Il giardino delle rose

Tempo di improvvise malinconie, tempo di lutti e di nascite, tempo di nuove creazioni, di nuove poesie, da distribuire ai passanti, gratis, senza aspettarmi neanche un un sorriso.

Questo video ne è intriso. La mia sicumera si sgretola come un muro corroso dal tempo, e non ci crescono edere tenaci che la sorreggano.

Tovaglioli di poesia

In questa lunga Estate tra la Speranza che il Covid sia finito e il Timore che il Covid ci possa ancora togliere la nostra Libertà e farci vivere ancora sotto L’editto della Paura, a me è venuta l’ispirazione di scrivere qualche verso sui tovaglioli di carta. Non mi è sembrata un’idea malsana. Voi cosa ne dite?

Felicità bucolica

Che cosa ti può capitare di meglio in un noioso pomeriggio di Settembre

che pare prometta pioggia e tu non sai cosa fare?

Ma una inattesa telefonata che ti invita a fare una camminata sobbr’allu monte…

Grazie Lella, Graziella Geraci sono stata bene con te, all’aria fina.

con il sole negli occhi

Rusaria la caffittèra

Rusaria la caffittera

Oscj vi vogghju parlu ti na cristiana ca tanta tiempu fa faceva nu mistiere stranu.

Vinneva la purga e lu cafè.

No rititi ca mo vi spiegu megghju.

Questa signora tineva la licenza cu faceva stu mistiere.

Era comu sia ca tineva lu bar, piccè addo edda si sce facèvunu na tazza di uérgiu,

si sce pigghjavunu lu chininu pi la malaria e allu bisuegnu si sce pigghjàvunu n’onza ti purga.

Rusaria la caffittera era essere assai brava cu faceva ‘sta attività;

scarfava l’oglio ti ricinu, lu ccunzava cu lu cafè, ruzzulava buenu buenu e lu faceva bèvere.

Po’ li tava nnu picca ti cafè ti uérgiu a parte cu si facèvunu la vocca.

M’onu tittu ca pi stu mistiere Rusaria la caffittera tineva totta na serie ti misurini di rama,

ti menz’onza, ti nn’onza, ti nn’onza e menza, ti do’ onze…

M’ha dittu Chiarina ca tanta ti vote ha sciutu addò Rusaria cu li circava nnu picca ti posa ti cafè

cu faceva lliva’ lu spilu alli piccinni.

Edda la tava sempre, piccè era ggentile e bbona ti core!

Po’, alla morte sova, la licenza passò alla nipote Minichella

ca s’ apriu intr’a San Giorgi (dopu quiru ti Aristodemo)

lu primu bar cu la macchinetta espressa, lu rusolliu li gilati e puru lu bigliardino.

La furtuna ha vulutu cu vene n’amica mea a casa propia ieri,

e m’ha purtatu tanta libretti di preghiere, litanie, figurine e giaculatorie,

e ‘tra sti cose, sapiti ccè ha ssutu???

No lu putiti crètere, ha ssutu la fotografia di Rusaria la caffittera!!!.

Iu nnotru picca chianceva pi lla commozione, la meraviglia, la sorpresa…

Era cchiatu nna pepita d’oro, di quiri ca vo’ circannu, scavannu pi tant’anni,

cu lli mani e cu l’ògni, senza uànti.

Misurièddi

Un’idea geniale

Quest’anno mi è venuta un’idea geniale: lanciare nel mio gruppo facebook, “Comu si mangiava nna vota” una specie di gara a chi faceva la frisella più bella e originale.

Avevo messo come premio un canniccio. Cos’è mai un canniccio vi chiederete. Ebbene, il canniccio è una specie di grande vassoio fatto di canne e abilmente intrecciato col filo di ferro per tenere compatte le canne e potervi posare sopra ortaggi, frutti e verdure da essiccare al sole cocente di questa torrida estate.

Si trattava di una piccola provocazione per animare il Gruppo da me ideato 7 anni fa, i cui iscritti, sempre presenti ma un po’ distratti dall’andare al mare, stavano trascurando. Così pensavo, infatti.

Qualcuno lo ha chiamato Contest, ma la cosa era ridicola, ridicola chiamare Contest una cosa alla buona, fatta in casa come tutte le cose buone che facciamo noi, gente creativa del SUD!!!

Vi confesso che la cosa è stata favorevolmente accolta e sono state presentate delle friselle davvero originali e golose.

