Archivio | novembre 2017

L’antica devozione del popolo sangiorgese a Maria Immacolata

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A ben pensarci il nostro paese è un paese innamorato di Maria, la nostra Madre Celeste.  Il popolo sangiorgese la venera con gli aggettivi più significativi: Madonna del Popolo, Madonna del Rosario, Madonna della Croce, Madonna Addolorata, Madonna Immacolata.

Due delle tre parrocchie presenti nel nostro paese sono dedicate a Lei: Maria SS. del Popolo e Maria SS. Immacolata.  Mi piace pensare che l’inizio dell’Avvento passi attraverso Maria, la porta dell’avvento per eccellenza; e che i nove mesi che Ella ha portato in grembo il Figlio di Dio siano meditati e celebrati solennemente durante il periodo di nove giorni detti appunto “Novena”.

Durante questi nove giorni la Chiesa propone una liturgia che ci faccia riflettere sui prodigi che Iddio ha compiuto in Maria per fare di Lei la degna dimora di Suo Figlio, Gesù. Quando arriva il tempo della novena, la Chiesa “Nuova” come qualcuno ancora usa chiamare la parrocchia Maria SS. Immacolata, attira all’interno delle sue navate numerosissimi devoti di Maria, i quali per nove giorni consecutivi dai punti più disparati del paese non resistono al dolce invito di Maria a celebrare la festa a Lei dedicata.

Quest’anno poi la solennità dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria si alimenta di un alto motivo di devozione: ricorre quest’anno il 90° anniversario del simulacro di Maria.  Un opportuno restauro  ha fatti sì che si risalisse anche all’artista che la realizzò nel 1927, ovvero al Maestro cartapestaio leccese, De Pascalis. La statua, posizionata in un “tusello” riccamente adornato, è avvolta da una luce mirabile che attrae il nostro sguardo e quello di quanti amano Maria. Certamente sarà un anno di grazia per il nostro paese e per la parrocchia di Don Giancarlo e Don Angelo. Un fitto e articolato programma, (come da manifesto) prevede il coinvolgimento dei parroci delle altre due parrocchie, nello spirito di comunione tanto caro al nostro Don Giancarlo.

Ieri sera, il momento dell’accoglienza e dell’intronizzazione del simulacro della Vergine ha fatto colmare i nostri occhi di lacrime di commozione. Anche la Concelebrazione Eucaristica, presieduta dal novello sacerdote Don Michele Maggio è stato motivo di ulteriore gioia spirituale per tutti i fedeli presenti.

Con il cuore rivolgo un pensiero grato alla memoria del benefattore Luigi Biasco, tanto devoto dell’Immacolata, perché grazie al suo lascito testamentario fu possibile erigere la Chiesa Nuova. La posa della  Prima Pietra  risale al 1891, ben presto però i lavori  per l’erigenda chiesa  furono sospesi per mancanza di fondi.

Erano anni difficili per la popolazione sangiorgese, segnata dalle numerose ferite inferte dalla Guerra del 15/18 le quali però, non impedirono una crescente devozione alla Vergine Immacolata.

 

Nel 1927 sorse la forte figura della nobildonna Rosa Robaud, nipote del beato Bartolo Longo,residente in San Giorgio Jonico, la quale si mise a capo di un Comitato di benemeriti cittadini per reperire i fondi necessari per il completamento di tutti i lavori. Il loro impegno fu coronato da successo, perché soltanto tre anni dopo (nel 1930) il Vescovo Mazzella decretò  l’apertura  al pubblico della Chiesa.

“Il 28 novembre 1932, lo stesso presule inviava a San Giorgio  “Magno gaudio” il decreto di erezione della chiesa a seconda parrocchia di San Giorgio, posta sotto il titolo dell’Immacolata Concezione. Primo parroco fu il sacerdote Cosimo Moscatelli (1934-1941)”. (Musardo Calò)

Il giorno successivo, il 29 Novembre 1932, iniziò la prima Novena all’Immacolata Concezione di Maria e da allora, questa festosa devozione mariana non ha conosciuto pause.

 

 

 

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Quannu nascìu lu figghju a Maria

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QUANNO NASCIU LU FIGGHJU
Versione in dialetto sangiorgese di “Quanno nascette ninno” Dal Cantico della Natività di S. Alfonso Maria De Liguori

Quannu nasciu lu figghju a Maria
Era notte e pareva menzatia
Mai li stelle furunu belle
Mai si viternu taccussi
La chiù lucente
Sciu a chiamà li Maggi
Ti l’Uriente

No stavunu nimici sobbr’alla terra
La pecora mangiava cu lu lione
Cu l’agnellu si viteva
Lu liupardu ruzzulà
L’orso e lu torello
Lu lupu ’mpace stava cu l’agnello…

Si ddiscitaruno tutti l’acieddi
Cantannu ti nna forma totta nova
Li passarieddi
piccinni piccinni
Zumpettannu
di qua e ddi ddà
E’ NATO! E’ NATO!
Sia benedetto Ddio
Ca n’ha criato!

