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per grazia ricevuta

 

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per grazia ricevuta

C’era una usanza nei nostri paesi del sud di cui oggi vi voglio raccontare.
Quando una donna non aveva figli, e pregava con viva fede un santo, chiedendogli la grazia di un figlio, o per chiedere una guarigione, o per scongiurare un pericolo, spesso si prometteva una cosa concreta in cambio della grazia ricevuta.

Tra queste le opzioni erano: fare un pellegrinaggio a piedi, nel caso di una grazia ricevuta da san Cosimo e Damiano, il cui santuario è nella “vicina città di Oria”, si fa per dire. Da San Giorgio Jonico, infatti, Oria dista parecchi km, anzi si colloca persino in un’altra provincia, cioè in quella di Brindisi.
Una delle opzioni di voto consisteva anche nel far vestire il bambino ricevuto per grazia, con l’abito del santo: un piccolo saio se la grazia era stata chiesta e ottenuta da un santo francescano, come sant’Antonio, san Ciro o san Francesco.

Si vestiva il bambino o la bambina per VOTO, era chiamata così la promessa e il contraccambio da parte del richiedente. Gli ex voto invece sono degli oggetti che riproducono l’organo fisico e aggredito dalla malattia che miracolosamente guarisce.

Il miracolato pertanto si recava presso il santuario del santo e depositava questo oggetto, cuore, gambe, arti, stampelle, pròtesi, tutto era riconsegnato al santo, riprodotto in oro o argento, per testimoniargli la gratitudine per la grazia ricevuta.

Quando si trattava di incidenti da cui si era usciti illesi, per intercessione di un santo, il miracolato faceva riprodurre la scena dell’incidente da un vignettista, da un artista che non era facile rintracciare in quei tempi, e far illustrare la dinamica dell’incidente in cui si era incorsi. Con cuore grato si portava il “quadretto” nel santuario che veniva puntualmente accettato e sistemato nelle numerose sale dove si espongono, con un certo santo orgoglio, tutti gli ex voto,

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