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Gelsi, frutti dimenticati

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Peccato! Che male hanno fatto i bambini di oggi che non mangiano e non conoscono nemmeno la bontà e la dolcezza di questi piccoli, umidi, e strani frutti che si chiamano gelsi!

Anche quest’anno, il mio caro cugino me ne ha portato un piattino, ed io prima li consumo con gli occhi e poi li lavo e li mangio avidamente, sia conditi con lo zucchero e il limone, sia al naturale.

I gelsi, frutti molto delicati e deperibili, non sono destinati alla vendita nei grandi mercati. Durante le fasi di raccolta, imballaggio e vendita infatti, maneggiarli, pesarli, metterli nelle buste di plastica come si usa nei mercati li farebbe rovinare velocemente e giunti a casa, si potrebbe avere la sgradita sorpresa di trovare al posto dei gelsi una pappetta informe, specie se acquistati maturi.

La stagione del gelsi va da maggio a metà giugno, un po’ più tardi se coltivati ad altitudini più elevate.

Nelle nostre campagne, in agro di Taranto, i gelsi, non sono rari a trovarsi, nelle loro varietà dal colore bianco, viola, nero e rosato. I contadini li coltivano per uso familiare, e per farne gradito omaggio ad amici e parenti. Alcuni, con il loro dolce bottino, li espongono in ceste di vimini sopra una vecchia sedia, davanti alle proprie abitazioni, soltanto quando la produzione annuale si presenta davvero notevole.

Si consumano freschi, per le ragioni di cui sopra, e sono davvero ricchi, ricchissimi di vitamine e di antiossidanti, contengono infatti fosforo, calcio e polifenoli, mentre le loro lucenti foglie sono il ghiotto cibo per i bachi da seta…come da reminiscenze scolastiche!

 

*Per la prima fotografia ringrazio la mia amica Beatrice Verrenti.

 

 

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Li ciòse

Tengu nu parente ca lu vetu armenu na vota all’annu.
Nonci ni vitimu maje, mancu ti li fieste cumannate, né di pasca e né ti natale.
Ma quannu arriva maggiu, ci na sera mi sònunu alla porta e no sto spettu nisciunu ete certu jddu, cugginima ‘Ntoniu, ca m’ha purtatu na coppa ti ciòse frischi frischi.

Mi li tè, sobbr’alla porta, nonci trase mancu.
Ma è felice comun nu cardillu quannu mi porta na coppa ti ciose frischi frischi ti campagna sova!

E io lu ringraziu sempre e po’ prima mi li manciu cu li uecchj e po’ a unu a uno mi li manciu tutti.

Appena pigghjati ti ‘nfacci alla chianta, no ste niente chju megghju ti li ciose, ti cugginima ‘Ntoniu!

Grazzie Cuggì!