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Gemme, recensione Altamura

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GEMME

Anna Marinelli, poetessa di lungo corso ormai, saluta la Primavera con questa plaquette dal titolo “Gemme”. Le liriche infatti che compongono la silloge sono autentiche gemme che celebrano l’arrivo della primavera con una festevolezza che è ormai raro incontrare .

La  natura che si risveglia e ci regala momenti di assoluta felicità è al centro della meditazione di Anna, che si lascia andare al flusso dei suoi pensieri e delle sue emozioni, rendendoci partecipi di una visione davvero incantata del mondo. Tra lei e la natura si stabilisce un intimo rapporto, che è di solidale fraternità e di piena comunanza. I colori della natura, i fiori, le piante ci restituiscono un senso di solarità e di armonia che suscitano fiducia e speranza.  Per non dire della terra, della ‘nostra’ terra, che “ha radici di ulivi nel petto”, dove “crescono come liane sotterranee, / trasportano linfa / lì dove si assetano le zolle” e dove “silenziosi e nudi sorridono i tronchi / che sanno ospitare il ramarro operoso”,  i cui interstizi sono stanze di hotel “per volatili venuti da lontano”.

Altrove la poetessa si interroga sul miracolo della natura: “donde li colse il vento / questi batuffoli di Luce / questi scampoli di seta rosa / appena venati di stupore?” e il mandorlo d’aprile  con il suo tripudio di gemme “è incanto per gli occhi” e domina “sulla brulla terra / col suo impalpabile biancore”.

Insomma, questo di Anna Marinelli è davvero un inno a quella che lei chiama “Signora Primavera” , “scorta nel vaso delle mammole / adornata da un’abbagliante fanciullezza” e rappresentata mentre rincorre il sole marzolino per adornarsi il seno malandrino …

E’ una poesia per nulla convenzionale e retorica, ma che si carica della sensibilità della poetessa, capace di dar voce ai suoi sentimenti più autentici, in una lingua morbida e duttile, che si adegua all’avvento sempre antico e sempre nuovo della Primavera. Perché, come ebbe a dire il grande Pablo Neruda,  “potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera”.

Alberto Altamura

 

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Gemme, recensione

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Specchio

Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.

Salvatore Quasimodo

 

Scrivo dal mio scrittoio in una giornata di Primavera. La prima. Quella delle rondini che stanno per arrivare; quella del cielo lucido che si tinge di toni pastello all’imbrunire; quella dell’aria frizzante che quasi berrei per dissetarmi dall’arsura di un gelido inverno senza vita; quella dei ciliegi e dei peschi in fiore del mio giardino. Scrivo della primavera ma mai avrei pensato di farlo.

Gemme della poetessa sangiorgese Anna Marinelli ne è il motivo.

In questi giorni sul mio comodino questo piccolo opuscolo mi ha fatto compagnia. Le mie sere sono state allietate dalla lettura profonda dei componimenti di questa artista dell’immagine tradotta in parola. La silloge è composta da venti brevi “frammenti d’aria/lucenti come schegge” che si lasciano gustare tutto d’un fiato, come un buon calice di vino bianco frizzante e fresco.

 

La signora Marinelli tratta con estrema maestria un tema molto difficile: quello del tripudio per l’arrivo della Primavera. E’ un tema difficile perché è uno dei più cari ai poeti di tutti i tempi che ne hanno cantato nei secoli la crucialità. Perché i poeti parlino di Primavera è un interrogativo legittimo, perché la signora Marinelli parli di Primavera è un interrogativo che ci porta a muoverci con delicatezza tra le parole e i sentimenti che il cuore e la penna della Poesia hanno prodotto.

La risposta non si fa attendere troppo. Il primo dei venti componimenti, quello che dà il titolo alla silloge svela già parte del mistero.  “Gemme appena schiuse/vestono le ramaglie/ della mia anima/che anela Primavera.

La poetessa con estrema grazia ci parla della sua anima, di quanto le sia necessaria la Primavera, di quanto le appartenga il ritmo delle stagioni, di quanto la rinascita la compenetri in maniera profonda.

Rinascita, alternanza tra la vita e la morte, mistero dei misteri che la nostra poetessa custodisce come una sentinella, sempre pronta, sempre all’erta, sono alcuni dei temi che riconosco come focali nella silloge.

Nello scorrere le pagine, leggendo, non si può non fare attenzione alle diverse immagini di alternanza tra il giorno e la notte, tra l’inverno e la Primavera, tra la vita e la morte. Spesso queste immagini sono nascoste nella metafora dell’anima che desidera il rinnovamento continuo, così come la Natura si rinnova di stagione in stagione. In questa danza di “setosi petali(Turbinio) e di Petali sul volto, ogni parola ha un peso e una consistenza che vanno al di là del semplice tripudio per l’arrivo di questa stagione amata.

Nel profondo delle immagini delicate della poetessa, io scorgo un anelito di immortalità, un desiderio di resurrezione, un panorfismo mistico che lega il corpo del poeta al corpo della Natura e ai suoi indefinibili misteri.  La Poesia con i suoi “poveri versi” canta la “fame d’Infinito” (Fame), di cui questa Primavera Bramata diventa universo al quale protendere.

Grazie Anna per la meraviglia donata agli occhi di chi legge. E’ un dono prezioso, un cofanetto di Gemme che ciascuno di noi dovrebbe custodire nel profondo del proprio cuore.

Emanuela D’Arpa