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Questa sera Arte e Cultura al Castello De Falconibus di Pulsano dalle ore 19.00.
Serata dedicata alla Poesia
“Dolce color d’oriental zaffiro” Sentieri e percorsi verso l’orizzonte.
Interverranno: Il Vice Sindaco Dott.ssa Alessandra D’Alfonso, il Prof. Francesco Urso,
Il dott. Giovanni Galeandro, la poetessa Sara Leo, il Curatore Lucia La Sorsa.
I poeti che declameranno i loro versi sono: AngelaD’Amone, Anna Elvira Cuomo,
Anna Marinelli, Antonello Vozza, Emiliano Fraccica, Diego Martino, Isabella Di Turi,
Pasquina Filomena, Sara Leo e Vincenzo Rossi.

Purgatorio
Canto primo

….Dolce color d’oriental zaffiro,
che s’accoglieva nel sereno aspetto
del mezzo, puro infino al primo giro,
a li occhi miei ricominciò diletto,
tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta
che m’avea contristati li occhi e ‘l petto.
Lo bel pianeto che d’amar conforta
faceva tutto rider l’oriente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta.
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.
Goder pareva ‘l ciel di lor fiammelle:
oh settentrional vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle!….

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Uva Dorata

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Amici, siccome mi stò arrovellando nella ricerca dell’etimologia del nome ùa TI VRACA…la mia amica Ada Guarini ci ha dato una dritta di tutto rispetto, Vraca è una storpiatura di DURACA… Facendo ulteriore ricerca ne ho potuto accertare la veridicità …

è inutile dirvi che leggendo queste notizie prese dal web posso finalmente mettermi l’anima in pace. FINALMENTE!!!

Home » Arca del Gusto » Italia » Uva Baresana
Uva Baresana

L’uva Baresana si produce in provincia di Bari da tempi remoti; le prime citazioni bibliografiche risalgono al 1700, ma si presume fosse già presente in zona. Il nome ‘Baresana’ è stato introdotto dai piccoli agricoltori per unificare commercialmente la miriade di nomi locali (ad Adelfia Duraca, ad Acquaviva delle Fonti Lattuario, altrove Sacra, Roscio, Imperatore, Turca, ecc.). Il vitigno è attualmente presente in vecchi vigneti promiscui dell’entroterra barese.

Questa uva ha acini croccanti, di colore bianco-giallo perlato trasparente, dalla buccia sottilissima e di grandezza variabile, tra 1 cm ed 1,5 cm di diametro. Dolce e molto fruttata, se ne riconosce la giusta maturazione solo quando il chicco, diventando trasparente, lascia intravedere chiaramente i semini al suo interno. Il vitigno presenta un vigore molto elevato e talora eccessivo; precoce nelle fasi fenologiche di germogliamento (25-30 marzo) e fioritura (20-25 maggio), matura solitamente a inizio settembre in controspalliera, a fine settembre nei tendoni. Il vitigno è capace di buone produzioni ma è consolidata la tecnica di diradamento dei grappoli per ottenere produzioni qualitativamente apprezzabili. Al raggiungimento di un elevato grado zuccherino sugli acini esposti al sole tende a comparire una caratteristica punteggiatura o rugginosità. L’uva è particolarmente apprezzata e ricercata per le peculiari caratteristiche organolettiche quali dolcezza, eccezionale croccantezza dell’acino e colore della buccia. Presenta una ridotta conservabilità (rapido disseccamento del rachide e perdita di turgore delle bacche) e conseguentemente scarsa attitudine al trasporto su lunghe tratte.

Allevati ad alberello classico o modificato a controspalliera, in cui si mescolano ceppi di diverse varietà da uva da vino e da tavola, e talvolta anche alberi di olivo e da frutto. In tempi non molto lontani l’uva baresana, per la sua dolcezza, veniva lasciata essiccare sulla pianta (ormai spoglia di foglie), per poi essere raccolta e cotta insieme ai fichi secchi per ricavare il noto e antico vincotto barese.

