Archivio | gennaio 2022

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DAL TESTAMENTO SPIRITUALE DI SANTA BERNADETTE

Per i giorni in cui siete venuta, Vergine Maria,
per quelli in cui non siete venuta,
non vi saprò rendere grazie altro che in Paradiso.

Ma per lo schiaffo ricevuto, per le beffe, per gli oltraggi,
per coloro che mi hanno presa per pazza,
per coloro che mi hanno presa per bugiarda,
per coloro che mi hanno presa per interessata.


GRAZIE, MADONNA!

Per l’ortografia che non ho mai saputa,

per la memoria che non ho mai avuta,
per la mia ignoranza e per la mia stupidità, grazie!

Graziegrazie, perché se ci fosse stata sulla terra
una bambina più stupida di me, avreste scelto quella!

Grazie per aver abbeverato di amarezza
questo cuore troppo tenero che mi avete dato.

Grazie di essere stata Bernadette,
minacciata di prigione perché vi avevo vista, Vergine Santa!
Guardata dalla gente come bestia rara;
quella Bernadette così meschina che a vederla si diceva:
“Non è che questa?!”.

Per questo corpo miserando che mi avete dato,
per questa malattia di fuoco e di fumo,
per le mie carni in putrefazione,
per le mie ossa cariate, per i miei sudori,
per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti,


GRAZIE MIO DIO!

Per quest’anima che mi avete data, per il deserto della aridità interiore,

per la vostra notte e per i vostri baleni,
per i vostri silenzi e i vostri fulmini;
per tutto, per Voi assente e presente, grazie! Grazie o Gesù!

Bernadette Soubirous

Leggende di paese

Amici, buonasera, da diversi anni sto raccogliendo parole antiche della parlata sangiorgese e sono arrivata a superare le 4000 parole. Si tratta di un lavoro impegnativo che mi sta appassionando tanto. Ogni tanto me ne esco con una parola nuova e mi rallegro con me stessa.

Me la appunto da qualche parte per poi inserirla il prima possibile. Ma poi, quando finalmente mi siedo un minuto davanti al mio computer il fantastico programma che mi fatto mio figlio Alessandro mi dice… “vocabolo inserito il 23 settembre del 2001… “

Questa sera mentre volevo inserire il vocabolo, o il lemma, come direbbe il Preside Altamura, mi sono imbattuta nella parola AFFASCINU… cose d’altri tempi, è vero, ma che sono accadute realmente e qualcuno, come me, ne conserva memoria per tramandarla ai posteri.

Affàscinu – sortilegio – vedi mašcia

Con questo termine si indicava una condizione di malessere, che si riteneva causata da una forza occulta, derivante da invidia e malocchio, che privava il malcapitato della sua volontà causandogli disturbi fisici quali cefalea, sonnolenza, e apatia. A causa di tale credenza, nei paesi del sud sorgevano individui i quali si ritenevano capaci di operare il rimedio alla persona affetta da affascino, praticando formule di scongiuro e di annullamento, dietro un piccolo compenso. In ogni caso però si trattava di espedienti per arrotondare il magro salario approfittando della credulità delle persone semplici. Molti casi della depressione odierna venivano attribuiti alla “mašcia” e all’”affascinu”.

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 24, 2022, in varie. 2 commenti

Recensione alle mie parole di carta

Cara Anna,

rieccoci. Sono estremamente lusingata dal fatto che tu mi abbia chiesto di scrivere due righe sulla tua nuova raccolta di “Le parole di Carta”, queste brevissime rime raccolte dal vento e dal mare a ridosso tra l’estate e l’autunno di un anno terribilis, il 2021.

In un momento in cui tutto il mondo è paralizzato dalla minaccia di un cataclisma sanitario, i pensieri delicati della poetessa alimentano fogli di sogni, creano pizzini che, come unguenti medicamentosi, risanino lentamente le ferite del cuore, scosso dalla paura della Morte che incombe sulla fragile umanità.

