Archivio | ottobre 2020

Il paese dell’Eterno mattino

E’ un racconto sicuramente destinato ai bambini perché ci sono gnomi riflessivi e lumache sagge.  Ma ai bambini si raccontano sempre metafore delicate per trasferire concetti reali e importanti. E così è facile capire cosa si nasconda dietro l’insofferenza di volere sempre un mondo diverso, adatto a noi, non accontentandoci di quello che ci riserva la Natura, nata perfetta e rovinata dagli umani. C’è sempre qualcuno che ha troppo freddo, oppure ha troppo caldo. Nella parabola si amano le albe, ma si desiderano i tramonti. Si soffre per la calura di mezzogiorno, ma si ha paura della notte. La realtà è che quelli sbagliati siamo noi, non il Creato, e se non ci sono più le stagioni la colpa è solo nostra. Vogliamo tutto perfetto, dopo averlo devastato. Nessuno conosce più i tempi del raccolto e pretende di mangiare tutto l’anno quello che ci piace, creando frutta rigorosamente finta: bella da vedere, ma cattiva da mangiare. Non ci bastano più gli strumenti protettivi che ci evitano  sia il freddo (riscaldamenti) che il caldo (aria condizionata). In certi posti non esistono questi strumenti e la gente assapora con soddisfazione ogni cambiamento, nonostante il sangue delle guerre. Noi che abitiamo questa parte privilegiata del pianeta, vogliamo tutto ottimale, ci manca sempre qualche cosa. C’è chi fa di peggio e un po’ imita Claus e Mairoi, i protagonisti inventati da Anna Marinelli. Quando qui è freddo va al caldo, in vacanza, e abbandona la propria terra per inseguire una situazione che non è sua: non accetta i segni e il destino della Natura, è come se la violentasse, sicuramente la rifiuta. Stravolgendo il senso del mondo e, tutto sommato, della vita.  Una bella lezione, su cui riflettere.        

                                    Pino Scaccia                      

PUR ESSENDO UN GRANDE DEL GIORNALISMO ITALIANO, PINO SCACCIA NON RITENNE POCO NOBILE SCRIVERE CON LA SUA PREZIOSA FIRMA, UNA RECENSIONE ALLA MIA FAVOLA BELLA!!! GRAZIE MAESTRO.    

 Ti Sia lieve la terra.                                                                  

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 31, 2020, in varie. 1 Commento

I colori dell’autunno

E poi indosserò

i colori dell’autunno:

porpora sulle labbra,

oro sui capelli,

amaranto sui miei ricordi

tanto amati

e tanto belli.

A. Marinelli 2020

Certamente chi mi vede mi giudicherà una pazza!!!

Stamattina costeggiando il cimitero

dove mi sono recata con mio marito a pulire la cappella di Famiglia,

ho notato un vigneto, senza più alcun grappolo d’uva, ma con tutte le foglie

ancora saldamente attaccati ai propri rami.

“Ferma, ferma, ferma” ho gridato a mio marito,

il quale non capiva il motivo della mia accorata richiesta.

“Devo scendere”!

Dovevo raccogliere qualche foglia, i loro colori mi abbagliavano,

avevo qualche verso che si intonava con le loro sfumature.

Le avrei utilizzate per farne poesia.

Lu stricatùro

Lu stricaturo.

Quanta fatia sobbra a quiru limmu,

quanta fatìa quiru tiempu facemmu,

quanta stricate e quanta ‘nsapunate

ogni stricata era na mascìa.

Li macchie ti sutore si ni scèvunu,

li macchie ti la ruzza si sbiancàvunu,

li panni di ti li femmini arduràvunu

comu  nu mazzu ti fronne ti timu.

Quanta stricate sobbr’a quiru limmu,

cu lla lissìa bollenti ti la crasta

po’ quanta sicchj  t’acqua nui minàmmu

lu  cirnatùru ti cènnere  po’ anchièmmu,

li fronne ti murtedda  ‘mprufumava

quiri casodde  stritti  com’ anìti.

Quanta fatia ha fattu màma mea,

si scutursàva sobbra a quiru limmu

e mo cu pensu a comu era nna vota

lu  core   mia d’amore si rrivòta!

stricaturo e roba

Poesia di anna marinelli
Questa voce è stata pubblicata il ottobre 27, 2020, in varie. 3 commenti

oggetti del passato

E quando la vena poetica abbandona la pagina del mio cuore, cerco tutt’altro da fare, l’importante è non lasciarsi abbattere dalla depressione.

