, lo accompagno a fare le Sue Visite per le vie del Paese, nelle Case dei suoi Amici.

Questa voce è stata pubblicata il febbraio 5, 2020, in varie. 2 commenti

Madrina

E’ con grande gioia che questa sera mi accingerò a tenere a battesimo questa interessantissima Mostra Personale di un’Artista che conosco da oltre vent’anni..

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L’Associazione Artistico Culturale “Lino Agnini” è lieta di invitarvi all’inaugurazione di una mostra personale di pittura dell’Artista Gallo Giuseppa Maria dal titolo:” MAGIA E TRASPARENZA DELL’ANIMA SULLA CARTA”.
Vi aspettiamo Venerdì 31 Gennaio 2020 alle ore 19.00 presso la nostra sede in Piazza San Giorgio,28 San Giorgio Jonico.
Vi ricordiamo che la mostra ad ingresso libero e visitabile tutti i giorni fino a Sabato 8 Febbraio.

Salmo 39

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“Leggimi un Salmo”

-disse mia madre-

con un fiotto di voce raggrumata.

Ed io, aprendo a caso l’immortale libro,

nel silenzio della stanza lo intonai:

 

“Ho sperato, ho sperato nel Signore,

ed Egli su di me si è chinato,

ha dato ascolto al mio grido”.

Una luce s’insinuò tra la pupilla e lo sguardo

di mia madre, e mansueta come agnella mi sorrise.

 

Ed io proseguendo.

“ Mi ha tratto dalla fossa della morte…”

e la voce onda alta diveniva,

e urlo non gridato, e ribellione per secoli sopita.

 

Si levò un coro,

come da bocche oppresse dal silenzio.

Raggiungeva tutti i morti dimenticati,

i vivi con un piede nella fossa.

Era un video, mia madre, ingigantito,

e proiettava le sue angosce sui miei giorni.

 

Di colpo sentii nelle mie vene

l’incolmabile ritardo della storia,

i suoi treni perduti, le sterili attese.

Sentii il passato e il presente

impossessarsi del mio Io ereditato,

quale gesto d’invasore che impone dittature.

 

Come bimbo cullato l’affanno si acquietava,

ed allentò, mia madre, la stretta della mano,

come chi ha smesso di temere.

 

Allora, solo allora, alla mia ansia concessi di apparire:

all’ansia degli occhi e della mano,

all’ansia del cuore e del domani,

all’ansia della vita e della morte.

 

Caduto, ormai lo schermo delle convenzioni,

mia madre mi appariva in tutta la sua statuaria fragilità.

Le sue fibre suonarono allora,

la tastiera infinita del dolore.

 

Nelle sue canne d’organo serbava il pianto

di tutti i bimbi abortiti dalla miseria,

 

tutti i giochi perduti dell’infanzia,

il sudore del pane proletario,

il suo tempo di carrube e d’innocenza.

 

Il pugno chiuso, ora impotente, ripongo.

Il pugno che sa del grano e della zolla.

del verde degli ulivi e i mandorleti.

Il pugno ammansito, ora ripongo

sul grembo delle attese e dei domani,

mentre il davidico salmo torna a consolare

come l’incontro dell’Angelo e Daniele.

 

“Mi hai messo sulla bocca

un canto nuovo”

 

Un canto di raccolti e di sereno,

un canto di vendemmie e fioriture.

 

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 21, 2020, in varie. 3 commenti

Ragnatela d’oro

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Ogni sera attendo
che ritorni.
L’attendo,
già pronto il bagaglio
per partire.
Insieme si potrà volare
oltre la linea latitante
del possibile.

Impazienze d’infanzia
ritrovo, e paure tra le scale
sempre in penombra,

Una siringa di luna
mi rivaluta l’ardire,
ora l’azzardo è reso verosimile.
Anche stasera l’attendo per partire,
ne scruto l’arrivo,
dietro un sipario setoso
che scosto
con l’indice eretto,
complice e cauto.

Un ultimo sguardo
sottratto alla soglia
della pazienza
s’imbeve di luce, già sento
il motivo del suo passo.
Dal mio sangue s’innalzano
stalagmiti,ideogrammi d’ansia letàre
che a stento trattengo.

Eccola, è lei!
la mia serotina stella.
S’avvicina, si affaccia
da una balaustra di nubi
e l’atteso segnale
m’invìa; mi avvio,
docile con lei
per il viaggio consueto,
trasgressivo.
Il gufo della notte
si appisola lontano.
Le ragnatele
hanno fili d’oro.