Archivio | novembre 2020

Una telefonata di Babbo Natale.

https://fb.watch/250UPWSBQz/

Amici, questa sera mi ha telefonato Babbo Natale di Sandon di Fossò, (Veneto) e avendo trovato una mia poesia che gli è piaciuta tanto che si intitola “La Notte cchjù biata” mi pregava di fargli pervenire la traduzione in italiano perchè lui, da Veneto, non ha molta dimestichezza col mio dialetto sangiorgese.

Eccoti accontentato Babbo e buona diretta streaming coi tuoi bambini che ti amano tanto.

La notte chjù biata

Ste dorme nu piccinnu ‘ntra la naca/ la mamma lu ste nazzica amorosa /luntanu si ste sente na zampogna/ Li pasturi ston’a àvinu visiùni.

Mo si ni veni nu stuelu di angiulicchi/ cu l’ali bianchi bianchi sbattisciannu/ e Giseppu, ca nonc’è l’attane veru/ si ste dummanna “ce éte stu misteru“?

“Uè Marì, ma ce cosa è stu misteru,/ ti stu figghju ca ha vinutu ti lu cielu,/ stu piccinnu ch’è lu Dìu nuestru biatu/, ca lu cielu e la terra Iddu ha criatu./

Ca nu Re ste ‘nfassatu ‘ntra na crotta,/ cosa granne ha successu qua stanotte!”/

Mo si sèntunu l’àncili cantare/ “Questa notte è la notte chjù biata/ questa notte è na notte ti priscezza/ e pi vuje ha vinùtu la salvezza!”

Si scinocchia Maria la Furtunata/ si ricorda ca fu chiamata ti l’àncilu “Beata”/ e fu chiamata puru “Benedetta”/ ti la cuggina sova Elisabetta./

Po’ assìu na stella luminosa/ comu no s’era vistu maje a quistu munnu,/ comu no s’era vistu maje a quiri vienti/ e lluminò Bettelemme e puru l’Oriente.

LA NOTTE PIU’ BEATA

Un bimbo sta dormendo nella culla/ la mamma lo sta cullando amorosa/lontano si sente una zampogna/ i pastori stanno avendo visioni.

Ora giunge uno stuolo di piccoli angeli, sbattendo le loro ali bianche bianche/ e Giuseppe, che non è il vero papà di Gesù bambino, si domanda che cos’è questo mistero.

Ohi Maria, che cos’è questo mistero, di questo figlio che è venuto dal cielo? Questo bimbo ch’è il nostro Dio beato, che il cielo e la terra Lui ha creato!

Questa notte un Re è fasciato nella grotta, cosa immensa è successo qui questa notte!!!

Ora si odono angeli cantare” Questa notte è la notte più beata, questa notte è una notte di allegrezza, per voi uomini è venuta la salvezza!”

Attesa

ATTESA

A piccoli passi avanza

 nel tempo d’avvento…

nell’aria si sente già il suo vagito.

si pregusta la gioia del suo arrivo..

Oh! dolce bambino che vieni,

che vieni a rinnovare la terra,

si avverte nel cielo una luce nuova

che slarga

che riluce

che purifica;

tutto si rinnovella,

non c’è nulla di antico,

non c’è neanche una stella

di ieri, del tempo antico che fu.

Tutto è nuovo, son nuove le greppie,

hanno tepore di abbracci le disertate culle,   

calore di fiati turchini

bagliori emana la notte

presaga di nuova salvezza.

Le sacche dei miti pastori recano

la nuova speranza,

è nuovo il canto d’alleluja

che copre come un manto l’umanità dormiente,

la scuote dal torpore indifferente

questa dilagante melodia

che tutto pervade,

che giunge nei posti più remoti,

negli angoli più impolverati.

 Rifulge di lucore la prima stella

la più modesta, la più bella

che splende come una costellazione.

 Nuovo universo si prepara

 ad accogliere l’Infante divino.

Aprigli le porte del tuo marmoreo cuore,

 Egli è solo un bambino

ma reca nel roseo pugno  il suo scettro regale…

può portarti l’abbraccio divino..

può lasciarti il suo dono d’Amore.

                                                                                                               

Piove

Piove e io sono senza parole
le ho dispensate tutte
come briciole di sorrisi caldi
come briciole di pane appena sfornato
come l’ultima luce proveniente dalle stelle

piove
piove
piove
e io…

sono all’asciutto
d’amore…


ho le mani tese verso di voi,
ho il cuore rovesciato
come il cappello di chi mèndica,
ho le tasche tarlate
dalla vostra indifferenza,
ho il grido che muore,
nell’ugola
che vuol cantare.

