Archivio | ottobre 2014

Lu stricaturo

stricaturo e robastricaturo

Lu stricaturo.

Quanta fatia sobbra a quiru limmu,

quanta fatìa quiru tiempu facemmu,

quanta stricate e quanta ‘nsapunate

ogni stricata era na mascìa.

Li macchie ti sutore si ni scèvunu,

li macchie ti la ruzza si sbiancàvunu,

li panni di ti li femmini arduràvunu

comu  nu mazzu ti fronne ti timu.

Quanta stricate sobbr’a quiru limmu,

cu lla lissìa bollenti ti la crasta

po’ quanta sicchj  t’acqua nui minàmmu

lu  cirnatùru ti cènnere  po’ anchièmmu,

li fronne ti murtedda  ‘mprufumava

quiri casodde  stritti  com’ anìti.

Quanta fatia ha fattu màma mea,

si scutursàva sobbra a quiru limmu

e mo cu pensu a comu era nna vota

lu  core   mia d’amore si rrivòta!

Crostata con confettura di mele cotogne e noci

crostata

Ingredienti:

300 gr. di farina 00

150 gr. di Margarina

100 gr. di zucchero

2 tuorli d’uovo

Un bicchierino di vermouth

Scorza di limone a listarelle

Mezza bustina di Pan degli angeli

Per la farcia: mele cotogne passate al forno , sbucciate e affettate.

Una mela, confettura di mele cotogne…

5 noci sbucciate e tritate grossolanamente.

PREPARAZIONE

Setacciate la farina a fontana, incorporatevi la margarina ammorbidita, aggiungete lo zucchero e i due tuorli d’uovo,

la mezza bustina di pan degli Angeli,il bicchierino di Vermouth e la buccia di limone tagliuzzata.

Impastate tutti gli ingredienti e fare riposare la pasta per un’ora circa.

Tagliate a fette le mele cotogne, una mela di vostro gradimento e sminuzzate le noci.

Inumidite con un filo di olio una teglia del diametro di  25/27 cm. circa e adagiate una sfoglia di pasta.

Sulla sfoglia distribuite le mele cotogne, la mela e le noci e coprite il tutto con uno strato di confettura di mele cotogne.

Con un po’ di pasta che vi sarete tenuta da parte tagliate delle striscioline e formate la solita “griglia”oppure  sbizzarritevi con cuoricini, foglioline e altre formine di vostro gradimento.

Infornare per circa una mezz’ora in un forno già caldo.

Togliete la crostata dalla teglia quando è già fredda.

Quando la impiattate spolveratela di zucchero al velo, farete un figurone, ve lo garantisco!

L’ultimo ulivo

l'ultimo ulivo

L’ULTIMO ULIVO

L’ultimo ulivo lo pianterò nel mio cuore,

nel suo solco più profondo,

per salvarlo dall’estinzione

e lasciarlo in eredità a mio figlio

e ai figli di mio figlio.

Pianterò l’ulivo

nel solco delle mie vene contadine

e lo innaffierò con le acque della memoria

che non si prosciugano ancora

a dispetto delle mode,

delle tendenze,

a dispetto di questo progresso

dalle mille fauci

che richiede ogni giorno

un tributo di alberi, siano essi gli ulivi di Puglia

o i millenari alberi d’Amazzonia

o il vecchio caro salice

che dava ombra a una vecchia fontana di paese.

Potesse il mio cuore ospitare

tutte le radici sfrattate,

tutti i tronchi decapitati,

tutte le fronde violentate

da membri metallici,

da artigli rapaci.

Potesse il mio cuore ospitare l’ultimo ulivo

nel suo solco più profondo,

abbracciare le sue radici impaurite,

e consolarlo d’essere rimasto così solo

in questa mia terra di Puglia.

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 19, 2014, in varie. 5 commenti

L’orto dei frutti dimenticati

Tonino Guerra, Poeta, scrittore e  sceneggiatore di Fellini e Antonioni scomparso di recente ha voluto realizzare un

“museo dei sapori utile a farci toccare il passato”, impiantando un Orto magico, un Orto che egli chiamò “”, l’Orto dei frutti dimenticati” Esso consiste in una “raccolta” di alberi da frutto appartenenti alla flora spontanea delle campagne appenniniche, presenti nei vecchi orti delle case contadine ma che oggi, non essendo più coltivati, vanno scomparendo. Nell’Orto si possono trovare svariate specie di mele antiche, pere selvatiche, bacche e frutti di bosco che la moderna agricoltura ha allontanato quasi anche dalla memoria. Tra i più insoliti: l’Azzeruolo (piccole bacche rosse o gialle con grossi semi e poca polpa dal sapore di mela), la pera Cotogna, la Corniola (una sorta di ciliegia allungata), il Giuggiolo (che produce delle “olive” dolciastre), l’Uva Spina, la Ciliegia Cuccarina, il Biricoccolo (susina blu con la buccia vellutata come quella dell’albicocca).