Questa uva rischia di scomparire in quanto il rischio che vengano espiantati i vitigni è molto alto. Infatti si sta abbandonando questa coltura per far posto a nuove varietà ibride e apirene più produttive.

Friggitelli col pomodoro

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Friggitelli col pomodoro per Maria e Rosalba

 

Lavare i friggitelli con tutto il picciuolo.

Asciugarli e tagliare il picciuolo asportando anche un po’ di semi.

Soffriggerli in olio di oliva. Appena sono cotti, spostarli in un piatto.

Nell’olio di cottura  rimasto aggiungetevi i pomodori privati dai semi e fateli appassire un poco.

Infine aggiugete i peperoncini e fate cuocere qualche minuto per insaporirsi col pomodoro.

Salate a vostro piacimento.

Se avete del basilico fresco…mettetene in abbondanza.

Questa voce è stata pubblicata il settembre 6, 2017, in varie. 5 commenti

Tortino rustico

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Tortino rustico.

Stendere una sfoglia rotonda e adagiarla con tutta la carta da forno nella teglia.

Disporre delle zucchine fritte in pastella, fatte ben sgocciolare dell’olio di frittura.

Inserire delle fettine di wrustel tagliati a listarelle

terminate con uno strato di fettine di Scamorza affumicata,

Ricoprire con una seconda sfoglia,,,accartocciate i bordi, fate aderire.

Spennellate con un uovo intero sbattuto…

infornate a 200° per circa mezz’ora.

Vi garantisco che è una vera bontà che si può consumare sia caldo, appena sfornato come anche durante un breve viaggio.

 

Cosa mi tocca fare, i dolcetti di Natale

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Cosa mi tocca fare i dolcetti di Natale!

La cosa mi è anche convenuta, infatti per il Natale scorso ho fatto questi deliziosi “sannacchiutili” “strufoli”, da altre parti d’Italia, e li ho dovuto spedire ad un mio parente particolarmente goloso, che moriva dal desiderio di gustarli. Lui, infatti li aveva mangiati da bambino e ne conservava un ricordo leggendario. Io però fui molto ingenua in quella occasione. Li spedii in una bella coppa quadrata di VETRO con coperchio, sigillata da tutte le parti affinchè non si versasse il miele di cui  questi dolcetti sono cosparsi. E’ inutile dirvi che la spedizione mi costò un occhio…

Ora che si trova a Taranto per un breve periodo di vacanza li ho fatti per lui, anche se non è proprio il periodo giusto. Forte del fatto che oggi non ci si può più meravigliare più di nulla, se, come detta un proverbio” a tiempu di Scinnaru li cucuzzi?

(A Gennaio vuoi trovare le zucchine?)

Un saluto ai miei estimatori, Luigi Bisignano e Pino Pantile

 

Fichi gioiello

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Preparare i fichi come leccornia per l’inverno era un’arte antica…

oggi però, io donna moderna mi sono sbizzarrita a preparare dei fichi che a sentire qualcuno sono bellissimi come gioielli.

Ora vi spiego come si fanno.

Noi li raccogliamo dall’albero, perchè in Puglia ci sono alberi smisurati di fichi di tutte le varietà.

Acquistate due kg. di fichi belli grossi e sodi, tagliateli dalla parte del picciuolo, senza staccarli completamente e disponeteli uno accanto all’altro sulle stuoie di canne. In mancanza disponeteli sui vassoi di cartone,,,,quelli delle pasticcerie, per intenderci.

Esponeteli al sole, avendo cura di girarli ogni mattina.

Quando sono diventati quasi dorati, raccoglieteli e lavateli più volte. Poneteli su un canovaccio e asciugateli, eliminando ogni residuo di acqua.

Con la santa pazienza “apriteli bene con le dite, utilizzando soprattutto il pollice e l’indice. perchè i fichi, essiccandosi si accartocciano un po’.

