Archivio | febbraio 2022

Cattedrali gotiche

CATTEDRALI GOTICHE

Sul tuo corpo di terra

passarono mercanti per la raccolta

di odorose essenze,

di sesamo e cumino s’empirono bisacce.

Di seta, pepe nero e altre spezie

riempirono le sacche a dismisura.

la tua prodiga terra

produceva fragole e viole

e rose dicembrine ad abbagliare pupille.

Il the d’ibisco, porpora ed asprigno,

tracannarono viandanti

in cerca di ristoro.

Sagittari,invaghiti della tua brina notturna,

si sfidavano arditi nelle sere di quiete

a vincere della bella il lungo bacio.

Ti urge dentro un silenzio di fuoco.

Ruggisce il Leone che dentro imprigioni

tra sbarre d’inquietudini.

Affamati di te bande di beduini

sfidano del ghibli l’aggressione.

Cattedrali gotiche le tue guance di pesca

brillano di propria luce

solo se dall’interno ammirate,

mentre fuori dal tuo vissuto

austero si erge il monastero

di cinture di vedette circondate.

10 anni di blog

Finalità del blog

Feb17

Questo blog ambisce riportare alla memoria del cuore e del palato

gli antichi sapori del nostro Salento.

Terra di santi e di briganti, terra dei cavamonti e dei massari,

terra dei travinieri e dei muretti a secco,

dove la lucertola in cerca di rugiada svetta veloce sui roventi sassi,

che  custodiscono rivoli di frescura nelle loro falde segrete.

Terra della grande sete ma che rende turgidi i chicchi di Malvasia,

terra generosa e rossa, resa immortale dai meravigliosi versi di Raffaele Carrieri

nella sua Lirica struggente

intitolata: Chiedetelo alle strade


Quello che sono e sono stato

domandatelo alle strade

dei paesi della sete.

Tufi lucertole spine,

bell’uva sulle colline

dove fui ladro di galline.

Strade di cenere e pomice

lavorate dallo scorpione.

Dove ramingo io vissi

la cicala ancora muore. ..

Dedico questo blog ai figli di questa terra che sono lontani …

lontani dal suono cadenzato dei torchi,

a quanti mangiano un pane troppo bianco

un pane che ha perso il sapore antico dell’acqua sale…

Fausto Cigliano e me

Oggi è scomparso Il chitarrista Fausto Cigliano, il quale con la sua voce suadente e le note della sua chitarra ha fatto sognare diverse generazioni di fanciulle.

Io ebbi la fortuna di averlo a tavola con me insieme all’attore Achille Millo, in occasione della premiazione delle poesie finaliste di un prestigioso Premio di Poesia che si tenne a Reggio Calabria. Io giovane giovane ma già riscuotevo consensi a livello Nazionale, e questo concorso invece era un concorso Internazionale.

E VINSI IL PRIMO PREMIO.

Il centro culturale Regium Julii, pagava le spese di viaggio e di soggiorno per me e per il mio accompagnatore. Erano cose serie. Non come adesso.

Non ricordo neanche con quale poesia, ed in quale anno avvenne, se non fosse per questa foto che tengo incorniciata nel mio studio.

Certo che ne ho fatto di strada. Ho camminato negli impervi sentieri degli ambienti culturali di tutta Italia.

Avevo bisogno di Consensi, di giudizi che venivano da persone che non mi conoscevano come una Terrona, ma apprezzavano ciò che scrivevo. Le mie creature uscivano dall’angusto recinto di paese.

I Primi premi si susseguirono per lunghi anni.

Ora non vi partecipo più, credo che possano bastare. per vivere di bei ricordi.

Vostra Anna.

Facciamo 2 chiacchiere?


Mia sorella Mimina era la maga di queste frittelle friabili e dolci, leggerissime, tanto che, assaggiatane una tornavi a prenderne un’altra e un’altra ancora, sì, perché le “chiacchiere” di carnevale sono come le ciliegie, una tira l’altra…

INGREDIENTI:
500 gr. di farina 00
100gr. di zucchero

100 gr. di burro ammorbidito
1/2 bicchiere di vino bianco

(io metto acqua e vermouth)

2 uova
Buccia di limone grattugiata
Zucchero a velo (per decorare)

olio di semi  di girasole per friggere

COME SI PROCEDE:
Impastare gli ingredienti tranne lo zucchero a velo, lavorate bene l’impasto e lasciatelo riposare almeno una buona mezz’ora, sotto un telo pulito.
Tirate una sfoglia sottile col matterello, tagliatela a rettangoli o a striscioline aiutandovi con la rotellina e praticate qualche incisione all’interno (come da foto).
Friggete la chiacchiere in abbondante olio di semi di girasole, ben caldo,

appena gonfiano e dorano tiratele fuori e fate scolare su carta da cucina.

Lasciate scolare l’olio e disponetele nel vassoio spolverando di zucchero a velo.

Sono irresistibili!

TI CHIAMERO’ AMORE

E poi ti chiamerò col nome che tu sai,
col nome che tu sogni,
col nome che vorresti
aggiungere allo splendore
dell’ultima stella
che brillerà nella tua sera.

E soffieranno i venti caldi del sud
 a riscaldare le tue ossa stanche
e crescerà nuovo grano
 per placare la tua fame di vivere;
 sorgerà nuovo sole
a sciogliere ghiacciai
di inquietudini quotidiane.
 

Crescerà erba tenera sui tratturi
delle notti violentate dalla tristezza,
inquilina abusiva
 insediata di soppiatto nelle tue stanze.

Ti porterò il sorriso
 nel vassoio di alabastro del mattino
 e col canto suadente di sirena
 ti chiamerò da lontananze abissali,
potrai udire la mia voce se socchiudi i tuoi occhi.

Solo se lo vorrai,
ti chiamerò  Amore.

Quando

Questa sera è successa una cosa strana. Ho ricevuto una telefonata da un mio nipote di Genova e mi chiedeva di una poesia che avevo dedicato a mio marito… una poesia d’amore, nominavo anche Fabio e Ale… E io, cerca di qua cerca di là gliela mandavo via WhatsApp… Poi dopo averne sottoposte alcune ho rintracciato finalmente il testo desiderato. Ma tu pensa… un ragazzo che all’epoca di questa poesia era poco più che un bambino, ricordava perfettamente questa mia vecchia poesia che adesso serviva per un compito della sua bambina. Il testo è un po’ pesante, ma credo che sia una poesia d’amore tra le più belle che io abbia mai scritto.
E sì, si vede che San Valentino sta arrivando.

QUANDO

Quando di noi
non resteranno che memorie
ed i tuoi occhi,
come soli spenti, e i miei,
saranno pasto ai bruchi…
Quando le tue mani
più non scrolleranno l’apatico universo,
e stanche le tue ossa
imploreranno oblio…
Quando
dei nostri figli i frutti
scomparsi anche saranno
resterà
come fortezza su inespugnata rocca,
L’Amore che ci unì
e ci rese eterni.