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La veglia pasquale

Con la mia amica Ada, abbiamo recentemente ricordato come al sacro si associasse anche qualche rito pagano. Infatti, all’udire lo scampanio festoso delle campane di Pasqua la popolazione rimasta nelle proprie abitazioni, batteva violentemente conto i muri e la mobilia della casa nell’intento di scacciare il demonio e la mala sorte invocando, invece, la benedizione del Risorto.

Oggi, divenuti adulti nella fede, come auspicato da sua Eccellenza il Vescovo nelle sue recenti visite pastorali alla diocesi di Taranto, credo che tali forme di credenze e superstizioni non trovino più spazio nelle abitudini dei sangiorgesi, ma abbiano lasciato il posto ad una maggiore consapevolezza della vera essenza dei riti pasquali.

La liturgia della resurrezione di Cristo avviene nella Veglia Pasquale del sabato sera durante una celebrazione complessa ed unitaria.

La “Veglia”, pur iniziando nell’ultima ora del sabato, di fatto appartiene alla Liturgia solenne della Domenica di Pasqua.
Durante la “Veglia” viene benedetto il Fuoco, il ‘Cero Pasquale’, l’Acqua Battesimale, cercando di far coincidere il canto del ‘Gloria’ con il suono delle campane a festa, verso mezzanotte.

Nel corso di questa notte come nei tempi dei catecumeni, vengono battezzati alcuni bambini e si domanda a coloro che sono presenti alla liturgia di rinnovare le loro promesse battesimali.

Parallelamente ai riti sacri, in famiglia si trovava il tempo anche per preparare i tipici dolci pasquali, come taralli all’olio, al vino, al pepe, biscotti savoiardi, friselline, castagnette, angioletti, paste ricce e amaretti fatti con pasta di mandorle dolci, sbollentate e tritate.
Si preparavano anche le palomme, dolci di pasta frolla a forma di canestrini e di colombe nei quali venivano incorporate alcune uova, che, durante la cottura nel forno si solidificavano e costituivano una leccornia di prima categoria. Tali dolci venivano ricoperti di anisette, ovvero zuccherini sottilissimi di vario colore tanto ambìti dai più piccoli della famiglia.
Le donne si adoperavano soprattutto nei primi giorni della settimana santa a preparare queste delizie, cioè prima di entrare nel clima della passione.

Si acquistava per tempo anche l’agnello che costituiva il secondo piatto tradizionale della Pasqua. I più abbienti si recavano nelle vicine masserie, ad acquistare un intero agnello o una metà di esso per essere cotto al forno con patate e odori vari che ne esaltassero il tipico sapore.
Quando il capo famiglia si recava nelle masserie a comprare l’agnello, non di rado riceveva in dono da parte del massaro una mezza bottiglia di siero di capra, con residui di ricotta, ancora caldo. Con gioia richiamava i figlioli ad assaggiarlo magari intingendo dei piccoli bocconi di pane per farne una insolita e ghiotta zuppa.

Festa di famiglia, la Pasqua, aveva un profumo e uno spessore diverso dalla festa del Natale, alla quale si giungeva attraverso il percorso gioioso della novena, del presepe e delle messe matinate.

Di ogni evento conservo un ricordo indelebile facente parte del patrimonio di memorie personale e collettivo, che vorrei non andasse perduto. Passo il testimone ai giovani che mi leggeranno, affinché ne traggano sapienza di vita e continuino le ricerche della nostra cultura popolare e del nostro dialetto quale insostituibile e prezioso strumento di comunicazione ed affabulante espressività .

(2)In tempo di guerra la processione si svolgeva durante la mattina del venerdì santo ed aveva un percorso diversificato da quello attuale. Il troccolante e la Croce con i simboli della passione, invece di imboccare via XI Febbraio(come avviene oggigiorno) si incamminava per Via Isonzo e, percorrendo un tratto di Via Diaz, s’immetteva in Via 4 Novembre sulla quale via insisteva l’ospedale nel luogo in cui ora è ubicata la Scuola Elementare Maria Pia di Savoia. Al passaggio della processione tutti gli ammalati venivano disposti sul marciapiedi per onorare le statue dei Misteri, della Vergine Addolorata e di Gesù morto.

(3) Anticamente le statue dei Misteri e di Gesù morto erano custodite nella Cappella dell’Oratorio, fino al momento in cui, a motivo della sua vetustà, questa venne chiusa e ne fu inibito l’uso per motivi di sicurezza.
Oggi, l’Oratorio ha subìto lavori di restauro che ne hanno riportato alla luce
dipinti murali di notevole prestigio artistico e viene utilizzata per la celebrazione della santa messa ma soprattutto per l’adorazione eucaristica, tanto che oggi la riteniamo a tutti gli effetti “La cappella dell’adorazione”
nella quale i vari gruppi parrocchiali si alternano per pregare dinanzi a Gesù sacramentato pubblicamente esposto.

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