Archivio | dicembre 2020

Natale 2020

Amici, ho scritto poesie da vent’anni a questa parte per onorare il Santo Natale con la mia penna intinta nel calamaio dei buoni sentimenti.

Tutto ciò che ho scritto è passato prima da questo blog e poi è passato oltre, tramite tutte

le vie di comunicazione che il web mi consente percorrere.

Ma quest’anno vi dono la poesia più credibile, più originale, più cara a me stessa.

Vi offro il mio sereno sorriso come la stella cometa appuntata sulla cima più alta dell’albero di natale.

Se volete cercare tutto ciò che ho scritto su questa festa dalla magia inimitabile, basta cercare nell’apposito spazio di ricerca.

Per ora non ho altro da aggiungere, basta quello che pubblicano gli altri.

Ne abbiamo in sovrabbondanza.

A me basta la vostra sincera Amicizia, e a voi basti il mio impegno.

Sereno Natale a tutti i miei estimatori.

Vostra Anna

Questa voce è stata pubblicata il dicembre 24, 2020, in varie. 2 commenti

Lasciate che i piccoli…

Lasciate che i piccoli vivano la Magia di questo Natale anomalo…

Raccontate leggende… Inventatevi delle cose… Visitate i presepi,

distoglieteli dai vostri incubi!

Il Natale a Taranto
lasciate che i bimbi… Stella i Piazza San Giorgio
I bimbi e la stella

Ninna-nanna al Bambinello

Ninna-nanna, ninna-nanna
bimbo bello, non tremare,
se non hai una culla calda,
forse un bue e un asinello
scaldano più che un fuocherello.

Ninna-nanna, ninna-nanna
dormi figlio, non pensare,
che un giorno le tue braccia
sulla croce stenderai,
pensa solo che tua mamma
più ti stringe e più s’infiamma.

Ninna-nanna, ninna-nanna
dormi dormi, bambinello,
tu, il re dell’universo,
non hai latte, non hai ori,
solo l’oro dei re magi,
solo il latte dei pastori.

Ninna-nanna, ninna-nanna
su sorridi e non pensare
che la fronte tua bella
un giorno sangue dovrà grondare,
pensa solo ai caldi baci
che la mamma ti sa dare.

Ninna-nanna, ninna-nanna
dormi bimbo, non temere
nella notte così buia
s’ode un canto d’Alleluja

È un canto che si espande
sopra tutto l’Universo,
dormi Fglio, non pensare
il tuo sangue non è perso.

Ninna-nanna, ninna-nanna
dormi bimbo, non temere,
in quest’ora tutto tace,
tu hai portato tanta Pace.

Una foto è per sempre

Io e Pizzichicchio

Una foto è per SEMPRE!

Come un diamante.

Io col cane Pizzichicchio da me ricordato nel racconto il Pastorello di Faggiano.

Una fotografia fatta dal fotografo ambulante che girava per i paesi col suo armamentario…

si noti la “scenografia” un telo dipinto e sbiadito,

che è tenuto dagli stessi committenti.

La bimba e il cane sistemati su una sedia.

li occhi sgranati della bimba abbagliata dal lampo del flash,

che poesia!!!

cantucci pugliesi

Farina e uova

Ingredienti e procedura

1/2 kg. di farina 00 per dolci

250 g. di zucchero

3 uova fresche

1 bustina di pan degli angeli (lievito per dolci)

1 bicchiere di plastica di olio di semi di girasole

un pizzico di sale

liquore per aromatizzare ( limoncello o altro liquore aromatico)

100 gr. di mandorle spellate e tostate…

e pestate nel pestello grossolanamente.

Versate sulla spianatoia la farina setacciata,

aggiungete lo zucchero e il pizzico di sale,

mischiate, tutti questi ingredienti…

aggiungete le uova, impastate,

aggiungete poco alla volta l’olio di semi,

dopo aver impastato aggiungete un bicchierino di liquore a vostro piacere.

Lavorate bene l’impasto, inseritevi le mandorle schiacciate, incorporatele bene.

Prendete un pugnetto d’impasto

e formate dei bastoncini di 3/4 cm. (come da foto)

dopo aver usato tutto l’impasto deponete i bastoncini

sulla teglia precedentemente foderata di carta forno.

Cuocete a forno già caldo a 240 gradi per mezz’ora,

finche non li vedrete dorati.

Usciteli dal forno e lasciateli raffreddare una decina di minuti.