Ho nominato un amministratore del Gruppo la prof. Giusy Miccoli come giudice di gara e non me ne sono pentita, perchè di è davvero distinta nella sagacia e nell’impegno che ci ha messo a seguire la gara, tener conto dei like ricevuti da ogni concorrente e poi alla fine stabilire una specie di classifica, che è la seguente. Primo classificato Mimmo Cosimo Baldaro, seconda classificata Anna Santanelli Scadigna e terza Graziella Geraci. Segnalate altre tre friselle buonissime anche loro preparate da Mino Quaranta, Ida Albano e Dolores Nobile.

Per la consegna degli attestati e del premio mi sono recata presso le abitazioni delle persone che hanno meritato un riconoscimento, a motivo delle restrizioni causa Covid. Le altre sono avvenute all’aperto.

Vi piace il mio reportage! E ditemelo allora! Non siate pigri. Grazie, la vostra Anna.

Utilizzo del canniccio
Primo premio a Cosimo Baldaro.
Premiazione del primo classificato avvenuta nella Piazza di Monteparano (TA)
Un po’ di scenografia, ci sta!
Mario Volpe, un salentino venuto da molto lontano.
Il turista ha gradito.
I miei pomodori messi ad essiccare.

lettera al prof. Lino Carone

                                                                                                 San Giorgio Jonico, 12 Luglio 2021

Carissimo Lino,

chiedo scusa per il ritardo con cui ti rispondo per ringraziarti del gradito dono delle tue poesie.

Le poesie mandatemi tramite WhatsApp dalla gentilissima Maria, non sono risultate fruibili da me, come avrei voluto, ma le avevo udite e riudite dalla tua tremante e commossa voce, durante le telefonate fatte da te a Radio Puglia. In seguito le ho ascoltate numerose volte tramite le registrazioni provvidenziali dell’amico Stefano, registrazioni che hanno consentito a me e a numerosi ascoltatori di cogliere quel messaggio, quella particolare tensione, quella emozione che hai saputo trasmettere durante le tue dirette, fino a ritenerle, quasi, a memoria.

In queste ultime due trovo la stessa ansia di vivere, lo stesso interrogativo, la stessa palpitante attesa che si è accasata nei nostri cuori, e sembra non volerci ancora abbandonare.

“ Tornerà la primavera/ con le sue albe radiose/ e i suoi tramonti/ che al calar del sole/ dicono arrivederci/

al sole che se ne va?”

Tornerà la primavera? Tornerà la stagione dei peschi in fiore? Torneranno gli antichi sapori di un tempo?

Torneremo NOI UOMINI E DONNE di questo tempo ad essere le creature libere di una volta? E’ questo, infatti, l’assillo del poeta, che si interroga, usando la magnifica figura letteraria dell’anafora che ripete martellante, la domanda, quella che scorre dal cuore e s’incaglia sulle labbra.

Poi, con la dimestichezza che tu hai di sminuzzare il pane della poesia e spargerla in briciole, come si fa con i passeri affamati, per essere fruita da tutte le anime assetate della parola poetica, si leva alto il tuo grido di insofferenza, di richiesta di aiuto, di paura di non farcela: “ Basta!!!  Ho voglia di gridare a squarciagola Bastaaaa!!”; Voglio svegliarmi da questo incubo/ che tormenta l’anima mia”. Si ha voglia di tornare a sventolare il vessillo tricolore dai balconi in festa, così come abbiamo fatto ieri, e cantare tutti insieme l’inno nazionale, e rigraziare Iddio e gridare a perdifiato:” Basta, è finita, Signore ti ringrazio” .

Con la stima di sempre, la tua amica Anna.

lumache, che passione

Lavate alcune melanzane,

tagliatele a pezzi non troppo piccoli

e soffriggetele con la cipolla,

appena appassiscono un po’ aggiungete il pomodoro fresco e basilico fresco.

Nel frattempo lavate spesso le lumache per asportare eventuali residui di terra…

Togliete la panna delle lumache ad una ad una, (ammorbiditele tenendole nell’acqua,)

per non rischiare che una lumaca morta vi rovini la minestra.

Bollite una decina di minuti le lumache e salatele durante la bollitura.

Scolatele e lavatele più volte perché lasciano una specie di liquido denso.

Scolate e continuate la cottura per una decina di minuti insieme alle melanzane.

Il peperoncino si aggiunge solo per chi lo gusta e per decorare.

Foto di Giusy Miccoli