Archivio | giugno 2012

Fiuri ti cucuzza spritti

Ci la cucuzza la scànsunu tutti ca nonci enchj la ventre, li fiuri ti la cucuzza sontu belli a vitersi e a manciarsi… la megghju morte loro sontu spritti, cu la pastella di farina bianca, soffici e croccanti.

Mo vi spiegu comu si facinu…

Lavati li fiuri doi tre voti, aprìtili e vititi ci intra no s’ha scaffatu qualche furmic’la.

Sculàtili bueni bueni ti l’acqua e ssucàtili intr’a nu strofinacciu!

Questa cosa è necessaria ci no quannu friciti l’acqua zzumpa intr’a l’ogliu bollente e vi arriva ‘nfacci.

La pastella lu sàpunu puru li piccinni comu si pripara.

Intr’a na coppa mittiti doi tre puzate ti farina bianca, la farina ti cranu nonc’ete bona pi fricère.

La cosa importante ete comu si mette l’acqua intr’alla farina… ci vuliti la pastella bedda densa comu na crema, avìti a mina’ l’acqua a filu a filu, sbattennu cu la furcina la farina e cazzannu li cocli cu si sckuàgghjunu bueni.

Mittiti lu sale finu, all’urtima.

Facìti ‘nfuca’ l’ogliu, passate li fiuri intr’alla pastella e fricìtìli.

Non li faciti sta’ assai, on’a essere ti nu beddu culore ‘ndoratu.

Prisintàti li fiuri n’tavula sculati ti l’ogliu ti la frittura, beddi assutti e croccanti,ca on’a skattriscia’ sott’alli tienti quannu si li mànciunu!

lu massaru e lu pastore

Transitando da qualche stradina di campagna, attraversando Il boschetto di Faggiano, famoso e amato da me perchè da bambina andavo con i miei a raccogliere i funghi,ho avuto la bellissima sorpresa di fotografare un pastore che portava al pascolo le sue pecore.
Una opportunità davvero straordinaria in quanto questo tipo di “mestiere”
è ormai in via di estinzione.
Tra me e mio marito è sorta una discussione tra la differenza di Massaro e pastore!

é una sottile e sostanziale differenza, gli ho risposto, perchè a mio modesto parere il Massaro è il tenutario della Masseria. una specie di caporale, una specie di capofficina. Insomma ha alle sue dipendenze degli uomini addetti al pascolo, alla produzione del formaggio, della ricotta, e di tutti i derivati del latte che le pecore, portate al pascolo libero nelle campagne e nei tratturi circostanti, producono con abbondanza.

Un bell’articolo sugli “antichi sapori”

QUEI SAPORI DI UN TEMPO

Di Ester Lucchese

Il centro culturale “San Giorgio” nella cornice di un’ elegante e raffinata terrazza di un’abitazione d’epoca, ha presentato, lunedì 11 giugno, il “Quaderno degli antichi sapori“ di Anna Marinelli nell’ambito della premiazione del 1° concorso “altarini votivi” 2011.

Come ha evidenziato l’organizzatore della serata il prof. Pasquale Venneri, il centro culturale “san Giorgio” si fa portavoce della valorizzazione delle tradizioni locali per consegnarle alle nuove generazioni in maniera autentica.

La pubblicazione della poetessa Anna Marinelli è una ricerca accurata e precisa delle antiche ricette che hanno lo squisito gusto del racconto che rievoca la tipicità della gastronomia sangiorgese.

L’espressione risulta colorita e immediata per il fatto che viene riproposto il dialetto sangiorgese, veicolo comunicativo primario per la gente dell’epoca, nella divulgazione delle antiche pietanze. Riaffiorano così i prodotti della civiltà mediterranea contadina in tutta la loro genuinità e bontà.
L’autrice nel ringraziare i convenuti tra cui il dott. Michele Jacca che ha curato la prefazione dello scritto, ed il sindaco Giorgio Grimaldi che ha apprezzato la finalità della concittadina “per quel suo voler portare il ricordo del passato nel presente”, ha spiegato che i fondi verranno devoluti in beneficenza per supportare l’attività della “Caritas” sangiorgese, sensibile alle realtà disagiate del territorio. In itinere si sono premiati inoltre “ gli altarini” che lo scorso anno sono stati allestititi per le vie del paese in occasione della festa patronale di San Giorgio martire.

