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Altare della reposizione

Chiesa Madre, San Giorgio Jonico Chiesa Madre, San Giorgio Jonico.
La santa Pasqua è preceduta, (ieri come oggi) dal cosiddetto TRIDUO pasquale, vale a dire le celebrazioni che precedono la domenica della risurrezione ed avevano inizio il Giovedi santo.
In passato, al termine della liturgia di questo giorno, durante la quale il sacerdote “lava i piedi” a dodici chierichetti, che simboleggiano i dodici apostoli, vengono spogliati gli altari, il sacerdote e i concelebranti stessi procedono alla espoliazione, ripiegando il tovagliato e riponendolo in una grande cesta,” si legano le campane”, non si suoneranno più fino alla messa di risurrezione, non si suonerà l’armonium per i canti, non si suonerà il campanello che viene suonato alla Consacrazione.
Per la celebrazione del rito del Venerdi santo, infatti, i fedeli si recheranno in Chiesa all’ora stabilita senza essere sollecitati dal suono delle campane.

L’altare della reposizione è il luogo in cui, nella liturgia cattolica, viene riposta e conservata l’Eucaristia al termine della celebrazione eucaristica del Giovedì Santo, detta anche la “Missa in Coena Domini.” In questa celebrazione solennissima si fa memoriale dell’istituzione del Sacedozio, si fa memoria dell’istituzione dell’Eucarestia.

È tradizione che nelle chiese gli altari della reposizione siano addobbati in modo solenne, con composizioni floreali o altri simboli, in omaggio all’Eucaristia che viene conservata per poter permettere la Comunione nel giorno seguente, il Venerdì Santo, ai fedeli che partecipano alla Azione liturgica della Passione del Signore; infatti il Venerdì Santo non si offre il Sacrificio della Messa, e dunque non si consacra l’Eucaristia.
Inoltre la reposizione dell’Eucaristia si compie per invitare i fedeli all’adorazione nella notte tra Giovedì e Venerdì Santo, in ricordo dell’istituzione di un mistero così grande e nella meditazione delle sofferenze della Passione di Cristo.
L’altare della reposizione rimane allestito fino al pomeriggio del Venerdì Santo, quando, durante la celebrazione della Passione del Signore, l’Eucaristia viene distribuita ai fedeli; se le ostie consacrate non sono state consumate, esse vengono conservate non in chiesa ma in un luogo appartato, e l’altare viene dismesso dai suoi ornamenti, per ricordare con austerità la morte in croce di Gesù, fino al giorno seguente, quando durante la Veglia pasquale si celebra la risurrezione di Gesù.
Nella tradizione e nel linguaggio popolare gli altari della reposizione vengono comunemente chiamati Sepolcri. Tale terminologia è impropria, perché in essi viene riposta l’Eucaristia che la Chiesa cattolica ritiene per fede, essere il segno sacramentale di Gesù Cristo vivo e risorto.
L’altare della reposizione non è dunque un sepolcro che simboleggia la morte di Gesù, ma un luogo in cui adorare l’Eucaristia , Gesù Vivente!

il mio contributo pittorico

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germogli di grano per il “sepolcro”

piattino per il sepolcrocoprire i semi con ovatta bagnatamiracolo della vitagrano a 8 giorni dalla semina

Presa da indicibile nostalgia del passato, ho pensato, all’inizio di questa Quaresima, di preparare uno di quei piatti colmi di germogli di grano che si usava fare negli anni 50/60, per addobbare l’altare della Reposizione: l’Altare del Giovedi Santo, comunemente chiamato “sepolcro”.
Ho preso una ciotolina decorata, così è bella anche esternamente, vi ho versato un primo strato di terra, l’ho inumidito un pochettino e poi vi ho adagiato semi di lenticchie, grano, fagioli, e qualche seme di mela consumata negli ultimi giorni.
Finito di distribuire questi semi, ho sparso quanche altro pugnetto di terra e ho ricoperto la superfice della ciotolina con del cotone idrofilo che ho spruzzato di acqua con un nebulizzatore.
Ho riposto la ciotola in un locale al buio e l’ho coperto con un vecchio setaccio. I semi infatti devono poter avere acqua e aria per germogliare, Luce ne dovranno avere poca, pochissima, in quanto la luce favorirebbe
la sintesi clorofilliana e farebbe crescere i germogli di un verde smeraldo, invece in questo caso le piantine di grano e altri semi che ho seminato all’inizio di questa quaresima, dovranno avere un colore pallido, quasi bianco.
Non vi dico quanta curiosità e impazienza mi prende.
Ogni giorno passo a nebulizzare, a misurare la freschezza del cotone e la crescita dei germogli.
Quando la ciotola sarà colma di fili d’oro ci metterò vicino qualche fiore di fresia profumata, per rendere ancora più decorativo questo piatto che nel suo simbolismo ci rammenta il miracolo della Vita della Morte e della Resurezione di Gesù Cristo.
“In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,20-33).