Cu tuttu ca era ‘nviernu
O Ninno bello
Fiurirunu a migghjara
Rose e fiuri
Puru lu fienu
Ca era tuestu
Vistu ca stava sott’a Te
S’intinnirìu
E ti nna fronna ti rosa si vistìu.

A nnu paìsu ca si chiamava ‘Ngaddi
Minarunu li vigni e assìu l’ua.
Figghju beddu
Sapuritieddu
Raciuppieddu d’ua sì Tu!
Cu tant’amori
Ddulcisci prima la vocca e po’ lu core.

 

le pettole dei miei amici

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Complimenti a Michele Longo che ha avuto il coraggio e la bravura di preparare 2kg e mezzo di farina per questo enorme vassoio di pettole in quel di Milano e poi per averle offerte a tutti gli inquilini del suo palazzo!

Anna Rita Nigro invece sangiorgese trapiantata a Trento, ha preparato queste insuperabili pettole, dal colore dorato che devono essere leggerissime… e le ha condivise con gli amici e le amiche della città in cui vive. Complimenti amici miei, fate vedere che al Sud sappiamo fare cose belle e le dividiamo con coloro che non conoscono i profumi e i sapori antichi di questa terra generosa e ricca di tradizioni .

Sono orgogliosa di Voi!

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Pettole, frittelle di Natale

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Anche quest’anno tradizione rispettata, baccalà al forno, con patate e pettole a volontà!

Quest’anno però una novità c’è stata ed è stata quella di condire le pettole di mio marito

con del miele buonissimo di almeno 5 anni, non quel miele artificiale che vendono adesso, prodotto dai cinesi, quel miele sintetico che non ha nessun valore nutrizionale.

Noi pugliesi ci sappiamo trattare bene. Questo è tutto merito delle mamme di famiglia, che hanno la benedetta abitudine di nascondere le cose perchè non si finiscano subito.

Quel barattolo di miele, scuro e denso, è stata una vera benedizione di Santa Cecilia!

Di te, Novembre, amo…

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Di te, Novembre, amo il debole sole
che a stento s’incunea
tra i filari denudati
e grondanti nostalgie
di festeggiate vendemmie.

Di te amo il tiepido vento
che filtra tra le fronde degli
agrumeti, intrigante e complice ad ingrossare
spicchi, come turiboli di liquido
sorriso della dea Cerere.

Amo la zolla rorida di brina
che al mattino s’imbeve
come biscotto dorato nel
tiepido raggio affacciato
tra le balaustre del giorno.

Di te amo
il profumo del castagneto,
il suono dei passi sul tappeto
di foglie porporine
che ridono scricchiolando
come fossero fanciulle sbarazzine.

Di te talvolta amo
quel sole gagliardo, vetusto e generoso
quasi fosse un vegliardo
che ama sostare pensoso
sul suo affabulante limitare,
e rimirasi intorno in cerca di
qualcosa da stupire,
in cerca di qualcuno da
scaldare.

 

Pioggia d’Autunno

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Pioggia d’autunno

 

Le foglie galleggiano sulle pozze d’acqua,

come stelle scarlatte cadute dal cielo.

I miei pensieri sono cerchi concentrici

che si allargano a dismisura sulla tela del giorno.

Dove siete spicchi di sole?

In quali frutti vi nascondete?

Ch’io possa ancora assaporare

la dolcezza dell’Estate fuggente!

Stamani l’albero del fico

s’è destato privo ormai dei suoi monili,

ultimi scrigni mielosi giacciono tra le fronde

e se ne pasce il passero affamato.

Poco lontano il vigneto di mio padre

incrocia i suoi rami come braccia ossute

per difendere gli ultimi racemi.

Sono echi lontani, ormai, le voci delle donne,

degli uomini e dei bimbi tra i filari.

Piove, piove ma se ne rallegrano le zolle,

che hanno patito la sete nei giorni del solleone.
La natura sempre Madre rimane,

e generosa provvede ai bisogni dei suoi figli,

certa del fatto che domani uscirà ancora e ancora il Sole,

che ogni lacrima asciuga col suo raggio caldo,  denso d’amore.