Si è reso noto in questa occasione un Progetto che il centro culturale intende portare avanti, cioè, il ripristino e la valorizzazione delle “antiche nicchie votive” disseminate nel paese, nell’intento di rinverdire un’antica tradizione culturale che rischia di essere dimenticata, i promotori di codesta iniziativa sono rispettivamente Nicola Lapalombella, Mino Occhinegro e Tonino Pignatelli.

Marilena Piccoli ha declamato con abilità e ironia la poesia ” Lu paisu mia “ oltre che due ricette presenti nel Quaderno: “li patedde” e “li purpiette”. La serata è stata allietata inoltre dalla musica prodotta dalla chitarra e modulata dalla voce soft di Milena Miola che ha riproposto consolidati e gradevolissimi classici della musica italiana.

I fioroni di Giugno


Li culummi è la dizione dialettale di Columbri, nome con il quale sono chiamati i fichi che maturano a giugno, ma anche prima.
E dato che ognuno si adatta il vocabolo in riferimento alla zona di appartenenza…a San Giorgio Jonico e paesi vicini si chiamano Culummi…forse a Grottaglie il termine varia…

come molte altre parole, del resto.

La maturazione e il tempo ideale per consumare questi dolcissimi frutti è regolato da un antico proverbio che detta” Ti sant’Antonio (13 giugno) lu culummu pi tistimonio”
infatti i primi caldi di giugno favoriscono la maturazione ottimale dei fioroni che amano il caldo intenso per sviluppare la dolcezza e la morbidezza del frutto, che è molto deteriorabile.

Confesso che sono stata “malemparata”dal mio adorato padre, il quale si recava nel suo appezzamento di terra quotidianamente per farci consumare sempre frutti freschissimi.

Da quando Lui non c’è più io non ne ho mai comprati, ma non passa giorno che i miei vicini, non me ne facciano dono!!!

E’ vero, lo confesso “so’ cannaruta!”

pane e ricotta

fiscello
pane-e-ricotta[1] copia
Da noi, nel tarantino, si chiama fiscéllo il contenitore della ricotta fresca. Negli anni 50 era di ceramica dalla forma di un bicchiere largo da sopra e leggermente più stretto in fondo. Era dotato di piccoli fori dai quali fuoriusciva il siero. Nel dialetto del mio paese d’origine, San Giorgio Jonico, ma anche in tutti i paesi della provincia, si chiamava “fiskarieddu”
Ora i fiscélli di ceramica sono andati in disuso perché quando si sbeccava lo smalto si dovevano buttar via. Il massaro infatti li teneva incastonati in una cassetta legata sul manubrio della sua bicicletta, ed in questa cassetta c’erano tante cellette rotonde della dimensione del fiscéllo. Prendendo e deponendoli più volte durante la giornata succedeva che i contenitorì si scheggiassero.

La soluzione al problema si è avuta negli ultimi anni utilizzando i bicchieri di plastica. Anche qui si praticano alcuni fori per la stessa funzione di drenaggio… tuttavia, la ricotta nel bicchiere di plastica anche se sempre buona, non ha più lo stesso fascino di una volta, quando passava il “ massaro “ dalle silenziose stradine di paese, con la sua fresca ( calda) ricotta e con le sue tremolanti pampanelle!
Ed era una vera leccornia gustare a mezzodì una larga fetta di pane con tanta buona ricotta. Talvolta per i più golosi la mamma, condiva la ricotta con un filo di zucchero, ed era come toccare il cielo con un dito per noi bambini, in attesa del pasto serale con tutti i componenti la famiglia.

LU PAISU MIA


Un ringraziamento particolamente sentito lo voglio rivolgere alla bella Marilena Piccoli,la quale, sia ieri sera che la sera della Presentazione ufficiale del “Quaderno” ha declamato con abilità e ironia la mia vecchia poesia dal titolo “Lu Paisu mia” oltre che due ricette presenti nel libro.
Marilena ha la capacità innata di stravolgere, modificare, rinnovare e arricchire di suo il mio testo originale, facendone un “pezzo” dalla valenza teatrale. Grazie Marilena!

Un ringraziamento sentito e grato lo voglio rivolgere all’amico Lillino Jacca, il quale di buon grado ha offerto al pubblico la sua versione ampliata della Prefazione pubblicata nel “Quaderno”.

Alla signora Milena Miola, che a me ha ricordato lo stile della franceese
Françoise Hardy, il mio grazie per il contributo musicale alla bella serata. A Pasquale Veneri per aver organizzato l’evento e per aver messo a disposizione la seggestiva sede del Centro Culturale San Giorgio come location della serata.

