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‘Nviérnu

Ce friddu si respira sta sirata
ce calma ca si sente pi lla strata
ognunu rintanatu ste ‘ntra casa
e nturnu alla fracera ste prisciata.

Nu picca di cinisa ppizzicata
ca puntu puntu scarnisciàta vene
cu lla speranza cu si po’ scarfare
lu sangu ca ha ghjacciatu ‘ntra lli vene.

E tata core vò conta nna storia
ca li piccinni sapinu a memoria
ci sapi quanta voti l’ha cuntatu
di quannu jddu partìu pi lu suldatu.

Do jatti intr’all’òrtiri skamannu
pi lla miseria quanta scamunera,
e lu riloggiu ti mienz’alla chiazza
ni tìci ca so li ùnnici ti sera.

E mo ni scià curcamu, tici mama,
cu lu fisciùlu ncueddu e na scialletta
ca crè matina na m’ azà pi tiempu
la vita ve ti pèrsa e nonci ‘spetta. 

Racconti intorno al braciere

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La piccenna intr’allu puzzu neru

 Negli anni 50/60 del XX secolo le case si costruivano con i tufi che si ricavavano scavando ampie cantine o cisterne di palmenti in cui si faceva il vino. Dovete sapere che in molte famiglie si “entrava” un certo quantitativo di uva per la provvista annuale di vino fatto con le proprie mani, per non dire fatto con i propri piedi.

Si chiamavano Li zzuccaturi e intagliavano il sottosuolo, altri lavoratori con gli àrgani (le macènnele) risalivano i tufi in superfice e li ammassavano in altri spazi… Nelle cantine, andando ancora in profondità, si scavavano i pozzi neri, grandi vasche che poi venivano impermeabilizzate fino ad una certa altezza nelle quali defluivano sia le acque bianche che i liquami dei gabinetti.

In ogni cantina c’era la pozzetta coperta con un pesante coperchio che si sollevava solo allorquando si rendeva necessario svuotare il pozzo nero! E qui vi voglio, il fetore era tale che i pozzi neri si svuotavano nel cuore della notte, mentre tutti dormivano e non potevano sentire l’insopportabile odore.

Accadde una volta che, in una casa, dopo aver svuotato il pozzo nero, gli abitanti di quella famiglia dimenticarono di rimettere a posto il pesante coperchio. Una delle bimbe di quella casa, inseguendo un gattino che si era rifugiato in cantina, disgraziatamente vi cadde dentro!

Quando si accorsero della sua assenza i genitori la cercarono per mari e per monti, ma non pensarono minimamente che la piccola fosse andata in cantina…

Quando, avendo perso tutte le speranze di ritrovarla, cercarono anche il cantina, udirono la vocina della loro bambina che piangeva e rideva e sembrava che parlasse con una persona. Naturalmente diedero voce, la tranquillizzarono e prontamente si calò il padre con una lunga scala all’interno del pozzo per trarla in salvo.

La bimba comprensibilmente imbrattata di sporcizia era serena.

Quando la riportarono su la mamma e il padre premurosi le chiesero, “ma dimmi, non hai avuto paura, amore mio, bedda ti la mamma tova???”

La bimba rispose prontamente “ No, non ho avuto paura, era solo la puzza che mi dava fastidio, con me c’era una Signora vestita di nero che mi teneva in braccio”!!!

Si gridò, naturalmente, al miracolo. Si pensò che la misteriosa Signora fosse la Madonna del popolo o la vergine Addolorata, entrambe venerate nella Chiesa Madre di San Giorgio Ionico.

E di questa storia si raccontò per moltissimo tempo, specialmente durante le sere d’inverno, attorno al braciere.