Archivio | giugno 2015

Monsignor Pierino Galeone

Per il 65esimo di Sacerdozio di Don Pierino Galeone, è festa grande nel Mio e nel suo Paese Natale.

Per la grandiosa ricorrenza  sono state programmate dalla Parrocchia Santa Maria del popolo, dove Egli è stato Parroco per oltre 60 anni…Iniziative  religiose, musicali e culturali alle quali, tutti noi, “Il suo Popolo Buono” come il Padre ama definirci nelle sue omelie, siamo chiamati a partecipare facendo corona alla sua figura circonfusa di misticità e di adesione sempre più visiva alla spiritualità di Padre Pio sotto la cui Guida spirituale Egli si è formato.

AUGURI PADRE!

mensa-IMG_30972011-04-09 Convegno don Pierinodon pierino2012-04-23 trimintiti li mani di don pierino e don giuseppe-trimintiti li mani di don pierino e don giuseppe!!2012-06-29 DON PIERINO-IMG_5330

     PADRE PIO E’ CON TE

 

Se Padre Pio è con Te

chi sarà contro di Te

Padre mio?

Chi ti strapperà dall’Amor Suo?

Forse la persecuzione,

Forse il potere,

Forse l’invidia ?

Le forze del male su Te

non prevarranno

e dal Gigante del Gargano

non Ti strapperanno.

Sono stese sul Tuo capo

le Sue braccia crocifisse.

Sono l’egida potente

che su Te traccia un’ellisse.

Tu sei figlio prediletto

fatto segno del Suo affetto,

Tu sei il figlio tanto amato

d’ogni grazia ricolmato.

Dei segreti del Suo cuore

hai attinto a piene mani

che poi sempre  riversavi

su coloro che più amavi.

Del Tuo cuore generoso

conosciamo la misura,

della bella anima santa

conosciamo la statura.

Non temere, Don Pierino

Padre Pio è a te vicino,

chi su Te alzerà la mano

se ti veglia il Santo del Gargano?

Lunga vita di celesti favori

invochiamo per Te nei nostri cuori,

e Padre Pio dall’alto ci ha sorriso

perché ci aspetta tutti quanti in Paradiso.

Ed a fianco di San Pietro si è piazzato

fin che l’ultimo dei suoi figli non sia entrato,

ma io Gli ho detto “ Padre, aspetta un momentino,

devo fare gli auguri a Don Pierino.!!!

29/6/ 2015  festa onomastica del Padre

I proverbi non sbagliano mai

soffritto di vitello

La carne ti la vaccina ti svrivògna la cucina!!!

Si sa che i proverbi hanno sempre ragione e te ne accorgi quando hai comprato dei bei pezzettoni di polpa di vitello per fare un buon ragù e già durante la cottura i pezzi di carne si restringono notevolmente.

Questo perchè durante la cottura cominciano a riversare nell’olio caldo i succhi che la compongono.

Il proverbio, spolverato dall’impolverato libro dei detti e proverbi della mia cara mamma

“svrivògna” vuol dire “Svergogna”…  La carne del ragù quando è di Vitello ( Vaccìna) si riduce molto durante  la cottura insieme alla salsa…per cui i pezzettoni …si riducono a Pezzettini….e se hai ospiti pare che tu abbia risparmiato sulla

spesa del macellaio…. ahahahaha mi sono spiegata?

una vera Poesia… sui peperoni

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E’ strano come, anche ammirando una bellissima foto di peperoni davanti ad un’ invitante brace, si possa scrivere qualche rima sciolta… a me è capitato giorni fa nell’ammirare una foto di peperoni arrostiti dell’amico Gaetano Vizzarro, il quale aveva didascalizzato il suo post semplicemente: Una Vera Poesia!

Cavolo, ho pensato… ora ti faccio vedere io la Poesia … una poesia sui peperoni è più unica che rara, ho pensato…

ed ecco che la fervida fantasia dello scribacchino si mette in moto e, a commento della foto… scritta all’istante è venuta questa piccola, simpatica, cannaruta cosa, che l’amico Gaetano ha apprezzato moltissimo, prova ne è che ne ha fatto un testo figurato!