PS. poesia ripescata a seguito di una applicazione di messenger

che ritrae il mio volto attraversato dalla pioggia. Tranquilli, sto bene.

Visite

Amici, sono davvero felicemente sorpresa per le visite ricevute da tutte le parti del mondo dal mio blog Saporidelsalento ( tutto attaccato). Ricevo visite da paese lontani e mi rallegra il fatto che forse da quelle lontane latitudine ci possa essere un italiano che digitando su Google una parola a lui cara, venga dirottato tra i miei oltre 1000 post, spalmati su 8 lunghi anni di appassionato impegno.

Dalla pagina dell’amministratore il blog ti fa risalire anche alle nazioni che ti hanno visitato.

E resto sorpresa nel constatare che a volte Gli Stati Uniti superano nelle visualizzazioni la stessa Italia.

Sono certa che tra costoro ci sono persone che ho conosciuto durante le mie lunghe peregrinazioni culturali e poetiche, tra questi sono certa che ci sia Vito Bologna, il cui nickname era l’Alcamese, poeta autodidatta proveniente da Alcamo, città siciliana, al quale tempo fa ho recensito una raccolta di poesie.

Ci sarà, forse il mio amico medico Giuseppe De Marco, ci sarà l’artista Giuseppe Sciancalepore, conosciuto tramite i vernissage di rassegne d’Arte visiva alle quali ho preso parte come ospite d’onore.

Mi rallegra il cuore sapere che questi nostri compatrioti trovino in queste pagine qualcosa di familiare che li faccia sentire a casa, anche se solo per un istante.

Grafico visualizzazioni
Fondale- Giuseppe Sciancalepore
Sinfonia al tramonto- Giuseppe Sciancalepore.

Questa voce è stata pubblicata il novembre 24, 2020, in varie. 2 commenti

Pettoleeee

frittelle natalizie pugliesi
forme strane, animaletti
un piccolo draghetto? o un dinosauro piccolino?

In Puglia e in tutto il Salento oggi si è svolto un rito che si perde nella notte dei tempi, Oggi si ricorda santa Cecilia, la sua è la prima festa che annuncia il Natale. Giorno consacrato alle pettole, tipiche frittelle di una semplicità assoluta, composte da farina, lievito, acqua e sale. Queste frittelle si friggono dopo un paio d’ore di lievitazione in abbondante olio d’oliva, tanto che devono galleggiare nell’olio, non si devono attaccare l’una con l’altra e si inzuppano nello zucchero ad ogni boccone.

Quelle fatte da me nel tardo pomeriggio ricordano tanto quelle di mia madre, lei non le faceva a palline come le fanno oggi, ma, prendendo una cucchiaiata di pasta la adagiava nell’olio allargandola… questa operazione si faceva per due motivi:

1) così facendo la pasta cuoceva bene anche dentro.

2) così facendo la pasta prendeva varie forme e i piccoli di divertivano ad individuare a chi somigliava quella o questa frittella.

Se osservate le mie frittelle potreste riconoscere un elefantino, un piccolo draghetto, ed una paperella alla quale, nella foto, ho tagliato la testa.

Ah! se riuscissimo a conservare ancora un po’ di quella meraviglia negli occhi dei bambini di oggi, come quella che ha allietato le nostre serate invernali accanto al braciere, senza televisori e senza cellulari!

La casa del glicine

la casa del glicine

Sogno di vivere in una casa incorniciata di glicine in fiore, una casa immersa in una vasca di sole, una casa con le pareti dilatate per accogliere ogni viandante. Vorrei essere circondata da alberi perenni,  sempre adorni di fogliame smeraldino, dove le rondini verranno a fare il nido, arredato di piume e di petali ovattati.

Vorrei avere una casa senza mura, dove la luna potrà  chiedere asilo,  abitare nel mio salotto migliore, e specchiarsi negli specchi rifrangenti dei miei occhi.

La mia casa non avrà mai chiavistelli, basterà spingere l’uscio per entrare, ognuno potrà lasciare le sue orme, i suoi sandali potrà dimenticare.

La casa che vorrei  sarà rotonda come la forma della Terra amata, sarà sempre giorno e sempre mattino, ed il Sole con la Luna coabitare…

Le stelle argentate e quelle turchine sul mio uscio vederle giocare, come fossero bambine birichine potranno anche di giorno luccicare.

