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L’identità

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L’Identità

 

Fruscìo

d’autunno

che avanza,

indossa abiti di porpora,

avanza con passo cauto,

sul tappeto di foglie

accartocciate.

Si ode un lamento

appena accennato

di una foglia ancora verde,

che, tenace, insegue

con occhi di clorofilla

il volo alto e libero

di un gabbiano

verso il regale ponente.

 

E mi chiedo

ch’io sia.

 

foglia verde caduta

dal ramo,

o gabbiano,

alto, verso il sole?

 

1/12/1990

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Di te, Novembre, amo…

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Di te, Novembre, amo il debole sole
che a stento s’incunea
tra i filari denudati
e grondanti nostalgie
di festeggiate vendemmie.

Di te amo il tiepido vento
che filtra tra le fronde degli
agrumeti, intrigante e complice ad ingrossare
spicchi, come turiboli di liquido
sorriso della dea Cerere.

Amo la zolla rorida di brina
che al mattino s’imbeve
come biscotto dorato nel
tiepido raggio affacciato
tra le balaustre del giorno.

Di te amo
il profumo del castagneto,
il suono dei passi sul tappeto
di foglie porporine
che ridono scricchiolando
come fossero fanciulle sbarazzine.

Di te talvolta amo
quel sole gagliardo, vetusto e generoso
quasi fosse un vegliardo
che ama sostare pensoso
sul suo affabulante limitare,
e rimirasi intorno in cerca di
qualcosa da stupire,
in cerca di qualcuno da
scaldare.

 

Pioggia d’Autunno

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Pioggia d’autunno

 

Le foglie galleggiano sulle pozze d’acqua,

come stelle scarlatte cadute dal cielo.

I miei pensieri sono cerchi concentrici

che si allargano a dismisura sulla tela del giorno.

Dove siete spicchi di sole?

In quali frutti vi nascondete?

Ch’io possa ancora assaporare

la dolcezza dell’Estate fuggente!

Stamani l’albero del fico

s’è destato privo ormai dei suoi monili,

ultimi scrigni mielosi giacciono tra le fronde

e se ne pasce il passero affamato.

Poco lontano il vigneto di mio padre

incrocia i suoi rami come braccia ossute

per difendere gli ultimi racemi.

Sono echi lontani, ormai, le voci delle donne,

degli uomini e dei bimbi tra i filari.

Piove, piove ma se ne rallegrano le zolle,

che hanno patito la sete nei giorni del solleone.
La natura sempre Madre rimane,

e generosa provvede ai bisogni dei suoi figli,

certa del fatto che domani uscirà ancora e ancora il Sole,

che ogni lacrima asciuga col suo raggio caldo,  denso d’amore.

Oltre le vetrate

2009-10-22 CARTOLINA OLTRE LE VETRATE-cartolina oltre le vetrate

 

Non lascerò che entri nel cuore
questo nevischio ottobrino.
Ho sulla pelle le tracce
di un sole agostano
che non vorrei sfrattare
dalle membra.

Mi adorna ancora di tepore
Mi seduce di frutti mielosi.
Non voglio socchiudere l’uscio
alla nuova stagione
che d’incognite ha piene le giare
e i palmenti.

Ella avanza prodiga di vino novello
di asprigni cotogni
e vellutati melograni.

Esibendo credenziali
di precoci brividi s’insedia
a raggelarmi l’anima contadina

Oh mio sole, non lasciarmi, resta.

C’è tempo per cedere lo scettro
al generale inverno
che a pugni stretti respingo oltre.

Oltre le vetrate degli occhi!