Quale onore Gaetano, Grazie.

🙂

Brace, brace delle mie brame.

Lingue di fuoco lambiscono

la levigata pelle dei peperoni

vampe roventi giungono alle mie guance

le mani sono incudini

dove forgiare i sapori del tempo che fu…

occhi guardano golosi,

avide gole attendono.

Nocino secondo Macripò!

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Per accontentare il mio carissimo cugino Mino, mio lettore della prima ora, oggi vi posterò una ricetta del Nocino secondo la ricetta della mia amica Adele Macripò…è un tantino diversa di quella che vi ho pubblicati io tempo addietro e che troverete cercando nell’apposito spazio, e digitando NOCINO come parola chiave:

eccola qui la ricetta, corredata dalle noci bellissime che ho avuto proprio ieri, Giorno di San Giovanni Battista.

Il 24 Giugno infatti, pare che sia il giorno ideale per preparare questo ottimo liquore digestivo e corroborante.

Eccovi la ricetta:

1 litro di alcool

20 noci fresche tagliati in 4 pezzi

5 chiodi di garofano

4etti di zucchero

3 decilitri di acqua bollita e raffreddata

Un pezzetto di cannella

Mettere tutto in un contenitore coprire e lasciare al sole o in un luogo caldo per 40 giorni

( Il famoso Sole e Sereno come si diceva una volta)

Trascorso questo tempo,

filtrare e imbottigliare e bere dopo qualche mese di maturazione.

San Giovanni, Il Padrino

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Mentre sui 999 gruppi di cucina e d’intorni sparsi su facebook e frequentatissimi da molti amici, spopola oggi, 24 Giugno, Festa di San Giovanni Battista, la strepitosa ricetta degli Spaghetti alla sangiuvanniello, e tutti si prodigano qua e là a scopiazzare ricette e fotografie e spacciarle immeritatamente come proprie “Creazioni”, io ho pensato di scrivervi e regalarvi oggi un’ altra notizia relativa a questa santa Giornata.

Google ormai è come un mercato rionale; chi ti vuole vendere una cosa, chi te ne vuole vendere un’altra…chi decanta la bontà di un prodotto, chi ti prende per la giacchetta e ti vuole proporre l’Affare della settimana… Quante superstizioni, riti propiziatori, cibi, a vaticinii si tramandano in questa giornata.
A noi basta ricordare, tanto per fare un accenno “Cannaruto” in questo mio scritto, il detto secondo il quale per san Giovanni la maturazione dei fioroni è giunta al loro momento perfetto, ragion per cui” Di San Giuvanni/pigghja culummi e mènili ncanna”. Il 24 Giugno è anche il giorno e il tempo utile per la preparazione del prezioso Nocino…liquore caro alle nostre nonne, le quali gli attribuivano poteri digestivi e corroboranti. Di questa ricetta ne abbiamo dato a iosa, anche su richiesta della nostra amica Rosa.
Noi, eccoci qui con la vanga in mano… sempre lucida e tenuta come un gioiello, andiamo a cercare una pepita d’oro del nostro passato: Lu San Giuvanni.
Lu san Giuvanni era un rapporto di amicizia tra i più sacri che si potesse sancire tra due famiglie, non necessariamente accomunate dal vincolo parentale.
Lu sangiuvanni era sacro.. scaturiva dal fatto che questo legame si configurasse come tale sul modello evangelico del Battesimo di Gesù. Gesù infatti fu battezzato nel fiume Giordano dal cugino Giovanni, figlio di Elisabetta. San Giovanni dunque fu Il compare di battesimo di Gesù. Se la cosa fosse accaduta nel nostro tempo, Gesù poteva chiamare Cumpà Giuvanni, Giovanni, il quale, a sua volta, a motivo di quel sacro rito, passò alla storia come il BATTISTA.

Il sodalizio tra il padrino e il battezzato diveniva un sodalizio sacro…che si doveva rispettare. Anche se avvenissero cose spiacevoli ( che avvenivano raramente) nessuno poteva rompere quel patto… “ca stava lu sangiuvanni pì lu miènzu”.

