Pasticciando pasticcini

Come trascorrere questi lunghi e noiosi e piovosi pomeriggi novembrini?

ma pasticciando, naturalmente!canestrini

cuore dolceEcco qua il ripieno!

Be? Non mi fate i complimenti???

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Di te, Novembre, amo…

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Di te, Novembre, amo il debole sole
che a stento s’incunea
tra i filari denudati
e grondanti nostalgie
di festeggiate vendemmie.

Di te amo il tiepido vento
che filtra tra le fronde degli
agrumeti, intrigante e complice ad ingrossare
spicchi, come turiboli di liquido
sorriso della dea Cerere.

Amo la zolla rorida di brina
che al mattino s’imbeve
come biscotto dorato nel
tiepido raggio affacciato
tra le balaustre del giorno.

Di te amo
il profumo del castagneto,
il suono dei passi sul tappeto
di foglie porporine
che ridono scricchiolando
come fossero fanciulle sbarazzine.

Di te talvolta amo
quel sole gagliardo, vetusto e generoso
quasi fosse un vegliardo
che ama sostare pensoso
sul suo affabulante limitare,
e rimirasi intorno in cerca di
qualcosa da stupire,
in cerca di qualcuno da
scaldare.

 

Pioggia d’Autunno

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vigneti campagne allagate-2

 

Pioggia d’autunno

 

Le foglie galleggiano sulle pozze d’acqua,

come stelle scarlatte cadute dal cielo.

I miei pensieri sono cerchi concentrici

che si allargano a dismisura sulla tela del giorno.

Dove siete spicchi di sole?

In quali frutti vi nascondete?

Ch’io possa ancora assaporare

la dolcezza dell’Estate fuggente!

Stamani l’albero del fico

s’è destato privo ormai dei suoi monili,

ultimi scrigni mielosi giacciono tra le fronde

e se ne pasce il passero affamato.

Poco lontano il vigneto di mio padre

incrocia i suoi rami come braccia ossute

per difendere gli ultimi racemi.

Sono echi lontani, ormai, le voci delle donne,

degli uomini e dei bimbi tra i filari.

Piove, piove ma se ne rallegrano le zolle,

che hanno patito la sete nei giorni del solleone.
La natura sempre Madre rimane,

e generosa provvede ai bisogni dei suoi figli,

certa del fatto che domani uscirà ancora e ancora il Sole,

che ogni lacrima asciuga col suo raggio caldo,  denso d’amore.

Giorni intontiti

campanile

Giorni intontiti

a cercare il silenzio

per potere ascoltare

la voce del cuore

che preme, che urla,

reclama attenzione

nel frastuono invadente

di voci irritanti”.

giorni come macigni

da spostare

nelle stanze vuote di suoni,

cerchi invano di colmare

ceste di malinconiche ore

nello scandire di monotoni rintocchi.

“Fantasmi smaniosi

si aggirano dentro

caverne di pianto

e parli sorridi rispondi

a chi ignora il clamore

che implode

nelle grotte del buio.”

angeli d’improvviso

sospendono l’abile arte

della custodia di anime,

sospendono i giochi

nei prati del cielo,

sospendono persino

il respiro…

trattengono il fremito d’ali

lo sguardo impigliato

in clessidre d’oro fino.

“Del mondo le acque

alimenta il dolore

da millenni sofferto

dalla stirpe d’Abramo.

il suo pianto fertilizza

l’arida terra

e nel deserto più arso

spuntano fiori di mille colori”.

alla notte più buia

seguirà sempre un’alba,

alla notte più tetra

il sorriso di un fiore,

finchè accesa sarà la speranza

fiorirà anche il deserto

sotto il sole dell’Amore!

*
concerto a strofe alterne di Eos e Annysea 2013

 

Cose d’altri tempi

battesimo

 

La cummare vera e la cummare ti l’ogne

Il bambino veniva al mondo con l’aiuto della “mammara” l’ostetrica comunale che aveva in cura la donna incinta e la seguiva fino al parto e ancor di più fino alla caduta dell’ultimo residuo di cordone ombelicale del nascituro. La levatrice, come si chiamava una volta, si recava quotidianamente in casa della neo mamma, aiutandola a fare il bagnetto al neonato e consigliandola nei piccoli problemi post partum che si dovessero presentare .

Si battezzava il neonato quanto prima e i padrini e le madrine dovevano essere necessariamente scelti tra i testimoni di nozze, almeno per quanto riguardava il primo figlio. Tagliare la prima volta le unghie al neonato era un privilegio “minore” affidato ad una persona amica, una vicina o una parente.

Era un rito semplice e simpatico: per tagliare le unghie al piccolo il quale quando piangeva e frignava si graffiava tutto il visetto con le unghie affilate come lamette, si prendevano delle forbicine sterili e si procedeva al taglio delle unghie. Fatto ciò la “cummare ti lògni” regalava al “sciuscètto” una piccola somma di denaro o altro oggetto prezioso.

Fino ad un anno e oltre, il bambino veniva fasciato con una fascia stretta tessuta al telaio da abili tessitrici… e restava fasciato fino al raggiungimento del primo anno. Poi a grandi passi il figlio cresceva, si metteva a scapolare nel girello, un rudimentale strumento di legno nel quale si introduceva il bambino per lasciarlo scorrazzare in casa e sollevare finalmente la madre dal suo dolce peso.

E poi c’era la “Scannedda” un seggiolino port-enfant ante litteram; la nàca (la zana, di pascoliana memoria), una  culla rustica di legno a forma di cesta ovale, che poggiava su due supporti a base convessa, da potersi far dondolare col piede. E poi si usava cantare le ninne nanne, “nazzicando” il bambino seduti su una sedia di paglia… nel cuore della notte, perché “lu tàta èra scè ffatià”!

zana

 

Spettacolo

spettacolo

soprann

Amici, questa sera devo dirvi di una grandissima soddisfazione che ha caratterizzato

la giornata di oggi, Ho pubblicato su facebook il mio link che parla dei soprannomi sangiorgesi e devo confessarvi che sta succedendo una cosa davvero strana…si registrano visualizzazioni da diverse parti del mondo…si contano oltre 800 visite…

su facebook non si contano le condivisioni… Commenti ZERO!!! anzi no! Uno

roba da matti!

Presente!!!

L’Appello dei Caduti  di tutte le guerre del mio Paese!

Oggi in una ridente giornata di Sole

sono state scoperte due altre lapidi con i nominativi dei Caduti

della Seconda Guerra mondiale.

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