Archivio | agosto 2017

Tortino rustico

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Tortino rustico.

Stendere una sfoglia rotonda e adagiarla con tutta la carta da forno nella teglia.

Disporre delle zucchine fritte in pastella, fatte ben sgocciolare dell’olio di frittura.

Inserire delle fettine di wrustel tagliati a listarelle

terminate con uno strato di fettine di Scamorza affumicata,

Ricoprire con una seconda sfoglia,,,accartocciate i bordi, fate aderire.

Spennellate con un uovo intero sbattuto…

infornate a 200° per circa mezz’ora.

Vi garantisco che è una vera bontà che si può consumare sia caldo, appena sfornato come anche durante un breve viaggio.

 

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Cosa mi tocca fare, i dolcetti di Natale

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Cosa mi tocca fare i dolcetti di Natale!

La cosa mi è anche convenuta, infatti per il Natale scorso ho fatto questi deliziosi “sannacchiutili” “strufoli”, da altre parti d’Italia, e li ho dovuto spedire ad un mio parente particolarmente goloso, che moriva dal desiderio di gustarli. Lui, infatti li aveva mangiati da bambino e ne conservava un ricordo leggendario. Io però fui molto ingenua in quella occasione. Li spedii in una bella coppa quadrata di VETRO con coperchio, sigillata da tutte le parti affinchè non si versasse il miele di cui  questi dolcetti sono cosparsi. E’ inutile dirvi che la spedizione mi costò un occhio…

Ora che si trova a Taranto per un breve periodo di vacanza li ho fatti per lui, anche se non è proprio il periodo giusto. Forte del fatto che oggi non ci si può più meravigliare più di nulla, se, come detta un proverbio” a tiempu di Scinnaru li cucuzzi?

(A Gennaio vuoi trovare le zucchine?)

Un saluto ai miei estimatori, Luigi Bisignano e Pino Pantile

 

Fichi gioiello

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Preparare i fichi come leccornia per l’inverno era un’arte antica…

oggi però, io donna moderna mi sono sbizzarrita a preparare dei fichi che a sentire qualcuno sono bellissimi come gioielli.

Ora vi spiego come si fanno.

Noi li raccogliamo dall’albero, perchè in Puglia ci sono alberi smisurati di fichi di tutte le varietà.

Acquistate due kg. di fichi belli grossi e sodi, tagliateli dalla parte del picciuolo, senza staccarli completamente e disponeteli uno accanto all’altro sulle stuoie di canne. In mancanza disponeteli sui vassoi di cartone,,,,quelli delle pasticcerie, per intenderci.

Esponeteli al sole, avendo cura di girarli ogni mattina.

Quando sono diventati quasi dorati, raccoglieteli e lavateli più volte. Poneteli su un canovaccio e asciugateli, eliminando ogni residuo di acqua.

Con la santa pazienza “apriteli bene con le dite, utilizzando soprattutto il pollice e l’indice. perchè i fichi, essiccandosi si accartocciano un po’.

L’operazione di apertura vi verrà utile per eliminare eventuali residui di polvere, o addirittura qualche vermetto che si sia potuto formare. Accoppiateli a secondo del formato, introducete all’interno dei due fichi “Accoppiati” una mandorla tostata precedentemente. Disporre i fichi man mano che si farciscono nella teglia.

Completate l’operazione di “accoppiamento” e infornate a 200°  per un quarto d’ora.

Tenete d’occhio il forno e la teglia, mi raccomando!

Quando sentirete un odore che vi farà svenire…spegnete e fate raffreddare un pò.

Con un guanto da cucina prendete i fichi ancora caldi e metteteli nei vasetti di vetro, qua e là metteteci delle foglie di alloro e delle bucce di limone ben lavato e semi di finocchietto. Schiacciate bene i fichi introducendo il vostro pugno munito di guanto. I fichi ancora caldi si schiacciano e ne potranno andare in gran quantità nello stesso vasetto.

Completata questa operazione avvitate il tappo e conservateli per l’inverno. Saranno meglio della più qualificata cioccolata che si trova in commercio.

Quanto ai fichi gioiello, questa è un’altra storia!

Scegliete alcuni fichi più belli, quelli già tostati e farciti.

Ancora caldi schiacciateli come un fagottino e intingeteli nella cioccolata fondente, Ricopriteli bene e disponeteli nelle pirottine di carta.

Decorate con confettini argentati e fate raffreddare nel frigo.

