Archivio | settembre 2013

Il Fico, di Diego Valeri

Ricevo dall’Amico Luigi Bisignano la stupenda poesia su fico del Poeta Diego Valeri e con grande piacere la condivido con voi!

il fico

IL FICO ( Diego Valeri)

Laggiù al paese, nell’orto,
i miei mattini erano sul fico
largo di foglie, bruno, chiazzato
di neri frutti. Mi nascondevo nel folto
del grande albero amico. Il sole
montava alto, più alto del fico,
di me sul fico.
Guardavo il mondo, l’orto del vicino,
di là dal muro. Ogni tanto coglievo
un frutto, che gemeva latte
dal picciuolo spezzato e sangue denso
dalla ferita di sotto.
Ero un piccolo Pan, gracile, anemico,
nel primo sboccio timido dei sensi;
re del mondo, dell’orto;
il solo vivo sulla terra
nel tutto mio mattino d’estate.

12 pregiudizi da sfatare sull’olio extra vergine d’Oliva

Ricevo questo interessante articolo dall’amico Pino Nigro e lo condivido con voi, sapendo che siete di buona forchetta e fedeli all’Olio extra Vergine di oliva che si produce nei nostri frantoi salentini!

naturalmente ringrazio il signor Nigro e lo invito a visitare il “Nostro” Blog sui sapori della nostra Terra! (Con qualche variante i tanto in tanto).Olivo e papaveri presso Il Feudo

Dodecalogo: 12 pregiudizi da sfatare sull’olio extra vergine d’Oliva, è falso che…
Lo sapevate che 10 gr di olio di semi (tutti) hanno la stessa quantità di kcal dell’olio extra vergine di oliva?
© NEWSFOOD.com – 01/07/2010
27 giugno 2010, Sarnico, siamo al Cocca hotel, in occasione de “L’Oro in Bocca” e ne approfittiamo per conoscere tutto ciò che possiamo su questo nostro ORO, protagonista della piramide alimentare della dieta mediterranea.
Tra i tanti esperti di olio Marco Antonucci, giornalista e Capo Panel, Fiorenzo Cortinovis, Dirigente Medico U.S. Dietologia Clinica a Bergamo, Silvano Ferri, Presidente federDop Olio e Benedetto Orlandi, responsabile del settore olivicolo della Coldiretti e Presidente Copa-Cogeca. Proprio a lui, a Benedetto Orlandi, chiediamo di fornirci un decalogo, anzi un dodecalogo in quanto sono 12 le false credenze da sfatare:

1) L’ olio extra vergine di oliva è più grasso dell’olio di semi.
FALSO
Tutti gli oli contengono la stessa quantità di grasso e apportano 9 K/cal per grammo. L’olio extravergine di oliva non è più calorico di quello di semi, anzi, poiché risulta più saporito e viscoso ne è sufficiente una minor quantità.

2) L’olio extra vergine di oliva è più pesante e quindi meno digeribile degli oli di semi.
FALSO
L’olio extra vergine di oliva è il più digeribile fra gli altri oli e non ha controindicazioni.

3) L’olio di semi è l’olio più adatto per la frittura.
FALSO
L’olio extravergine di oliva resiste meglio alle alte temperature.

4) La padella è un tegame adatto per friggere.
FALSO
La forma larga e bassa del recipiente fa si che l’olio contenuto abbia un’ampia superficie di contatto con l’aria, ossidandosi rapidamente. E’ preferibile utilizzare un recipiente stretto e profondo.

5) L’olio extra vergine di oliva scaduto è dannoso per la salute.
FALSO
Non è dannoso, presenta caratteristiche nutrizionali inferiori e può presentare caratteristiche organolettiche non gradevoli.

6) Le bottiglie di vetro trasparente sono i contenitori più adatti per la conservazione dell’olio.
FALSO
Le bottiglie di vetro scure, i contenitori di alluminio o a banda stagnata o di acciaio inox sono i più adatti in quanto l’olio è protetto dalla luce che catalizza l’ossidazione molto rapidamente.

