Archivio | marzo 2021

Il tuo ritratto

Intingerò
nella tavolozza dell’Alba
il mio pennello
per fare il tuo ritratto,
cara, cara anima;
asporterò dal Cielo
calamai d’azzurro
per colarlo nei tuoi occhi.
E, quando avrò definito
i tuoi contorni,
ti legherò
alla mia vena più robusta
perchè il Vento non disperda
la tua impronta.
Stelle bambine giocheranno a campana
sul tuo sembiante
per ricondurti alla trama dell’infanzia perduta.
E ti darò un nuovo nome:
lo cercherò da un fitto
calendario di santi,
sarà melodioso
come suono di campane slegate
dopo una lunga quaresima di vita.
Sarà verde come il grano primaverile,
sarà rosa come la rosa dei giorni sfioriti,
sarà d’oro come il colore dei sogni,
sarà lieve come un battito d’ala,
come l’Angelo che ieri mi ha sfiorato
tratteggiandomi la morte
per farmi aggrappare più tenacemente
alla Vita.

Quando

QUANDO

Quando di noi non resteranno che memorie,

ed i tuoi occhi, come soli spenti,

e i miei, saranno pasto ai bruchi…

Quando le tue mani

più non scrolleranno l’apatico universo,

e stanche le tue ossa

imploreranno oblio…

Quando

dei nostri figli i frutti

scomparsi anche saranno

resterà

come fortezza

su inespugnata rocca

L’Amore che ci unì

e ci rese eterni.

Per il nostro cinquantaquattesimo anniversario di matrimonio

Lettera a Manuelito sulla poesia


Dolcissima Anna, ho letto il tuo messaggio e la lettera in risposta a Rosanna. Le tue parole esprimono una conoscenza fuori dal comune dell’animo umano, frutto anche dell’esperienza maturata, da parte di chi ama e si fa amare profondamente. Ma con te voglio essere sincero fino in fondo: riguardo a me stesso, ci sono ancora tante cose che mi sono oscure: perché scrivo, quanto crescerò. Veramente la poesia ha scelto me e non io la poesia? Scrivo composizioni solo da qualche mese …. tu cosa ne pensi ? Scusa se ti faccio tutte queste domande, ma anch’io sono un povero ignorante e spero che risponderai almeno ad una delle mie tante domande. Buona giornata, Anna e un bacio sentito e sincero, tuo Manuelito.

*********
Grazie Manuelito, se senti dentro te questo fuoco come diceva Garcia Lorca,.. “un fuoco tra le mie mani” certamente la Poesia è venuta a cercarti e per dirla con il grande Neruda,

” Non so da dove sia uscita,
da inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, no erano voci
non erano parole né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
bruscamente fra gli altri, fra violente fiamme
o ritornando solo, era lì senza volto
e mi toccava.”

…..
e scrissi la prima riga incerta,
vaga , senza corpo, pura sciocchezza,
pura saggezza di chi non sa nulla,
e vidi all’improvviso il cielo sgranato e aperto,
pianeti piantagioni palpitanti, ombra ferita,
crivellata da frecce, fuoco e fiori
la notte travolgente, l’universo…..

Ed io, minimo essere, ebbro del grande vuoto costellato,
a somiglianza, a immagine del mistero, mi sentii pura parte
dell’abisso, ruotai con le stelle,
il mio cuore si sparpagliò nel vento…..”

Ella però è esigente. Come un’amante cura il suo corpo in attesa di un amplesso d’amore, tu dovrai curare la tua anima e tutto il tuo intelletto per accoglierla divinamente come Ella merita, ma tu sei già pronto per questo incontro..tu hai tutte le prerogative per piacerle…perché le sai parlare con le sillabe che lei predilige…quelle sillabe che la fanno fremere… ecco, vedi , ti parlo di lei come se fosse un essere Vivente…come se fosse una donna…ella ti domina.. ti fa dire le cose che vuole…come lei vuole…ti fa cantare per tutte le creature, perché è generosa… vuole che il tuo canto abbracci l’universo, dunque non solo carne e passioni della carne..ma anche spirito e anima e amore universale…

e per riuscire ad eseguire i suoi divini ordini devi esercitarti nell’ars poetica…essere sempre esigente con te stesso…sapendo che LEI è esigente con i suoi amanti..