Preparateli per i vostri ospiti d’eccezione. Li lascerete a bocca aperta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piccola farfalla che vieni dal mare

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Piccola farfalla che vieni dal mare

tu sbocci dall’alveo della notte.

Tu germogli inattesa

comme fleur du mal,

fleur de solitude ancienne,

fleur de mélancolie.

 

Tu spargi polvere d’oro

su maschere d’amaritudine,

tu canti seducenti melodie

in abissi di silenzio,

tu voli sul cuore

che ti attende da sempre.

Petit papillon, petit étoile

 avec ailes de pourpre e d’or,

borotalco d’argentati profumi

evanescenze policrome.

Tremori d’ansiosi sortilegi.

Diademi d’ arcobaleno

su dita solitarie e nude

luce che inazzurra il giorno

di  palpitante stupore.

Muto messaggio d’inudite parole ,

corpo e sostanza che rivesti il sogno,

lampo che attraversa le spente pupille.

Leggera più dell’anima,

tu piccola farfalla

da sparse lontananze riannodi

tenerezze.

Petit papillon,

impalpabile visione,

riconduci a me il suono del mare

catturato tra cordame di licheni,

tra sabbie dorate di desideri.

Mi riconduci

l’eco di una voce proveniente

dalle dimore segrete dei gabbiani,

mi restituisci visioni.

Petit papillon,

je t’attende, je t’adore, je t’aime.

 Petit papillon,

tu risorgi da baratri d’ oblio,

ascendi fino agli azzurri palazzi delle nuvole

percorri corsie traslucide di pianto,

riaccendi abat-jour dimenticati,

fai risuonare carillon di giostre antiche

nella apatia di giorni sempre uguali.

Carezzevoli aliti diffondi a rinverdire l’attesa.

Bisbigli parole- poesie,

risvegli il frumento del cuore

oppresso da coltri d’abbandono.

 Petit papillon,

messaggera d’Aprile,

tu smemori letarghi della stagione invernale,

rendi turgidi i capolini delle tuberose,

e i virgulti dei vigneti inebri di promesse.

Dal tuo lieve respiro effondi una musica

ancestrale, ti libri sullo stelo della rosa

recisa e le ridoni ancora un’ illusione di vita,

le ciglia asciughi del silenzioso pianto.

e le tramuti in germe di nuovo sortilegio.

Petit papillon, mon amour,

mon fleur du mal, mon fleur de la vie

fleur de solitude ancienne,

fleur de mélancolie.

Je t’adore

Conchiglia fossile

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Acque dei mari, dei fiumi, dei torrenti

venite a me,

l’emiciclo del mio abbraccio

sarà la vostra baia infinita

dove torneranno messapi a sostare;

sulle vostre sabbie  bianche

cavalcheranno dioscuri.

Danzeranno fanciulle al suono delle vostre onde.

 

Lontane sirene tenderanno trappole

all’agguato delle murene

e i gabbiani stenderanno lini

per l’amplesso degli amanti.

 

Mare, mare, con  occhi di salsedine

mi scruti dentro.

La tua voce è quella del marinaio

che a sera chiama per nome velieri senza padrone,

 

quando s’imbeve di luna il sarago argentato

e l’ultimo ombrellone  abbandonato

giace riverso immemore di sole.

 

Un granchio affamato rotola verso la sua tana

briciole di cielo cadute

dalle mani di una donna azzurra,

e poco lontano un uomo

affonda lo sguardo opalescente

lì dove si perde l’ultimo pensiero.

 

Mare, che a sera custodisci nostalgie di naviganti,

le tue anse racchiudono paure di naufraghi,

che le albe dissolvono in polline di luce.

 

La mia anima ambisce  tesori di fondali

e nelle notti agostane  anela vendemmiare

i grappoli porpora dei tuoi coralli.

 

invece sono qui, attraccata ad un molo

dimenticato dal tempo,

mentre mi illudo, con mani  d’amore,

di riportare alla vita la fossile conchiglia.

 

Anna  Marinelli   24/5/2002

Se oggi vedrai il mare

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SE OGGI VEDRAI IL MARE

Se oggi vedrai il mare

bacialo sulla bocca per me e digli che l’amo.

Io che non posso immergermi

nelle sue braccia di acqua e di panna

nelle sue braccia di liquida passione

io che sono qui, incatenata,

a questo palo di spine e di vento,

al limitare del Silenzio