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Santa Maria delle Grazie che si venera a Carosino

Santa Maria delle Grazie che si venera a Carosino

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Il Lunedì dell’Angelo, cioè il lunedì dopo Pasqua, nonostante la mancanza di vetture,(oggi se ne contano persino tre in una sola famiglia) si cercava di trascorrere una giornata di spensieratezza, con bambini, anziani e giovani al seguito.
Tutto si svolgeva in grande tranquillità, non c’era spreco, non c’era il consumismo di oggi. Si portavano nei panieri e nelle borse di tela,alcune teglie di pasta al forno,polpette, cotolette( che si preparavano o la sera prima, o di primo mattino), arance mele noci e mandorle e le famose “Scarcelle”, i dolci tipici della festa pasquale confezionati con pasta di biscotto e confezionate in varie e colorate forme. Le forme più comuni erano i canestrini, le pecorelle, all’interno delle quali si inserivano delle uova, precedentemente lavate e ancora crude, La cottura le avrebbe rese sode. Questi dolci erano anche guarniti con le anissette e piccoli confettini argentati e dorati . Insomma, ci si attrezzava e si portava ogni sorta di bevanda a leccornia per trascorrere una giornata festiva e di primavera nelle fiorenti campagne che separavano i paesi di Carosino e San Giorgio Jonico.
Carosino, infatti, distava appena un paio di km da San Giorgio e circa 12 dal capoluogo, Taranto.
Per questa ragione la Pasquetta nei paesi di area tarantina viene chiamata “Carusinièddu”.
In questo piccolo e operoso centro ionico il Lunedì dopo Pasqua si venera la Vergine sotto il titolo di “Madonna delle Grazie” alla quale i carosinesi attribuiscono la scampata distruzione del casato retto dagli Orsini da parte del condottiero Albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, il giorno di Pasqua del 1462.
Tale devozione si rafforzò negli anni e nei secoli presso la popolazione imponendo alle figlie femmine il nome di Maria Carosina, da qui, il diminutivo si “Sisina”.
La scampagnata nelle campagne implicava la visita presso la Chiesa intitolata come detto alla Madonna delle Grazie, di cui si conserva e si venera tutt’ora una miracolosa ed antichissima effigie. Una sosta presso le numerose bancarelle di “nuciddari” arricchiva la già straordinaria giornata di gita fuori porta, riservata esclusivamente per il giorno del lunedì dell’Angelo!

Ah! Una piccola nota evangelica: sapete perché il Lunedì dopo Pasqua si chiama anche “ Lunedì dell’Angelo”?
Il giorno dopo la resurrezione alcune donne si recarono al sepolcro, recavano oli e unguenti per ungere il corpo del Signore. Quando giunsero sul luogo apparve un Angelo e disse loro : “Perché cercate tra i morti Colui che è Vivo”?

E’ doveroso che io aggiunga ancora qualche precisazione circa la titolazione di questo post, il termine “Carusiniedd” era usato a Taranto, da noi invece si diceva “Pascaredda”; Scarcedde si diceva a Taranto, Palomme a San Giorgio come in altri paesi vicini.

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