Una neve d’oro

UNA NEVE D’ORO

Una neve d’oro è caduta sul viottolo, sembra caduta dai capelli delle fate.

Si è posata sui vasi delle rose, sulle felci, sulla musa antica che mia madre amava, sul basilico che ancora resiste sullo stelo.

Le ultime giuggiole attendono di essere gustate, dal timido becco delle rondini spaesate.

Foglie d’oro, siete morbido letto per le mie tartarughe, che respingono con forza il letargo che incombe.

Non c’è raggio di sole che esse non catturino nel loro carapace, e aspettano di servirsene nel sonno che le attende.

E tu, campanula tardiva, sei megafono di vita, sei… scrigno di luce nel desolato autunno, sei gioioso messaggio che accarezza gli occhi.

Campanula tardiva

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Non ce n’è Coviddi

NON CE N’È COVIDDI

Amici, vi posto l’emozionante post del mio Amico Dottor Giuseppe De Marco che risiede da diversi anni nella City di New York in occasione dell’improvvisa morte del suo adorato babbo, Signor Ciro, grande amico della mia famiglia da sempre.

E’ una lettera appassionante, leggetela nonostante la sua lunghezza. E’ una Lezione di Vita per tutti coloro i quali si ostinano a negare la presenza di questo insidioso male del secolo, che pare, voglia decimare l’umanità di tutti i continenti conosciuti.

