Archivio | agosto 2017

Piccola farfalla che vieni dal mare

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Piccola farfalla che vieni dal mare

tu sbocci dall’alveo della notte.

Tu germogli inattesa

comme fleur du mal,

fleur de solitude ancienne,

fleur de mélancolie.

 

Tu spargi polvere d’oro

su maschere d’amaritudine,

tu canti seducenti melodie

in abissi di silenzio,

tu voli sul cuore

che ti attende da sempre.

Petit papillon, petit étoile

 avec ailes de pourpre e d’or,

borotalco d’argentati profumi

evanescenze policrome.

Tremori d’ansiosi sortilegi.

Diademi d’ arcobaleno

su dita solitarie e nude

luce che inazzurra il giorno

di  palpitante stupore.

Muto messaggio d’inudite parole ,

corpo e sostanza che rivesti il sogno,

lampo che attraversa le spente pupille.

Leggera più dell’anima,

tu piccola farfalla

da sparse lontananze riannodi

tenerezze.

Petit papillon,

impalpabile visione,

riconduci a me il suono del mare

catturato tra cordame di licheni,

tra sabbie dorate di desideri.

Mi riconduci

l’eco di una voce proveniente

dalle dimore segrete dei gabbiani,

mi restituisci visioni.

Petit papillon,

je t’attende, je t’adore, je t’aime.

 Petit papillon,

tu risorgi da baratri d’ oblio,

ascendi fino agli azzurri palazzi delle nuvole

percorri corsie traslucide di pianto,

riaccendi abat-jour dimenticati,

fai risuonare carillon di giostre antiche

nella apatia di giorni sempre uguali.

Carezzevoli aliti diffondi a rinverdire l’attesa.

Bisbigli parole- poesie,

risvegli il frumento del cuore

oppresso da coltri d’abbandono.

 Petit papillon,

messaggera d’Aprile,

tu smemori letarghi della stagione invernale,

rendi turgidi i capolini delle tuberose,

e i virgulti dei vigneti inebri di promesse.

Dal tuo lieve respiro effondi una musica

ancestrale, ti libri sullo stelo della rosa

recisa e le ridoni ancora un’ illusione di vita,

le ciglia asciughi del silenzioso pianto.

e le tramuti in germe di nuovo sortilegio.

Petit papillon, mon amour,

mon fleur du mal, mon fleur de la vie

fleur de solitude ancienne,

fleur de mélancolie.

Je t’adore

Conchiglia fossile

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Acque dei mari, dei fiumi, dei torrenti

venite a me,

l’emiciclo del mio abbraccio

sarà la vostra baia infinita

dove torneranno messapi a sostare;

sulle vostre sabbie  bianche

cavalcheranno dioscuri.

Danzeranno fanciulle al suono delle vostre onde.

 

Lontane sirene tenderanno trappole

all’agguato delle murene

e i gabbiani stenderanno lini

per l’amplesso degli amanti.

 

Mare, mare, con  occhi di salsedine

mi scruti dentro.

La tua voce è quella del marinaio

che a sera chiama per nome velieri senza padrone,

 

quando s’imbeve di luna il sarago argentato

e l’ultimo ombrellone  abbandonato

giace riverso immemore di sole.

 

Un granchio affamato rotola verso la sua tana

briciole di cielo cadute

dalle mani di una donna azzurra,

e poco lontano un uomo

affonda lo sguardo opalescente

lì dove si perde l’ultimo pensiero.

 

Mare, che a sera custodisci nostalgie di naviganti,

le tue anse racchiudono paure di naufraghi,

che le albe dissolvono in polline di luce.

 

La mia anima ambisce  tesori di fondali

e nelle notti agostane  anela vendemmiare

i grappoli porpora dei tuoi coralli.

 

invece sono qui, attraccata ad un molo

dimenticato dal tempo,

mentre mi illudo, con mani  d’amore,

di riportare alla vita la fossile conchiglia.

 

Anna  Marinelli   24/5/2002

Se oggi vedrai il mare

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SE OGGI VEDRAI IL MARE

Se oggi vedrai il mare

bacialo sulla bocca per me e digli che l’amo.

Io che non posso immergermi

nelle sue braccia di acqua e di panna

nelle sue braccia di liquida passione

io che sono qui, incatenata,

a questo palo di spine e di vento,

al limitare del Silenzio