L’operazione di apertura vi verrà utile per eliminare eventuali residui di polvere, o addirittura qualche vermetto che si sia potuto formare. Accoppiateli a secondo del formato, introducete all’interno dei due fichi “Accoppiati” una mandorla tostata precedentemente. Disporre i fichi man mano che si farciscono nella teglia.

Completate l’operazione di “accoppiamento” e infornate a 200°  per un quarto d’ora.

Tenete d’occhio il forno e la teglia, mi raccomando!

Quando sentirete un odore che vi farà svenire…spegnete e fate raffreddare un pò.

Con un guanto da cucina prendete i fichi ancora caldi e metteteli nei vasetti di vetro, qua e là metteteci delle foglie di alloro e delle bucce di limone ben lavato e semi di finocchietto. Schiacciate bene i fichi introducendo il vostro pugno munito di guanto. I fichi ancora caldi si schiacciano e ne potranno andare in gran quantità nello stesso vasetto.

Completata questa operazione avvitate il tappo e conservateli per l’inverno. Saranno meglio della più qualificata cioccolata che si trova in commercio.

Quanto ai fichi gioiello, questa è un’altra storia!

Scegliete alcuni fichi più belli, quelli già tostati e farciti.

Ancora caldi schiacciateli come un fagottino e intingeteli nella cioccolata fondente, Ricopriteli bene e disponeteli nelle pirottine di carta.

Decorate con confettini argentati e fate raffreddare nel frigo.

Preparateli per i vostri ospiti d’eccezione. Li lascerete a bocca aperta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piccola farfalla che vieni dal mare

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Piccola farfalla che vieni dal mare

tu sbocci dall’alveo della notte.

Tu germogli inattesa

comme fleur du mal,

fleur de solitude ancienne,

fleur de mélancolie.

 

Tu spargi polvere d’oro

su maschere d’amaritudine,

tu canti seducenti melodie

in abissi di silenzio,

tu voli sul cuore

che ti attende da sempre.

Petit papillon, petit étoile

 avec ailes de pourpre e d’or,

borotalco d’argentati profumi

evanescenze policrome.

Tremori d’ansiosi sortilegi.

Diademi d’ arcobaleno

su dita solitarie e nude

luce che inazzurra il giorno

di  palpitante stupore.

Muto messaggio d’inudite parole ,

corpo e sostanza che rivesti il sogno,

lampo che attraversa le spente pupille.

Leggera più dell’anima,

tu piccola farfalla

da sparse lontananze riannodi

tenerezze.

Petit papillon,

impalpabile visione,

riconduci a me il suono del mare

catturato tra cordame di licheni,

tra sabbie dorate di desideri.

Mi riconduci

l’eco di una voce proveniente

dalle dimore segrete dei gabbiani,

mi restituisci visioni.

Petit papillon,

je t’attende, je t’adore, je t’aime.

 Petit papillon,

tu risorgi da baratri d’ oblio,

ascendi fino agli azzurri palazzi delle nuvole

percorri corsie traslucide di pianto,

riaccendi abat-jour dimenticati,

fai risuonare carillon di giostre antiche

nella apatia di giorni sempre uguali.

Carezzevoli aliti diffondi a rinverdire l’attesa.

Bisbigli parole- poesie,

risvegli il frumento del cuore

oppresso da coltri d’abbandono.

 Petit papillon,

messaggera d’Aprile,

tu smemori letarghi della stagione invernale,

rendi turgidi i capolini delle tuberose,

e i virgulti dei vigneti inebri di promesse.

Dal tuo lieve respiro effondi una musica

ancestrale, ti libri sullo stelo della rosa

recisa e le ridoni ancora un’ illusione di vita,

le ciglia asciughi del silenzioso pianto.

e le tramuti in germe di nuovo sortilegio.

Petit papillon, mon amour,

mon fleur du mal, mon fleur de la vie

fleur de solitude ancienne,

fleur de mélancolie.

Je t’adore