Archivio | dicembre 2014

Buon Anno, Paese mio!

teatro all'aperto

teatro all’aperto

Una foto da condividere con i miei amici, con i miei compaesani lontani, per augurarvi un sereno anno 2015. Mi auguro che questo teatro non sia tenuto abbandonato da una stagione all’altra, fino a quando non arriva il momento dei saggi scolastici. Mi auguro che di tanto in tanto si vada a fare pulizia e rimuovere vecchie sedie di plastica in disuso lasciate dopo gli spettacoli. Mi auguro che a questo generico ”TEATRO ALL’APERTO” venga dato un Nome autorevole, venga dedicato ad una persona che ha dato lustro al paese per il suo impegno a favore della Cultura, del Teatro, del Territorio. Mi auguro ancora tante belle cose per il mio amato paese, in attesa di tempi migliori godetevi questo singolare spettacolo, è un mio regalo per voi. BUON ANNO, PAESE MIO!!

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 31, 2014, in varie. 2 commenti

Neve su San Giorgio Jonico

Danza leggera,
volteggia.
Si accende
negli occhi una luce
che scalda
le mani intorpidite.
Spande un calore sulle guance
e le accende di palpiti rosa.
Gocciola gioia
negli sguardi dei vecchi
intristiti
dal lungo torpore del cuore.
Nevica, tutto di bianco
la neve ricopre.
Per una strana magia,
ri/divento bambina
e da dietro i vetri,
agitando la mano,
ti sorrido.

neve sulla scuola M. Piafoto dal webvia Corsica

10888379_10204582515435381_6912223256360554008_nIMG_9732Foto F. Caprino- Piazza San Giorgio

*Per la fotografia della Scuola M. Pia ringrazio Antonio Giacobino10888682_10204941638853221_2481585117757646027_ntagghjate innevate F. Caprino

L’anno che verrà…

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Grazie infinite Carissimo Luigi, devo a persone amiche come te, Mino, Pino,Gemmellaro, Pietro, Evergreen e pochi altri se questo blog si avvale di un numero elevatissimo di letture… mentre altri blog registrano numerosissimi “MI PIACE” tra i miei lettori non vige questa regola. Poco male, perchè vuol dire che il NOSTRO BLOG esula dalle convenzioni che caratterizzano questo tipo di Portali. Sono certa di interpretare anche i vostri sentimenti e ricordi, di parlare dei tempi passati senza scadere nel rimpianto, di parlare di cose dolci senza farvi aumentare la pressione arteriosa…spero di pubblicare belle foto per accarezzare i vostri occhi che a volte si smarriscono nelle nebbie quotidiane. Auguri di vero cuore a tutti voi, Accogliamo dalle mani del Buon Dio ciò che vorrà riservarci per l’Anno che verrà! Vi auguro di saper godere delle piccole gioie e di saper affrontare le avversità. Grazie a Tutti dalla Vostra amica Anna

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 30, 2014, in varie. 6 commenti

La Tombola

tombola (1)

La Tombola
Sere d’Inverno, sere di festa, sere di scorpacciate di sannacchiùtili e di carteddate, sere trascorse davanti al caminetto. “Alzati tu che mi metto un poco io; sistema quel ceppo, spostati che ti bruci… ed ora cosa si fa??? Giochiamo una partita a ramino? Facciamo una partita alla tombola?”
Per la tombola siamo tutti d’accordo. Vuole a giocare pure zio Pepè, vuole giocare pure nonna Cosimina, vuole giocare pure la bambina…
Tutti riuniti intorno al cartellone, si scelgono le cartelle con molta attenzione, come se vincere si dovesse una fortuna e invece di casella non ne copri neanche una…
La Fortuna si sa è cieca e bacia solo chi Ella vuole: terno, quaterna, cinquina e cartella piena…
s’è capito, questa sera, vince solo Zia Filomena!

abetino di sannacchiùtili

alberello di sannacchiutili

Svegliarsi una mattina di dicembre, quando reduci dalle tavolate ricche e soprattutto caloriche di Natale, non ti va di fare niente, si spera solo di lasciarsi alle spalle le tombolate, le gare di bravura, circa la preparazione dei dolci tipici delle feste, di rigovernare pile di piatti e stoviglie, rinnovare la freschezza delle tovaglie rosse, con soggetti prettamente natalizi. Lambiccarsi il cervello su cosa preparare per una festa anch’essa importante che è alle porte, e sorprendersi di un caffè servito dal maritino, con una abetino di carteddate e sannacchiùtili ti ripaga di ogni fatica; scusate il lungo preambolo, ma di questi giorni è tutto più LUNGO del solito… i tempi della tavola soprattutto…

Quanno nascette Ninno

Quanno nascette Ninno

Quanno nascette Ninno


In questo tempo di Avvento ho fatto una scoperta meravigliosa ricercando sul web il testo di un canto natalizio che mi ritornava spesso alla mente e che era strettamente legato alla lunga malattia di mia madre.

