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la seggiola rossa

La seggiola rossa

L’altra notte, non potendo dormire,

mi sono alzata e mi sono seduta sulla seggiola rossa impagliata,

eredità di mia madre e delle cose preziose del mio passato.

La sedia è sempre lì,

sulla veranda all’aperto,

perché spesso mi  alzo quasi all’alba

per catturare il rosa dei mattini col mio obiettivo fotografico.

Dentro la stanza l’aria era insopportabile,

dovevo fare qualcosa per mettermi in salvo.

 Potevo morire in quella temperatura da alto forno.

Mi  sedetti priva di vita…

Mi sedetti  come solo una statua può sedersi.

Ma fu stupore per le mie membra.

Percepivo una sensazione inimmaginabile,

la percepivo e volevo scriverla…

la parlavo, la raccontavo a me stessa per imprimere

quella esperienza nelle pieghe della mia anima

come se la vergassi su un accartocciato foglio di papiro…

Fu come se  le mille braccia della notte mi cullassero.

Fu come se mille aliti di  vite invisibili mi soffiassero frescura,

fu come  invisibili ali di farfalle e di volatili altri

mi facessero da ventaglio.

Sentivo le mille creature della notte

 e che popolano quello stadio di tempo che precede l’aurora,

fare capannello intorno a me, e mi facessero la respirazione artificiale.

Fu come se mille amanti mi baciassero con aliti di zefiro e di favonio.

Fu come se mi restituissero alla mia vita ordinaria,

con una nuova fiaccola tra le mani,

per vivere ancora, ancora, domani…

Cultura Estate

Ebbene sì, siamo nella Rassegna culturale di Pulsano!!! Viva la Poesia che non conosce confini territoriali!!!!

LA CASA DEL MARE NON HA PORTE

(poesia a più mani)

La casa del mare non ha porte

dove Cielo e Mare s’incontrano

e la Notte fa spazio alla luce del Giorno.

(Angela D’amone)

La casa del Mare non ha porte

come il mio cuore,

vi entrano tutti

lasciando conchiglie

e stelle marine;

poi scende la sera ed io non ho paura.

(Giovanna Venneri)

Ma tu, puoi entrare quando vuoi,

vieni dal vestibolo d’Oriente,

sarà affrescato da cespugli di oleandri

e vi dimorano il ramarro e la lucertola

per i loro convegni d’amore.

(Anna Marinelli)

Qui, la sua voce ovattata

fragrante di risacca,

declama un sermone di ricami

che inghirlandan le rive,

s’insinua nelle pieghe del cuore,

mentre senza più peso

respirano i pensieri ed ogni passo,

in cerca di un approdo,

e’ pace

 (Marinella Cappellini)

Ma tu, puoi entrare quando vuoi,

vieni dal salotto di petunie,

odorose e leggiadre, come tende di seta,

che il vento complice, smuove dolcemente,

al pari di ventagli variopinti.

(Anna Marinelli)

Non si può raccontare il mare a chi non ce l’ha …

il mare è sangue salato

che scorre nelle vene, è cielo e terra insieme,

è quel pensiero che si fa carezza,

quel ricordo che si fa tenerezza,

è voce melodiosa, è ieri , oggi e domani ,

il mare è tempo senza tempo …

no, non si può raccontare il mare

a chi non ce l’ ha nel cuore !

(Rina Bello)

La casa del mare: pace dei sensi

dolcezza di cuore

solitudine dell’anima .

raggi di sole sul viso abbronzato

carezze di vento sul corpo

schiarito di luce di luna.

Il mare senza confini

mi porta lontano nei miei pensieri

all’orizzonte di un arcobaleno.

(Concepita Sansone)

Entrarvi da quella porta

sulle ali di un gabbiano e volare,

volare, in cerca d’infinito.

(Lina)

Senza porte nè confini è la tua casa,

tutti vi entrano senza bussare,

ma noi non siamo i padroni del mare

tutti abusivi siamo e

godiamo delle tue onde bianche.

(Mina Cipriano)

Il mare è la mia casa

Per una ragione evasa

Vivo in fondo ai fondali

Adoro stelle e cattedrali.

Il mio mare non ha porte

Con alghe e pesci puoi danzar forte,

Se non vuoi finestre e mura

Con libertà ne farò scrittura!

(Fabio Mancini )

Questo è un luogo a cui tornare, dove restare:

questa è la casa del Mare;

vi dimoran le stelle dalle voci sognanti,

son certo,

vi entrassi una volta potrei risplendere

del calore della vita.

Qui s’ode sempre un canto,

risolleva il mio animo nelle notti senza luci.

Dalle finestre, pure, si possono sentire parole gabbiane,

di poeti in volo sui segreti dell’onda

Così l’animo incantato si scioglie e fluisce in un sogno

come nell’abbraccio di un innamorato.

 (Andrea Santoro)

Entro nella casa del mare

e sognare le notti d’ amore con te.