Non si rifiuta mai di fare da padrino per la sacralità del Sacramento, che può anche essere relativo alla santa Cresima, infatti il proverbio antico ci ammonisce ” Lu San Giuvanni no’ si nega a nisciunu” dolenti o nolenti si accettava sempre; era ritenuto un onore… e qualche volta un onere.

Il mestiere…. del poeta

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San Giorgio Jonico 17 Giugno 2015

Lettera a Mimmo nel giorno delle sue nozze.

Vedere una figlia andare sposa è una di quelle emozioni indescrivibili che un padre possa sperimentare e vivere, ma vedere il proprio figlio, giungere all’altare con una giovane donna, per pronunciare il suo SI’

è una di quelle emozioni che difficilmente si può raccontare.

Oggi tocca a te Mimmo, staccarti dall’accogliente nido familiare perché a tua volta tu formi una tua famiglia,  tu divenga capo-famiglia, tu divenga braccio forte per la tua sposa Rosa e per i figli che il Signore vorrà darvi.

Posso dire di te che mi sei cresciuto accanto, giorno per giorno, e io ho cercato di fare di te un uomo forte e laborioso.

Mi sei stato sempre affianco nel mondo lavorativo, non disdegnando mai la fatica, l’impegno e il sudore della fronte. Nell’ambito della nostra famiglia sei stato allevato con le amorevoli cure di tua madre Lucia e con gli insegnamenti morali che insieme abbiamo cercato di trasmetterti.

Non sei mai stato un giovane con la testa perduta nello sballo del sabato sera… il lavoro ti aspettava l’indomani, il lavoro è sempre stato il tuo obbiettivo principale.

Ora un altro gravoso compito ti aspetta, quello di formare una famiglia tua alla quale pensare,

per la quale impegnarti con amore generoso…

anche tu avrai dei figli, se Iddio vorrà, e trasmetterai loro i sani principi di vita che io ho cercato di trasmetterti, giorno dopo giorno, con la costanza di chi ha sempre creduto nei veri valori della vita e desidera lasciarli in eredità al proprio figlio che giunge oggi ad un traguardo importante, come quello del matrimonio.

Bada Mimmo, il matrimonio non è solo una bella cerimonia, fatta di sorrisi, di auguri e di confetti….

Il Matrimonio è soprattutto un Sacramento benedetto dal Signore e che si deve rispettare, il matrimonio è una palestra di vita nella quale ti devi misurare ogni giorno,

uno status fondato sull’Amore reciproco,

sull’accettazione delle fragilità l’uno dell’altra.

Sii sempre il sostegno della tua sposa Rosa e tu Rosa

aiutalo a superare le difficoltà che si dovessero presentare

durante il vostro cammino insieme.

Sorreggetevi l’un l’altra,

consigliatevi l’un l’altra,

guardatevi sempre con gli occhi innamorati del primo giorno,

tenetevi sempre per mano,

fino a quando altre teneri mani verranno ad aggiungersi alle vostre,

per formare quel nido d’amore, di gioia e di sorrisi, di perdono e di comprensione

e su queste basi, ne sono certo, la felicità abiterà nei vostri cuori e nelle pareti della vostra casa,

per sempre.

Che Iddio ti benedica Mimmo, insieme alla tua Sposa Rosa.

Tuo Padre, Pasquale

La Festa del Grano

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La Festa del Grano

Trebbiare in un giorno di giugno assolato,

vedere scorrere il carato dell’oro delle messi,

restare senza fiato.

Grida e voci si inseguono, si susseguono,

restano sospese nell’aria infuocata, la festa è cominciata!

Non voglio perdermi neppure una scena.

Mi siederò qui, al limitare del campo,

e attenderò che l’ultimo covone sia trebbiato…

Me ne starò qui, in silenzio,

con il mio sguardo assorto e innamorato.

Farò parte del gruppo di donne

che  alacremente  affaccendate,

stringono fasci di spighe

tra le loro braccia accalorate,

con i loro capelli raccolti negli ampi fazzoletti,

accaldate,felici, sudate.

Sarò bambina tra i bimbi

che felici riscoprono l’amore per la terra..