All’Amico Vito Fabbiano per aver realizzato uno splendido servizio fotografico e per la sua innata generosità nel donarsi e mettersi a disposizione gratuitamente.

LU PAISU MIA

O quant’é beddu lu paisu mia
cu vi lu contu non c’é bisognu di fantasia,
li cosi ca vi ticu so’ cosi viritieri
pi me è bellu osci com’era bellu ieri.

Certu, sonu pirdutu certi arti e mistieri
e ‘ntra li sangiurgisi so chju li furastieri.
Stonu cinisi e turchi e ‘nqualche marucchinu
e sonu dissusatu scarpari e cuntadini,
nonci ni stonu chju furnari e zuccaturi
mo so’ tutti raggiunieri, niguzianti e prufissuri.

La sera ti lu statu ancora ste in vigore
cu seggi, scanni e sdraje di ‘ssitersi ‘ddà fore
a gòdere lu friscu e a mancia’ cuzzieddi
e a tagghja’ li panni a ricche e a puvirieddi.

Ni scarfammu alla fracera quann’era la ‘nvirnata
e allu fucaliri sempre pronta na pignata,
ti cìciri, ti fave, di fasuli cannellini
e mo la criaturama vole sulu tortellini,
pi mantene’ la linea volunu sulu latte scrematu
so’ mazzi comu scope e li pué ‘nfilà ‘ntr’a l’acu.

Lu pane fatt’a casa nisciunu voli chju
mo manciunu brioches, grissini, toast e fru-fru
Quiru beddu pane di granu
pi mancia’ pane e furmaggiu
mo è sulu nu ricordo, mo è sulu nu miraggiu.

Vabbe’, mo ce sto dicu,
‘ncualche cosa bella ha rimastu,
e tra quisti a primu postu, ca pi nuje assai vale,
è la festa di San Giorgi, è la festa patronale.

Santu Giorgi Cavagliere
Ca ‘mmanu porta la bandiera
E sotta porta lu serpente(1)
‘ttira ancora tanta gente.

Iddu é Martire e Santu valurosu,
ci mo ste Padre Piu non è geloso, (2)
anzi, sti do’ Giganti onu fattu n‘alleanza
di fare grazie e miràculi alla cittadinanza,
di sorvegliare sempre questa popolazione
ca pi li muerti e li santi tene tanta devozione.

Stu paisu d’ingegneri e di avvucati
ca stonu sempre amari ca so’ disoccupati,
stu paisu beddu ti lu cori mia
ca osci fazzu omaggiu ti sta povera poesia.

Giugno 2000

Li ciòse

Tengu nu parente ca lu vetu armenu na vota all’annu.
Nonci ni vitimu maje, mancu ti li fieste cumannate, né di pasca e né ti natale.
Ma quannu arriva maggiu, ci na sera mi sònunu alla porta e no sto spettu nisciunu ete certu jddu, cugginima ‘Ntoniu, ca m’ha purtatu na coppa ti ciòse frischi frischi.

Mi li tè, sobbr’alla porta, nonci trase mancu.
Ma è felice comun nu cardillu quannu mi porta na coppa ti ciose frischi frischi ti campagna sova!

E io lu ringraziu sempre e po’ prima mi li manciu cu li uecchj e po’ a unu a uno mi li manciu tutti.

Appena pigghjati ti ‘nfacci alla chianta, no ste niente chju megghju ti li ciose, ti cugginima ‘Ntoniu!

Grazzie Cuggì!

Cara Amici, lunedì 11, alle 19 si presenta il mio Quaderno di ricette dialettali. Siamo alla sua seconda presentazione… l’occasione ce la fornisce una bella iniziativa dell’Associazione San Giorgio, che celebra in questi giorni il suo primo anno di attività… un Centro nascente che ha bisogno di conforto e collaborazione per decollare… si premieranno gli altarini votivi allestiti durante la processione del 2011 del Santo Patrono … una iniziativa che io proposi a suo tempo inseme agli incontri in biblioteca… alla realizzazione degli antichi sapori presso il centro polivalente anziani, l’esposizione degli antichi mestieri in Piazza, presso il Palazzo De Siati. Mi farebbe piacere che coloro che furono impossibilitati a venire la sera del 19 maggio scorso, partecipassero in questa seconda serata…. l’incontro avrà inizio alle ore 19 presso la sede sita in via V.Emanuele, 23…. vi aspetto!!