7) Qualsiasi ambiente è adatto per la conservazione dell’olio extra vergine di oliva.
FALSO
La conservazione deve avvenire in ambienti a temperatura costante (+ 15/18 °C, al buio, evitandola vicinanza di sostanze facilmente assorbibili dall’olio (detersivi profumati, aceto, salumi, ecc.),. Le confezioni utilizzate durante l’uso quotidiano, vanno tenute lontane da fonti di calore, rinchiuse con cura.

8) La qualità dell’olio extra vergine di oliva è determinata esclusivamente da fattori naturali.
FALSO

I fattori identificabili con le pratiche colturali dell’olivo e la conservazione delle olive prima della molitura , influiscono in maniera determinante sulle caratteristiche dell’olio, per cui la qualità nasce dal campo, e viene preservata in frantoio.

9) Un olio extra vergine di oliva di qualità è anche tipico.
FALSO
E’ tipico solo se possiede delle caratteristiche organolettiche (sapore, odore, colore) peculiari, derivanti essenzialmente dall’ambiente geografico e dalle caratteristiche varietali da cui trae origine.

10) L’Amaro è una caratteristica sensoriale negativa dell’olio extra vergine di oliva. FALSO
E’ un sapore caratteristico dell’olio ottenuto da olive prevalentemente verdi appena invaiate, quindi è un carattere positivo.

11) Il Piccante è una caratteristica sensoriale negativa dell’olio extra vergine di oliva.
FALSO
E’ una sensazione pungente caratteristica degli oli ottenuti all’inizio della campagna e da olive ancora verdi, quindi è un carattere positivo.

12) L’Acidità dell’olio extra vergine di oliva viene percepito con il gusto.
FALSO
Non è percepibile a livello gustativo, ma solo attraverso un’analisi chimica e rappresenta la percentuale di acido oleico libera.

Ringraziamo il Dott. Benedetto Orlandi per il prezioso contributo e auspichiamo che sempre più si voglia istruire il consumatore per aiutarlo ad acquistare con serenità e maggiore consapevolezza.

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

LI LAMPASCIUNI

a>lampasciuni fritti copia
Li sere ti lu ‘nviernu, si stava ‘nturnu alla fracera. Ci tinemmu nna patana si mitteva a rrostre ‘ntra lla cennere, quannu lu fuecu vivu s’era cunsumatu nnu picca!
Ci po’ tinemmu do lampasciuni era megghju ancòra.
Quannu si rrustevnu li lampasciuni nonci si pulizzavunu assai. Si mittevnu zzimpati ‘ntra la cravunedda e si giravunu ogni tanta. Quannu ernu rrizzatu nnu picca e l’ardoru ti pigghjava lu stomm’cu, si llivavunu quiri figghiazzi di fore fore e si ccunzavnu cu sale e uegghju.
A ttanima li piacevnu fritti cu llu uevu.
Ogni tanta ni purtava nna francata ti campagna e si ni vineva allegr’allegre comu sia ca era acchjatu turnisi t’oro.
Li lampasciuni però, prima cu ssi cucinavnu, si mittevnu armenu nna nuttata a bagnu, cu spurgavnu tuttu quiru amarore ca tenev’nu!
All’indomani, si canciava doi tre vote l’acqua e si llissàv’nu pi nna bbona menz’ora.
Si passavnu intra nna pastella cu nnu uevu, farina e acqua e si fricevnu!!!!
Matonna mea quant’ernu bbueni.
Sulu dopu ca ti l’iri manciatu ti n’addunavi ca quisti cipuddazzi tènunu certi effetti collaterali ca è megghju ca nonci vi lu ticu!