Sarò pula, che vola leggera,

sarò chicco e farina,

sarò fetta fragrante

tra le mani di un bambino,

sarò spiga e pane del mattino.

Sarò tozzo di pane raffermo

intinto in un bicchiere di buon vino.

ED E’ QUASI IERI

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Campanile della chiesa madre

Campanile della chiesa Madre. Schizzo di Gabriella Baldaro

UN PENSIERO, UN SALUTO, UNO SCHIZZO VENUTO DA LONTANO HA MOLTEPLICI RISVOLTI NELL’ANIMA MIA.

QUESTO SCHIZZO, SEMPLICE, ESSENZIALE NEI SUOI TRATTI…MI HA COMMOSSO. GRAZIE GABRIELLA… MI HAI RIPORTATO ALLA MENTE UNA MIA ANTICHISSIMA POESIA… IL CAMPANILE é UN SIMBOLO ALTISSIMO E INELUDIBILE… E IO SONO INNAMORATA DEL NOSTRO CAMPANILE…QUANTI VERSI GLI HO DEDICATO. QUANTE FOTO GLI HO SCATTATO…DI SOPPIATTO, FURTIVAMENTE…

ED E’ QUASI IERI

Il vento accarezzava dolcemente

fianchi alle campane,

complice il campanile

fingeva di non vedere.

Il cielo stendeva sulle case

veli azzurri

e rimuoveva le ultime ombre

attardate nei vicoli.

Un canto di madre

in lontananza

sferzava la pigrizia

indugiante

nel tepore notturno

di percalle.

I bimbi a malincuore

si svegliavano,

abbandonando i familiari luoghi

dell’inconscio,

dove esorcizzavano

le giovani paure.

I vecchi depennavano

ancora un giorno al calendario

quasi a sfidare il tempo

temuto.

Si annunciava

un giorno come tanti.

Era oggi,

ed è quasi ieri.

L’ultimo angelo del corteo

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Corpus..casa Caricato - Copia