Il titolo era; Quanno nascette Ninno. Questa canzone suggestiva e melodiosa l’avevo registrata su un registratore di vecchio tipo, di quelli che vanno con una cassetta audio che ormai non se ne trovano più.
Ricordo che quando entravamo nel clima natalizio sintonizzavo la radiolina su Radio Puglia stereo per ascoltare le ninne-nanne, i canti dei bambini, le pastorali tipicamente tarantine di cui andiamo giustamente orgogliosi.
Quell’anno avevo registrato Quanno nascette Ninno cantata dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare e mi risultò tanto coinvolgente da darmi brividi di emozione fortissimi.
Ora, riordinando tra tanti oggetti del passato, credendo di fare “pulizia” ritrovo questa cassetta e ne riascolto il contenuto.
Quanno nascette Ninno è sempre bellissima, anzi decido di farne una traduzione nel mio dialetto sangiorgese.
La domenica successiva durante la santa messa la prima lettura che ci veniva rivolta dalla Parola di Dio era tratta dal libro di Isaia(11,1-10), il quale 8 secoli prima della venuta di Cristo annuncia la nascita di quel Bambino, che ricolmo dello Spirito spunterà dal tronco di Iesse per donare ai popoli Luce ,Pace e Giustizia.
Isaia lo annuncia con accenti poetici e con visioni di sublime bellezza, ma anche profetizzando scene di Giustizia universale

” giudicherà con giustizia i miseri
e prenderà decisioni eque
per gli umili della terra.
Percuoterà il violento
con la verga della sua bocca,
con il soffio delle sue labbra
ucciderà l’empio.”
Ma torniamo al canto natalizio.
Utilizzando le Visioni profetiche di Isaia
il grande poeta del ‘6oo sant’Alfonso Maria de Liguori
elabora una nenia natalizia tra le più prestigiose e diffuse in tutto il mondo cattolico,
associando al testo aulico del tempo, strettamente locale,
una melodia che ha affascinato artisti, musicisti e cantori di tutti i tempi.
Il testo di Isaia:
6) Il lupo dimorerà insieme con l’agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.
7) La vacca e l’orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
8) Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.
Il testo di sant’Alfonso
1) Quanno nascette Ninno a Betlemme,
era notte e pareva miezojuorno…
Maje le stelle,
lustre e belle,
se vedèttero accussí…
e ‘a cchiù lucente,
jette a chiammá li Magge a ll’Uriente.

2) De pressa se scetajeno ll’aucielle…
cantanno de na forma tutta nova:
Pe’ nsi’ ‘agrille,
co’ li strille,
e zompanno ‘a ccá e ‘a llá:
– E’ nato! E’ nato! –
– decévano – lo Dio che nce ha criato! –

4)Non c’erano nemice pe’ la terra:
La pecora pasceva co’ ‘o lione
Co”o capretto,
se vedette
‘o liupardo pazzeá…
Ll’urzo e ‘o vetiello
e, co’ lo lupo, ‘mpace ‘o pecoriello.

La traduzione di Anna

QUANNO NASCIU LU FIGGHJU

Quannu nasciu lu figghju a Maria
Era notte e pareva menzatia
Mai li stelle furunu belle
Mai si viternu taccussi
La chiù lucente
Sciu a chiamà li Maggi
Ti l’Uriente
No stavunu nimici sobbr’alla terra
La pecora mangiava cu lu lione
Cu l’agnellu si viteva
Lu liupardu ruzzulà
L’orso e lu torello
Lu lupu ’mpace stava cu l’agnello…

Si ddiscitaruno tutti l’acieddi
Cantannu ti nna forma totta nova
Li passarieddi
piccinni piccinni
Zumpettannu
di qua e ddi ddà
E’ NATO! E’ NATO!
Sia benedetto Ddio
Ca n’ha criato!

Sant’Alfonso:

“Co’ tutto ch’era vierno, Ninno bello,
nascettero a migliara rose e sciure…
Pe’ nsi’ ‘o ffieno,
sicco e tuosto,
ca fuje puosto sott’a te,
se ‘nfigliulette
e de frunnelle e sciure se vestette…”

Anna

Cu tuttu ca era ‘nviernu
O Ninno bello
Fiurirunu a migghjara
Rose e fiuri
Puru lu fienu
Ca era tuestu
Vistu ca stava sott’a Te
S’intinnirìu
E ti nna fronna ti rosa si vistìu.

Sant’Alfonso:

“A no paese che se chiamma Ngadde,
sciurettero le vvigne e ascette ll’uva.
Ninno mio
sapuretiello,
rappusciello d’uva si’ tu…
ca, tutt’ammore,
faje doce ‘a vocca e po’ ‘mbriache ‘e core!!”

Anna:
A nnu paìsu ca si chiamava ‘Ngaddi
Minarunu li vigni e assìu l’ua.
Figghju beddu
Sapuritieddu
Raciuppieddu d’ua sì Tu!
Cu tant’amori
Ddulcisci prima la vocca e po’ lu core.
“Rosa bellissima dei campi di Engaddi
che di tua modestia innamorasti il Tuo Fattore
sicché non disdegnò di farsi tua fattura….”

È dolcissima questa digressione che mi riporta all’antica preghiera mariana recitata durante il mese di maggio.
Ma in quel lontano paese della Palestina Il santo poeta e musicista
fa fiorire le vigne innanzi tempo,
simboleggia il Ninno divino a quel “rappusciello d’uva sapuretiello,”
dinanzi al quale il fieno” sicco e tuosto,
ca fuje puosto sott’a te,
se ‘nfigliulette
e de frunnelle e sciure se vestette.”
Quanti prodigi d’amore si verificarono la notte santa!
Quanto desiderio di pace si fece urgenza irrimandabile nei cuori degli uomini.
Sant’Alfonso infatti descrive con magistrali tratti, l’ansia dei pastori
d’arrivare presto alla grotta, per adorare “ stu Ninno Dio!…

“Sbatteva ‘o core ‘mpietto a sti Pasture
e ll’uno po’ deceva ‘nfacci’a ll’ato:
– Ché tardammo?
priesto, jammo
ca mme sento ascevolí
pe’ lo golío
ca tengo de vedé stu Ninno Dio!…”

Poesia visiva che non ha bisogno di traduzione letterale, il coinvolgimento emozionale è tale che fa sorvolare su quei fonemi intraducibili che pure si fanno preghiera, si vestono di musica e si tramutano in stupore, sì che il cuore nostro come quello dei pastori” pe’ la prejezza, se sonnava pace e contentezza…

Anna Marinelli