Restauro di una vecchia tavola da bucato.

scartavetrare, dare un fondo di un colore qualsiasi, affinchè l’oggetto non assorba troppo colore Nobile… poi iniziare a dipingere la tavola, che mia nonna chiamava “Stricaturo” con i colori scelti.

Precedentemente, si scelgono le carte con soggetti preferiti e ritagliarle accuratamente. Scegliere il colori per la tavola che ben si dovranno abbinare con i colori di base.

Far asciugare, non fate come me che per fare prima oggi ho asciugato il colore con l’asciugacapelli.!!!

Passare della colla vinavil sul retro delle carte, non mettetene troppa altrimenti non asciuga bene e fa le bolle.

Se fa le bolle, passateci il dito sopra e schiacciate, sotto la pressione del dito la colla in esubero fuoriuscirà.

Disponete le figure con molto senso della bellezza e abbinando bene i soggetti.

Nel mio antico stricaturo, ci ho messo delle foglie che contenevano una coccinella. Ma soltanto dopo aver trovato due coccinelle di legno piccoline da posarvi sopra mi sono sentita soddisfatta.

aaaaattenzione al tarlo!
scartavetrare
passare un fondo sulla tavola
la parte bassa della tavola
la parte alta della tavola
disposizione dei soggetti decorativi
le coccinelle finali.
la sorella maggiore.
Questa voce è stata pubblicata il ottobre 26, 2020, in varie. 2 commenti

Girasoli

Angeli

svolsero l’intricata matassa

dei loro fili d’oro.

Nude corolle 

l’accolsero

di grandi fiori

invaghiti di sole

e scrigni di luce divennero

ad abbagliare

 pupille…

Modi di dire della parlata sangiorgese

           VARIE

L’olio

Rovesciare un po’ di olio è sempre stato e lo è tutt’oggi grave segno di sventura. Probabilmente questa credenza è nata a causa della penuria di olio che c’era nei tempi passati e che faceva di questo condimento un bene preziosissimo. La stessa credenza riguardava anche il sale .

Il gatto

Dai gesti del gatto mentre svolge la sua pulizia quotidiana, si può prevedere come cambia il tempo. Se il gatto, pulendosi con una zampetta, oltrepassa il proprio orecchio pioverà; se, invece, non l’oltrepassa sarà bel tempo.

Lu primu è angilu

Entrando in un negozio a fare determinati acquisti si resta colpiti dalla prima cosa che  ha attratto la nostra attenzione per cui pur vedendone  molti altri si finisce con lo scegliere il primo oggetto che si è visto, perché “il primo è angelo”, cioè, quello giusto, dice il detto.

Passa l’angilu e dice “ amen”

se qualcuno scimmiottava e metteva in ridicolo una persona portatrice di un difetto fisico doveva stare ben attento, perché poteva passare l’angelo punitore e dicendo “amen” lasciava al malcapitato imitatore lo stesso difetto

Ha passatu la murticedda .

 secondo una credenza popolare  quando si avevano dei brividi improvvisi un’anima ti aveva sfiorato smuovendo l’aria attorno a te

Va’ pitta li gnuri – vai ad imbrogliare un altro

Dici si e ngola retu – Dice di si , e sembra acconsentire, ma reclina il capo all’indietro in segno di diniego.

Si ste mena nnanti cu nno mmocca ti retu

Simile al precedente detto ha però un diverso significato:

ovvero mettersi sulla difensiva.

Quannu spicci batti li mani si dice a colui il quale sta consumando velocemente qualcosa, del denaro o altro: perché finché ne ha, ha le mani piene, quando avrà consumato tutto, avendo le mani vuote, potrà battere le mani

Lu mulu porta la pagghja e lu mulu si la spagghja..

Si diceva in questo modo quando un invitato a pranzo recava in dono qualcosa alla padrona di casa tipo un dolce o una buona bottiglia di vino e poi finiva per mangiarlo o berlo tutto quanto lui. Come se si trattasse di un somaro che ha trasportato la paglia che poi servirà per il suo stesso pasto.

Ti ddo vieni, ti cala pizzanu?

Si diceva così a qualcuno che uscito da casa per una breve commissione tornava dopo molto tempo.

Scappiedditi e chianci

Quando ci si trovava dinanzi ad una situazione pietosa e non restava altro che piangere.