Il tempo cambia

volano i gabbiano anche se cade il mondo.

Voglio entrare amando con tanta passione

e pregando con fervore.

Ho tanta voglia di amare il mare,

anche se la vita è sempre uguale

non bastano gli anni sperando ,

al ritmo della musica

cade una stella gridando

“Pace Pace” ed il grido vola sempre più alto.

(Ada Coppola )

La casa del mare non ha porte

Perché il mare arriva ovunque

Ti entra dentro al cuore e lì dimora

Perché non lo dimentica chi lo adora

Anche se non ce l’hai a te vicino

Mai potrai dimenticare il suo profumo!!!

(Pierina Quaglio )

Occhi e cuore

pieni di te

sin dai miei  primi anni. . .

Respiro il tuo profumo

la tua energia.

Ascolto

la tua voce

è musica,  è poesia. . .

 (Angela D’Amone )

La casa del mare non ha porte,

non hanno confini le sue mura

sull’ infinito volgo lo sguardo

e nel silenzio ascolto il palpito del cuor che vibra.

(Mimina Mello)

Vedo spalancate le tue imposte

incatenate solo al cielo della poesia ,

il tuo incanto, casa del mare,

mi raggiunge e l’eco m’avvolge.

Lo spirito si libra, mi sento pietra del tuo fondale

e per raggiungerti mi siedo sulla nuvola di un verso.

Sono me stessa,

per te accogliente asilo

un piccolo alito di vento .

(Caterina Massaiu)

E adesso, che la casa del mare

del nostro amore è piena,

amiamoci ancora,

stringimi forte,

prendi il mio cuore,

e fai di me una Sirena !

(Giovanna Venneri)

Inutile ritorno

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INUTILE RITORNO

 

Stasera il tuo nome

diviene uncino,

cappio, tagliola,

urlo non gridato,

desiderio di sole e di fuoco

che mi brucia le vene

e trasforma in colata

incandescente il plasma della vita.

Sei prigioniero

in un bunker di silenzio

dove non può raggiungerti

il mio grido.

Lì, hai trovato rifugio

temendo di cadere in un agguato

di braccia tese, per l’amore.

Ma, non ti accorgi

che torna un’altra inutile primavera

coi suoi interrogativi

di rondini sui fili?

Lu rigalu cchiù beddu

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La Maestra Mimma mi chiede una poesia in dialetto per i suoi piccoli…

Ho preparato in fretta in fretta questa poesiòla…cosa ne dite? può andare bene?

 

 Sobbra llu cielu brilla nna stella

cu la coda longa e bella

‘ntra nna povera capanna

ston’a  cantunu ninna nanna

‘ntra la stadda nnu beddu piccinnu

biancu e russu e ricciulinu

 

 la Matonna lu pigghia e lu mbrazza

san Giseppu pripara la fassa.

 Mo arrivunu li massari cu llu latte

li tre remmaggi cu rigali beddi fatti

iu ca so piccinnu e no tengu niente

ti do lu cori mia e ti fazzu cuntente

 

 

 

la filastrocca dei colori che danzano

“Lilla” studio n.8 – Preludi Colorati di R.Vinciguerra

“Nero” Studio n.1 – I preludi colorati di R. Vinciguerra

Amici, nella nostra Caritas Parrocchiale Santa Maria del popolo, in San Giorgio ionico, stiamo facendo una bella e inedita esperienza musicale con la Maestra Prof. Maria P. Savino,la quale prima ha fatto conoscere ai bambini la struttura del Pentagramma, in seguito ha sistemato nelle varie linee e spazi le note musicali… e fatto fare esercizi per memorizzarle…poi siamo andati a scoprire delle Emozioni che scaturiscono da un certo “colore”..invitando i bambini a descrivere l’emozione con un proprio pensiero….opportunamente scritto sul cartellone dall’addetto (bambino)

poi lo abbiamo revisionato tutti insieme…per eliminare parole e concetti superflui…poi siamo passati alla danza…poi alla collaborazione musicale…poi siamo arrivati alla vigilia del Saggio!!!! Finalmente!!!

Il mio contributo alla performance  di fine anno non poteva mancare, ma è  ancora in data da stabilirsi.

Eccolo qua!

La filastrocca dei colori che danzano

La vita è una cosa davvero

Meravigliosa,

c’è bellezza e Poesia in ogni cosa.

C’è un colore una musica una danza

che hanno un forte sapore di Speranza.

Nel calamaio dell’Arcobaleno

ci son colori e tinte in abbondanza

e i nostri bimbi, con grande dedizione,

li hanno espressi a voi con eleganza.

Il “Nero” come diverso da amare;

l’”Arancione” come sorpresa e meraviglia;

Il “Verde” come il grano e il Sogno, eccolo qua;

“Lilla” come Tristezza che volge in Felicità.

E per finire il colore più sgargiante

e prezioso che c’è,

È come l’”Oro” e voglio darlo a Te!