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Vivendo negli Stati Uniti, generalmente, considero Facebook un modo per restare in contatto con il mio paese e con la mia terra natale. Lo considero un momento di leggerezza. Un modo per non perdere confidenza con la lingua italiana e, in questi tempi così tristi e travagliati, quando il tempo me lo permette, magari per fare un po’ di informazione su tematiche di medicina a mio parere poco chiare oppure non approfondite come meriterebbero. Questa volta farò una eccezione e userò questo spazio per motivi più personali. In primo luogo, per quanto queste disgraziate circostanze me lo consentono, per rendere pubblico omaggio a mio padre. Una persona semplice, che con grandi sacrifici non ha mai fatto mancare nulla alla sua famiglia ed ha dato ai suoi figli quella cultura a lui negata per mancanza di possibilità. Una persona alla quale sarò eternamente grato e che, con tutti i suoi umani difetti, ricorderò come il miglior padre che avessi potuto desiderare. Un padre al quale non ho potuto dare l’ultimo ed estremo saluto di persona. Mio padre ha difatti concluso il suo percorso terreno qualche giorno fa. Covid. Nonostante le attenzioni e le precauzioni, si è contagiato e le sue condizioni di salute sono rapidamente deteriorate al punto da rendere inevitabile ed inderogabile il ricovero in ospedale. Mi auguro con tutto il cuore che nella mente di mia sorella si sbiadisca nel tempo il ricordo di mio padre che in barella veniva trasportato fuori dalla sua casa, mentre con le mani cercava di aggrapparsi disperatamente allo scorrimano delle scale. Ed allo stesso modo mi auguro, per quanto probabilmente la mia sia solo una pietosa speranza, che si stemperi parimenti nel tempo il ricordo di questi giorni. Non solo perche’ la morte di un genitore è uno dei più grandi dolori umanamente immaginabili, ma anche e soprattutto per il modo in cui mio padre ha trascorso le sue ultime ore. Trasportato in un primo ospedale ed accertata la sua positività al Covid, è stato successivamente trasferito in un altro ospedale per il ricovero. Senza essere accompagnato dai suoi effetti personali, le sue medicine ed il cellulare, che poi sono state riconsegnate alla mia famiglia. Ad eccezione del suo orologio da polso e della sua collanina d’oro con un piccolo crocifisso, alla quale era particolarmente affezionato e che indossava da sempre. E che mi piace pensare sia ancora al suo collo. Nel secondo ospedale, I reparti di Pneumologia, Malattie Infettive e di Terapia Intensiva erano saturi. Per cui devo necessariamente supporre che mio padre sia stato sistemato in uno stanzone o in un capannone adattato alla meglio per le circostanze, assieme ad altri poveri cristi nella sua stessa situazione. Con presumibili gravi difficoltà ad essere adeguatamente seguito dai miei colleghi, chiaramente gia’ notevolmente sotto pressione per l’elevato numero di ricoverati. Perché se in riferimento alla disponibilità di posti letto nei vari reparti l’aspetto logistico è chiaramente importante, non andrebbe parimenti trascurato di considerare anche che la gestione di uno specifico reparto richiede presenza di personale specialistico ed infermieristico che se già impegnato ai limiti delle proprie possibiltà, chiaramente non può seguire adeguatamente tutti i pazienti. Per cui possono realizzarsi situazioni estreme, nelle quali, ad esempio, uno o pochi dottori del 118 si trovano a dover controllare, per quanto umanamente possibile, cinquanta pazienti con problemi polmonari che richiederebbero invece ricovero in pneumologia e terapia intensiva .Dal momento del trasferimento di mio padre al secondo ospedale, la mia famiglia non ha ricevuto più notizie, con silenzio interrotto, il 3 novembre alle ore 10.21 di mattina, da una telefonata al cellulare di mia sorella, il cui numero era stato fornito assieme a quello del telefono fisso di casa dei miei genitori, quale numero di contatto al personale del 118.Una telefonata nella quale, nel mettere al corrente della dipartita di mio padre, veniva offerto a prezzo d’occasione il servizio funebre. 1200 euro poi ridotti a 900. Un vero affare. Una telefonata ricevuta quindi circa un’ora e mezza prima delle 12.00, orario in cui e’ stato effettuato l’accertamento della realta’ della morte di mio padre. Con decesso avvenuto, in base alle notizie assunte da scheda ISTAT del P.P.I. alle ore 18.30 del giorno prima, 2 novembre. In relazione agli eventi sopra descritti, verrà presentata una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Taranto, perché è mia ferma intenzione fare tutto il possibile affinché nessun’altra famiglia debba trovarsi in una situazione analoga. Perché indecenti e vergognosi episodi di sciacallaggio quale quello appena descritto devono cessare, devono essere denunciati e perseguiti. Non e’ concepibile che simili nefandezze si aggiungano allo strazio del pensare che un proprio caro sia morto forzatamente privato dalla vicinanza e dal conforto dei suoi affetti piu’ cari, circondato da persone estranee, in tuta, con maschere e visiere protettive, con gli occhi sbarrati dalla paura mentre il respiro diventa sempre più debole e difficoltoso ed i pensieri si confondono e si accavallano per la carenza di ossigeno. Non deve piu’ succedere. A nessuno. Ed infine, perché, da medico, voglio ricordare ai colleghi che, a prescindere dalle oggettive gravissime difficoltà che si stanno vivendo in questo drammatico momento, non va mai dimenticata la compassione. La morte, ad ogni età’, va rispettata. Per il paziente, per i suoi familiari, i parenti, gli amici e per tutte le persone che lo conoscevano, lo stimavano e gli volevano bene. Che ringrazio per le manifestazioni di affetto che stanno mostrando in questi difficilissimi giorni a me ed alla mia famiglia. Vi ringraziamo di cuore. Mio padre e’ sempre stato molto religioso. Negli ultimi anni mi e’ capitato addirittura di rimproverargli spesso il suo eccessivo zelo, che lo spingeva a cercare di partecipare personalmente ogni giorno alla santa messa, anche quando non si sentiva tanto bene. Essendo io stesso credente, posso solo sperare che il Padre Celeste lo abbia accolto a se e che gli abbia donato quella pace che di certo non ha avuto nelle sue ultime, travagliatissime ore terrene. Ciao babbo mio. E perdonami se non ero là a tenerti la mano nei tuoi ultimi momenti…

Dottor Giuseppe De Marco

Grazie Ferruccio

Amici è con grande gioia che vi posto la mia recensione al libro dello scrittore Ferruccio Gemmellaro intitolato AMORE, QUALE AMORE PER… (Il Convivio Editore) pubblicata sulla Rivista IL MOVIMENTO CULTURALE LA COPERTINA.

Grazie Ferruccio, ne sono felice e onorata.

Anni mi scorrono sul viso

 

Anni, mi scorrono sul viso

come foglie che fuggono

dal ramo.

E s’addensa un dubbio

sulla fronte,

mentre il divario

fra l’oggi e il domani

si dilata.

Hanno smarrito

l’eco delle danze

le cose amate,

e nelle stanze

s’insedia

l’ombra della sera

a sovvertire

il tempo e le stagioni.

io oggi,13 novembre 2020
Questa voce è stata pubblicata il novembre 13, 2020, in varie. 4 commenti