Prendere ad uno ad uno i bastoncini di pasta

e tagliateli di sbieco con un buon coltello affilato.

Ridisponete i cantucci dalla parte tagliata

e far dorare ancora una decina di minuti.

Vedrete che Bontà!

bastoncini di pasta
cantucci, prima cottura
Cantucci pugliesi, natalizi

Rosa d’inverno

Mentre sul tuo giardino
si posa una bambacia di neve,
sulle pareti scrostate del mio,
si arrampica il germoglio di una rosa.
lo guardo come un bambino nella culla,
lo adoro, lo vezzeggio,
lo accarezzo con gli occhi
che mai sono stanchi di guardare.
mentre da te fiocca lenta la neve,
ho un bocciolo di rosa che danza,
come al suono di una cornamusa;
un vento amico lo fa dondolare,
come se fosse un figlio da amare.
no, non posso allontanarmi da qui,
voglio che resti impresso nel mio cuore,
tatuarlo sulla pelle dell’anima mia,
e consolarmi per questo muto dolore
che nessun sorriso riesce a sfrattare.

Sei unica

opera dell’artista Pino Santoro

E quando lo sconforto ti assale

guardati allo specchio,

con occhi d’amore e sussurrati piano

con la voce del cuore : “Sei Unica”.

Donna, quando tu sorridi non ti avvedi

che emani dagli occhi cristalli di luna

e stelle neonate danzano liete sulle tue ciglia.

Quando tu parli, col tuo linguaggio gestuale,

cadono ai tuoi piedi drappelli di uomini

catturati nella tua rete d’oro.

Quando cammini, anime affamate di bellezza

anelano un tuo sguardo raggiante di sorrisi.

Quando tu canti le note nuotano

in un mare di luce e la terra emerge dal torpore invernale.

Quando tu piangi, però, l’Universo si adombra di nubi,

e si vestono di gramaglie anche i mandorli fioriti

e le gemme dei peschi abbassano le loro palpebre rosa,

per non essere testimoni del tuo dolore.

Donna, quando la brama bestiale dell’uomo

ti usa violenza, ti stupra, ti uccide,

l’Umanità intera piange sé stessa,

perché tu sei l’Essenza

di questa Umanità Violata.

Nvièrnu

‘NVIERNU

Ce friddu  si respira sta sirata

ce calma  ca si sente pi lla strata

ognunu rintanatu ste ‘ntra casa

e nturnu alla fracera ste prisciata.

Nu picca di cinisa ppizzicata

ca puntu puntu  scarnisciàta vene

cu lla speranza cu si po’ scarfare

lu sangu ca ha ghjacciatu ‘ntra lli vene.

E tata core vò conta nna storia

ca li piccinni sapinu a memoria

ci sapi quanta voti l’ha cuntatu

 di quannu jddu partìu pi lu suldatu.

Do jatti intr’all’òrtiri skamannu

pi lla miseria quanta scamunera,

e lu riloggiu ti mienz’alla chiazza

ni tìci ca so li ùnnici ti sera.

E mo ni scià curcamu, tici mama,

cu lu fisciùlu ncueddu e na scialletta

ca crè matina na m’ azà pi tiempu

la vita ve ti pèrsa e nonci ‘spetta.

I nuovi racconti intorno al braciere

Dopo la bella esperienza ottenuta con la pubblicazione del primo libretto intitolato “Racconti intorno al braciere” che ho avuto la gioia di presentare in diverse manifestazioni culturali, sia nel mio paese che fuori, per quest’anno ho voluto ripetere l’esperienza con questi nuovi racconti.

Alcuni sono tratti dalla tradizione locale, altri dalle mitiche leggende di autori vari, rivisitati da me con inserimenti di stralci dialettali, ed infine un racconto scritto per una occasione importante, che trascende il quotidiano, la tradizione e le leggende che tutti noi, da bambini, abbiamo amato.

Le leggende, come sappiamo, nascevano dalla tradizione popolare e passavano da una generazione all’altra affinché fossero tramandate con tutto quel carico di mistero e fantasia, spesso per esorcizzare la cruda realtà quotidiana, fatta di sacrifici e di duro lavoro.

Ed è per rinnovare il fascino dei vecchi “cunti ca cuntàva mamma còre” che mi sono messa alla ricerca di qualche  storia il cui ritornello mi risuonava nella mente e all’improvviso riappariva nella sua lucentezza,  come una pepita d’oro che sapevo d’avere nelle segrete soffitte del cuore per farne dono a voi.