Ed ecco che in questa raccolta la “parola” si ripresenta con forza nel significato etimologico delle origini e ritorna “parabola”, “paraula”, quasi a voler richiamare alla mente che nulla esiste senza la volontà di Dio.

E la dimensione intima della poetessa nel raccontare la bellezza del creato che esiste, malgrado le brutture, si fa così preghiera collettiva, diventando, in questo modo, balsamo di speranza per chi si accosta alla lettura.

E la parola, sebbene di carta, non si esaurisce nella trasmissione di significato. La parola, come ogni metafora o allegoria, non si ferma a semplice descrizione ma diventa entità creativa. Con lo sceglierla, la poetessa sceglie di generare una realtà. “Come un soffione disperso dal vento, così le sillabe della mia poesia si spandono leggere, per l’aria e ricadono nei solchi irrigiditi dei giorni, mutandosi in Musica.”  

La Poesia, dunque,  ricade sul mondo e riempie di sé quei solchi irrigiditi dei giorni, trasformando tutto ciò che è pesantezza, timore, paura in un canto leggero. Questo spartito di parole di carta “frusciante di ricordi” porta scritto in sé il segreto della vita che scorre e richiama tutti all’ordine: la felicità dell’anima sta nel comprendere il senso della propria esistenza. Ed ecco che “Su muri calcinati  stendo lembi di tempo, anelli di poesia trattengono i giorni chè  un vento ostile non li spazzi via”.  

Qualunque sia il destino del mondo, la Poesia lega il tempo di un’esistenza che passa, lo fa con anelli forti, quasi d’acciaio, perché il vento ostile della minaccia di una morte universale non riesca a spazzare via il senso del meraviglioso dono della vita.

Grazie Anna per ogni tua piccola “Parola di carta”.

Emanuela  D’Arpa

Questa voce è stata pubblicata il gennaio 18, 2022, in varie. 2 commenti

IL CIELO IN UNA STANZA

IL CIELO IN UNA STANZA

Dal tuo lettuccio

di un alloggio sconosciuto

risuonante di voci

senza antenne,

leggi sul biancore del soffitto

le pagine di una storia

che ti appartenne.

Dove siete, Maria, Antonio e Agnese,

chi vi porterà oggi le sorprese tanto attese?

Dove sono le rincorse a nascondino,

nel corridoio di casa, complice e malandrino?

Dove sono le tabelline da studiare

E i temi impegnativi da fare insieme?

Come fogli accartocciati di carta straccia,

ora giacciono nel cestino della dimenticanza,

mentre il tuo sguardo si aggrappa ad un soffitto

Immaginando il cielo in una stanza.

Sorpresaaaa

E poi succede che in una giornata uggiosa per via del tempo nuvoloso, o perché la pandemia scorazza di qua e di là, perché il prezzo dei tamponi è andato alle stelle, perchè tutti i teatri stanno chiudendo, perchè sono sospesi tutti gli eventi culturali…

Sarà perché le mie occasioni di uscita sono sempre più rare, sarà perchè la mia mente è sempre in fermento e perché la Parole di Carta mi hanno sedotta, sarà perchè sto realizzando libretti tutti scritti a mano, a tarda sera perché la scrittura riesca a conciliarmi il sonno, sarà per tutte queste cose e per tante storie…

ecco che oggi ho trovato un Omaggio del mio carissimo amico Vito Bologna, ovvero l’Alcamese, che segue le mie vicende poetiche da una eternità, ecco che Vito mi omaggia di una sua poesia visiva…sarà perchè basta poco per tramutare la malinconia in Felicità. Grazie Vito, grazie Emigrante, grazie Alcamese.

Poesia di Alcamese, Grafica di Daniele Mugnai.

oggi usciamo un po?

Oggi usciamo un po’?

Ho già pronto uno zainetto colorato,

l’ho riempito di sogni

e sono pronta per un giretto con te.

Metterò un abito lungo e scarpe comode

per un lungo percorso tra le nuvole,

raccoglieremo trifoglio colorato

e forse qualche coccinella 🐞

che nel fogliame ha trovato riparo.🐞🐞🐞