Accadde il primo venerdì di febbraio del duemilatredici.
Avevo prelevato dal tabernacolo della piccola cappella del Santo Rosario le 6 particole eucaristiche da portare presso le case degli ammalati a me destinati.
La cappella era vuota, infondo una donna sola pregava in silenzio.
Ho preso la chiave della piccola prigione d’amore e profondendomi in una lunga genuflessione ho contato, una, due, tre, quattro, cinque, sei particole. Contavo mentalmente, mentre pregavo ad alta voce e la donna infondo rispondeva, le giaculatorie che solitamente si pregano in questa circostanza. Mi sono bagnata le dita nell’apposito contenitore di vetro, situato al lato del tabernacolo, ho riposto la piccola chiave nel suo solito posto e me ne stavo uscendo. Certamente avvezza a questo rito, la signora è rimasta in piedi fino a quando sono passata oltre da lei.
La prima nonnina che debbo visitare abita a pochi passi dalla nostra chiesa; sono arrivata subito, il tempo di dire alcune volte la preghiera eucaristica che tutti conoscono, ovvero: Sia Lodato e ringraziato ogni momento/il Santissimo Divinissimo Sacramento/.
Marietta ha una badante nuova e quando mi vede mi accoglie con un grande sorriso sdentato. Le mani sempre rosse come se avessero fatto da poco un grosso e pesante bucato e sulle labbra la solita preghiera
” Gesù Cristu mia, fammi stare bona”!
Marietta riceve la santa comunione da soli 2 venerdì e quando sono andata la prima volta ho avuto modo di istruire la badante rumena su come dovrà preparare il tavolo dove, di volta in volta, poserò il Santissimo.
In effetti mi ha fatto trovare tutto ben addobbato, con la candela accesa, mezzo bicchiere di acqua per purificarmi le dita, una figurina del Sacro Cuore di Gesù il tutto situato su una dignitosa tovaglietta!
La prima volta, appena entrata, la badante ha continuato a sciacquare il lavello e io con molta fermezza le ho detto di sospendere ogni attività e di assistere al rito, anche nel caso che lei fosse atea, perché in quel momento era il Nostro Dio in persona che era entrato in quella casa!
Lei capì subito il messaggio rivoltole da parte mia con grande autorevolezza e dolcezza insieme, e smise subito di sfaccendare!
Dopo qualche centinaio di metri giungo alla casa di Rosarietta; Rosarietta è una anziana impedita e talvolta, pur essendo stata avvisata per tempo, non ci fa trovare la porta aperta, poiché essendo quasi sempre sola, non ha nessuno che venga d aprire la porta e la possa accudire. Pochi centinaia di metri più avanti giungo alla casa di Peppina. Una casa linda, splendente, profumata. La signora Peppina quando riceve la comunione si pone in un atteggiamento di adorazione, di fede e di preghiera dello spirito che quasi mi commuove.
Mi apre la porta una figliola, con lo straccio in mano; sta lucidando l’ultimo gingillo della casa e subito si inoltra nelle altre stanze, senza venire all’incontro del Signore, Gesù Cristo, che sotto le spoglie del pane entra come ospite divino in quella casa, la sua casa. A me si stringe il cuore per tanta indifferenza.
Ma quel giorno successe qualcosa di insolito.
Dopo aver comunicato Peppina e recitato con lei qualche preghiera di ringraziamento mi avvio da sola alla porta e, mentre sto per richiuderla alle mie spalle, sento una voce infantile che fa “ahi!”. Sorpresa, molto sorpresa e certa che in quella casa non vi erano certo dei bambini mi volgo all’indietro e, con mia somma meraviglia, vedo un piccolo angelo che si teneva tra le manine rosee un piedino nudo come se fosse dolorante, come se avesse avuto un piccolo infortunio, come se gli fosse capitato il piedino nella porta mentre la chiudevo!
Era l’ultimo angelo del corteo che forse si era attardato in quella casa come per dare un’ultima carezza a quell’anima che si era da poco comunicata.
Subito dopo, senza aver tempo di analizzare con la mente ciò che gli occhi avevano visto, o creduto di vedere, scorgo una palla di luce che inglobava il piccolo angelo e lo vedevo sparire davanti ai miei occhi e l’ultima cosa di lui che vidi furono le sue ali che si ripiegarono ed entrarono il quel globo di luce abbagliante.
Ed io, pur avendo le pupille come accecate da quel bagliore, non potei fare a meno di scorgere schiere di Angeli, Arcangeli, Troni e Dominazioni che riempivano tutta la strada, ed era una schiera immensa ed attendevano di seguire la mia povera persona che recava nella teca stretta sul petto il Divinissimo, il Tutto Santo, Gesù Eucarestia!

In quel momento ero tabernacolo, ostensorio, ero l’Arca che recava Gesù tra le pareti di quelle case desolate, dove c’erano anime innamorate che Lo attendevano. In quella circostanza prestavo i miei poveri piedi, le mie umili mani di carne allo stesso Gesù, che non disdegnava di servirsi di povere e indegne creature, per recarsi come Dono d’Amore, come Abisso d’Amore a quelle anime abbandonate, a quelle persone che sperano, che pregano, che soffrono, che hanno fede!
Quale fu la mia commozione quando fui consapevole del miracolo che si compiva e di cui solo quel giorno ebbi totale e indicibile certezza.
Mi pareva di essere quel sacerdote che porta in processione il “Corpus Domini” con tutti i paramenti sacri che il solenne rito impone, con il baldacchino sorretto dai quattro lati, con la scorta di Autorità civili e militari, e tutto il popolo dei fedeli che canta inni eucaristici, poiché è un onore che al Signore si deve e Lui vuole che sia riconosciuto come nostro Dio, nostro Re, nostro Signore, nostro Imperatore, nostro Fratello.
Noi, ministri straordinari dell’Eucarestia, dovremmo avere tutti maggiore consapevolezza che dietro le processioni eucaristiche ci sono schiere di Angeli, ci sono Arcangeli e Cherubini, che seguono in adorazione il Dio Vivente, il Dio che si è fatto Uomo, il Dio che si è fatto Pane per saziare la fame d’amore di questa umanità sofferente.