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Il bisso tarantino

presepe nella conchigliail bisso

bisso

Questa sera sul Facebook un amico ha pubblicato una foto straordinaria che ha suscitato la curiosità di molti…Lui sornione come un gatto ha formulato un indovinello…alla fine abbiamo sciolto l’arcano e abbiamo scoperto che si trattava di Bisso, La Seta Marina che si produceva a Taranto, la mia Città Bimare. Nel Golfo di Taranto cresce tutt’ora sui fondali marini la “pinna nobilis “ o “ a parricedda una conchiglia bivalve a foggia di scudo che in latino dicesi perna. La voce deriva dal latino pàri-cella pel doppio guscio che serve di ricovero al mollusco ed al guardapinna, il granchietto che vive dentro.Nel mollusco si rinvengono sovente perle finissime, ed ha un bisso di lana grezza detto lanapenna o lanapesce o lana d’oro secondo San Basilio di cui , purificata con succo di limone e filata si fanno lavori mirabili ed il modo di prepararla e lavorarla è sola Arte ed industria privata delle signore tarantine. Il polipo ghiotto del mollusco si leva su stringendo nelle sue branche, una pietra per gettarla nello scudo per impedirle di richiudersi e così potersene cibare. Ma il guardapinna che nell’aprirsi lo scudo esce fuori a mo’ di sentinella scorgendo il pericolo rientra, la conchiglia con movimenti abili si richiude .La pinna si pesca dal fondo del mare con un particolare strumento di ferro  (dal vocabolario del dialetto tarantino di Domenico L De Vincentis). Grazie Pino, d’avermi fatto ritrovare questa vecchia ricerca e dotarla della tua foto straordinaria… la cosa assolutamente preziosa per me è che l’anno scorso ho ambientato il mio piccolo presepe, con le statuine regalatemi dal mio Amico Lino Agnini, artista di fama mondiale, proprio in questa “Pinna Nobilis”, credo che sia privilegio di pochi fortunati.

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la piccenna ‘ntr’alla scannedda

la scannedda ti li ricchiAntico Box per custodire i bambini fasciati, risalente all'inizio del secolo scorso,

Nella prima foto è ritratto l’antico Box per custodire i bambini fasciati, risalente all’inizio del secolo scorso, esposto nella rassegna di artigianato e manufatti femminili, presso l’Associazione Lino Agnini di San Giorgio Jonico.
In seguito all’esposizione di questo CIMELIO ho riscoperto una filastrocca popolare in dialetto nella quale viene menzionato il suo nome. “la scannedda” .
Solo le famiglie abbienti potevano permettersi un simile oggetto,
munito anche di ruote consentendo alla madre di spostare il bambino da una stanza all’altra mentre sfaccendava.

Le famiglie povere intrattenevano il bambino strettamente fasciato, in una sedia capovolta, come si evince da questo documento fotografico di grande suggestione che ho rintracciato.

NINNA NANNA TI LA SCANNEDDA

Iessi, iessi soli
ca mammita ti voli
ti voli alla Scannedda
cu ti faci munachedda

Munachedda ti santa Chiara
Iessi ‘ntra lu uertu mia
Munachedda ti santu Roccu
Iessi iessi ca no ti toccu

Iessi, iessi soli
ca mammita ti voli
tè ccattatu lu scannitieddu
cu ti ssietti beddu beddu

E nnedda,e nnedda,e nnedda
si nni vola ti la scannedda
e la mamma la sicutava
prestu prestu l’arrivava!

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Per la filastrocca si ringrazia la Signora Crocifissa Stasi Rubino
per questa perla della tradizione orale salentina