Molte volte mi si sono avvicinate persone le quali volevano sapere come avviene la nascita di una poesia. E’ una domanda che viene rivolta a tutti coloro che scrivono. E tutti coloro che scrivono rispondono che La Poesia, quando vuole nascere è come un bimbo che vuole venire al mondo. Non si può impedire che questo miracolo avvenga, C’è una forza superiore e vitale che regola scandisce i tempi del nascere, come quelli del morire anche per la poesia. La poesia è come l’amore, e Gibran ha detto: ”Quando l’amore vi chiama, seguitelo.”

Ella quando vuole venire alla luce, bussa violentemente alle porte del cuore, si insinua nella mente, ti parla con parole insistenti, ti abbaglia…

Il poeta scrive solo se una emozione gli urge dentro, se un dolore lo percuote, un amore lo infiamma, o un ricordo lo immalinconisce. Il poeta vive il suo estro poetico in un inconsapevole anelito alla catarsi; purificandosi, ravvivandosi e rinnovandosi nell’enunciato creativo che è artistico perché è vero e sofferto..

non ti ho ancora detto… che Lei esige un tributo di lacrime per essere appagata…

Spesso la Poesia si abbevera alle sue stesse fonti.. fonti di lacrime e di sofferenza… ti posso confidare che molte delle mie cose più belle sono sbocciate nel giardino del dolore…come rose di Gerico che si schiudono solo se bagnate… bagnate di pianto… illuminate dal sole della Speranza, di quell’anelito, mai pago, che aspira ad arrivare alla soglia dell’Infinito…

Il poeta, è anche come “il Lampadiere” ovvero, colui che porta la lucerna della luce del cuore rivolta verso gli altri, lui forse, brancola nel buio, ma la sua parola può essere d’aiuto agli altri. E per dirla con uno dei più grandi poeti jonici del nostro tempo, Angelo Lippo, “la poesia è la sola luce che resta all’umanità. Ed il poeta è l’unico che riesce a sentire il rumore dell’erba che cresce.”
Penso che per oggi ti potrà bastare…ma ho molto ancora, sai, da raccontarti di Lei…

a presto, Manuelito……

“La tua amica in poesia, Anna”

le mani delle donne

Le mani delle donne
intrecciano conchiglie di sorprese
e s’appuntano asterischi di luna
sulle brume dei capelli arrotolati.
Sciolgono silenzi di vetro
al crogiolo sempre acceso delle loro bocche,
intessendo arazzi d’accoglienza.
Le mani delle donne
sanno d’ago e di filo
e cuciono stupori d’aquiloni
da annodare tra le mani dei bambini.

Quelle mani hanno ore da sbucciare
nei riflessi dei mattini
e intingono le attese
in anfore sempre piene di speranza.

Sigillano pulviscolo di solitudini
in teche di madreperla, che ,
fatate, sanno mutare in sorriso la malcelata pena.

Custodiscono battiti cadenzati come torchi
per spremiture di uvaspina
per propiziare vaghezze di sospiri,

Col punto d’erba e festoni
arredano tristezze di solitudini…
e schiudono segreti scrigni di sole
nei giorni di una pioggia inopportuna.

Se giovani, quelle mani,
sanno avere levità di ali
e sulle spalle incurvate dei vecchi
si chinano amorose,
per sollevare il duolo di ogni pena.

Le mani delle donne
spalmano carezze di nutella
su fette d’anima fragrante

Chiudono pietose
le palpebre dell’ultimo respiro
col tocco lieve delle loro dita

schiudendo tepori di placente.
aprendo varchi ad una nuova vita.

Cattedrali gotiche

Sul tuo corpo di terra

passarono mercanti per la raccolta

di odorose essenze,

di sesamo e cumino s’empirono bisacce.

Di seta, pepe nero e altre spezie

riempirono le sacche a dismisura.

la tua prodiga terra

produceva fragole e viole

e rose dicembrine ad abbagliare pupille.

Il the d’ibisco, porpora ed asprigno,

tracannarono viandanti

in cerca di ristoro.

Sagittari,invaghiti della tua brina notturna,

si sfidavano arditi nelle sere di quiete

a vincere della bella il lungo bacio.

Ti urge dentro un silenzio di fuoco.

Ruggisce il Leone che dentro imprigioni

tra sbarre d’inquietudini.

Affamati di te bande di beduini

sfidano del ghibli l’aggressione.

Cattedrali gotiche le tue guance di pesca

brillano di propria luce

solo se dall’interno ammirate,

mentre fuori dal tuo vissuto

austero si erge il monastero

di cinture di vedette circondate.