Io ho avuto la fortuna di ricevere in dono dall’amico Pino un cesto meraviglioso di mele antiche, di quelle piccole, di un verde delicato, profumatissime…mai viste prima. Eppure, a qualcuno dei miei conoscenti ai quali le ho mostrate e fatte assaggiare, sono balzate subito alla mente…qualcuno in una infanzia lontana le aveva viste, mangiate assaporate…le “melodde”…così le chiamavano le famiglie contadine che aveva qualche albero di queste piccole mele nei loro terreni, nei loro orti fecondi…

Grazie Pino, i tuoi doni sono incomparabili!

mele antiche

Olive verdi ai sapori dell’Orto

Prendere il quantitativo di olive verdi che vi servono. Il periodo migliore e’questo, ossia Ottobre/Novembre,schiacciatele e mettetele dentro un recipiente con acqua e sale,(il nocciolo se si vuole si può’ togliere subito o anche dopo),avendo cura di cambiare l’acqua con aggiunta di sale, per circa 10 giorni o anche più, fino a quando, assaggiandole, troverete che è scomparso il sapore aspro e amaro.

Noterete che è cambiato anche il colore, e le olive sono più scure.

Quando riterrete che si possono consumare, scolatele dell’acqua salata e stendetele su teli asciutti facendole asciugare.

Nel frattempo preparate un condimento fatto di carote tagliate a dadini,con sedano, aglio, peperoncino, origano e olio e mescolare le olive per farle insaporire.

Così preparate si possono consumare subito o si possono conservare per alcune settimane in vasetti di vetro,ben coperte di olio. In quest’ultimo caso, si consiglia di non aggiungere l’origano, perché renderebbe le olive più scure e più molli.

Si potrà invece aggiungere l’origano al momento di mangiarle.

Grazie, Annino, per questa favolosa ricetta.

olive ai sapori dell'orto

Il melograno!

Al di là del fiume Modione (Sélinos) vicino la fonte d’acqua Gaggera, ad occidente dell’Acropoli di Selinunte, vi è situata una estesa area sacra nominata Santuario della Malaphóros. Il nome deriva dal principale tempio ritrovato, edificato in onore di Demetra“portatrice di melograno”. Il significato più immediato di questo frutto è certamente quello di abbondanza e prosperità, occorre però tener conto di altri significati. Il melograno è infatti un frutto al cui interno sono racchiusi, e strettamente connessi fra loro, innumerevoli semi, che tutti insieme costituiscono il frutto e la sua rigogliosa esuberanza. Poiché la funzione del seme è quella di fruttificare, la loro abbondanza nella melagrana simboleggia anche l’augurio di proliferare sempre più. Secondo il retore ateniese Isocrate, i più grandi doni di Demetra all’umanità furono i cereali, che hanno reso l’uomo diverso dagli animali selvatici e che gli hanno consentito di coltivare speranze più elevate per la vita terrena e per ciò che dopo la vita verrà.IMG_8573chicchi di melogranoliquore di melograno

A parte la nota “Culturale” di sopra…ho saputo da un’amica che si può fare un ottimo liquore di Melograni, ne pubblico la ricetta per condividere questo rosolio che trovo facilissimo da preparare.

Ingredienti e preparazione;

In una bottiglia mettere a macerare ml.600 di alcool, puro a 90 gradi, con 450 grammi di chicchi di melograno per 15 giorni, scuotendoli di tanto in tanto …
Trascorsi i 15 giorni preparare uno sciroppo. In una pentola versare 450 grammi di zucchero semolato aggiungere 750 di acqua e far sobbollire dolcemente..
Spegnere e far freddare completamente. Prendere una ciotola, versare lo sciroppo (completamente freddo) poi adagiare un colino ( dove abbiamo messo una garza a maglie strette) versare l’alcool con i chicchi di melograno e filtrare, dopo di che buttare i chicchi , cambiare la garza e filtrare la seconda volta..
Mescolare, poi imbottigliare e chiudere, riporlo in un luogo asciutto..
Si può gustare dopo circa 20 giorni!

Ah! Il mio è già in infusione!!

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 11, 2014, in varie. 4 commenti

Coltelli tascabili

coltelli da tascacoltello a serramanico

Me ne capitano delle belle, sapete? Oggi mi ha telefonato una cara amica che abita fuori San Giorgio Jonico e mi ha detto che a tavola quest’oggi hanno parlato di quei coltelli che i nostri anziani portavano sempre in tasca, e, per qualunque occasione si presentasse loro, eccoti qui il coltello, ben chiuso nelle tasche logore di vita… “Anna come si chiamava quel coltello, aiutami a ricordare….” Io avrei una vaga reminiscenza ma per essere esatti rivolgo a voi la domanda: chi lo ricorda? Aveva un nome particolare? Accontentiamo la mia amica curiosona!