la Stella del Sud 2

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La stella del Sud

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Perchè parlare del Sud è un Imperativo! Un’ Urgenza, un Dovere!

A questa sera Rina.

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La bussola

LA BUSSOLA

In queste strade

spoglie di verde,

l’autunno non indora

assenza di fogliame.

Queste case,

dai soffitti a stella,

più non attendono

ritorni di traìni.

Il silenzio, nella notte cupa,

è rotto solo da sguaiate risa

di gente che ha smarrito

la bussola della Vita.

Alba

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L’alba si è svegliata anzitempo…

aveva fretta di veder nascere

il sole del tuo saluto..

 

Ecco, si svincola

dai tentacoli della notte.

Slega i nodi che l’han tenuta stretta

nella  morsa delle ombre.

 

Inneggia tra rosati pentagrammi

la sua vittoria..

Se zittisci il rumore

dei pensieri

udrai il canto del gallo

che schiude tane

di alfabeti nuovi

e sarà primigenio mattino

avvolto tra fasce rosate.

Sarà ancora il miracolo della Luce.

 

Roveto ardente

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Abbagliante Luce

che dipingi le nuvole

di rosso cardinale,

mi indichi suadente

il sentiero del sogno

e l’avanzare alacre del tramonto.

Raccontami di albe bambine

e del volo ciarliero delle rondini

e dell’amato campanile

che s’ incendia ogni sera

senza bruciare,

come un roveto ardente.

Controra

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CONTRORA

 

“Controra”, magica parola che sprigiona memorie

e fa rivivere i meriggi assolati della mia adolescenza,

memorie roventi che gli affanni quotidiani non disperdono.

Controra: “Si dorme, bambine!”

E l’enunciato materno a me suonava come una preghiera,

noi, con il respiro sospeso nella stanza,

fissavamo le imposte  rese incandescenti dal calore.

Controra, magica parola che ritorna, oggi come ieri, a parlarmi di tempi felici,

carichi di teneri ricordi che paiono carezze al mio cuore,oggi  forse un po’ indurito.

Controra, magica parola.

Le fave da sbucciare e l’umile sonoro lavoro materno.

Le fave… potente ricordo che mi giunge,

frammisto a un sapore irripetibile.

Il desco serale arredato con i piatti di ceramica

della vicina Grottaglie, col galletto centrale

decorato a mano:

“Chi lo scopre per prima sarà più fortunata”

diceva mia madre per incitarci a mangiare,

quando tutti intingevano il pane nel piatto grande,

quel pane che sapeva di grano e di fortuna.

Controra, magica parola, e solari silenzi di allora,

frantumati dai carri che tornavano dai campi,

col contadino quasi sempre appisolato.

Il cavallo conosceva la strada… l’automobile no!

Controra, magica parola, e affioranti ricordi

di calzine corte e giovani rossori sulle guance innocenti:

“ le treccine oggi non le voglio fare” e già la donna faceva capolino.

 Controra. “Si dorme bambine!” e noi a programmarci il futuro

scrivendo appunti su foglie di pannocchie,

custodite dentro il materasso.

“E’ pomeriggio bambini, vorrei che riposaste!”

Mi scopro a dire le cose di mia madre.

 

NOTA DEL MAESTRO COSIMO QUARANTA

L’estate, di controra non si usciva da casa, i bambini erano costretti al silenzio per non disturbare il riposo degli adulti. La controra, arco di tempo quasi mistico delle nostre estati, cominciava intorno alle 13 e durava fino alle 16 circa; si chiamava così perché si proibiva severamente ai fanciulli di giocare per strada e per ottenere cieca obbedienza a tale precetto, i genitori e gli anziani facevano credere ai ragazzini che durante la controra” girassero in paese uomini-vampiri, detti “li crassulari”i quali oltre a succhiare loro il sangue, toglievano con i coltelli affilati il grasso dalle parti molli dei fanciulli che avessero incontrato. La controra coincideva anche con Vintiunora: un momento della giornata liturgica, allorquando la campana piccola della chiesa, poco prima del vespro, chiamava i fedeli alla preghiera delle lodi pomeridiane.

ODORI DI MOSTO NELL’ARIA

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Nei paesi

escono ancora folate

di odori di mosto

dai palmenti familiari.

 

Nubi di moscerini,

sospinti dal vento di scirocco,

avidi di zuccheri,

sciamano all’arrembaggio

di vetrate lucenti,

si appostano

dietro tendine di filet.

 

I torchi spremono l’ultimo succo

dai raspi ormai anemici.

Cadenzati suoni

accompagnano il duro lavoro dell’uomo,

ancora forti braccia

lo distillano

in questo mestiere antico

che seppe ingannare  Polifemo.

 

Fermenterà a lungo

nelle giare dal gravido ventre

a custodire e maturare

l’agognato nettare di Dioniso,

capace di deliziare le gole

ed annebbiare le menti.