Funghi champignon farciti

funghi

Un modo nuovo per preparare i funghi champignon ? Eccolo qua!
Procuratevi dei funghi champignon freschissimi, privateli del gambo e togliete le lamelle della cappella con un coltello affilato. Lavateli, salate leggermente con sale fino e poneteli a sgocciolare capovolti su un canovaccio pulito.
Intanto preparate il ripieno per la farcitura: rompete un uovo, sbattetelo un pochettino, unite del formaggio di vostro gradimento e qualche cucchiaiata di pane raffermo imbevuto di latte: amalgamate il tutto. Aggiungete del prezzemolo tritato, del tonno sott’olio triturato finemente e qualche cappero, anche lui tagliato sottile sottile.
Amalgamate tutti gli ingredienti, riempite le cappelle dei funghi e disponetele in una teglia, l’una accanto all’altra. Quando avete finito di farcire inserite sopra ogni cappella, nell’impasto, qualche pezzo di noce. Spolverate di pangrattato e formaggio grattugiato. Bagnate appena appena il fondo della teglia con qualche cucchiaiata di acqua e un abbondante filo di olio extra vergine di frantoio. Infornare in forno preriscaldato a 200° per quindici/20 minuti. Servire con un p0′ di fantasia, su un letto di insalata, o di rucola, o di pomodori…insomma, inventatevi qualcosa pure voi!

E poi, fatemi sapere!

come aprire i fichi d’India senza pungersi!

Come aprire i fichi d’India senza pungersi? E’ facile!

1) Prendete dei fichi d’India, lavarli velocemente e, in seguito sciacquare più volte il lavello per asportare eventuali spine. Metterli in una scodella. Disponetevi su un piano “operativo”. (ah! ah! mi piace assai questo termine)

prendete dei fichi d'india

2) infilzate con la forchetta un fico d’India e posatelo sul piano di lavoro, praticate un taglio alle due estremità del frutto, vedi foto:

Praticate dei tagli

3) fate un taglio sulla parte centrale della corteccia del frutto

poi un taglio trasversale

4) infilate la lama del coltello tra la buccia e il frutto e fate ruotare leggermente fino a scorticare il frutto totalmente

scortecciandolo totalmentejpg

5) et voilà il fico d’India è servito e non resta che gustarlo…con parsimonia, mi raccomando!.

il fico è servitojpg

Si consiglia di sorseggiare un buon vino bianco freddo durante la degustazione di questi straordinari frutti per sentire un retrogusto, che vi garantisco, inebriante!

accompagnare con..

I Fichi d’India

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Ieri ho avuto la possibilità di fare un vero e proprio Safari fotografico.
Soggetto privilegiato sono stati i fichi d’india… E’ straordinaria la capacità della nostra madre Terra e specialmente la Nostra terra sanguigna del Sud, di produrre frutti e fiori in ogni stagione…Infatti se i vigneti dominano il paesaggio rupestre , le zone destinate alle colture che separano un paese dall’altro, e i possenti Ulivi sono parte inscindibile del territorio salentino, gli albero di fico che sorgono spontanei sui cigli delle strade, si intonano armoniosamente ai larghi cespugli di fichi d’india dalle larghe pale tondeggianti e trapuntate dai coloratissimi frutti.

Il fico d’india appartiene al genere Opuntia che è sicuramente il più rappresentativo della famiglia delle Cactaceae. Comprende più di 300 specie proveniente delle zone tropicali dell”America ed in particolare del Messico dove sono stati ritrovati dei fossili risalenti al settimo millennio a.C.
In particolare questo genere è originario delle zone desertiche tanto che fa parte di quel vasto gruppo di piante chiamate “Piante del deserto”, adattate quindi a vivere in condizioni proibitive: sole molto caldo di giorno e notti spesso fredde se non gelide. Sono quindi adattate a vivere anche in condizioni che farebbero morire qualunque altra pianta. Ciò e possibile grazie alla struttura dei loro fusti che sono in grado di catturare ed immagazzinare l’acqua che non viene dispersa grazie alla loro conformazione anatomica.
I loro frutti, saporitissimi, assumono svariate colorazioni: rosso cardinale, arancio, giallo bianco etc.etc. Le infiorescenze sono sempre Gialle, che a me paiono piccolo calici di luce, fragili, nella loro conformazione e bellissimi da fotografare.
“Cuore dolce in un involucro di spine”, ecco cosa pensavo ieri, mentre nella tarda mattinata ho avuto anche la sorpresa di gustarli, opportunamente ripuliti dal loro involucro, e aperti con grande bravura dal nostro ospite, presso il quale abbiamo gustato quelli e ancora tante prelibatezze che la nostra cucina salentina è capace di offrire a quanti la sanno apprezzare.