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Mamma

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Amici cari, domani mattina dalle 10,30 alle 12,00 sarò ospite della trasmissione INCONTRO CON GLI AUTORI condotta dal bravissimo prof. Lino Carone per declamare le poesie degli autori sangiorgesi e quelle scritte dai grandi della letteratura sulla venerata figura della Madre.
L’argomento è così bello che vale la pena condividerlo con voi, anche se sono tantissimi coloro che abitualmente ascoltano l’Emittente sangiorgese “Radio Puglia Stereo” che trasmette sui 101,700
Vi ricordo che la trasmissione si potrà ascoltare on air all’indirizzo :www.direttaradiopuglia.it
Si potrà telefonare ai seguenti numeri: 099 592 11 27 /
099 590 02 41.
Vi aspettiamo numerosi!

 

Mamma, parola d’Amore

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 Mamma, il tempo chiede asilo
allo stupore delle tue pupille
e l’alfabeto attinge
alla ricchezza dei tuoi vezzeggiativi.

Mamma, tu detieni le chiavi
del sole inesauribile,
anche quando, nuvole di pianto solcano il tuo viso
e la casa sprofonda in una nebbia di silenzio.

Mamma, mi donasti un’ infanzia
di pane fragrante, di acqua di fonte,
di uve passite al sole del sud.
Serbo ancora, intatta, l’innocenza
che in giorni lontani plasmasti con le tue mani
avvezze a scalare montagne di fatica.

Mani abili a cucire cieli
per i nostri aquiloni di fanciulle,
per i nostri saltelli alla campana,
nei meriggi assolati, di controra.

Mamma, riaffiora dal video dei ricordi,
il profumo di mirto dei tuoi bucati,
quel candore di percalle e di vigogna
di cui il mio Dash ultrabianco si vergogna.

Tu sai di ninne-nanne e di carezze
di inverni col braciere e di certezze,
di camiciole di tiepida flanella
per rendermi l’infanzia ancor più bella.

Mamma, sei quell’albero frondoso
che agli affanni della vita dà riposo,
e nulla chiede, nulla per sé spera,
solo un sorriso, solo una preghiera.

Mamma, parola d’amore,
sia se detta dal labbro di un bimbo,
sia se detta da un vecchio che muore.

Quale meravigliosa alchimia il cuore infiamma
ogni volta che un figlio chiama, MAMMA.

 

 

Il Regno dei nonni

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IL REGNO DEI NONNI

Il regno dei nonni
è un regno di antiche memorie
dove rivivono, come per incanto,
voci e volti del passato
e le persone hanno arcane fisionomie.

I figli sono sempre bambini
e le storie sono sempre le stesse storie,
come se il tempo non mutasse nessuno
e i calendari sostassero
sugli anni più felici.

Il regno dei nonni
è un regno di verdi ricordi,
edere tenaci che si aggrappano
alle muraglie avìte.

Si nutrono di piccole cose,
i nonni,
a volte soltanto di un sorriso,
di una carezza sul viso
del nipotino amato.

Un regno, dove il tempo è sovrano
e gestisce gratifiche di affetti,
ricordi che assumono valenza di energia
che condisca il pane quotidiano.

I nonni, hanno tanto da raccontare
e non chiedono che occhi innocenti,
orecchi pazienti di bimbo
che li sappia ascoltare.

Come alberi fecondi
recano frutti di saggezza antica,
sulle pieghe dei loro volti
si può leggere, tutta intera,
la trama variegata della Vita.

La pentolaccia

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In tempo di Quaresima tradizione molto sentita in tutta la provincia jonica era quella della “pentolaccia”; infatti per il gioco si utilizzavano vecchie pentole sbeccate o mancanti di uno dei due manici. Il giovedì di mezza quaresima giovani e fanciulli si davano appuntamento negli ortali delle case per rompere i recipienti di creta, che venivano riempiti di noci, fichi secchi, mandarini, castagne del prete, lupini, fave e ceci arrostiti e, col passare del tempo, anche di caramelle e cioccolate. Così riempita la pignata veniva appesa ad un paio di metri da terra e il partecipante al gioco, estratto a sorte con la conta, bendato e munito di un bastone, doveva cercare di romperla. Aveva a sua disposizione soltanto tre tentativi per riuscire a rompere la pentolaccia e trovare il premio, mentre attorno a lui si faceva di tutto per disorientarlo allontanandolo dall’ambito obiettivo. La pentolaccia però non sempre custodiva al suo interno un piccolo tesoretto di leccornie: ma anche sorprese di vario genere: come acqua, farina o coriandoli di carta, con grande disappunto del giocatore e delle giocatrici, per il divertimento dei più piccini. Questa usanza era un pretesto per ritrovarsi, cantare, ballare e mangiare focacce, taralli, frittate e bere un sorso di buon vino.

L’aranciata e la coca-cola allora erano ancora sconosciute.