La vota a cicuredda

Far finta di non capire

Ogni ttanta dici nu gloriapatre

Si addormenta e china il capo in avanti come quando si prega un Gloria…

Capasoni

Quando eravamo poveri ci bastava ereditare dai nostri genitori il loro bel comò, il bel quadro di Gesù con i bambini che avevano “‘ncapitale allu liettu”, una delle belle giare che c’erano in cantina… ed era come se avessimo ereditato una fortuna…Nelle cantine delle case bianche del mio paese vi si trovavano almeno cinque sei giare, (che da noi si chiamano “capasoni”) perchè essendo quasi tutti contadini avevano un piccolo campo dove si coltivava la vigna, o il grano, oppure qualche albero di ulivo. Tutti quelli che avevano la vigna avevano anche tutto l’occorrente per fare il vino; una piccola cantinola dotata di torchio, (la furata) di vasche, di tini…Talvolta l’odore aspro delle uve in fermentazione arrivava fino alle stanze dell’abitazione e i moscerini aggredivano le vetrate. Oggi li considereremmo “fastidi” ma solo il ricordo di quei profumi, salendo dagli ingorghi della nostra anima civilizzata, ci paiono luoghi incantati di cui abbiamo perso le mappe.

Antica bilancia
Antica tavola per fare il bucato, restaurata da me.

La via delle fate

Sedia antica con spalliera importante decorata da me e donata agli abitanti di Via Bellinzona

Oggi sono andata a vedere via Bellinzona! I miei occhi hanno visto cose mai viste! Mi complimento con gli abitanti di questa parte storica del nostro paese…mi complimento per la loro creatività per quelle cassette dipinte con molta fantasia… per quel fascino che hanno saputo imprimere a quelle antiche porte… per il sole di oggi che si è pavoneggiato su quei balconcini. Grazieeee a tutti. Grazie a Maddalena Margherita, Italia e Nicodemo Cipriano… a Popola Forliano a Filomena l’Albanese, a Lina Campo, a Valentina Schirano… alla famiglia Trani. Ed altri abitanti che non conosco.

Qualcuno, nei commenti fatti su Facebook, ha definito questa via

LA VIA DELLE FATE ed è così che intendo intitolare questo post.

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 16, 2020, in varie. 2 commenti

Modi di dire della parlata sangiorgese 2

SALUTE MORTE E VITA

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Diu nci libberi ti li vašci catuti

Dio ci liberi dalle basse cadute

La manu ti Diu è granne

La mano di Dio è grande

Diu vete e pruvvete

Dio vede e provvede

Ha sciu’ datu cuntu a Diu

E andato a dar conto a Dio

No ha dittu mancu Crišt’aiutimi

Non ha detto neanche Cristo aiutami

Stè more a onza a onza

Sta morendo a goccia a goccia

Stè ssàcca

sta esalando l’ultimo respiro

Ni stè llassa

Ci sta lasciando (è prossimo alla fine)

Ha difrišcatu

sta( finalmente) riposando

Si stè spiccia l’ogliu alla lampa

Si sta consumando l’olio alla lampada

Stè cchiu ‘dda ca qua

Sta più all’altro mondo che sulla terra

Stè camulescia

Si sta consumando

Morte priàta nonci vene maje

la morte invocata non viene mai

Sulu alla morte no s’acchia riparu

Solo alla morte non c’è rimedio

La morte no trimenti ‘nfacci nisciunu

La morte non guarda in faccia a nessuno

Ha stinnutu li pieti

Ha steso i piedi

Jddu spetta a nuie

egli aspetta noi

Ha sciutu ripa ripa cu more

Ha rischiato di morire

Uaje cu la pala e morte maje

Guai con la pala e morte mai

Si sape addò si nasce e no si sape addò si more

Si sa dove si nasce ma non si sa dove si muore

Na vota si nasce e na vota si more

una volta si nasce e una volta si muore

Na corta malatia e na santa morte

una corta malattia ed una santa morte

Alla lampa alla lampa, a ci more e  ci campa

così va il mondo,c’è chi muore e c’è chi vive

Puezzi sta bona e mai malata

possa stare sempre bene e mai ammalata

Passa lu santu e passa la festa

Una cosa o si fa subito o passa in prescrizione cadendo nel dimenticatoio

Mi stun’a fiskunu li recchj

Sentire un prolungato fischio nelle orecchie

era segno che qualcuno stava parlando male di noi alle nostre spalle.